Carlo Alfano e l’apologia della discontinuità in mostra a Napoli

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L’invisibile che si fa visibile, il tempo e lo spazio nel loro intrecciarsi. È questa la tensione ultima dell’arte di Carlo Alfano, in mostra presso lo Studio Trisorio di Napoli fino al 3 giugno con una personale dal titolo “La pienezza dell’assenza”, inaugurata il 15 aprile scorso. In esposizione, le grandi opere dell’artista napoletano realizzate nell’ultimo decennio della sua vita: tra il 1980 e il 1990.

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Carlo Alfano, La pienezza dell’assenza. Installation view courtesy Studio Trisorio

L’interesse per la filosofia e l’antropologia permea tutta la sua opera, in cui costante si rivela la necessità di interrogarsi sul significato dell’arte, della pittura, e più in generale, dell’esistenza umana. Due i temi cardine della sua riflessione: l’uomo e la temporalità. Quest’ultima, è intesa alla maniera bergsoniana di “durata”, ovvero, come tempo della coscienza, come ricerca di uno spazio ontologico che divida il sé dall’altro da sé. È lì che io parlo, in quei piccoli spazi vuoti dove scrivo il silenzio; dove il silenzio, parlando tutte le parole degli altri, nega le singole identità. Questo tema è affrontato in particolare nei cicli Eco-Narciso, Eco-Discesa e Figure.

In Eco-Narciso, l’artista isola la figura dal suo contesto mitologico e cerca di immortalare il momento esatto in cui, riflettendosi nello specchio, la figura si separa e diviene altro da sé. Narciso è condannato  al dialogo con la propria immagine, ad un eterno monologo. Eco è l’Io che si manifesta nell’altro senza mai ritrovarsi. Narciso è l’Io che non può ritrovarsi per la ragione opposta: l’impossibilità di uscire da se stesso. Soltanto nell’incertezza della nostra identità saremo in grado di superare questo dialogo. Finalità che ci riporta al celebre ciclo degli anni ’70, Frammenti di un autoritratto anonimo, in cui “anonimo” è proprio il dialogo quotidiano di ciascuno di noi con se stesso.

Carlo Alfano Eco-Discesa n.2 1981-1982 grafite acrilico su tela cm. 203x253

Carlo Alfano, Eco-Discesa n.2 1981-1982. Grafite acrilico su tela cm. 203×253

Anche in Eco-Discesa, torna il richiamo alla duplicità: il doppio non è mai inteso come unità, ma come condizione di ambiguità tra il reale e il suo “altro”. In questa dimensione perennemente oscillante, nessuna delle due parti staccate del quadro ha senso singolarmente. La tela tagliata indica la crepa interna dell’individuo, ricomposta attraverso una fitta trama di fili.
Ecco il tema della condizione umana colta nel perpetuo divagare dell’individuo nel tempo e nello spazio, alla ricerca della propria identità. Qui, chiara è l’influenza dell’esistenzialismo contemporaneo, in particolare, quello di Foucault, con il continuo richiamo al doppio, alla critica della somiglianza e alla riflessione sul discontinuo.

Carlo Alfano, Figura n.1, 1984, acrilico e grafite su tela, cm 200x220

Carlo Alfano, Figura n.1, 1984. Acrilico e grafite su tela, cm 200×220

Nel ciclo Figure s’intensifica il gioco della duplicità, quello del flusso misterioso del tempo e la riflessione sull’io che vi si muove, perduto.
Qui Alfano si fa protagonista diretto delle opere: L’opera stessa è racconto per immagini e o parole, non importa se discontinue e precarie.
In queste tele, accanto al grigio della grafite e al nero sempre dominante che dà forma visibile al concetto di profondità, appare anche il blu. Colore freddo, trattato anch’esso come negazione del colore. In questa serie, la rappresentazione viene “raffreddata”, a sottolineare lo spaesamento dell’uomo contemporaneo in uno spazio senza prospettiva, oscuro. Esso diventa il luogo di oscillazione tra l’incontro e la lontananza dell’io con l’altro da sé. È questo lo spazio della domanda in cui, paradossalmente, è irrilevante ottenere una risposta.

Carlo Alfano Figura n.9 acrilico grafite su tela

Carlo Alfano, Figura n.9, 1984. Acrilico e grafite su tela, 223×173 cm

L’attualità della riflessione artistico-filosofica di Carlo Alfano è manifesta: il fenomeno della frammentazione è una delle caratteristiche centrali della dimensione culturale ed estetica della società contemporanea, in cui vediamo l’io trasformarsi e dividersi in molteplici forme e significati, in un dialogo tra vuoti e pieni che sembra non avere fine. Gli opposti tendono all’intreccio, in un rituale ibrido che ricongiunge l’individuo con se stesso.
Quello che mi interessa è lo spazio temporale in cui qualcosa sta per accadere. Fra il chiarore del giorno e l’oscuro della notte, la mia predilezione va tutta alle luci dell’alba dove gli unici colori sono il bianco e il nero. A me interessa l’incertezza, la penombra tra le tenebre e la luce, sospeso nell’attesa di un giorno che non so quando arriverà.
Angelica Falcone

Info:
Studio Trisorio
Napoli – Riviera di Chiaia 215
+39 081414306
info@studiotrisorio.com
lun-ven 10-13.30 – 16- 19.30 /sab 10-13.30

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