Calexico. Ritornano canzoni e musiche ad attraversar frontiere

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Non è immediato riuscire a riannodare le fila dei contenuti e delle sensazioni espresse per Carried to Dust. Il motivo è nel suo essere un viaggio verso mete distanti tra loro e con molti compagni di traversata.
Calexico Carried To DustI Calexico hanno continuato, con questo sesto album a due anni di distanza da Garden Ruin, ad allargare i confini sonori della loro discografia.
È Joey Burns ad affermare che molti brani <<parlano di introspezione  e della ricerca di sé attraverso il viaggio>> e cita Red Blooms (Mosca) e House of Valparaiso e Victor Jara’s Hands (Sud America). Quest’ultima è un omaggio a Victor Jara (cantata insieme a Jairo Zavala) cantautore cileno  arrestato ed internato nello stadio “Chile” (oggi stadio “Victor Jara”) e dopo pestaggi e torture ucciso.
Nell’edizione italiana uno degli approdi è il Bel Paese dove l’incontro con Vinicio Capossela ha prodotto Pulpo <<scritta molti anni fa, a cui ho lavorato a lungo cercando delle liriche che riuscissero ad evocare lo spirito del polipo…>> [1].
E un lembo d’Italia c’è anche nella scelta di John Convertino, l’altra metà del gruppo, di richiamare nel titolo il romanzo di John Fante Ask the Dust (Chiedi alla polvere) [2] il cui autore, come il protagonista del romanzo stesso,  e Convertino sono di origini italiane.
Si diceva dei compagni di traversata che, oltre a quelli citati, sono tanti: la cantante spagnola Amparo Sanchez, Douglas McCombs dei Tortoise, Sam Beam degli Iron and Wine, Pieta Brown

In una maniera o nell’altra i commenti per questo lavoro evidenziano il passo in avanti rispetto al precedente anche se ottenuto ricordando la tradizione dei Calexico.

E il ritorno verso sonorità passate che ne fanno un disco all’altezza dei migliori sembra essere il sunto dell’ottimo giudizio di Sideri. Un gruppo che ha ripreso a girare il mondo lasciando le proprie impronte musicali nelle quali si trova un sapiente uso delle voci spesso di lingua spagnola. In questo peregrinare segnala il passaggio tra USA e Messico con la <<splendida Hole In Your Hand, una chitarra surf rallentata e un battito esausto di calore>> o le ballate The News About William e Man Made Lake che si <<perdono in mari d’atmosfera e melodia di fascino e effetto assicurati>> [3].

Se per un verso Pasini ribadisce dello sguardo al passato, anche nei suoi momenti migliori, di questo disco la sua recensione sottolinea la riuscita rilettura delle proprie radici grazie ad esperienze acquisite nel prosieguo. Si va da certi scenari crepuscolari come in Two Silver Trees, Red Blooms e Hole In Your Head, alle chitarre <<funkeggianti>> di Fractured Air, passando ai sapori cubani di Inspiraciòn, a Contention City con i suoi <<eterei tappeti sonori>> frutto della collaborazione con McCombs dove affiora <<l’animo più sperimentale della formazione>> [4].

Mi sembra di capire che De Luca si sia trovato spiazzato dal procedere nell’ascolto del disco passando da una prima parte lontana dall’estetica dei Calexico ad una seconda, dal settimo brano in poi, quando si presentano con <<uno stupefacente (stupefacente nel senso di “facente l’effetto di una droga pesante”) momento tango-mariachi come Inspiraciòn>>. Il giudizio finale è comunque positivo per questo duo che sembra un <<western esistenzialista…popolato da rivoluzionari tex-mex, eleganti e ben vestiti>> [5].

Nelle brevi note della Hasty si legge di un buon lavoro nella scia della loro storia sostenuti dal ritorno di Jacob Valenzuela e degli ospiti di valore come Bean che in House of Valparaiso <<dà un tocco di drammaticità>> o come Pieta Brown che in Slowness <<contrasta il modo di cantare sussurrato di Joey Burns>> [6].

Chiariti i motivi della sua passione per i Calexico Solventi non nasconde un pizzico di delusione per un’opera che pur nel solco del loro stile o meglio del mix degli stili con i quali hanno provato a <<teletrasportare la tradizione folk-rock nel raggio d’azione del pop contemporaneo>> ha perso l’intensità tipica di chi non abbia tanto da dimostrare.
Elenca brani come Two Silver Trees, Slowness, Fractured Air, The News About William, Inspiraciòn, House Of Valparaiso tutti eleganti, ma che non vanno oltre le attese. Gli spunti più interessanti per capire cosa sarebbero in grado di fare sono in <<Bend To The Road (ectoplasmi desertici di slide, tromba e vibrafono), in Man Made Lake (immaginatevi il caro Gram Parson  e lo Young di On The Beach strapazzati da Cat Power) e in quella Contention City che regala un congedo cinematico e jazzy previo il piccolo aiuto di Mr. Douglas McCombs>> [7].

Anche Salmini segnala il recupero di certe atmosfere sonore dei primi lavori che però trovano appoggi nelle melodie di soluzioni più recenti conservando, così, lo spirito di ricerca che li contraddistingue superando i limiti di Garden Ruin. I collaboratori e gli ospiti sono nominati tutti, Capossella compreso per l’edizione italiana, a testimoniare le aperture Le collaborazioni in un <<affascinante e seducente effluvio di suoni ed emozioni>> [8].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: country alternativo
Calexico
Carried To Dust
etichetta: City Slang
data di pubblicazione: 12 09 2008
brani: 15 + 1 per l’edizione italiana
durata: 47:57
cd: singolo

[1] “Intervista con Joey Burns dei Calexico” di Luca Salmini, Buscadero, settembre 2008, pagg. 26-28
[2] il romanzo è pubblicato da Einaudi (collana Stile Libero), 2004, pagg. XXXV-234; del romanzo, nel 2006, ne è stata fatta una versione cinematografica con la regia di Robert Towne con Colin Farrel nel ruolo dello scrittore Arturo Bandini e Salma Hayek in quello della cameriera Camilla Lopez.
[3] Marco Sideri, BLOW UP., settembre 2008, pag. 83
[4] Aurelio Pasini, Il Mucchio Selvaggio, settembre 2008, 87
[5] Fabio De Luca, “Tra Messico e Hollywood”, Rolling Stone, settembre 2008, pag. 160
[6] Katie Hasty, www.billboard.com, settembre 2008
[7] Stefano Solventi, Sentireascoltare, settembre 2008, pag. 26
[8]Luca Salmini, Buscadero, settembre 2008, pag. 28

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