Capri: il Moscato Rosa di Don Vincenzo e gli altri vitigni.

Faraglioni a Capri Amalfi
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Tra i vitigni antichi e tenuti ancora in considerazione, grazie ad un lavoro di difesa attento che ne ha impedito la perdita, vi è il Moscato Rosa di Capri.

Il suo strenuo difensore, cultore di tradizioni ed antiche conoscenze che ne ha impedito la sparizione, è don Vincenzo Simeoli. Ci ha lasciato lo scorso Aprile e ci chiediamo se la tradizione continuerà nel solco da lui tracciato.
L’uva apiana, perché ricercata dalle api per la sua dolcezza, è una antica coltivazione cui si riservava molto interesse anche nell’epoca romana, e don Vincenzo, era tutto proteso alla difesa e ricerca di quel vitigno di Moscato conservato tra ruderi romani, a Palazzo a Mare di Marina Grande a Capri.

La provenienza romana era certa a causa del vitigno Columella dal quale deriverebbe il Moscato Rosa. Si dette a quella vite il nome di Lucio Giunio Columella, nato nel 4 d.C. prima tribuno poi agricoltore, autore del De Rustica, un’opera in dodici libri a tema agricolo, attraverso le quali vengono consegnate ai posteri esaurienti descrizioni delle pratiche agricole dell’Impero nel Mediterraneo. L’opera è considerata il primo vero trattato di scienza della coltivazione. Su questa ipotesi dell’origine del moscato rosa vi sono state idee discordanti in quanto è certo che si tratti di vitigno autoctono, il Columella, ma da esso si ha produzione di vino dalle note molto lontane dal moscato rosa.

Attualmente il nome Columella viene riservato in Campania, nelle valli avellinesi (Valle Caudina), ad un vitigno a bacca bianca dalle note di evidenti aromaticità e profumi fruttati. Il prodotto però è ottenuto dal vitigno Coda di Volpe ed il nome Columella potrebbe essere stato utilizzato per sottolineare la provenienza antica anche di questo altro vitigno [1]. Tuttavia nel tempo non si può escludere che il lavoro di selezione ed innesti possa aver generato, come attribuito al sacerdote agricoltore Vincenzo Simeoli, un prodotto di piccolissima nicchia come lo si assaggia a Capri.

Il lavoro fatto da Don Vincenzo, tra innesti e terrazzamenti a protezione delle viti, tra mura romane del I sec. a.C. era orientato a ridare coltivazioni di Moscato e per conservare per noi un moscato rosa dalle note delicate anche in dolcezza ed a comunque spiccata fragranza aromatica. Tutta la lavorazione è stata effettuata con metodi manuali ed il prodotto ottenuto esprime qualità che rispolverano, per luoghi e modalità, il periodo Augusteo in Capri.
Si narra nell’isola che l’imperatore Augusto [2] avesse eletto Capri a proprio buen ritiro ed a questo poi la leggenda riferisce che ne avrebbe ottenuto i possedimenti cedendo in cambio l’isola di Ischia.

Don Vincenzo non si limitò ad indagare la produzione del Moscato Rosa ma individuò tutte le coltivazioni della zona colonizzata dall’imperatore, dove erano locate le abitazioni dei contadini, anche ben definite da un terreno molto più pietroso e dove le brezze di maestrale non facevano soffrire le viti nella calura estiva. Queste escursioni termiche, era noto già allora , conferivano alle uve quelle qualità poi apprezzate se vinificate in modo adeguato. Don Vincenzo vi riscoprì anche il Greco, uva che avrebbe avuto grande successo tra i bianchi che i locali chiamavano Ciunchese, ed anche il San Nicola e la Palummina Rossa. Altre curiosità potrebbero essere conosciute nel futuro anche circa gli effetti di un tentativo di innesto di una rara uva detta “Cacamosca”, un vitigno a bacca bianca per alcuni anche Gaglioppo ma con nulla da spartire con l’omonimo vitigno calabrese a bacca rossa. Attualmente si trovano rari esempio in uvaggio a causa della sua bassa acidità nelle zone di provenienza: colline di Posillipo, Costiera Amalfitana, Penisola Sorrentina ma anche Irpinia.
Il San Nicola è vitigno a bassa resa che ha presenze anche nella costiera amalfitana, ha acini arrotondati ma produzioni e notizie difficili da ritrovare. La Palummina Rossa è invece l’antesignano del Piedirosso, vitigno diffuso in Campania, con una certa produzione interessante che fu inserita nel 1970 nel Registro Nazionale della vite [3]. In Campania il Piedirosso ha una superficie di coltivazione seconda solo al più ricercato e pregiato Aglianico.

Adesso l’attività di Don Vincenzo dovrà essere ereditata da coloro ai quali era stato trasferito il suo sapere di vino Moscato, degli altri vitigni capresi ed anche delle tecniche di innesto da lui utilizzate tra viti selvatiche ed autoctone. Dovranno essere messi in pratica tutti quei piccoli segreti ed accorgimenti che tra coltivazione, vendemmia, che a Capri devono essere interpretate secondo criteri adatti alle caratteristiche dell’Isola, e vinificazione, sono necessari ad ottenere prodotti di qualità.

Emidio M. Di Loreto
[1] https://artigianoinfiera.it/artigiani/36591-Tenuta-Vitagliano/prodotti/9037-Columella-vino-bianco-campano-DOP-100-750ml
[2] https://www.napoli-turistica.com/villa-jovis-capri/
[3] http://catalogoviti.politicheagricole.it/catalogo.php

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