Calcio. Nuove regole: dal fallo di mano al movimento del portiere fino agli avversari in barriera

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“Quando ci sono delle novità è normale che ci sia un po’ di confusione iniziale. Anche noi abbiamo commesso degli errori ma miglioreremo”. Le parole del designatore degli arbitri Nicola Rizzoli dopo due sole giornate di campionato certificano l’impatto non certo morbido delle nuove regole sul calcio italiano. In realtà dovremmo parlare “della” nuova regola, e soprattutto domandarci se sia davvero nuova, proprio per evitare confusione.

Parliamo naturalmente del fallo di mano, una infrazione che poggia su un caposaldo normativo che sarebbe folle rimuovere: non si può punire automaticamente ogni tocco del pallone con la mano/braccio (altrimenti inizierebbe una sorta di tiro alla mano indiscriminato per prendere punizioni e rigori a favore). O meglio lo si può fare in casi specifici ma non sempre.

L‘Ifab (l’International Football Association Board) nell’ultima riunione generale annuale ha deciso di distinguere tra attaccanti e difensori: i primi non potranno più segnare o procurarsi un’occasione da gol dopo un tocco anche del tutto fortuito del pallone sulla mano/braccio, mentre per i secondi rimangono i distinguo. Ed è su questi che è sorto subito un grande equivoco. Si è detto – in certa misura anche da parte dello stesso responsabile degli arbitri Rizzoli – che la regola è stata cambiata riducendo il margine di interpretazione dell’arbitro. Ni. In realtà della regola è stata soprattutto cambiata (migliorata) la forma, eliminando la precondizione ormai anacronistica e fuorviante della “volontarietà” ma poco la sostanza. Basta infatti leggere il nuovo testo per trovarsi di fronte ad un paio di “è di solito un’infrazione” e alla parola “innaturale” che svelano subito come la tanto vituperata soggettività dell’arbitro (e del Var) sia rimasta eccome.

Senza dilungarsi troppo, il passaggio fondamentale è quello che fa scattare la punibilità di un tocco quando “le braccia sono posizionate in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo“, che tradotto in termini di spirito del gioco si potrebbe tradurre così: “se durante un’azione avversaria tu difensore stai utilizzando il corpo per impedire all’avversario e al pallone di procedere oltre sarà tua responsabilità evitare che l’azione avversaria venga indebitamente interrotta da un tuo tocco di mano o di braccio“. Insomma per decifrare un fallo di mano bisogna soprattutto capire di calcio (e magari averci giocato, come nel 99% dei casi per gli arbitri), ma il feticcio della “oggettività”  ha fatto sì che si introducessero una tale serie di parametri e di distinguo che hanno finito per confondere le idee agli arbitri stessi, preoccupati forse più di assecondarli che di capire il gioco e decidere “di pancia”. Inutile sottolineare come l’intolleranza atavica del tifoso medio, cavalcata dai media, faccia il resto.

Se non altro, sembrano al momento essere state digerite senza particolari difficoltà le altre novità regolamentari. Ricordiamole rapidamente:

  • I calciatori sostituiti dovranno uscire non più da metà campo ma dal punto più vicino delle linee perimetrali, così da evitare maliziose perdite di tempo e lunghe “passeggiate” verso le panchine. Pena l’ammonizione, che già è scattata per chi ha insistito a voler uscire alla vecchia maniera.
  • I cartellini gialli e rossi verranno utilizzati anche per i membri dello staff in panchina, a cominciare dagli allenatori. Al viola Montella l’onore del battesimo, dopo le proteste seguite al rigore concesso al Napoli alla prima giornata a Firenze (in realtà una simulazione bella e buona di Mertens, e qui le nuove regole non c’entrano nulla)
  • Sui calci di rinvio e sui calci di punizione difensivi in area gli attaccanti avversari dovranno sì star fuori dall’area di rigore al momento dell’esecuzione, ma appena calciato il pallone sarà subito in gioco e potranno quindi entrarvi liberamente. Stop dunque allo stratagemma del difensore che entra a giocare il pallone in area per eludere il pressing avversario, e incentivo all’azione che “parte dal basso“, particolarmente in voga in questo periodo.
  • Sui calci di rigore il portiere dovrà avere un solo piede e non entrambi sulla linea di porta al momento del tiro. Anche qui si sana una piccola ingiustizia, dato che per darsi lo slancio il portiere ha inevitabilmente bisogno di staccare un piede dalla linea al momento del tiro. Attenzione però: a fronte di questo vantaggio, i Var saranno molto attenti a punire l’avanzamento irregolare del secondo piede in caso di rigore parato (se invece sarà il rigorista a sbagliare tirando fuori ci sarà più tolleranza). O meglio dovrebbero esserlo secondo le indicazioni Fifa, che l’Italia promette di recepire. L’Uefa sembra invece avere un approccio meno rigido… il rigore decisivo per la vittoria del Liverpool in Supercoppa Europea è stato infatti parato dal portiere dei “Reds” dopo un movimento  irregolare sul quale il Var ha deciso di non essere fiscale. Vedremo come si regoleranno gli arbitri nelle Coppe europee.
  • Sulle punizioni gli attaccanti dovranno stazionare a non meno di un metro dalla barriera avversaria (verrà considerata tale un “muro” di almeno tre difensori): viene dunque considerata non in linea con lo spirito e la correttezza del gioco la scelta, sempre più frequente, di “allungare” la barriera avversaria per ostruire la visuale del portiere o comunque per disturbarne i componenti, seppure senza partire da posizione di fuorigioco e senza commettere fallo.
  • Con il regolamento vecchio ogni deviazione da parte dell’arbitro veniva considerata “neutra”: da questa stagione invece se un tocco fortuito dell’arbitro provocherà un gol, un cambio di possesso del pallone o lo sviluppo di una azione importante il gioco verrà interrotto e ripreso con una rimessa dell’arbitro. E soprattutto il pallone verrà restituito a chi ne aveva il possesso (con avversari ad almeno 4 metri), salvo che nell’area di rigore dove verrà sempre e comunque consegnato al portiere.
  • Se un attaccante subisce un fallo che provoca un calcio di rigore e resta infortunato, ed è lui il prescelto per calciare dal dischetto, l’arbitro attenderà che venga curato anche se il fallo da rigore non ha provocato un cartellino (nel qual caso invece era già previsto che l’infortunato non dovesse obbligatoriamente uscire dal terreno di gioco).
  • Se una squadra subirà un fallo che provoca un cartellino per un avversario e deciderà di riprendere il gioco velocemente per sorprendere gli avversari stessi, l’arbitro lo consentirà e comminerà l’ammonizione/espulsione soltanto alla successiva interruzione, a meno che ammonizione o espulsione non siano di tipo “tattico”: in questo caso infatti l’azione pericolosa o la chiara occasione da gol saranno state ripristinate dalla ripresa veloce della squadra attaccante, e le sanzioni “scalate” di un grado. In pratica, è come una norma del vantaggio applicata nonostante il fischio dell’arbitro.
  • Infine, se su un retropassaggio volontario il portiere svirgolerà accidentalmente il pallone, potrà rientrarne in possesso senza subire un calcio di punizione indiretto contro, come previsto invece dal regolamento precedente. Un episodio così capitò qualche anno fa a Donnarumma in un derby: all’Ifab hanno preso appunti e riflettuto sull’opportunità di punire il portiere per una situazione magari determinata da un’imperfezione del terreno di gioco. Ed è arrivata la correzione.

Lorenzo Fontani
Giornalista Sky Sport, esperto di regolamenti e conduttore della rubrica “Regoliamoci”

 

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