Cambiare modello di produzione e consumo per salvare la Terra

Patagonia terre
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La Giornata mondiale della Terra dovrebbe farci riflettere sul fatto che siamo sull’orlo del precipizio della catastrofe ambientale. Dovrebbe ricordarci che il Pianeta è uno solo. Non c’è Luna o Marte che tenga. E quindi agire per difenderlo.
Il sopraggiungere della devastante e perdurante guerra in Ucraina ha avviato dei passi indietro nella lotta al cambiamento climatico e nella difesa della Terra. Di per sé la guerra è un atto crudele contro il genere umano ma anche contro l’ambiente, ovviamente in prima battuta nel territorio del conflitto e in generale per il Pianeta.
Produrre e usare armi è di per sé a un aggravamento per l’ambiente, senza pensare a quanto viene lasciato sul territorio, a quanto si distrugge che deve essere ricostruito. Secondo stime della Kyiv School of Economics i danni causati a scuole, ospedali, case, aziende e altre infrastrutture potrebbero ammontare, già alla fine di marzo, fino a 63 miliardi di dollari. E poi pensate a cosa accade al solo passaggio di mezzi blindati che travolgono la vegetazione, fanno scappare la fauna o la ammazzano e poi ci sono le aree naturali e protette che vengono distrutte o messe gravemente a rischio.
Inoltre la guerra oltre alle sue drammatiche conseguenze sembra essere stata anche un pretesto per i tanti – nel mondo dell’industria, della finanza e della politica – che non vogliono un cambio, o almeno non con i tempi richiesti dal cambiamento climatico, del modello produttivo e di consumo continuando a generare profitti.

Certo si leggono anche di tante iniziative e risultati per provare a cambiare marcia. È il caso degli USA dove lo scorso 29 marzo, per la prima volta nella sua storia industriale, l’energia eolica ha superato come fonte di produzione sia il nucleare che il carbone, rimanendo seconda al gas naturale. Nel Golfo di Taranto è partito il primo impianto offshore del Mediterraneo: Beleolico è un’infrastruttura con 10 turbine in grado di coprire il fabbisogno annuo di 60 mila persone e che secondo l’azienda Renexia, nell’arco della sua vita, consentirà un risparmio di circa 730mila tonnellate di CO2.
Altra notizia per esempio da considerare positivamente è quella del 30 marzo scorso quando la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte per l’economia circolare che non solo per l’Europa ma per il mondo intero è la direzione da imboccare velocemente e con grandi investimenti. Il nostro modello di produzione è lineare per cui «solo il 12% delle materie di scarto è reintrodotto nel circolo produttivo. Inoltre molti prodotti non sono durevoli o addirittura si tratta di beni monouso. L’Europa vuole perciò integrare nelle abitudini produttive più circolarità, promuovendo un’economia che possa mantenere il più a lungo possibile le risorse all’interno della filiera produttiva. Una proposta di regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, sui diritti dei consumatori tutelandoli dal greenwashing [1], una revisione delle normative sui prodotti per le costruzioni. Ma anche un incremento della circolarità e della durabilità nel tessile e nella moda» [2].

Ma contemporaneamente negli USA, il presidente Joe Biden, contravvenendo ai suoi impegni elettorali ha deciso che verranno autorizzati nuovamente contratti di locazione per nuove trivellazioni per la ricerca di petrolio e gas su terreni pubblici. Per rimanere in Europa non dimentichiamo che non più di qualche settimana fa e prima dell’inizio dell’invasione russa all’Ucraina, la Commissione europea ha deciso di proporre, per gas e nucleare, l’etichetta verde, di sostenibilità ambientale. Il Belgio ha deciso di non spegnere subito le centrali nucleari come era previsto e il Regno Unito ha deciso di portare al 25% (ora al 16%) l’elettricità prodotta dall’energia nucleare. In Italia non siamo stati da meno il 13 febbraio scorso quando il Governo Draghi ha licenziato – attraverso il ministero della Transizione Ecologica – il Piano della transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI), un piano regolatore dell’estrazione di idrocarburi che di fatto autorizza l’aumento di estrazioni.
Del resto questo sistema produttivo e di consumo è fortemente sostenuto dalla finanza che come dimostrato rapporto “Banking on Climate Chaos”, curato da sei organizzazioni non governative: Rainforest Action Network, BankTrack, Sierra Club, Indigenous Environmental Network, Oil Change International e Reclaim Finance. Dal 2015 al 2021 sono stati concessi 4.600 miliardi di dollari al settore delle fonti fossili. Di fatto gli impegni per un mantenimento dell’aumento della temperatura non oltre 1,5 gradi non potrà essere raggiunto [3].
La lista è lungamente drammatica.
Niente sembra convincerci a cambiare rotta. Nemmeno la scoperta che le microplastiche sono nel nostro sangue come ha dimostrato uno studio pubblicata sulla rivista Environment International. «Si sapeva già che le persone respiravano le minuscole particelle, oltre a consumarle attraverso cibo e acqua . È noto che anche i lavoratori esposti a livelli elevati di microplastiche hanno sviluppato malattie. Le microplastiche sono state rilevate per la prima volta nel sangue umano a marzo, mostrando che le particelle possono viaggiare intorno al corpo e possono depositarsi negli organi. L’impatto sulla salute è ancora sconosciuto. Ma i ricercatori sono preoccupati perché le microplastiche causano danni alle cellule umane in laboratorio e le particelle di inquinamento atmosferico sono già note per entrare nel corpo e causare milioni di morti precoci all’anno» [4].

Non si tratta più solo di intervenire con un passaggio ad un’economia circolare, all’utilizzo di fonti rinnovabili, all’aumento del riciclaggio delle materie, per salvare la Terra bisogna produrre e consumare meno oltre che meglio.
Pasquale Esposito

[1] nella definizione della Treccani, “Strategia di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, istituzioni, enti che presentano come ecosostenibili le proprie attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo.”
[2] Maria Soricetti, L’Europa chiede una moda sostenibile. Ma cresce l’ultra-fast fashion, 20 aprile 2022
[3] Andrea Barolini, Dalle grandi banche 4.600 miliardi alle fossili in sei anni,  30 marzo 2022
[4] Damian Carrington, Microplastics Found Deep in the Lungs of Humans for the First Time, 7 aprile 2022

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