Calcio: la prima Coppa America dei Popoli Indigeni

coppa america dei popoli indigeni 2015
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Un’altra Coppa America sta per concludersi. Il 4 luglio scorso a Santiago del Cile la nazionale di casa aveva vinto il trofeo battendo l’Argentina. Il 16 luglio invece iniziava, sempre in Cile, la prima Coppa America dei Popoli Indigeni, una competizione che ha messo di fronte otto nazionali composte da calciatori indigeni e che domani 25 luglio vedrà il suo epilogo nello stadio Municipale di Peñalolén.

Il torneo è organizzato dal governo cileno e dalla fondazione Gol Iluminado dell’ex calciatore Elías Figueroa lo  storico capitano della Nazionale cilena con tre Mondiali disputati e considerato tra i migliori calciatori della storia continentale.
La finale la disputeranno le rappresentative indigene del Paraguay e della Colombia. La prima ha guadagnato la finale ai calci di rigore contro la Bolivia, mentre la seconda ha battuto per 3 a 1 il Cile in una partita che alla fine del primo tempo li vedeva dominare con i gol del difensore centrale Edison Román Higuita di popolazione Embera e di Wilmer Cervantes di popolazione Zenú [1].
La rappresentativa cilena è composta per la maggior parte dalla squadra Mapuche vincitrice del terzo Campionato Nazionale di Calcio dei Popoli Nativi del 2015 e da giocatori Aymara, Rapa NuiHuilliche [2].
La Bolivia ha conquistato la semifinale con la vittoria per 2-1 sull’Argentina (la squadra è formata da giocatori Wichí, Qom, Chané, Iogi e mapuche [3] e non ha fatto nemmeno un punto) e grazie ad un gol negli ultimi minuti messo a segno da José Almanza. Il pareggio, anche questo negli ultimi minuti ad opera del giovane Wayúu [4] Daniel Bolívar, ha permesso alla Selezione indigena colombiana di classificarsi prima del girone e giocare la semifinale con i padroni di casa.
Alle semifinali le squadre ci sono arrivate dopo le eliminatorie divise in due gironi. Il gruppo A che ha giocato a Santiago composto da Cile, Perù, Paraguay e Messico e il gruppo B – le cui partite si sono disputate ad Arica –  composto da Argentina, Colombia, Ecuador e Bolivia.

Questa la parte sportiva di un evento di cui è difficile trovare traccia sui media non sudamericani. E in ogni caso non sono riuscito a trovare resoconti che diano uno spaccato delle culture presenti evidentemente mediate dagli atleti. Non mi sembra ci sia traccia di come i giovani delle nazionali vivano il calcio, delle loro difficoltà per allenarsi, dei rapporti con i compagni che appartengono a popolazioni diverse tra loro.
E allora sorge il sospetto che la manifestazione forse non è, come ha affermato la presidente cilena Michelle Bachelet, «molto più di una competizione sportiva, è uno spazio di incontro e l’inizio di una storia di diversità che cominciamo a scrivere […] dare visibilità e riconoscimento a tutti coloro che danno forma alla nostra identità», ma come dice il movimento Katarismo – che lotta per il popolo Aymara – non c’è nessuna inclusione anzi è un modo per celare l’esclusone a cui sono soggetti e così finché «ci sono delle differenze tra “noi” e “loro”, questo tipo di eventi sono solo di facciata, servono solo per le foto e la pubblicità».
Purtroppo le condizioni economico-sociali dei 45 milioni di donne uomini e bambini indigeni che vivono in America Latina ci fanno pensare che la strada da percorrere è molto lunga ed è altrettanto lunga la strada che deve percorrere l’organizzazione di questo torneo per poter essere un megafono dei diritti delle popolazioni indigene.
Pasquale Esposito

[1] Embera del Nord (o anche Emperã): sono un gruppo etnico della Colombia e del Panamá con una popolazione stimata di circa 15.000 persone; questo gruppo etnico è per la maggior parte di fede animista e parla la lingua Embera. Zenu (o Zenù): sono un gruppo etnico indigeno della Colombia, con una popolazione stimata di circa 30.000 persone; vivono nei dipartimenti di Cordoba e Sucre, soprattutto nella città di San Andrés de Sotavento. Hanno una lunga tradizione agricola e una ampia diversità di prodotti coltivati. Coltivano 25 specie diverse di mais e hanno una grande cultura culinaria di piatti tipici a base di questo alimento. Fonte Wikipedia.
[2] Gli Aymara sono una popolazione che vive prevalentemente nelle vicinanze del Lago Titicaca tra Perù, Bolivia, il nord del Cile e il nordest dell’Argentina. In realtà non identifica un sottogruppo etnico vero e proprio, ma comprende l’insieme degli individui che, pur appartenendo a differenti sottogruppi etnici, hanno come lingua madre una lingua appartenente alla famiglia aymara; iRapa Nui sono originari dell’Isola di Pasqua. Gli Huilliche (Huillice) sono un gruppo etnico parte della cultura Mapuche. Vivono nelle valli montane in un’area situata a sud del fiume Toltén e sull’arcipelago di Chiloé. Gli Huilliche parlavano la lingua huillice, o un dialetto Huilliche della lingua mapudungun in tempi antichi. Fonte Wikipedia.
[3] Wichí è un gruppo etnico presente soprattutto nel nord dell’Argentina ed in minima parte in Bolivia; I Qom’lek o Toba sono un’etnia di aborigeni che vivono nella regione del Chaco nel Nord Argentina; Chané or Izoceño vivono nelle pianure e nelle valli tra il Gran Chaco e le Ande nel nord dell’Argentina, Paraguay nel sud della Bolivia; Attualmente rimangono alcune migliaia di famiglie che vivono in comunità isolate dalla civiltà occidentale; in piccoli gruppi di famiglie costruiscono le loro case con fango e paglia ai margini delle foreste o sotto un carrubo. Fonte Wikipedia
[4] I Wayúu  sono una popolazione indigena che vive nella penisola della  Guajira divisa tra Colombia e Venezuela, fonte Wikipedia.

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