Cardolino è un mangiabambini

Tunisia bandiera
history 9 minuti di lettura

L’avevo sentito dire e ne ho viste talmente tante di cose del genere da quando sono arrivata qui che non mi aveva neanche stupito più di tanto. Ma non ero disposta a credere alle chiacchiere.
Cardolino è un mangiabambini.
L’ho conosciuto qui in paese ed è un amico di un amico di un amico. La comunità internazionale di Tozeur non vanta un profilo particolarmente rispettabile: la maggior parte degli stranieri che ci vivono sono europei insoddisfatti della loro situazione sentimentale che vengono a cercare un po’ d’amore a pagamento nei mesi in cui a casa fa troppo freddo. Non c’è da vantarsi, ma neanche da scandalizzarsi troppo fino a quando si rimane dell’ambito dello scambio reciproco tra persone adulte. Uno offre un servizio, l’altro lo compra.

Chiaramente i rapporti di forza sono spesso gravemente sbilanciati: la moneta sonante, l’euro fiammante, può comprare parecchio di più di quanto chi si vende era inizialmente deciso ad offrire. E’ anche vero che spesso sono le famiglie stesse che spingono i rampolli tra le braccia del nemico, non direttamente ma con la pressione generata dal flusso di benessere in uscita dalle tasche dello straniero, di cui beneficia tutta la famiglia.
Così si vedono in giro per Tozeur coppie improbabili di individui: ingioiellate e biondissime 50enni mano nella mano con ragazzini che avrebbero potuto essere fidanzatini adatti alle loro figlie adolescenti. Altre volte sono attempati signori che adorano vestire di colori sgargianti e che non temono di farsi vedere al fianco dell’ultima conquista dal pettorale tonico e la chiappa scolpita come un apollo del Bernini.
E solo il ragazzetto in quel momento sa quanto preferirebbe stare a inseguire la sua Dafne…
Tuttavia, per quanto sia difficile digerire queste scene, rientrano lo stesso nell’ambito dello scambio tra persone consapevoli e consenzienti. Si potrebbe opinare che la libertà di scelta della parte “in vendita” sia piuttosto limitata: fattori d’ordine economico, culturale, sociale, rendono molto difficile rinunciare ad una tale fonte di guadagno, anche se il rispetto di se stessi e la propria dignità sono il vero prezzo da pagare.
Ma non addentriamoci in ambiti troppo scoscesi.

Il crimine vero e proprio si compie quando chi paga è un adulto, e chi paga incommensurabilmente di più è il bambino che riceve il denaro.
Per renderci conto dell’orrore che si consuma sotto gli occhi di tutti bisogna innanzi tutto sapere che una prestazione di questo tipo può costare tranquillamente tra i 2,50 e i 5 euro. Quindi anche un pensionato medio può tranquillamente comprarne più di uno al giorno. Inoltre bisogna sapere che non sempre questo delitto osceno si compie all’insaputa della famiglia, ma che a volte sono le famiglie stesse a vendere i bambini.
Ovviamente, ovviamente la maggioranza delle madri e dei padri non lo farebbero mai. A volte però se un dei figli “si perde” e gli altri ne ricavano di poter vivere agiatamente o non dover soffrire la fame, il prezzo da pagare lo fanno sembrare meno gravoso.
Chiaro che nessun genitore normale, né qui né in altra parte del mondo, considererebbe questo scambio equo ed accettabile; tuttavia parliamo di una realtà che si può verificare nel caso limite della malattia indotta da povertà, indigenza e vera miseria culturale e morale.

Oggi quindi sono stata a prendere un caffè con Cardolino. Non perché non sapessi, ma perché non volevo credere a quello che le voci del paese dicevano. Avevo bisogno di vedere da me.
Ci siamo seduti all’aperto, sotto gli occhi di tutti. L’aria era pesante, evidentemente parte della cittadinanza non era felice che fosse tornato. La regola d’oro nei piccoli centri, Tunisia o Italia che sia, è sempre la stessa: fai quello che ti pare ma fallo di nascosto. Questo non vuol dire che nessuno lo sappia, al contrario, i pettegolezzi nelle corti dei caffè sono piene di segreti di pulcinella. Ma come si raccontano tante storie non vere a cui tutti non sanno se credere, allo stesso modo si raccontano raccapriccianti storie vere ma l’ascoltatore rimane con il beneficio del dubbio. Il confine tra quello che è e quello che non è rimane flessibile e anche i mostri si sentono al sicuro.
Cardolino profumava come un sacchetto di lavanda per la biancheria, nonostante in generale non abbia l’aria di un uomo particolarmente curato. Il mio cane all’arrivo ha storto il naso, offeso dall’olezzo imperioso. Abbiamo chiacchierato per una mezz’ora parlando del più e del meno. Questa gente a casa sua ha una vita normale, ma arriva qui, dove lo status di bianco in Africa lo fa sentire al di sopra della legge per fare il “porco comodo suo”.
Tutti lo conoscono, molti dei ragazzetti che lavorano nel “turismo” lo salutavano passando. Ma lui non aveva occhi per nessuno. Forse un tempo aveva avuto modo di conoscerli meglio, perché sono 15 anni che impunemente questo individuo entra ed esce dalla Tunisia. Forse quando ancora non avevano nemmeno una accenno di pelo sul viso quando lui li frequentava. Ma ora i ventenni li disdegna.
Eravamo seduti al caffè e parlavamo del nulla mentre io mi concentravo sulla limonata e sul sorriso del mio cane per non sentire troppo il peso degli occhi di mezza città sulla mia nuca. Ad un certo punto, come quando un pensiero si infila prepotentemente nell’intreccio dei pensieri, lo vedo che inizia a balbettare senza riuscire più a trovare le sillabe che stava faticosamente mettendo in fila.
Lo sguardo indulge su uno splendido ragazzino efebico, snello e resistente come un giovane bambù. La bella carnagione dorata delle persone del sud, un sorriso di denti sfavillanti e delle lunghe ciglia arricciate che incorniciavano occhi brillanti di gioia, giovinezza e vitalità.
Il pestifero si avvicina a noi e inizia a torturare il mio cane, mentre Djerid risponde scodinzolando e cercando di saltargli addosso anche se non può perché è legato a me con il guinzaglio.
La scena rapisce completamente i pensieri di Cardolino seduto in fronte a me che ammutolisce in estasi.
Il bel mocciosetto che aveva si è no 12 anni alla vista della catena diventa coraggioso e decide di osare un calcio che mi allarma. Lo scaccio via.
Cardolino si riprende dallo stupore e commenta velenoso “fin dall’infanzia sono peggio dei cani, anzi sono proprio come cani“. Io inorridita non rispondo, perché non riesco a decidere se il suo tono malefico è più offensivo per Djerid il mio magnifico cucciolo di sciacallo, per il bel bambino, per tutta la popolazione di questo paese ospitale o per l’umanità intera (me e te che leggi compresi) costretta a far parte della stessa specie di un simile individuo.

Potremmo a questo punto aprire una discussione sull’opportunità della castrazione chimica, ma ancora una volta non voglio scendere in queste oscurità insondabili.
La conversazione si fa ancora più difficile e la mia neutralità è ormai storia. L’odore dolciastro che l’uomo emana mi sembra adesso l’odore di una carogna putrescente.
È una bella domenica mattina di fine settembre, il sole splende nel cielo blu del Paese del Gelsomini, e io mi vergogno di sedere accanto a un simile essere. Passano famiglie in festa, 4 o 5 sullo stesso motorino. I ragazzetti scorrazzano in bicicletta e lui ha occhi solo per loro. Io mi sento male.
Ma nella mia viltà non riesco a dire nulla. Non riesco ad alzarmi e a scandalizzarmi pubblicamente. Riesco solo a dirgli che è proprio ora di andare. Lui anche lascia il caffè per raggiungere il mercato che è nella stessa direzione di casa mia. Mentre camminiamo insieme io sono sempre concentrata sul cane odiando ogni sguardo perplesso che si poggia su di noi (“che ci fa la professoressa con quel porco“).
Passa un carretto carico di bambini. Saranno sei o sette, nessuno ha più di undici dodici anni. Ci tagliano la strada al trotto. Due di loro vedono Cardolino e gli fanno un grande sorriso innocente ed entusiasta. Un altro lo guarda impaurito e dà una gran botta con il gomito nelle costole dell’amico che si spertica in saluti: la mamma glielo ha detto che con quello non ci deve parlare mai. Né lui, né nessun’altro dei suoi amici. Io sono atterrita e vergognosa. Voglio solo andare a casa e togliermi dalle narici quell’odore raccapricciante di morte.
Al passare del carretto prendo 10 passi di distanza per non vedere altro. Vile, lo so, ma non ce la posso fare. E poi scappo via, trascinata dal cane che evidentemente aveva capito prima di me che era meglio stare alla larga.
Adesso credo a tutto quello che ho sentito su di lui.
Non ho visto nulla più di quello che ho scritto, ma mi fido delle mie sensazioni. Di certo non sono una “prova” della sua colpevolezza ma di sicuro quello che ho ascoltato in passato in associazione a quello che ho visto oggi è sufficiente per voler far chiarezza su questa situazione. Il prezzo sociale che si paga è carissimo.

Le chiacchere su di lui sono veramente pesanti. Sospetti che basterebbero in Italia a far partire un serrato giro d’indagini. Qui però no. Qui è meglio che ciascuno si faccia i fatti suoi. Dicono che in passato lui o il suo amico DANONE siano stati espulsi dal Paese per un anno. Forse entrambi. Periodicamente vengono costretti a cambiare appartamento, perché anche il padrone di casa più cinico non riesce ad essere complice di questi abomini. I dettagli delle loro relazioni sono raccapriccianti e vengono laidamente raccontati di bocca in bocca. Eppure non succede nulla e lui e l’altro continuano a venire impunemente anno dopo anno.
Non sono gli unici. Amici gay mi raccontano che gli si stringe il cuore quando arrivano alla porta ragazzini non ancora adolescenti a chieder loro di fare sesso per un pugno di sigarette o qualche dinaro. Loro di solito gli affibbiano un sano ceffone e li rispediscono a casa. Ma evidentemente la domanda c’è, altrimenti non esisterebbe l’offerta. Evidentemente qualche lupo apre la porta.
Infine immaginate quale sia l’immagine degli stranieri che gli abitanti hanno creato: dall’Europa vengono a prendere la dignità dei loro ragazzi perché possono pagarla bene, e prendono l’innocenza dei ragazzini pagandola quattro soldi. Tutto questo condito dagli orribili prodotti televisivi italiani che arrivano via satellite. Su questo ricco substrato si innestano le idee islamiche più rigorose, e vengono coltivate generazioni di salafiti che vedono nell’integralismo l’unica salvezza a questa corruzione. Difficile anche dargli torto.
Io non so cosa fare, nella mia impotenza e viltà. Non so se questa è un lotta contro i mulini a vento, ma non ce la faccio più a mantenere il silenzio, perché non sono connivente e non voglio più essere colpevole.
Intanto lancio questo messaggio nella bottiglia, spero che in qualche modo venga raccolto da qualcuno che ama la vita e che ha più potere e mezzi di me.

Margherita Pallottino

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article