Cambiamento climatico e vini di qualità

Vigneti Valentini
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Durante gli incontri con Francesco Paolo Valentini, vignaiolo pluripremiato alla guida dell’omonima Azienda Agricola, presi dall’entusiasmo del racconto di una storia enologica unica, non abbiamo prestato l’attenzione dovuta a quanto il nostro interlocutore ci narrava relativamente ai cambiamenti climatici che insistevano e insistono sulla coltivazione della vite.
Nella studio di casa Valentini, in un’immersione di austerità propria dei libri antichi e dei manoscritti, erano però custoditi i dati relativi al sapere sulla coltivazione della vite. Un tesoro tra tesori.

Appunti di un antico quaderno dei Valentini: botte n.4 vendemmia 1898, vigna Cervelletto

Su più lati, librerie contenenti volumi da soffitto a terra, ma anche quaderni a pagine ingiallite, risalenti a oltre due secoli addietro, che gli antenati di Francesco Paolo utilizzavano come diario di ogni vendemmia, di ogni raccolto e di ogni annata. Riportavano in modo certosino di quale vigna si trattasse, la località, le date delle vendemmie, i dati climatici, le quantità e la tipologia del prodotto ottenuto, le dimensioni della vigna, e poi il numero della botte con il tipo del suo legno, le torchiature e le osservazioni. Una casistica tutta scritta a pennino e inchiostro alla quale contribuirono ad esempio, il trisavolo Gaetano Valentini (nato il 27/12/1829) e la quadrisavola Caterina Gozzi, nobile di origine bolognese dell’ ‘800.

Ecco, presi dal fascino dei luoghi e di quell’esperienza, ci mancò la riflessione. Lo stesso errore che l’umanità sta compiendo sul clima perché proiettata esclusivamente verso il profitto economico immediato più alto possibile.

Il nostro interlocutore poté anticiparci le difficoltà legate al cambiamento climatico sulla coltura della vite perché annotate in quei quaderni dei quali si era nutrito tutto il suo sapere in vigna e cantina, frutto del lavoro delle sue generazioni precedenti, e dal quale l’Azienda non prescindeva. Una voluminosa messe di dati rapportati alla coltura della vigna che permette di formulare ipotesi attendibili sulle sorti future è ora a disposizione degli studiosi.
Un conto sono i disastri atmosferici, presenti da sempre, e un altro conto è la deriva climatica per cui l’attuale responsabile delle cantine Valentini ci segnalava che stava diventando sempre più difficile ottenere dalla vigna la stessa qualità di prodotto senza che si adottassero correttivi all’agenda delle attività di un tempo, in vigna e in cantina. Proprio quelle attività che si credeva rispondessero a periodi abbastanza standardizzati.

Per questo è stato messo a disposizione di docenti universitari che, nello scorso mese, hanno pubblicato “Precipitation intensity under a warming climate is threatening some Italian premium wines”. Il prof. Piero Di Carlo e la ricercatrice Eleonora Aruffo dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, Dipartimento di Scienze Psicologiche della salute e William H. Brune, Università della Pennsylvania, Dipartimento di Meteorologia e Scienze Atmosferiche, hanno utilizzato ogni modello matematico utile a dare significatività ai dati storici della Cantina Valentini, 200 anni di vendemmie dal 1817, con i dati di alcune annate chiaramente non disponibili. Ne è scaturito in modo inequivocabile che l’aumento delle temperature ha costretto ad anticipare i periodi della vendemmia.

Nel caso delle vigne per uve da vinificazione, il momento della vendemmia rappresenta l’attimo da cogliere affinché il prodotto abbia l’equilibrio migliore tra maturazione zuccherina e maturazione fenolica. Questo, nelle artigianalità che poi significano in questi casi il tentativo di ottenere l’eccellenza, nel momento in cui una delle due maturazioni non ha raggiunto il livello desiderato, potrebbe significare la perdita della qualità, o quanto meno il non aver trovato il giusto mix cercato nel prodotto finito. Alla fine l’equilibrio viene cercato con tempistiche diverse nella vendemmia che attualmente registra quasi un mese di anticipo. E dietro la vendemmia, di tutti processi di lavorazione.
Lo spostamento delle date rispetto alla temperatura  lo potete osservare chiaramente dal grafico, qui di seguito, presente nello studio scientifico del dipartimento del prof. Piero Di Carlo.

Se ne deduce facilmente che, almeno dal 1980 in modo evidentissimo, le date di anticipo delle vendemmie rapportate alla variazione della temperatura viaggiano su linee che si aprono a forbice, che si allargano sempre più mano a mano che ci avviciniamo ai nostri giorni. Nello specifico è emerso che i giorni di anteposti della vendemmia arrivano ad essere valutabili in circa sei per ogni grado di temperatura aumentato.
A questo si deve aggiungere, sempre in anticipo, la variazione causata dall’aumento dell’intensità delle piogge, fenomeno chiamato in modo colorito delle bombe d’acqua, il cui impeto travolge quando è al suolo, non penetra, ma bagna solo gli strati superficiali. È questo il motivo per il quale non si ha il ritardo indotto nella vendemmia che si otterrebbe se si trattasse di stillicidio costante ed a minor intensità.

Gli autori della pubblicazione non mancano di rilevare che quanto riportato è stato possibile grazie al fatto che i trattamenti naturali delle colture (solo soluzione fungicida di rame e zolfo; niente irrigazione; niente concimazione chimica; raccolta a mano dopo valutazione di zuccheri ed acidità della bacca e non ultima la degustazione della stessa) non sono cambiati nel tempo.

Nell’introduzione alla ricerca si sottolinea l’importanza della “naturalità” dei procedimenti che ha generato qualità come dimostra il fatto che, prima volta per un vino bianco, il Trebbiano Valentini 2007 risultato il miglior vino d’Italia anche contro i rossi più blasonati.
Inoltre emerge dalla ricerca l’importanza anche economica visto che la produzione in enologia si sta spostando sempre più verso prodotti di qualità sui quali i cambiamenti climatici insistono in modo imponente. Ecco quindi l’anticipo della vendemmia per non inficiarne il risultato. È chiaro che terreni, tipologia di allevamenti, uso di fertilizzanti o di impianti di irrigazione e varietà di uva, incidono direttamente sul risultato qualitativo, per questo il lavoro svolto ha unicità difficilmente riproponibile ma che, se ve ne fosse la possibilità, conferirebbe ulteriore valore a quanto stabilito.

Altro aspetto da non sottovalutare nella tutela della qualità, è che i dati ottenuti suggeriscono ai Francesco Paolo Valentini di studiare quelle pratiche agronomiche atte a non indurre mutazioni e adattamenti climatici delle piante di vite che potrebbero variarne le caratteristiche, cosa grave, se accadesse per un prodotto autoctono che si vuole mantenere alle caratteristiche originali. Si cercherà cioè, attraverso un allevamento che utilizzi pergole magari a doppia impalcatura in grado di bilanciare le più alte temperature dal suolo, un apparato radicale più profondo delle piantine, impianti in zone collinari e ad esposizione adeguata, l’utilizzo di impianti di irrigazione, di conservare quella artigianalità di prodotto che ha significato l’ottenimento dei risultati lusinghieri di adesso e del passato. Una resilienza qualitativa nella viticoltura che, non potendo veder arrestati dall’uomo i cambiamenti climatici, cerca di ovviare al problema, con l’adozione di misure che assecondino il cambiamento senza che si registrino mutazioni sulle piante.

Bisognerà trovare il modo affinché le coltivazioni viticole non siano costrette a spostarsi in quota oppure, peggio, che si adattino ai cambiamenti snaturando le caratteristiche proprie della loro autoctonia. La conferma a queste affermazioni dalle coltivazioni che hanno trovato la giusta vocazione in terreni altimetricamente più elevati. Parliamo di impianti a maggior altitudine che, come ci ricorda nell’ultimo colloquio proprio Francesco Paolo Valentini, grazie a scelte oculate delle cultivar, nell’Abruzzo interno pedemontano, hanno trovato risposte qualificate in prodotti autoctoni di gran considerazione. Ne sono testimonianze i vini di Valle Reale di Leonardo Pizzolo, quelli prodotti nei terreni di Ofena di Luigi Cataldi Madonna, oppure quelli di Praesidium di Enzo Pasquale a Prezza, ad esempio. Tutti impianti che non sono però stati costretti a ledere quei sofisticati sistemi di equilibri sui quali coltivazioni e lavorazioni in cantina fondano i principi per essere classificati come premium wines. Quei vini cioè sui quali incombe l’allarme climatico rilevato dall’analisi del prof. Di Carlo. Una preoccupazione evidenziata, documentata, tutta abruzzese come gli attori che l’hanno sollevata grazie ai dati dei Valentini.
Adesso servirà la giusta condivisione perché si adottino misure utili all’eccellenza artigianale del vino che, quando c’è, resti tale e a “lasciare al vino la libertà di esprimersi in cantina”.
Emidio Maria Di Loreto

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0048969719325094?dgcid=author
https://www.lescienze.it/pubblicazioni/2019/06/10/news/precipitation_intensity_under_a_warming_climate_is_threatening_some_italian_premium_wines_abstract-4440957/

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