Fatti ed eventi del giorno con un breve commento

  • Etiopia. Guerra nel Tigray: Addis Abeba si avvicina alla capitale

    Della guerra nella regione del Tigray non è facile avere notizie verificate. Dal 4 novembre quando è iniziata l’offensiva del governo centrale le vittime rischiano di essere migliaia, come decine di migliaia sarebbero i rifugiati soprattutto nel Sudan. Il tentativo di mediazione dell’Unione africana è stato rimandato al mittente dal governo dell’Etiopia. Il Primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed ha inviato una lettera alla popolazione di Makaellè, la capitale della regione, con la quale si chiede la resa entro il prossimo 25 novembre. Il leader del Fronte di Liberazione del Tigré, Debretsion Gebremichael ha negato che la città sia sotto assedio. Oltre ai drammi delle persone ci sono da considerare anche i danni al patrimonio artistico nel Tigray come l’aeroporto nell’antica città di Axum, una popolare attrazione turistica e patrimonio mondiale dell’UNESCO come afferma il Governo e riferisce Reuters. Resta anche alto il rischio di un all’estensione del conflitto all’Eritrea accusata di appoggiare le truppe di Addis Abeba.

  • In Francia avanza la Sicurezza globale. Il diritto di informazione colpito

    Lo scorso venerdì, la legge “Sicurezza globale” è stata approvata con molte polemiche e duri contrasti, dentro e fuori, l’Assemblea generale.  Una legge voluta dal ministro degli Interni, Gérald Darmanin che introduce un nuovo reato nella legge sulla libertà di stampa del 1881. “Sicurezza globale” introdurrà, dopo l’ultima votazione del 24 novembre, un ampliamento del controllo e una difesa oltre il ragionevole delie forze dell’ordine. Forti le proteste soprattutto dalle associazioni per le libertà civili e dai sindacati dei giornalisti. Sono diversi gli articoli controversi, ma al momento quello più contestato è il numero 24. Prevede la pena di un anno di reclusione e una multa di 45.000 euro in caso di diffusione di immagini di un agente di polizia o di un soldato “all’evidente scopo di nuocere alla sua integrità fisica o psicologica“. Quindi potranno fare ciò che vogliono senza controllo  e un enorme paletto alla libertà di informazione. Ma è l’intero impianto della legge sembra essere di stampo totalitario dalla videosorveglianza in molti luoghi all’uso di droni al rafforzamento delle prerogative della polizia municipale.

  • Polonia e Ungheria: è ancora no sul legame fondi europei e stato di diritto

    La cancelliera Angela Merkel nel ruolo di presidente di turno avrà il suo bel da fare nel convincere Polonia e Ungheria a sottoscrivere l’accordo. Il veto dei due paesi sui fondi europei blocca l’insieme delle misure economiche necessarie a fronteggiare una crisi economica che dopo questa seconda ondata rischia di essere catastrofica. La strada della negoziazione è accidentata anche perché, per bocca del presidente del Consiglio Charles Michel, l’UE vuole il rispetto dello stato di diritto per poter erogare i fondi europei. Orban e Morawiecki sono fermi e c’è anche il premier sloveno Janez Jansa che ha appoggiato le loro richieste. Sull’economia europea incombe anche il debito ma la proposta di Davide Sassoli per la sua cancellazione è stata respinta al mittente. La Presidente della Bce Christine Lagarde ha chiarito che non è possibile azzerare i debiti contratti con la BCE perché viola l’articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell’Ue.

  • È guerra tra Marocco e Fronte del Polisario?

    È di nuovo guerra tra il Marocco e il Fronte Polisario nel Sahara Occidentale? Questo si stanno chiedendo in tanti da giorni. La scintilla che ha rifatto esplodere le tensioni è l’apertura di nuovi consolati africani per un’area che il Marocco considera sue province. Queste aperture proseguono dal 2019. Successivamente a El Guerguarate, in una zona che separa il Marocco e la Mauritania, venerdì scorso un’operazione militare violando gli accordi sul cessate il fuoco (1991) provocava una risposta dell’Esercito di Liberazione popolare saharawi (Elps). Secondo il Marocco l’intervento militare sarebbe stato in risposta ad un attacco delle milizie del Polisario ad un posto di blocco. Per ora non ci sarebbero vittime e la situazione sul campo sembra stabile. Però il presidente della Repubblica araba saharawi democratica (Rasd) e segretario generale del Fronte Polisario, Brahim Ghali ha dichiarato l’allerta e lo stato di guerra. La crisi si potrebbe aggravare per i rapporti tesi tra Marocco e Algeria che oltre al Sahara Occidentale hanno un contenzioso aperto fin dall’indipendenza dei due Paesi dalle colonie.

  • Un fermo monito di Mattarella alle istituzioni e ai concittadini

    Scontro istituzionale e responsabilità individuali al centro del duro discorso all’Assemblea dell’Anci del Presidente Mattarella. Forse varrebbe la pena ripartire dalle parole di Antonio Decaro, sindaco di Bari, che all’Assemblea ha chiesto «scusa ai cittadini a nome di tutta la classe dirigente italiana. Perché non ci siamo mostrati adeguati a fronteggiare questa maledetta pandemia». Quanti avrebbero detto la stessa cosa,  dal governo all’ultimo dei sindaci italiani? Gli amministratori regionali stanno chiedendo con forza il cambio dei criteri che indicano il colore della loro Regione ricevendo per ora un no da Roma. Assistiamo al caos in Calabria a proposito del quale Gino Strada ha detto che “la situazione è già difficile senza che diventi anche grottesca“. Il fermo e duro discorso del Presidente ricorda che «la libertà rischia di indebolirsi quando si abbassa il grado di coesione. È questa la prima responsabilità delle istituzioni democratiche, a tutti i livelli». Ma si è rivolto anche ai cittadini «affinché ci si renda conto, tutti, della gravità del pericolo del contagio che sta investendo l’intera umanità».  

  • Polonia e Ungheria possono bloccare Bilancio europeo e Recovery Fund

    Il 5 novembre Parlamento e Consiglio europei raggiungevano un accordo per vincolare i fondi comunitari allo Stato di Diritto. Ora Polonia e Ungheria intendono esercitare il diritto di veto sull’accordo, preso a maggioranza qualificata, bloccando il Bilancio UE 2021-2027 e il Recovery fund da 750 miliardi di euro necessario a sollevarsi dalla pandemia. Gli ambasciatori dei due paesi, in una riunione nell’ambito del Consiglio europeo, si sono opposti alla condizionalità sullo stato di diritto. La clausola impedisce l’accesso ai fondi europei per quei membri dell’Unione che non rispettano i diritti fondamentali, l’indipendenza della magistratura e dell’informazione. In attesa di trovare una mediazione tra i due paesi e il resto dell’Europa, il governo ungherese tramite il suo portavoce ha parlato di un atteggiamento “basato su dei preconcetti che impediscono un dialogo sincero sui criteri che definiscono la giusta applicazione dello Stato di diritto“. La presidenza di turno tedesca dovrà far pesare tutta la sua forza per evitare lo stallo che potrebbe costare caro agli europei.

  • Etiopia: la guerra civile nel Tigray si allarga all’Eritrea?

    In Etiopia Si aggrava il conflitto nella regione del Tigray. Il rischio concreto è di un allargamento all’Eritrea. Secondo quanto riportato dalla Reuters, l’aeroporto di Asmara, capitale dell’Eritrea, è stato colpito ieri da razzi lanciati dalle forze ribelli della regione del Tigray. Il loro leader Il leader, Debretsion avrebbe detto che i suoi si confrontano con 16 divisioni dell’esercito eritreo. Dall’Eritrea smentiscono un loro coinvolgimento anche se Asmara resta ostile alla leadership ribelle del Tigray. Il Fronte per la Liberazione del Tigrè accusa l’Eritrea di fornire aiuti militari all’offensiva ma Addis Abeba smentisce. Nonostante la frammentarietà e le limitate notizie che arrivano dall’area oramai isolata, è chiaro che il fronte della guerra civile è sempre più esteso vista l’offensiva militare a cui ha dato seguito il primo ministro Abiy Ahmed. L’Alta Commissaria per i Diritti Umani, Michelle Bachelet ha già detto che potrebbero esserci stati crimini di guerra.

  • Trump sfila tra i manifestanti che gridano ai brogli

    Migliaia di manifestanti a sostegno del presidente Trump hanno protestato a Washington per sostenere la tesi dei brogli. Quello che di fatto continua a sostenere il presidente uscente. Un corteo di macchine blindate, tra cui quella di Trump, ha percorso Pennsylvania Avenue e, dal finestrino chiuso, si è concesso salutando i suoi sostenitori lungo la strada. Il Presidente era diretto al campo per una partita a golf. A parte un oscuro riferimento durante la sua conferenza stampa, Trump non ha ancora riconosciuto la sconfitta nonostante il divario nel conteggio dei voti. Nonostante le continue smentite sui brogli di cui parla. Ancor più grave nei fatti è l’opposizione della sua amministrazione al passaggio di consegne e all’avvio della transizione. Gli Stati Uniti continuano così a non agire efficacemente né all’estero né all’interno dove la pandemia continua a spargere dolore e morte.

  • Himalaya: prove di distensione tra Cina e India

    Qualcosa si muove, tra India e Cina, nella contesa militare sull’Himalaya. Reuters riporta di un tentativo in corso per stabilizzare la situazione in un’area densa di tensione. Ci sono stati almeno una ventina di morti dopo gli scontri tra i militari dei due eserciti sull’Himalaya. Da allora le due potenze atomiche hanno dispiegato decine di migliaia di soldati alla frontiera tra la regione indiana del Ladakh e l’altopiano tibetano controllato dalla Cina. In queste condizioni è facile che la situazione possa sfuggire di mano. Il tentativo diplomatico porterebbe alla formulazione di un piano per «la creazione di zone di non pattugliamento, il ritiro di carri armati e dell’artiglieria e l’utilizzo di droni per verificare il ritiro». Non ci sono però commenti ufficiali. Per molti punti degli oltre tremila chilometri di confine tra Cina e India ci sono dispute che vanno avanti da tempo e che contestano le linee tracciate nell’Ottocento dagli inglesi a cominciare dalla valle di Galwan.

  • Libia: accordo per le elezioni entro 18 mesi

    Il Forum di Dialogo politico sulla Libia, organizzato dall’ONU a Tunisi, fa muovere un altro piccolo passo in direzione della stabilizzazione del paese. I 75 rappresentanti delle diverse comunità presenti in Libia sono arrivati ad un accordo preliminare per l’organizzazione delle elezioni politiche entro 18 mesi. A certificarlo sono anche le parole dell’inviata speciale dell’ONU per la Libia, Stephanie Williams. A Sirte, in Libia, gli eserciti contrapposti stanno discutendo di ritiro delle truppe e altre questioni militari per attuare completamente i termini dell’accordo sul cessate il fuoco. Le truppe restano schierate: dall’esercito di Tripoli-Misurata con dietro la Turchia alle milizie di Haftar con dietro Emirati arabi, Russia e Egitto. Il clima resta imputridito come dimostra l’uccisione, a Bengasi, dell’avvocatessa Hanale al-Barassi, conosciuta per la sua lotta alla corruzione e per il suo ruolo nella difesa dei diritti delle donne.

  • Perù: Merino nuovo presidente dopo destituzione di Vizcarra

    Con un breve cerimonia, l’esponente del centro-destra e Capo del Congresso, Manuel Merino ha accettato l’incarico di Presidente del Perù. Il Congresso aveva rimosso, con 105 voti su 130, per “incapacità morale” l’ex-presidente  Martín Vizcarra. Un processo costituzionale l’ha accusato di corruzione per tangenti ricevute durante il suo mandato nel governatorato di Moquegua. Vizcarra contesta le accuse perché frutto di testimonianze la cui veridicità non è stata convalidata dalla giustizia. L’ex candidata di sinistra alla presidenza, Verónika Mendoza, ha definito la destituzione “vergognosa e oltraggiosa“. Molti i dubbi tra i peruviani. Manifestazioni di protesta si registrano in molte città, Lima in testa. Per gli scontri con la polizia ci sono decine feriti e decine di arresti. È il sesto presidente, dall’inizio del millennio, destituito in Perù. Il voto per le presidenziali è stato confermato da Merino per l’11 aprile 2021. Il Perù sta affrontando una grave crisi economica (-12,5% del Pil nel 2020) e una crisi sanitaria per il coronavirus che l’ha colpito duramente.

  • Nagorno-Karabakh: cessate il fuoco sotto l’egida della Russia

    Armenia e Azerbaigian hanno firmato un accordo per un cessate il fuoco totale in Nagorno-Karabakh. L’annuncio è stato dato dal presidente russo Vladimir Putin artefice della mediazione. Evidentemente l’alleato militare di Baku, la Turchia è stata coinvolta e tramite il suo ministro degli Esteri si è congratulata per le conquiste. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan che ha apposto la firma sull’accordo insieme al presidente azero lham Aliyev, lo ha definito «incredibilmente doloroso per me e per il nostro popolo». Centinaia di manifestanti contrari hanno protestato arrivando a colpire al sede del Governo armento a Everan. Secondo Le Monde, la Russia sta dispiegando quasi 2.000 peacekeeper per garantire il rispetto del testo, che include la garanzia che l’Azerbaigian riprenda il controllo di diversi distretti. L’accordo di fatto è una fotografia dei successi militari degli azeri. Arriva dopo che i funzionari di etnia armena del Nagorno-Karabakh dichiaravano persa la seconda città più importante della regione. Le dichiarazioni di Aliyev sono quelle di un vincitore: «Abbiamo costretto a firmare il documento, equivale a una capitolazione».

  • Etiopia: da giorni violenti combattimenti in Tigray

    Da mercoledì si rischia una guerra civile in Etiopia. Nella regione del Tigray sono in corso combattimenti anche con armi pesanti e l’aviazione. Il governo federale di Abiy ha iniziato da giorni un’offensiva contro il Fronte di Liberazione popolare di Tigray (TPLF) che governa la regione, nel nord dell’Etiopia. Secondo Abiy, il governo locale, che ha smentito l’accaduto, aveva attaccato una base dell’esercito per saccheggiarla. Data la difficoltà delle comunicazioni non ci sono informazioni precise anche se The Guardian riporta di alcuni morti e decine di feriti. Sebbene le ragioni siano più profonde, il detonatore del conflitto è stata la decisione del governo del Tigray di andare alle elezioni locali, nonostante il governo federale le avesse rinviate su tutto in territorio. Il Fronte di Liberazione popolare di Tigray (TPLF), fino al 2018, è stato parte integrante del governo dell’Etiopia, ma il rapporto con il primo ministro Abiy  era saltato.

  • Stato vs Regioni: è conflitto aperto e pericoloso per la salute

    Il tragico spettacolo del conflitto tra Stato e Regioni ed in generale con tutti gli Enti locali è inaccettabilmente pericoloso. Il Governo giallo-rosso ha commesso errori, come tutta l’Europa e non è un’attenuante, nella gestione della pandemia tra l’estate e l’inizio dell’autunno. Ma non si può pensare che la salute pubblica venga messa a repentaglio da un conflitto istituzionale. Governatori che prima chiedono misure drastiche e poi si lamentano della collocazione della loro Regione in questa o quella zona. La magistratura indaga sui trasferimenti delle informazioni da parte di Regioni. Il Commissario per la sanità in Calabria, Saverio Cotticelli, costretto alle dimissioni. Non si può pensare che la salute dei cittadini venga trattata in maniera diversa a seconda di dove si vive e a seconda delle condizioni economiche. Bisognerà cambiare la riforma dei Titolo V della Costituzione, varata per esigenze politiche, dal governo Amato intento a non farsi scavalcare troppo dal federalismo della Lega di Umberto Bossi.

  • Biden e Harris vincono. Trump contesta il voto delle elezioni USA

    Tutti i grandi media americani ha assegnato la vittoria a Joe Biden. È successo dopo che il candidato democratico si era aggiudicata la Pennsylvania con i suoi 20 Grandi elettori. Biden è arrivato a 279 elettori contro i 270 necessari per la sua elezione. Una vittoria anche della senatrice della California Kamala Harris e delle donne che in tante si sono opposte a Trump e la sua cultura. Una donna figlia di immigrati indiani e giamaicani che è una speranza per gli immigrati e le minoranze ripudiate e maltrattate dal presidente. Ma trascorreranno ancora giorni di incertezza e di confusione se Trump terrà fede a quanto dichiarato. “Sappiamo tutti perché Joe Biden si sta affrettando a fingersi falsamente vincitore, e perché i suoi alleati dei media stanno cercando così fortemente di aiutarlo: non vogliono che la verità sia rivelata“. Ricorrerà ai tribunali come detto da mesi.

  • Decreto ristori-bis: nuove risorse e trasparenza dei dati epidemiologici

    Nella notte il Consiglio dei ministri ha licenziato il Decreto ristori-bis. Un provvedimento destinato anche a dare maggiori risorse a quelle attività che, a causa dei recenti provvedimenti di chiusura, sono state penalizzate. Di fatto si aggiungono altre 19 categorie economiche a quelle già previste dal primo Decreto ristori. Diverse categorie avevano lamentato l’esclusione. Infatti ci saranno al 100% i bus turistici, le lavanderie industriali, i fotoreporter, i gestori di corsi di danza, i trasporti lagunari. Al 200% di contributi potranno arrivare musei, biblioteche, anche orti botanici. Considerevole aumento del contributo rispetto all’estate per quelle categorie che stanno chiudendo in quanto operanti nelle zone rosse. Istituito un fondo che gestirà gli aumenti delle erogazioni in caso di variazioni tra zone gialle, arancioni e rosse. Il Decreto ristori-bis rende più stringenti gli obblighi di pubblicità e trasparenza per il monitoraggio e l’elaborazione dei dati epidemiologici, parametri necessari alla classificazione delle “aree del paese destinatarie delle varie misure di contenimento“.

  • Elezioni USA: Biden avanza e Trump contesta il voto

    Lo stillicidio di un conteggio dei voti infinito prosegue. Mentre Biden avanza e sorpassa Trump in Pennsylvania e Georgia, conduce in Nevada e Arizona. La strada verso la Casa Bianca sembra spianata. Non è proprio così. In Georgia, pur respingendo le accuse di brogli, il nuovo conteggio si farà a causa della distanza minima tra i candidati. La strada non è spianata perché Trump ha deciso di usare le armi delle vie legali, eventualmente fino alla Corte Suprema. Era il 24 agosto quando Trump dichiarava: «l’unico modo che hanno per batterci è un’elezione truccata». È possibile che l’incertezza rimanga per giorni ancora fino allo scadere dei termini previsti per decidere il vincitore. Si potrebbe verificare la stessa situazione della Florida nel 2000. Allora nonostante i tribunali non avessero conteggiato i voti nuovamente venne votato dal legislatore repubblicano una lista di elettori che sostenevano George W. Bush.

  • Europa: lo Stato di Diritto vincolante per i Fondi comunitari

    Il 5 novembre Parlamento e Consiglio europei hanno raggiunto l’accordo per un meccanismo che vincola i fondi comunitari allo Stato di Diritto. Adesso si aspetta la ratifica da parte del Parlamento e dagli Stati membri. Secondo l’Articolo 2 del Trattato sull’Unione europea, lo stato di diritto è uno dei valori fondanti dell’UE. I governi dovrebbero essere vincolati dalla legge, non dovrebbero prendere decisioni arbitrarie e i loro cittadini dovrebbero essere in grado di contestarne l’operato in un tribunale indipendente. Polonia e Ungheria sono a tempo sotto pressione per i loro attacchi allo Stato di Diritto. La Commissione Europea identifica la violazione e la segnala allo Stato Membro. Entro tre/cinque mesi di confronto la questione dovrà essere risolta. In caso contrario la Commissione può proporre al Consiglio europeo misure punitive inclusa la sospensione di fondi del bilancio comunitario. Incluso il Next Generation EU. La novità è che non è previsto il voto di veto.

  • Elezioni USA: Trump un fiume in piena in conferenza stampa

    Dopo due giorni dalla chiusura delle elezioni USA, Trump torna a parlare. Le sue non sono parole da capo di Stato, ma da capo partito o meglio da capo popolo. Dopo aver esordito che, con i voti legali, lui è il vincitore, ha parlato di brogli, di frodi, di corruzione, di voti in ritardo. A più volte messo in dubbio, come aveva preannunciato già in campagna elettorale, la legittimità del voto, in particolare quello postale. Ha spesso fatto riferimento all’impossibilità dei suoi osservatori di accedere al controllo. Ma mai ha evidenziato una prova. Forse qualcuno gli deve ricordare che molte delle sue accuse sono rivolte ad un sistema elettorale legalmente farraginoso, complesso. Diverso da Stato a Stato nella preparazione, nello spoglio, nei meccanismi di verifica. Trump ha però ragione quando dice che l’onda blu democratica non c’è stata e che i suoi elettori sono tanti. E questo, aggiungiamo noi, lascerà in vita per molto tempo il trumpismo anche con Biden presidente.

  • Elezioni USA: vittoria vicina per Biden ma Trump non si mette da parte

    Biden è prossimo alla vittoria. Trump si oppone. Servono pochi Grandi Elettori e a questo momento la conta dei voti riguarda Nevada, Georgia, North Carolina e Pennsylvania. Trump ne ha già dette di ogni genere, con richieste di blocco di conteggio, di ri-conteggio, di ricorso alla Corte Suprema. E si aggiungono accuse di frode. È evidente che intende resistere. Non lascerà la Casa Bianca facilmente. Inoltre fino al 20 gennaio resterà in carica e userà l’immenso potere di cui dispone anche per spingere i repubblicani al muro contro muro. Un potere supportato dai 68 milioni di voti, cinque milioni in più rispetto al 2016. In questa elezione Trump ha avuto più voti dagli afroamericani e dagli ispanici che nel 2016. Una capacità di comunicare fuori dal comune. La cultura sovranista, razzista, e per un’economia sfrenatamente liberista è diffusa e lui ne è il leader. E lo sarà per anni.

  • Un omaggio a Gigi Proietti (ci mancherai tanto!)

    Giggetto pure tu te ne sei annato in questa annata fracica e stordita, gigante sulla scena e nella vita, immenso attore e uomo tanto amato. Pare che c’hai voluto pijà ‘n giro: restàcce secco tra un “Auguri!” e un “Requiem”, ottanta tondi e subbito le esequie, incerti tra ‘na lacrima e ‘n sospiro. è questo, sai, che sento oggi ner core: t’immaggino a scherzare co li morti (t’abbasta ‘na risata e so’ risorti): insieme a te je torna il buonumore!

  • Elezioni USA: ancora senza Presidente e inizia il caos delle sfide legali

    Di queste elezioni negli USA ci sono solo alcune certezze. Non quella determinante: il nuovo Presidente. Le certezze: affluenza record, i sondaggi hanno sbagliato e gli americani sono più vicini a Trump di quanto credano media e democratici. A più di 24ore di distanza dalla chiusura dei primi seggi, Biden è in vantaggio. Ma non è un vantaggio che gli assicuri la Casa Bianca. Come da prassi tutta americana sono i media e per la precisione la Associated Press a dire che in Wisconsin, uno stato chiave, Biden ha vinto con un margine dello 0,6%. Trump ha avviato le sfide legali chiedendo ai suoi legali ricorrere per bloccare lo spoglio e chiedere il nuovo conteggio. Del resto la legge del Wisconsin lo autorizza in caso di un margine tra i candidati inferiore all’1%. Poche ore prima, nel suo delirio di onnipotenza Trump si era dichiarato vincitore anche in Stati che non erano ancora stati assegnati e aveva detto di ricorrere alla Corte suprema per voti fraudolenti.

  • Legge contro omofobia, identità di genere e disabilità: un passaggio di civiltà

    Dopo decenni di ritardo l’Italia ha una la legge contro l’omofobia. I voti favorevoli alla Camera sono stati 265, 193 i contrari e 1 astenuto. La proposta di legge approvata è: Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere e alla disabilità. L’omofobia diventa reato penale per cui è prevista la reclusione fino ad un anno e sei mesi o una multa fino a 6.000 euro. Si modificano gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale aggiungendo alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi quelle fondate “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere e sulla disabilità“. La legge approvata è anche altro: istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia (17 maggio) con iniziative in tutte le scuole. E poi sono previste le indagini statistiche sulla discriminazione di genere e lo stanziamento di 4 milioni al Fondo per le politiche sui diritti e le pari opportunità. La parola al Senato, mentre la destra protesta.

  • Elezioni USA: il paese ancora spaccato e senza Presidente

    Per le elezioni USA non c’è un ente certificatore sui risultati. Sono i media a dire chi ha vinto. Nelle elezioni USA non ci sono regole per votare e modalità di conteggio comuni negli Stati. L’America non ha ancora il Presidente, mancano la conta di molti voti espressi per posta. Occorrerà qualche giorno e forse si saprà chi è il nuovo Presidente. La rimonta di Trump è andata al di la delle attese e delle previsioni dei sondaggi come nel Midwest e tra i latinos della Florida. È ancora in corsa in Virginia e ha chance di rimanere alla Casa Bianca. La conta dei seggi alla Camera e al Senato mostrano un paese diviso. Un paese dove la destra è dentro le viscere con Marjorie Taylor Greene, simpatizzante ai cospirazionisti di QAnon, ottiene un seggio in Georgia. Trump ha iniziato il suo attacco: prima dichiarando le elezioni “una frode nei confronti degli americani” e poi che intendeva ricorrere alla Corte Suprema per fermare il conteggio dei voti.