Camerun. Segnali di instabilità

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Se si prova a fare una ricerca sugli avvenimenti camerunensi più segnalati dai media internazionali la sconfitta nella finale di Coppa d’Africa di calcio è ai primi posti. Nonostante la stella Eto’o l’Egitto ha vinto per un goal a zero. Ma per quanto sia rilevante il fenomeno del calcio anche per le presenze di giocatori africani in Europa ben altro necessita attenzione per un riepilogo delle ultime settimane.

Il Camerun è uno tra i Paesi africani che negli ultimi due decenni ha vissuto un periodo di relativa stabilità se confrontato e, nonostante, con quanto accade in molte nazioni del continente a cominciare dai confinanti Ciad, Nigeria e Repubblica Centroafricana. La stabilità va intesa nel senso di assenza di scontri nel Paese o di guerre con altre nazioni.
Ma ci sono situazioni ed eventi che possono incidere negativamente sulla futura tranquillità del paese.

Il più eclatante di questi è stata l’ondata di manifestazioni, scioperi e disordini violenti che sono iniziati a partire dal 24 febbraio e che per alcuni giorni hanno interessato Doula [1] e immediatamente dopo la capitale Yaoundé e altre importanti città.
Le manifestazioni popolari sono cominciate sulla scia dei continui rincari di prezzo dei beni alimentari e della benzina che hanno spinto, per primi, tassisti e trasportatori a scendere in piazza e a scioperare. Il Paese in vaste aree si è paralizzato ed in alcune città è stato imposto il coprifuoco. La risposta del governo, con esercito e polizia, è stata di inaudita violenza e un bilancio provvisorio di vere e proprie battaglie è di un centinaio di morti, centinaia di feriti e più di un migliaio di arresti secondo le affermazioni di associazioni non governative[2]. La protesta e la sua virulenza sono il risultato di costi non più sostenibili: <<la popolazione non può più permetterselo. E’ scesa in piazza per chiedere al governo di abbassare i prezzi, non solo del carburante, ma del cibo, dei medicinali, dei generi di prima necessità. I bambini non possono andare a scuola, le famiglie non hanno soldi per comprare i libri>> [3].

Le proteste di carattere socioeconomiche si sono innestate su altre situazioni di malcontento “politico” che da qualche tempo erano già emerse. Si tratta dell’opposizione alla riforma costituzionale che consentirebbe all’eterno Presidente della Repubblica Paul Biya di ricandidarsi alle elezioni del 2011 prolungando la sua permanenza al potere dal lontano 1982. L’opposizione con a capo Joshua Osih del partito Fronte Socialdemocratico aveva tentato di organizzare manifestazioni, proibite a Douala da metà gennaio, per fronteggiare questo tentativo e sono state raccolte firme per un referendum abrogativo in caso di approvazione della legge[4].
L’opposizione e una parte considerevole della società continua a sottolineare il deterioramento delle condizioni di vita e della trasparenza nella gestione della cosa pubblica.
Rispetto agli anni passati il sistema economico si è impoverito per la costante diminuzione del prezzo delle materie prime e per relazioni commerciali inique. Non solo: un calo spaventoso dell’istruzione primaria, il peggioramento del sistema sanitario e il tutto condito da un livello di corruzione stratosferico non molto diverso dal 2003 quando un’inchiesta spiegava che il 50% degli intervistati pagava una “mazzetta” [5].
<<Pertanto, è chiaro, e tutti i camerunensi lo sanno, che la politica di dipendenza della nostra economia dalle relazioni commerciali con i Paesi stranieri e di svendita sistematica delle nostre risorse naturali da parte di questo governo, di saccheggio delle casse dello stato da parte dei suoi funzionari, della corruzione, delle frodi elettorali, etc… tutto questo, insomma, è la causa della rovina del nostro paese, dell’impoverimento accelerato dei camerunensi e delle attuali sofferenze delle giovani generazioni>> [6].
E per avere un esempio concreto dello scempio si può ripercorrere il sistema di relazioni a tre (governi locali, aziende petrolifere e Banca Mondiale) che nel caso dell’oleodotto Ciad-Camerun, non ha determinato senza nessun vantaggio economico per le popolazioni locali, provoca il disfacimento delle comunità territoriali e sta avendo impatti ambientali disastrosi [7].

Ulteriori elementi di instabilità in Camerun, su cui continuare a porre attenzione, sono le condizioni dei paesi vicini a cominciare dal Ciad. Il perdurare degli scontri armati tra opposizione e forze governative e il conseguente aggravarsi del vivere quotidiano hanno avviato dei flussi migratori, verso il Camerun, di civili che riparavano dalle violenze degli scontri [8].
Tra i fattori di instabilità connessi con le relazioni internazionali vanno aggiunti la risoluzione definitiva del contenzioso con la Nigeria per la penisola di Bakassi (giacimenti di petrolio e gas). Se è vero che la penisola dopo un arbitrato nel 2002 della Corte Penale Internazionale è passato al Camerun è anche noto che tutto ciò che avrebbe dovuto agevolare il passaggio è stato ritardato notevolmente e ci sono resistenze, anche organizzate, delle popolazioni nigeriane nell’accettare la soluzione [9].
La speranza è che all’interno e all’esterno non si presentino ulteriori lacerazioni perché l’Africa non può sopportare l’apertura dell’ennesima ferita.
Pasquale Esposito

[1] Doula una città con più di due milioni di abitanti. Si affaccia sul Golfo di Guinea nell’ovest del paese ed è la capitale commerciale del Camerun.
[2]Tansa Musa, “Cameroon activists say riots kill more than 100”, www.reuters.com , 5 marzo 2008; nello stesso articolo si riferisce che le autorità considerano esagerate quelle cifre ma anche di processi sommari e torture tra gli arrestati.
[3]E’ quanto dichiara a Peacereporter la coordinatrice dell’Acat (Action by Christians for the abolition of torture) Madeleine Affine, in Luca Galassi, ”Camerun, una protesta insanguinata”, www.peacereporter.net, 6 marzo 2008
[4]”Biya presidente a vita?”, www.nigrizia.it 21 febbraio 2008
[5]Per maggiori dettagli anche su altri indicatori delle condizioni socioeconomiche del Camerun si può consultare il profilo del Paese presente su www.irinnews.org, mentre per alcuni spunti di bloggers cfr. “Cameroon: Political Turmoil – What the African Blogosphere is Saying” su www.allafrica.com marzo 2008
[6] Luca Galassi, ”Camerun, una protesta insanguinata”, www.peacereporter.net, 6 marzo 2008
[7] Alessio Gabbiani, “Camerun: rischi e interessi di un grande oleodotto” , www.equilibri.net 23gennaio 2006; << Amnesty ricorda che pozzi e oleodotto hanno già portato ad abusi verso i poveri agricoltori della regione, a cui è stato negato l’accesso alle terre senza risarcimenti, o a cui è stata tolto l’accesso ai pozzi d’acqua potabile. Le comunità di pescatori Kribi sulla costa del Camerun, hanno visto crollare la pesca e dunque della propria fonte di reddito.>> in Marina Forti, L’oleodotto calpesta i diritti umani, Il manifesto 10 settembre 2005;Veronica Fernandes, “Oil for nothing”, peacereporter.net 11 novembre 2007;
[8]”Ciad, pausa nei combattimenti migliaia di civili fuggono in Camerun”, repubblica.it, 4 febbraio 2008
[9]Matteo Fagotto, “Bakassi, torna la paura”, peacereporter.net 16 novembre 2007

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