Il calcio della Super League: sempre più spettacolo e profitti

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Per quanto il verdetto della Corte di Giustizia Europea sulle regole del calcio venga definito storico, non possiamo che vederlo, nella sostanza, una normale conseguenza di come tutti i settori delle nostre comunità siano oramai un mercato, più o meno oligopolistico, votato al profitto. E infatti un passaggio della sentenza che lo certifica in modo chiaro e perentorio afferma: «l'organizzazione di competizioni di calcio per club e lo sfruttamento dei diritti media sono, evidentemente, attività economiche» con l'importante corollario che vanno rispettate «le regole della concorrenza».

Federazioni, società di calcio, media on line e tradizionali, mondo della finanza, sono già da tempo alla vorace ricerca di massimizzare introiti e profitti allargando le opportunità di affari con stadi/centri commerciali, merchandising all'ennesima potenza, sponsorizzazioni di partite e competizioni in «non luoghi», fino alle regole di gioco che dovrebbero accrescere il livello di spettacolarizzazione di partite e tornei…  con buona pace del senso sportivo del calcio. Sarà impossibile vedere i fenomeni delle realtà minori dei primi anni come la Pro Vercelli, il Genoa, passando per Fiorentina e Cagliati o il Verona che vinsero il campionato di serie A.

Torniamo alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha stabilito che  « e stanno abusando di posizione dominante» e che le loro norme «relative allo sfruttamento dei diritti mediatici sono tali da danneggiare le società calcistiche europee, le imprese che operano nei mercati dei media e, infine, i consumatori e i telespettatori».

Il contenzioso nasceva nel 2021 a valle di un tentativo allora fallito miseramente di istituire una Super League europea, un campionato concorrente a quello UEFA, che si sarebbe dovuta svolgere durante la settimana e alla quale nell'immediato avevano aderito dodici delle principali squadre europee: Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal , Tottenham Hotspur , Liverpool, Milan , Inter e Atletico Madrid oltre a Juventus , Barcellona e . Quel progetto avrebbe goduto secondo le opinioni dei proponenti, di circa 4 miliardi di dollari di finanziamenti in venti anni da parte di della banca d'affari JP Morgan. Le reazioni fermamente contrarie delle istituzioni calcistiche, di governi ma anche di tifosi e stampa, avevano immediatamente fatto recedere i primi nove club.

La competizione, che non prevedeva meccanismi di promozioni e retrocessioni, garantiva fino a quasi tre volte i ricavi (400 milioni di euro) previsti attualmente dalle competizioni europee [1]. Di fatto, il club più irriducibile era rimasto il Real Madrid, la squadra più titolata nella Champions League o, come si chiamava una volta, Coppa dei Campioni. E lo stesso  presidente del Real Madrid, Florentino Perez, ha commentato positivamente la sentenza della Corte che «ha il compito di garantire i nostri principi, valori e libertà». Molto più guardinghi i club, diversi dei quali hanno rinnovato la loro adesione ai tornei dell'UEFA e FIFA. Il caso più specifico è quello del Regno Unito, dove « il governo potrebbe varare una legge che impedisca di aderire a qualsiasi lega al di fuori della UEFA. Una eventualità che secondo alcuni sostenitori della Superlega potrebbe essere l'occasione per creare il campionato della zona UE che molti ritengono necessario per contrastare la leadership della inglese e l'ascesa della Roshn Saudi League, il campionato dell'Arabia Saudita» [2].

A gioire direttamente è stata la A22 Sports Management, che aveva portato alla disputa davanti alla Corte, e il suo amministratore delegato Bernd Reichart, avendo conquistato da ora in poi la possibilità di organizzare altri tornei europei con regole diverse, fatti salvi i campionati nazionali. E infatti quasi in concomitanza con la sentenza, La A22 ha presentato il proprio progetto di competizioni europee in concorrenza e, quindi, in alternativa a quello dell'UEFA. Va detto che resta il sospetto che in tutto questo tempo contatti informali con le società proprietarie delle squadre devono esserci state per provare a creare un progetto sportivamente credibile. La A22 ha presentato un progetto che prevede, per gli uomini, tre tornei con 64 squadre, e per le donne, due tornei e 32 squadre partecipanti. Il primo torneo, la Star League,  sia maschile che femminile con 16 club divisi in due gironi da otto con una prima fase composta da sette gare di andata e sette di ritorno; una seconda fase con playoff disputati tra le prime quattro di ogni girone in doppio incontro e poi l'ultimo turno fatto di semifinali e finale. Sono anche previste due retrocessioni e due promozioni a stagione dalla Gold League.
La visione delle partite sarebbe gratuita, sostenuta nei costi dalla pubblicità, tramite una piattaforma da creare e denominata Unify. La società sostiene che la piattaforma genererebbe 5 miliardi di euro di ricavi. Reichart  «ha assicurato che costruiranno una piattaforma che permetterà un nuovo modo di rapporto tra tifosi e calcio, senza la barriera del pagamento, che secondo lui ormai esclude milioni di persone, soprattutto i giovani. […]. La piattaforma sarà di proprietà dei club partecipanti e degli investitori che parteciperanno al suo sviluppo» [3].

Non è pensabile che il sistema calcio in Europa possa cambiare a breve, anche perché ci sono contratti pluriennali in essere con pesanti penali che non renderebbero economica una soluzione alternativa che, già un po' fumosa, rende molto difficile  immaginare poi ricavi fantasmagorici dalla sola pubblicità. Secondo Luciano Mondellini «non va sottaciuto un non detto che circola nei palazzi, ovvero quello per cui secondo molti osservatori il fine ultimo di questa vicenda non è tanto quello di creare una nuova competizione ma quello di escogitare una sorta di deterrente nucleare per sedersi al tavolo delle trattative in posizione di forza nella ricerca di un nuovo modello di competizioni. Soprattutto sul tema della distribuzione dei proventi da diritti tv» [4].

Resta il fatto che, come spiega Giampiero Timossi, «quella incassata dalla lobby della Superlega non è la semplice notizia di un cambiamento, ma una svolta istituzionale che potrebbe portare al definitivo divorzio tra il calcio e la sua gente. In realtà il condizionale già appare un optional e qualora si riuscisse a limitare i danni si finirà per aumentare la metamorfosi in videogioco iperrealistico con figuranti veri, o invece rilanciarne il seguito tra i nativi digitali che tengono lo stadio nel telefono. Come la globalizzazione economica ha esasperato anziché ridurre le diseguaglianze, quella del pallone (attrezzo sportivo non a caso geomorfo) potrebbe trasformare inizialmente campionati nazionali e coppe continentali in un Rotary Club a inviti, rimodulando la norma fondamentale su cui si regge questo sport, meno bello e nobile di altri, ma misteriosamente il più seguito di tutti: il tifo» [5].

Forse in futuro finiremo con il trovarci nel calcio che Marco Ciriello ha raccontato nel suo bel romanzo ambientato nel 2037, «I calciatori selvaggi» (GOG dizioni, 2022). Qui a dominare sono le superleghe che però troveranno una resistenza che ha al centro della sua forza il cuore di Maradona.

Ciro Ardiglione

[1] Philip Buckingham, FIFA, UEFA rules blocking Super League ruled unlawful by court, 21 dicembre 2023
[2] Luciano Mondellini, Superlega vs UEFA: l'obiettivo è gestire la torta miliardaria dei diritti tv, 24 dicembre 2023
[3] David Álvarez, La nueva propuesta de la Superliga: 64 clubes en tres divisiones, ‘streaming' gratis y 5.000 millones de ingresos, 21 dicembre 2023
[4] Luciano Mondellini, ibidem
[5] Giampiero Timossi, Un cambiamento dal sentore sinistro, 22 dicembre 2023

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