Nel gorgo del carcere di Santa Maria Capua Vetere

carcere diritti umani detenuti
history 8 minuti di lettura

Quando si sente il bisogno quasi fisico di scrivere su argomenti di cronaca quotidiana come quello che state leggendo, l’estensore dell’articolo corre, a mio giudizio, un doppio pericolo. Il primo è quello di essere travolto dalla sua stessa irruenza, dall’astio e dalla collera cieca per ciò che deve narrare, rischiando così di perdere le dimensioni del perimetro entro il quale deve rimanere per dare al lettore una corretta descrizione dei fatti.
Il secondo, non meno coinvolgente del primo, è la difficoltà ad esprimersi; ci sono cose, infatti, che sebbene siano chiare nella nostra testa trovano un impedimento direi morale ad essere esplicitate, raccontate. La mente fa fatica ad assecondare la digitazione stessa delle parole.

Ecco, i fatti criminosi avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere hanno secondo me una particolarità unica e cioè riescono in un sol colpo ad attrarre ed inghiottire come in un gigantesco buco nero, i due differenti stati d’animo che può provare chi si accinge alla scrittura.
Fatta questa personale precisazione, entriamo in argomento e dipaniamo la matassa che come sempre, oltre ad essere aggrovigliata, è pungente e lacerante come il filo spinato.
Tutto ha inizio il 6 aprile 2020 nella casa circondariale “Francesco Uccella” di S.M. Capua Vetere, dove a seguito della protesta dei detenuti per ottenere prestazioni sanitarie anti-Covid adeguate, la polizia penitenziaria ha risposto con aggressioni fisiche gratuite perpetrando una vera e propria mattanza.
Sinteticamente questi sono i fatti che, se visti in controluce, ci dicono:

  1. Lo Stato ha picchiato i suoi detenuti, violando palesemente e arbitrariamente l’art. 2 della Costituzione che garantisce i diritti inviolabili dell’uomo ovunque svolga la sua personalità e, proprio per questo principio, è impedito di considerare il carcere come luogo in cui vige un regime di extraterritorialità.
    Malmenando i detenuti che reclamavano adeguamenti sanitari proprio perché si era in piena pandemia, le guardie carcerarie hanno altresì violentato il contenuto della legge N. 123 del 2/10/2018 “Diritto alla salute” nella quale, appunto, vengono fissati i principi operativi ai quali deve attenersi il Servizio Sanitario Nazionale nello svolgimento delle sue funzioni all’interno delle strutture carcerarie.
  2. I detenuti picchiati sono stati quelli senza protezione, cioè i non camorristi, piccoli spacciatori, borseggiatori ed immigrati, senza sfiorare i camorristi, appunto, e i c.d. “colletti bianchi” che operano a favore della criminalità organizzata e della politica. Il motivo? Perché, come si dice, non hanno “santi in paradiso”, cioè non hanno un protettore e nelle carceri, questo lo sanno tutti, senza qualcuno che si prenda cura di te, non vivi più. Sei carne da macello alla mercé di tutti quelli che possono detenere o ostentare un potere. La conseguenza ora di questa aggressione sarà che tutti tenteranno di trovare un “capo”, magari affiliandosi a qualche cosca o dichiarandosi pronti a servirla appena fuori dal carcere. Quella bastonatura, oltre a produrre danni fisici, ha dimostrato per l’ennesima volta che il sistema carcerario non è tutelato dalla forza del Diritto, che non ci sarà mai la possibilità di redimersi, di migliorarsi, e che l’unico modo per sopravvivere è quello di accettare solo l’inferno come alternativa all’inferno.
    E poi voglio spendere due parole sul carcere in questione. Pochissimi sanno che quel luogo di detenzione venne edificato per alleggerire quello di Poggioreale a Napoli, sovraffollato e in mano ai gruppi camorristici in guerra fra loro della “Nuova Famiglia” e della “Nuova Camorra Organizzata”. Solo che secondo il pentito Carmine Schiavone la costruzione del carcere sia collegata alle attività della criminalità organizzata [1].
    Ma su questo carcere le sorprese sembrano non finire mai perché il 29/10/2020, cioè sei mesi dopo i fatti in discussione dei quali nessuno sapeva nulla, una delegazione dell’Associazione “Antigone – Per i diritti e le garanzie nel sistema penale” fu invitata ad una ricognizione all’interno della struttura in quanto la Procura della Repubblica stava indagando su una ipotesi di torture in danno dei detenuti. Numerosi agenti di polizia penitenziaria furono raggiunti da avvisi di garanzia che, evidentemente, non li turbò più di tanto abituati a riceverne in pari numero alle manganellate erogate. Ben 176 subirono procedimenti disciplinari nel 2019 [2]. Quindi proprio perché recidivi nei loro comportamenti criminali, “quella che abbiamo visto è una pratica codificata di violenza machista di massa che coinvolge decine e decine di poliziotti. È qualcosa che ci porta dentro l’antropologia della pena e della tortura” afferma senza mezzi termini Patrizio Gonnella de’ “Il Manifesto” [3].
  3. Il termine “mattanza” usato da un po’ tutti i commentatori per la modalità con la quale è avvenuta l’aggressione, ha fatto storcere il naso a chi, pur ammettendo il crimine, ha cercato di ridimensionare l’accaduto. Invece il vocabolo si dimostra perfettamente idoneo a descrivere la tecnica usata. Ecco la definizione del termine offerta dal vocabolario “Treccani”: ”Fase finale della pesca del tonno, durante la quale i tonni pervenuti nella tonnara e giunti nell’ultimo compartimento della rete, la cosiddetta camera della morte, vengono agganciati con arpioni e uccisi con ripetute mazzate”.

Andiamo avanti.
Dopo un anno e tre mesi dal misfatto, come abbiamo visto senza alcun approfondimento da parte dei mezzi di informazione e comunicazione, è stato solo grazie alle immagini acquisite dal quotidiano “Domani” che la verità è venuta a galla permettendo ai Carabinieri di eseguire 52 misure cautelari nei confronti di agenti di polizia giudiziaria e dirigenti carcerari. Le accuse nei loro confronti sono pesantissime. “Torture pluriaggravate”, “Maltrattamenti pluriaggravati”, “Lesioni personali pluriaggravate”, “Falso in atto pubblico aggravato”, “Calunnia”, “Favoreggiamento personale”, “Frode processuale”, “Depistaggio” [4].

E i politici cosa dicono? Non riporto le frasi della ministra Cartabia semplicemente perché chiunque al suo posto avrebbe detto quello che ha detto lei; insomma, frasi di una profondità e spessore facilmente eguagliabili da uno studente di I Liceo. Per fortuna che a riempire il vuoto mediatico ci ha pensato il nostro centravanti di sfondamento Matteo Salvini, sempre presente qualunque cosa accada in qualunque posto, che sia a Nord o a Sud della penisola non importa. Quello che conta è esserci. Così è stato, in camicia e senza felpa – forse per il caldo, oppure per dare maggiore solennità alla sua presenza? – ha fatto il suo ingresso in campo sfoderando subito una delle frasi ad effetto che più gli sta a cuore, semplicemente perché è ovvia e scontata come d’altronde è lui: «È mio dovere essere qua a ricordare che chi sbaglia paga, anche se indossa la divisa…». Un pensiero illuminante che ha spiazzato tutti noi gente comune, poco intelligenti, confusi sulla dinamica dei fatti e pertanto bisognosi di essere guidati verso una corretta ricostruzione dell’accaduto.
Infatti, come un buon padre di famiglia, ci fa sapere che: «Io ricordo che dall’inizio di quest’anno si contano circa 500 aggressioni ai danni di uomini e donne della polizia penitenziaria»[5], operando con magia un doppio salto mortale carpiato all’ingiù, perché il tutto fare Salvini si è precipitato a S.M. Capua Vetere per portare la sua vicinanza e solidarietà alle forze dell’ordine mica a chi è recluso e per di più è stato pure bastonato.
Ci mancherebbe! Ma si sa, la politica esige la ripetizione di schemi comportamentali già collaudati perché, va bene tutto, ma con gli elettori non si scherza. I voti sono voti; punto e basta.
Così per suggellare una giornata indimenticabile, scandita dagli applausi di una claque di iscritti al suo partito, si sono ritrovati tutti davanti ad una tavola imbandita per il rinfresco conclusivo.
Non solo Salvini – l’indecente “ghe pensi mi” della politica italiana, indegna parodia del grande Tino Scotti – si è dimostrato una nota stonata su quel piazzale antistante il carcere, perché qualcuno ha cercato di rubargli la scena con dichiarazioni a dir poco inquietanti.
Mi riferisco a Emilio Fattorello, segretario campano del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) il quale candidamente ammette: «La situazione tecnicamente è sfuggita di mano come a Bolzaneto [la caserma della mattanza al G8 di Genova il 21/7/2001, ndr] e in quelle immagini vedo tutta la frustrazione del personale che subisce sempre, tutti i giorni», per poi aggiungere la ciliegia sulla torta e cioè: «Operazioni del genere non si fanno a telecamere accese» [6]. Come a dire che quando si fanno certe cose, è opportuno non farsi riconoscere.
La situazione è sfuggita di mano!??? A chi? Chi aveva il comando delle guardie? O non è forse più aderente alla realtà dire quello che tutti sanno e che tutti tacciono e cioè che in carcere la Legge la fanno le guardie carcerarie? Spero che qualcuno un bel giorno ce lo spieghi o lo confessi ad un orecchio alla ministra Cartabia per evitarle di dire ancora una volta che quello che è accaduto «È un oltraggio a quella divisa che ogni donna e ogni uomo della Polizia Penitenziaria deve portare con onore».

Ora, dopo l’indignazione e la vergogna che è ricaduta come acqua bollente su di noi, non rimane ancora una volta che attendere che la Giustizia faccia il suo corso. Attendiamo; siamo abituati ad attendere da decenni la verità processuale dei tanti misfatti che hanno sfregiato questa Nazione e nell’anestetizzante attesa, vorrei concludere riportando in estratto le considerazioni sui fatti accaduti espresse dall’avvocato Giuseppe Maria Meloni rappresentante del gruppo pubblico “Piazza delle Carceri e Sicurezza del cittadino”: «Poco stupore per i fatti di S.M. Capua Vetere. Difatti, non poteva non finire così e in prospettiva, continuando in questo modo, non potrà nuovamente non finire così… Le rivolte e i pestaggi sono stati la naturalissima conseguenza di un mondo (quello carcerario) abbandonato a sé stesso e che non interessa a nessuno, tanto meno alla politica che senza entrare più di tanto nel merito della questione e senza cimentarsi in una analisi oggettiva del problema, al più si diletta in un atteggiamento da tifoso della polizia penitenziaria oppure dei detenuti» [7].
Stefano Ferrarese

Note:
1) Roberto Saviano “Corriere della Sera” – Corriere TV, 3/7/2021
2) “Antigone.it” – Casa Circondariale di S.M. Capua Vetere “Francesco Uccella”
3) Patrizio Gonnella “Quella brutalità dice che la tortura è sempre di sistema” – “Il Manifesto”
1/7/2021
4) da “POST.it” del 29/6/2021
5) Tommaso Rodano “Il Fatto Quotidiano” 2/7/2021, pag.7
6) Rassegna stampa di www.poliziapenitenziaria.it, 3/7/2021
7) Giuseppe Maria Meloni – intervista rilasciata ad “Agen Press.it” 2/7/2021

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article