Castelluccio di Norcia: Gloria e Dolore nella fioritura.

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Dolor y Gloria è il nome che la rara sensibilità di Pedro Almodovar ha assegnato alla sua ultima fortunata pellicola nelle sale in questi gironi.
Potremmo tranquillamente parafrasare Dolore e Gloria per indicare l’esperienza di chi in questi giorni decide di raggiungere Castelluccio di Norcia per assistere ad uno dei fenomeni più impattanti emotivamente che la natura ci regala: la fiorita come viene indicata dalla popolazione locale, la fioritura delle lenticchie come invece, seppur impropriamente, è nota per tutti.

Siamo andati ugualmente, sebbene consapevoli che la stagione sia in ritardo rispetto al consueto, solita imprevedibilità dei cambiamenti climatici. Tuttavia, malgrado il fenomeno sia solo all’inizio e necessiti ancora almeno di un paio di settimane per raggiungere l’apice, risulta ugualmente meritevole di essere vissuto.

Raccontandolo vogliamo anche nutrire l’idea che magari indurremo qualcuno a portare testimonianza a chi in questo periodo ne ha davvero bisogno con la certezza di ricevere in cambio garanzia di emozioni che possono solo far bene in un momento in cui gli animi appaiono sempre più inariditi.

Per chi raggiunge Castelluccio di Norcia dall’Adriatica, come noi, è il Dolore a colpire per primo e comunque non abbandonerà più completamente il visitatore. Lo si coglie già dall’attraversamento di Acquasanta Terme, è qui che colpiscono le prima avvisaglie degli effetti del sisma. Qualche chilometro più avanti però, appena dopo aver attraversato Quintodecimo e Favalanciata, nell’avvicinarsi al territorio di Arquata del Tronto si ha contezza di cosa ha lasciato il terremoto e con cosa gli abitanti di questi luoghi devono confrontarsi. Quel che si immaginava però non è sufficiente. La distruzione di Pescara del Tronto, Capodacqua, Spelonga, Pretare, è l’azzeramento della vita di chi eroicamente viveva in un posto così particolare, in una gola della montagna tra i castagneti. La strada sale tra le rovine, i viadotti che avrebbero facilitato il viaggio sono per lo più impraticabili, per fortuna le gallerie che immettono nella valle successiva sono fruibili.

Pescara del Tronto, 26 giugno 2019. Foto Di Loreto

Quando si guadagna il valico però, malgrado quanto visto non abbandonerà certamente il cuore del visitatore, la vista si apre su un anfiteatro enorme di monti e vallata, Piana Grande, che raccoglie tutte le sfumature del verde e con esso la speranza che torna a prendere nell’animo le sembianze della Gloria. Il sole e le nuvole poi lasciano che il visitatore risulti ipnotizzato. Disegnano tonalità diverse in continuo dinamismo, con le forme dei terreni nella valle sottostante che prendono geometrie in divenire per i chiaro scuro delle nuvole . Mutano anche le tonalità di colore della fioritura che inizia a manifestarsi sul verde di sottofondo. Ecco perché non è necessario andare quando la Fiorita è al massimo, lo spettacolo è dinamico ed infatti, come in molti, tra i presenti, ci si ritrova dopo qualche inevitabile scatto, seduti ai bordi di uno degli slarghi ai lati della strada che scende verso la valle, ad ammirare lo spettacolo.

Vi è anche un sottofondo musicale che non viene colto se non vi si ferma assorti ad ascoltare. Il tittirì tittirì ritmico della femmina di quaglia in richiamo contrapposto al gracidare sordo dei maschi, ed il molto più gradevole canto melodioso della calandra e di altre allodole dal loro fischiettare che rapisce e muta anch’esso in diverse esecuzioni.

Grande piana a Castelluccio di Norcia, giugno 2019. Foto Di Loreto

Siccome la vista come dicevamo è mutevole, sembra quasi di essere al cinema …e riempirsi delle sensazioni di Gloria che si è restii ad abbandonare. Sarà così, una scena sempre diversa per qualche decina di giorni, prima che il ciclo della natura faccia il suo corso. Arrivano in una sequenza proposta dal regista natura, non certamente solo i fiori della lenticchia per i quali il fenomeno è noto per il loro bianco violaceo, ma anche tutti gli altri, soprattutto delle specie infestanti che hanno la loro utilità nell’equilibrio naturale. Vi troveremo i gialli della senape selvatica, i viola ed i celeste del fiordaliso, e poi i fiori della Legousia speculum con i loro blu, le numerose camomilla, Anthemis arvensis, con i loro bianchi molto evidenti ed i numerosissimi rossi papaveri. Un cromatismo dinamico ad intensità variabile, mediato dalle condizioni meteo, dalle condizioni di luce e mai uguale. Le tonalità dei colori diversi a seconda della maturazione dei fiori, la loro danza causata dalle brezze sugli steli piegati, da un lato e da quello opposto, ritmicamente ed in costante movimento. Ne cerchiamo adesso di dare una percezione per noi difficile da narrare, ma che cattura e rapisce. Una tavolozza cromatica sempre diversa dalla quale attinge il pennello della natura e ne offre le manifestazioni a chi ne voglia fruire.

Con la Gloria di queste manifestazioni tutt’intorno raggiungiamo Castelluccio, o quel che resta, presenze turistiche per fortuna numerose malgrado la stagione sia solo agli inizi, distruzione e tanto altro nella città di San Benedetto raggiunta appena dopo. Una difficoltà a ripartire difficile dal concretizzarsi malgrado una operosità diversa, una mancata volontà di piangersi addosso rispetto all’altro versante del sisma. La si nota in tante maniche rimboccate a darsi da fare malgrado però anche qui la protesta degli indigeni ed il richiamo al ricostruire velocemente sia percettibile ovunque, finanche dagli striscioni ancora esposti nella piazza resa famosa dalle riprese del sisma del 30 ottobre 2016 in questa Italia Centrale così martirizzata come pure nel ricordo esibito delle foto delle vittime. Ecco una visita la si deve anche per questo, per degustare i loro immancabili ed arcinoti prodotti della loro norcineria, del miele e degli altri prodotti della terra come le lenticchie. Eppoi siamo in terra del nero pregiato di Norcia per il quale una fettuccina ben condita è irrinunciabile per il visitatore.

Castelluccio di Norcia, Piana Grande. Foto Luciano e Guido Paradisi https://www.tripsinitaly.it/

Insomma alla fine della giornata resta la convinzione che quanto tolto con una mano della natura in modo così tragico e violento, viene restituito in bellezza, centellinata ma in modo costante, con l’altra. Non resta che la si vada a coltivare, numerosi, come il capitale umano più sensibile, quello senza valore misurabile, perché immenso, ha l’obbligo e la convenienza di cogliere.

Emidio Maria Di Loreto

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