Calcio: modello o vittima del malcostume italiano?

tito boeri parlero solo di calcio
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Il libro del Mulino è del 2012, ma solo in questi giorni mi è capitato tra le mani, mi ha incuriosito e intrigato proprio perché a due anni dalla pubblicazione mantiene inalterato il proprio fascino. Ma perché Tito Boeri – Professore di Economia del lavoro alla Bocconi di Milano , consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e della Commissione Europea, Senior Economist all’Ocse ,  PhD in Economia alla New York University,– ha scritto un libro sul calcio?
Per la prefazione de Parlerò solo di calcio  il tema è l’agonia del calcio italiano coi suoi scandali e le sue scommesse. L’obiettivo mediato è sicuramente quello di descrivere  attraverso i problemi dello sport più popolare i problemi del paese. Le metafore calcistiche a partire dalla famosa “discesa  in campo” sono diventate  abituali sin dagli albori della seconda Repubblica. Per il cambio  Renzi \ Letta si è evocato l’esonero di un allenatore (lasciando immutata la squadra) per trovare una diversa efficacia e capacità realizzativa (non di goal); ed è  innegabile che l’“esperimento” berlusconiano partito dalle televisioni, si sia legittimato ed ingigantito attraverso il calcio, prima di trasferirsi alla politica.
Boeri non si limita descrivere il (mal)funzionamento di un sistema, ma risale alle cause più remote attraverso una sottile indagine. Negli ultimi anni nel calcio si sono evidenziati quattro ordini di problemi che colleghiamo a problemi più generali,

•    Gli “Arbitri, organismi “regolatori” che dovrebbero vigilare e far rispettare i regolamenti, sono poco efficaci e totalmente dipendenti dal sistema mediatico e ed è difficile trovarne di veramente impeccabili così come ormai gli organismi di controllo dello stato e la magistratura sono troppo spesso afflitti da incompetenza e manie di protagonismo.

•    Il potere mediatico (stampa e televisione) incontrollato e diviso in fazioni di sostenitori, più che costituire un gruppo di commentatori con un minimo di pudore e obiettività, ha una forte capacità di condizionare la competizione sportiva, influenzando così anche i risultati economici delle varie compagini. Il giornalismo politico- economico ormai si segmenta in bande di partigiani ed è molto difficile trovare  commentatori veramente competenti e disinteressati. Con i conflitti di interesse che complicano ulteriormente la situazione.

•    «In Italia si tende a investire poco nei giovani, chiudendo scuole calcio escludendoli in modo sistematico da posizioni di rilievo» purtroppo questo si è verificato  non solo nel calcio, così la scuola e l’università sono stati impoverite di valori formativi e culturali e si registra una disoccupazione giovanile superiore al 40% che tende ad aumentare.

•    Infine la “corruzione” diffusa nel calcio di tutto il mondo, ma che solo in Italia diventa
« fenomeno sistematico che altrove non è dato trovare». «In Germania un arbitro è stato condannato a 4 anni di reclusione, mentre nel caso di Calciopoli non abbiamo visto niente di simile: gli arbitri coinvolti hanno avuto soltanto sanzioni sportive. Alcuni di loro sono stati radiati dall’albo; ma essendo quasi a fine carriera non ci hanno perso molto». Questo avviene solo nel Calcio?  Boeri sottolinea che dare voce a chi si oppone agli illeciti sportivi, può contribuire a un cambiamento culturale molto più generale nel Paese. Quando le regole vengono sistematicamente disattese, il calcio è destinato a non incontrare più i gusti del pubblico». E neppure la politica!

Le conseguenze sono evidenti e dannosissime:
La disaffezione che comincia a evidenziarsi fortemente negli stadi (e nella politica).  Calciopoli e altri scandali, legati alle scommesse, così come i fenomeni di corruzione e le clientele in tutti i settori (di cui si legge tutti i giorni ) hanno allontanato i cittadini dagli stadi e dalle istituzioni. Inoltre tutti (calciatori e politici ) restano al loro posto e i corrotti non sono puniti, ma prescritti o al massimo condannati a piene lievissime, dopo processi che si trascinano stancamente per più lustri.
L’informazione sportiva e il potere mediatico diventano partigiani dei più forti e privilegiano lo strapotere di qualcuno perché lo squilibrio fa vendere di più! E spesso sfruttano il proprio ascendente per influenzare gli arbitri e favorire una squadra o un giocatore. Raramente appaiono sui media  denunce o campagne di stampa contro comportamenti illeciti o denuncia delle frodi; la correttezza e l’onestà dovrebbero essere esaltate, i comportamenti sleali e furbastri sanzionati.

Ma questo non si verifica solo nel calcio? «In un Paese in cui non c’è ancora abbastanza sanzione sociale contro chi viola le regole e occupa indebitamente posizioni di potere, dove c’è chi si compra le lauree con soldi pubblici e non si degna neanche di dimettersi da cariche istituzionali dopo essere stato smascherato, questo è un fatto importante».
In un momento come questo in cui imprese e famiglie non trovano mutui e finanziamenti le società calcistiche continuano a sperperare e  sono fortemente indebitate, evitare il fallimento di queste società comporta costi sociali insopportabili in questa fase di recessione, «c’è un problema molto serio e occorre intervenire». Ma la società italiana è un unico miscuglio, dove politica, informazione, affari, collaborano trascurando regole elementari di correttezza, mentre l’intera società ormai disinformata e diseducata, svilita e impoverita economicamente, culturalmente e moralmente approva scelte che sono retaggio  di pochi “eletti” che hanno un unico obiettivo guadagnare di più a qualunque costo(anche truccando partite o conti o  gare d’appalto).
Le enormi differenze di trattamento economico (al di là di meriti capacità)  sono accettate come normali tra persone che fanno lo stesso lavoro e non suscita scandalo che la retribuzione degli amministratori  sia centinaia di volte superiore a quella di collaboratori con un lavoro normale. Gli organi di controllo che dipendono dalle stesse società che dovrebbero controllare: questo tanto più evidente nel settore economico, dove le stesse persone siedono nei consigli di amministrazione e nelle istituzioni di controllo.
C’è una strada per uscire dalla palude  Boeri  avanza qualche timida  proposta operativa (come la necessità di  “responsabilizzazione” dei dirigenti delle società). Basterebbe ad uscire dalla crisi? Solo se tutti, in tutti i settori decidono di giocare lealmente e di accettare le regole.

il calcio e l’Italia infettati dal potere mediatico e dalla corruzione, oppressi dai debiti, con giovani talenti esclusi “Lo sport più amato dagli italiani è una metafora di problemi più generali che affliggono l’Italia?
Anche se Boeri parla solo di calcio, inevitabilmente finisce per parlare di noi e dei nostri problemi.

Francesco de Majo

Tito Boeri
Parlerò solo di calcio
Il Mulino, 2012
Pagine 108, € 10

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