Calcio: scandali e finanza torbida

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L’ultima indagine sulle questioni finanziarie collegate al calcio arriva dall’Inghilterra, dove secondo i media, il Manchester City, attuale leader indiscusso della Premier League, rischierebbe l’esclusione dalla prossima Champions League per il mancato rispetto delle regole del Fair Play Finanziario (FFP). La storia viene da lontano, dallo scandalo Football Leakes che nel 2014 metteva la squadra inglese e il Paris Saint Germain sotto accusa.
Ma «secondo quanto emerso dai documenti rilanciati dai tedeschi di DerSpiegel, il club inglese nel 2014 sarebbe dovuto incappare nell’esclusione dalle coppe europee per violazione dei termini del Fairplay finanziario. Invece il City venne “solo” multato per 60 milioni di euro, poi ridotti a 20 dopo il ricorso, pur avendo presentato un bilancio con un rosso ben più pesante dei limiti stabiliti» [1]. Di fatto il prestigioso club inglese sarebbe sotto inchiesta per «la sponsorizzazione da parte di Etihard Airlines, che dovrebbe valere 68 milioni di sterline annui ma che i realtà sarebbe stata pagata direttamente dai proprietari del City, ovverosia l’Abu Dhabi United Group (ADUG). Secondo quanto rivelato da Der Spiegel e Football Leaks, l’Abu Dhabi Group avrebbe inoltre creato un sistema per il pagamento dei diritti d’immagine, conosciuto internamente come “Project Longbow”: in sostanza, il City avrebbe pagato i diritti d’immagine ai calciatori sempre tramite i proprietari, generando inoltre ricavi per circa 11 milioni di sterline annui» [2].

Sono innumerevoli i documenti di Footbal Leaks che dimostrerebbero pratiche sulle quali bisognerebbe indagare e arrivare a fare dei processi sportivi e, ove necessario, nei tribunali di Stato.
Da ottobre il calcio belga è stato sconvolto da uno scandalo che ha portate a diverse perquisizioni nelle sedi delle squadre della Jupiler Pro League, la massima serie in Belgio e chiamata così perché lo sponsor è la birra Jupiler. Uno dei principali sospettati di questo scandalo ha patteggiato con l’Autorità giudiziaria la riduzione della pena in cambio della collaborazione; si tratta l’agente di calcio Dejan Veljkovic che con il suo collega, Mogi Bayat sono ritenuti la mente dietro lo scandalo.
In Belgio si sta indagando seguendo «tre sono i filoni di indagine. Primo, le commissioni nascoste dell’agente Dejan Veljkovic, che avrebbe messo in piedi una costruzione finanziaria nei Balcani e a Cipro per ricevere da parte delle società di calcio (Bruges, Standard, Lokeren, Genk e Malines) ‘premi’ per i servigi resi e ‘bonus’ per i calciatori. Secondo, le manipolazioni dei trasferimenti di giocatori per massimizzare gli introiti personali da parte dell’agente franco-iraniano Mogi Bayat, ai danni sia dei giocatori che delle squadre di calcio. Terzo, le ultime due partite di campionato del Malines, ‘truccate’ in combutta dai manager con Veljkovic per cercare di evitare la retrocessione, ma che non sono bastate per salvarlo» [3].

Senza andare oltre il resoconto degli scandali vale la pena concludere con alcune annotazioni provenienti dallo studio globale avviato dall’International Association of Lawyers (UIA) in collaborazione con ICSS INSIGHT e Sport Integrity Global Alliance (SIGA) e che fa il punto sulla proprietà dei club calcistici rispettivamente alle giurisdizioni dei paesi coinvolti.
Ecco cosa si legge sul sito: «incredibilmente, i risultati preliminari rivelano che solo tre paesi hanno un organismo dedicato che ha una specifica supervisione degli investimenti e della proprietà nei suoi club di calcio e solo due nazioni sono in grado di monitorare e monitorare completamente il denaro dietro gli investimenti e la proprietà del club. Nel frattempo, la stragrande maggioranza dei paesi non ha alcun meccanismo in cui capire la fonte dell’investimento di un club e fare affidamento su leggi generiche con la maggior parte “supponendo” che qualsiasi controllo finanziario ricada sotto l’attuale sistema di licenze del club del paese» [4].

Senza voler qui aprire il discorso della sempre maggiore concentrazione di potere di pochi club che forse a breve lanceranno una nuova competizione europea chiusa, dove come nei campionati americani, non ci sono retrocessioni per demeriti sportivi.

Da tempo grandi gruppi finanziari ed economici hanno invaso, senza che nessuno ponesse dei limiti nemmeno dopo la grande crisi del 2007-2008 di cui paghiamo ancora le conseguenze, tutte le attività economiche e pratiche quotidiane nella maggior parte delle nazioni. Il calcio per la sua globale popolarità che coinvolge sentimenti e storie dei suoi appassionati e per il business che vi ruota non poteva essere immune da questi fenomeni di concentrazione dove spesso ci si trova di fronte a pratiche illegali e/o illecite.
Ciro Ardiglione

[1] “Manchester City, indagine sui conti: rischio ban in Champions League”, , 4 dicembre 2018
[2] “Manchester City a rischio: l’Uefa valuta l’esclusione dalle coppe per il FPF”, https://www.calcioefinanza.it/2018/12/04/manchester-city-esclusione-champions-fpf/, 4 dicembre 2018
[3] “Belgio, calcio nel caos: perquisizioni in 12 club, arbitri indagati”, https://sport.sky.it/calcio-estero/2018/10/11/calciopoli-belgio-kompany.html, 11 ottobre 2018
[4]

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