Cancro al polmone: la lotta contro un “big killer”.

polmone
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È ovvio che quando i dati statistici attribuiscono alla patologia del tumore al polmone la qualifica di big killer, sia normale rilevare come ingenti siano le proposte e gli studi che la comunità scientifica profonde per la sua sconfitta. È anche intuitivo che quando ciò tarda ad arrivare, oppure gli sforzi si scontrano con complessità che ne impediscono il successo immediato o in tempi brevi, si tenti comunque di allungare la vita dei soggetti interessati cercandone anche di preservare la qualità dell’esistenza.

È quanto oggi osserviamo tra le innumerevoli iniziative che si organizzano a tal proposito con l’obiettivo di informare, comunità scientifica e pazienti, sullo stato dell’arte del percorso di lotta alla malattia. Per comprendere le dimensioni del cancro al polmone, i dati riportati nella pubblicazione del 2019 “I numeri del cancro in Italia” indicano in 371.000 i nuovi casi di tumori maligni, 179.000 decessi nel 2016, e sono numeri in calo rispetto al passato in entrambi i generi come pure è in calo la mortalità. Significa che prevenzione (lotta al tabagismo su tutte), screening garantiti da SSN, affinamento tecniche diagnostiche accompagnate da miglioramenti terapeutici dal punto di vista chirurgico, farmacologico e radioterapico, iniziano ad ottenere gli effetti cercati.
Resta al tumore della mammella la palma della neoplasia più diagnosticata seguita da quella del colon-retto, segue quella al polmone e alla prostata. Al tumore del polmone però deve essere attribuita la prima causa di morte per neoplasia in Italia (1). Le attese nel 2019 in Italia ci dicono che saranno 42.500 le nuove diagnosi di neoplasia polmonare divise tra 13.000 nelle donne e 29.500 negli uomini. Il cancro al polmone con il 15% è la seconda neoplasia nei maschi come frequenza e la terza nelle donne con il 12%. È invece del 16 % la sopravvivenza a 5 anni a causa del ritardo con il quale generalmente viene formulata la diagnosi; a 10 anni la sopravvivenza scende al 12% di cui l’11% negli uomini ed il 15% nelle donne.

Necessario ancora una volta ricordare che il maggior fattore di rischio è il fumo di sigaretta per il carcinoma del polmone che include tra l’85 ed il 90% tutti i tumori polmonari. Per le altre cause non indotte dal fumo, ovviamente, la causa riguarda gli altri agenti tumorali che hanno nel polmone il loro organo bersaglio ed a questo proposito giocano un ruolo le esposizioni ambientali o professionali ma anche altri agenti cancerogeni tipo metalli pesanti (cromo, cadmio e arsenico) e a radon e asbesto.
Ovviamente la sopravvivenza a 5 anni rappresenta anche una misura indiretta della qualità ed efficacia del SSN rispetto alle neoplasie considerando che efficacia terapeutica e tempestività ed accuratezza diagnostica ne hanno grandissima responsabilità.

Su questi numeri sono state varate misure ambiziose che mirano, entro il 2025, a portare almeno al 30 % la sopravvivenza della popolazione affetta da tumore al polmone. La strada viene anche segnata dalla Lung Ambition Alliance [2] che ha annunciato attraverso un comunicato stampa i dettagli dell’iniziativa [3]. Li si può riassumere nella considerazione che l’azione congiunta tra l’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC), il Guardant Healt, la Global Lung Cancer Coalition (GLCC) e AstraZeneca migliori il risultato collettivo. È quindi grazie alle peculiarità di ognuna in termini di esperienza nella gestione del paziente affetto da cancro del polmone si tenti di unire gli sforzi per comprendere meglio l’evoluzione della malattia, sviluppare miglioramenti terapeutici, e poi raggiungere la definitiva sconfitta del male cioè eliminare la causa di morte legata al tumore polmonare. Oltre che lo sviluppo dei miglioramenti terapeutici, chirurgici e diagnostici, è opportuno da subito smettere di fumare così facendo si riduce enormemente il rischio di tumore.

Da un punto di vista terapeutico è dirimente l’esame istologico che indirizza verso un trattamento per una neoplasia a piccole cellule oppure non a piccole cellule, inoltre le caratteristiche molecolari daranno indicazioni preziose circa il nuovo farmaco da adottare o meno in virtù dei grossi progressi che la medicina di precisione ha a disposizione. Altre discriminanti sono chiaramente rappresentate dall’estensione della neoplasia che detterà anche indicazioni di tipo chirurgico, radioterapico e sulla terapia farmacologica più opportuna. Le statistiche dicono che l’utilizzo di questi protocolli e dei farmaci di nuova e vecchia generazione ha portato ad un significativo miglioramento dell’aspettativa di vita. In buona sostanza è intuitivo che tra chirurgia, radioterapia, farmaci immunoterapici o a bersaglio molecolare, oppure le associazioni chemioterapiche tra cisplatino o carboplatino ad esempio e farmaci di nuova generazione, l’oncologo abbia a disposizione un ventaglio di protocolli il cui utilizzo sta migliorando notevolmente la prognosi dei pazienti interessati. È ovvio che ci si avvale anche delle indicazione che la diagnostica stabilisce ed anche delle associazioni farmacologiche che intervengono sull’angiogenesi attraverso un anticorpo monoclonale che agisce sul fattore di crescita per i vasi sanguigni. Circa i farmaci ascrivibili alla medicina di precisione o personalizzata, i cosiddetti a bersaglio molecolare, bisogna dire che da questi è arrivata la svolta significativa nel miglioramento dei risultati terapeutici per questa patologia.

Questi farmaci vanno a colpire selettivamente le proteine responsabili della replicazione delle cellule tumorali, appunto impedendola. Occorre però che l’uso molecolare debba essere “selezionato” grazie all’aiuto della diagnostica molecolare; occorre cioè stabilire, pena l’utilizzo inutile di farmaci costosissimi che lascerebbero solo gli effetti collaterali su pazienti già provati da altro, se il Dna tumorale sia interessato o meno da mutazioni. Stabilire se il tessuto tumorale abbia mutazioni per EGFR, B Raf, ALK, ROS 1, diventa quindi indispensabile. A questo proposito illuminante la dichiarazione della prof.ssa Silvia Novello del dipartimento di Oncologia dell’Università degli Studi di Torino: “…In alcuni sottogruppi di pazienti grazie alle nuove strategie terapeutiche abbiamo ottenuto anche per questi pazienti un tasso di sopravvivenza superiore al 40%, quando appena pochi anni fa non si raggiungeva il 5%.…” [4].

Avanti su questo trend allora, è quanto ci si deve augurare, non importa se si raggiunge l’obiettivo secondo quanto indicato da “the lung ambition allieance” oppure attraverso altri percorsi.

Emidio M. Di Loreto

[1] https://www.epicentro.iss.it/tumori/pdf/NC2019-operatori-web.pdf
[2] https:www.lungambitionalliance.it
IBIDEM, https://www.iaslc.org/The-Lung-Ambition-Alliance
[3] Comunicato stampa nascita The Lung Ambition Alliance https://www.astrazeneca.it/content/dam/az-it/downloads/CS%20Lung%20Ambition%20Alliance.pdf
IBIDEM, https://www.epicentro.iss.it/tumori/registri
[4] https://www.repubblica.it/dossier/tecnologia/talks-on-tomorrow-2018/2019/12/01/news/l_ambizione_anticancro-242383243/

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