Calcio e Territorio. Note dai campi da gioco

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La Bosnia-Erzegovina è una repubblica composta dalla Federazione della Bosnia-Erzegovina, abitata da croati e musulmani e dalla Republika Srpska (Repubblica Serba di Bosnia). Le due nazioni e i tre popoli sono divisi in tutto e la violenza non è affatto scomparsa.
Srebenica, nella Repubblica Serba, c’è una squadra che da sempre, salvo l’interruzione per la guerra, se ne frega delle divisioni etniche. Stiamo parlando del Guber un club che partecipa al campionato di terza serie bosniaca e ha da poco conquistato i quarti di finale della Coppa nazionale. Nasce nel 1924 grazie all’impegno del serbo Selmanagic e del musulmano Vujadinovic che concedevano terreni  per i campi di calcio.
Provano a dimenticare la guerra civile e il genocidio di Srebenica – di cui non si parla – con musulmani e serbi in rosa che formano gruppo anche quando lasciano il campo e con pochi euro a testa come stipendio.
«Non abbiamo alcun problema etnico – spiega il presidente del Guber, Suljo Cakanovic – Quello che importa è giocare e vincere. Tutti assieme» [1].

Prima che il Guber multietnico arrivasse ai quarti di Coppa nazionale in Bosnia-Erzegovina, qualche settimana addietro, succedeva che la sua nazionale, una nazionale per tutti i popoli di quei territori, si qualificava ai Mondiali 2014 in Brasile. Un piccolo segno che i passi avanti nel dialogo si possono fare. Piccoli passi certo se si pensa che mentre a Sarajevo ci si entusiasmava la partita con il Liechtenstein non veniva trasmessa nella Republika Sprska.
La Bosnia-Erzegovina ha chiuso in prima  posizione il girone G con 25 punti in dieci partite, 30 goal fatti e solo sei subiti. E con i suoi marcatori a dominare la classifica: Edin Džeko (10), Vedad Ibišević (8) e Zvjezdan Misimović (5) ai primi tre posti. La nazionale è in maggioranza musulmana. L’allenatore Safet Sušić è musulmano, ma il suo braccio destro è serbo. Secondo Burić «la sua presenza sta a significare chiaramente che tutti i cittadini hanno la stessa importanza per la nazionale» [2].

Un altro messaggio positivo da territori divisi arriva dall’isola di Cipro che dopo un accordo a Zurigo, presso la sede della FIFA,  tra Costakis Koutsokoumnis, presidente della federcalcio cipriota, e Hasan Sertoğlu, presidente della federcalcio di Cipro Nord, dovrebbe vedere un’unica comunità calcistica in futuro. L’unica federcalcio riconosciuta dalla FIFA, quella greca, dovrebbe inglobare quella dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord. E così la nazionale di quest’ultima potrebbe non giocare più per la VIVA World Cup, il mondiale dei paesi non riconosciuti dove, nell’ultima edizione, è stata sconfitta in finale dalla nazione ospitante il Kurdistan Iracheno [3].
Altro territorio di dispute e altra novità calcistica. Siamo a Gibilterra di cui la Spagna reclama la propria sovranità. L’ UEFA ha ammesso la nazionale come cinquantaquattresimo membro. Sempre per dispute con la Spagna la nazionale non potrà giocare i suoi incontri ufficiali al Victoria Stadium.
Inoltre con la nuova stagione la Premier Division di Gibilterra avrà un posto nei gironi di qualificazione della Champions e uno nei gironi di qualificazione dell’Europa League [4].

Le questioni calcistico-territoriali sui tavoli della FIFA sono oramai una pila. Sono divise in varie “pratiche” dagli stati indipendenti non affiliati (Kiribati, Isole Marshall, Micronesia, Principato di Monaco, Palau e Tuvalu), ai territori non indipendenti (Guadalupa, Groenlandia, Isola di Man, Jersey, Martinica, Marianne Settentrionali, Reunion, Sint Maarten e Zanzibar) a quelli più complicati politicamente che oltre a Cipro del Nord e Gibilterra si assommano la Catalogna, il Kosovo e l’Ossezia del Nord. Del Kosovo si è parlato di recente per gli interessi di varie nazionali per il giovane calciatore di talento del Manchester United Adnan Januzaj, belga di origine kosovara [5]. Sarà difficile che intorno ad un ragazzo si possa costruire una nazionale di un territorio come il Kosovo su cui le posizioni nazionali sono troppo distanti. Ma il Guber insegna che corre dietro ad una palla potrebbe fare miracoli. Del resto il 20 agosto scorso a Kabul dopo dieci anni la nazionale afghana tornava a disputare un incontro con il Pakistan
Pasquale  Esposito

[1] Nicola Sellitti, “Guber, un calcio multietnico contro i crimini di guerra”, il Manifesto, 12 novembre 2013
[2] “La Bosnia unita dal pallone”, presseurop.eu, 13 novembre 2013
[3] e [5] Damiano Benzoni, “CIPRO: Il calcio cipriota verso la riunificazione?”, eastjournal.net, 7 novembre 2013. Articolo apparso originariamente su Dinamo Babel
[4] Damiano Benzoni, “Gibilterra, pronti all’esordio”, dinamobabel.wordpress.com, 11 ottobre 2013

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