Carcere: un atto di solidarietà inderogabile

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Sabato 28 novembre tre importanti organi di stampa italiani hanno pubblicato un atto di solidarietà firmato dagli scrittori Sandro Veronesi e Roberto Saviano nonché dall’accademico e politico italiano Luigi Manconi.

Un atto di solidarietà che avrebbe dovuto, ma certamente così non è stato, ricevere l’ammirato plauso dell’intero popolo italiano. Un plauso che si sarebbe dovuto estendere a Rita Bernardini, nota personalità politica italiana, alla cui iniziativa la loro solidarietà pubblica era indirizzata.

I tre personaggi pubblici hanno voluto così idealmente unirsi all’iniziativa della leader del Partito Radicale e di Nessuno Tocchi Caino, in sciopero della fame insieme a numerosi cittadini e detenuti, per sollecitare il Governo italiano ad adottare provvedimenti tesi a ridurre il sovraffollamento delle carceri del nostro paese.
Sovraffollamento che oggi, in tempi di pandemia, costringe il carcere ad essere il luogo, da sempre, più affollato d’Italia e la cella, più di prima, lo spazio più patogeno e cioè il luogo che determina o ha la capacità di provocare fenomeni morbosi: agenti, batteri, germi dell’intero sistema penitenziario.

I soli numeri, seppur parziali, dovrebbero essere sufficienti a determinare l’intervento delle autorità preposte. Pochi giorni orsono, tra i detenuti si contavano 874 positivi mentre tra il personale amministrativo e di polizia penitenziaria il numero cresceva a ben 1042.

Ciò detto, che aggiungere a quanto basta ad intelligenze compiute e coscienze mature e umane per intervenire?
Nulla, perché ciò sarebbe sufficiente oltre ogni limite.

Bastino, ma quante volte l’aria è stata intonata a pro dei finti sordi, bastino i saggi obiettivi proposti da Rita Bernardini che così sintetizzo:
Blocco dell’esecuzione delle sentenze passate in giudicato per tutta la durata dell’emergenza, a meno che la Procura valuti che “il condannato possa mettere in pericolo la vita o l’incolumità altrui”;
Liberazione anticipata speciale, passando dagli attuali 45 a 75 giorni, per quei detenuti che hanno dimostrato buona condotta e avviato un percorso orientato al reinserimento sociale;
Allargamento della platea dei beneficiari della detenzione domiciliare speciale, prevista dal decreto Ristori, a coloro che devono espiare una pena non superiore a 24 mesi.
Questo è quanto di uno “spartito” che va in musica da troppo tempo per necessitare d’altre note.
Per questo, nulla più che un passaggio scritto da Roberto Saviano: «Quando parliamo di certezza della pena, sappiamo cosa significa? Sappiamo, per esempio che significa anche e soprattutto dare garanzia a chi la pena deve scontarla?».
Aggiungo io, perché ho conosciuto il morso: “e a chi la sta scontando seppur in attesa di giudizio?”.
Guido Peparaio

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