Fatti ed eventi del giorno – ultime notizie

  • L’industria automobilistica e il Green Deal

    Luca de Meo, Presidente dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA) e Amministratore Delegato del Gruppo Renault, ha scritto una lettera aperta ai vertici delle istituzioni europee. La Commissione europea dovrà presentare a breve le proposte per aggiornare il Green Deal e l’ACEA è preoccupata degli eventuali impatti negativi sull’industria automobilistica. Ma quelli sulla salute, sull’ambiente e sul futuro del Pianeta?  I costruttori sono preoccupati perché i tempi verso la decarbonizzazione sarebbero troppo stretti, le regole a cui adeguarsi sarebbero costose per l’industria e perché alle condizioni attuali i costruttori europei perderebbero di competitività con statunitensi e cinesi. Una domanda: ma multinazionali miliardarie e manager strapagati oltre l’immaginario dov’erano in questi decenni quando gli scienziati scrivevano e provavano che stavamo andando verso il disastro ambientale? Sarà un caso ma è appena stato pubblicato il rapporto annuale di Legambiente «Mal’Aria di città 2023: cambio di passo cercasi» e 72 su 95 capoluoghi di provincia italiani superano i livelli di inquinamento fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Inquinamento di cui è anche responsabile il traffico veicolare.

  • Regno Unito: il Governo e la vendita di armi all’Arabia Saudita

    La Campagna contro il commercio di armi (CAAT) ha portato il governo del Regno Unito davanti all’Alta Corte per un’azione legale intentata per la vendita di armi all’Arabia Saudita nella guerra, tuttora in corso, nello Yemen.  Lì la guerra civile è esplosa nel 2014, quando il movimento Houthi ha conquistato la capitale, Sanaa, e il governo ufficiale si è rifugiato in Arabia Saudita. Quest’ultima, insieme ad altri alleati, combatte contro gli Houthi sostenuti dall’Iran. Le stime dell’ONU parlano di oltre 300.000 morti a causa della guerra e della crisi umanitaria che colpisce lo Yemen. Secondo CAAT il valore delle vendite di armi potrebbe superare i 28 miliardi di dollari, tenendo conto delle vendite con le licenze concesse. L’accusa contro il governo del Regno Unito è quella della violazione del diritto internazionale umanitario.

  • La politica estera di Giorgia Meloni

    La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo la visita in Algeria, si è fermata in Libia. L’Italia, considerando anche altri paesi (Egitto e Tunisia), dovrebbe accrescere la sua influenza nel Mediterraneo. Sembra però che la politica estera la faccia l’ENI: ottenere maggiori quantità di energia, gas in particolare. La presidente del Consiglio, nella conferenza stampa assieme al premier del governo di unità nazionale della Libia, Abdulhamid Dabaiba, ha dichiarato che l’Italia lavora per diventare un «hub di approvvigionamento energetico». L’Eni investirà 8 miliardi di euro, l’ultima volta il volume degli affari promessi da Gheddafi ammontava ad oltre 50 affari. La Libia (chi dei vari attori sul campo?) si impegna, per quanto potrà e vorrà farlo, a bloccare i flussi migratori. Ma sappiamo bene dove e in quali condizioni disumane vengono incarcerati i migranti. In piena continuità con la linea del passato, Giorgia Meloni ha anche accennato di voler «potenziare» la guardia costiera libica. La politica estera è altro: dialogare seriamente con le nazioni che seguono altri interessi in Libia, pacificare il paese, promuovere elezioni credibili, consolidare le istituzioni anche attraverso il rispetto dei diritti umani.

  • Iran: storie di ordinario terrore

    In Iran, il regime degli ayatollah continua a tenere alta soglia del terrore. Secondo l’organizzazione Iran Human Rights (IHR) le esecuzioni continuano ininterrotte dall’inizio dell’anno: quattro per reati legati alle manifestazioni contro il regime, iniziate a settembre dopo l’uccisione della giovane Mahsa Amini, e altre trentasette connesse a reati di droga. Finora sono già diciassette le condanne a morte per persone coinvolte in presunte violenze durante le rivolte. Le autorità iraniane hanno anche emesso una condanna a morte per una donna incinta, Shahla Abdi, accusata di aver incendiato un’immagine del fondatore della Repubblica islamica dell’Iran, Khomeini. Sempre secondo IHR sarebbero almeno 107 le persone  a rischio di esecuzione arrestate durante le manifestazioni. E questo senza contare le centinaia di morti per la repressione durante le manifestazioni stesse. Secondo il sito Middle East Eye, la recente nomina a nuovo capo della polizia iraniana del generale Ahmad Reza Radan  – famoso per la sua durezza durante le proteste del 2009 – suggerisce che la brutale repressione delle autorità è destinata a continuare.

  • Giustizia e pace dimenticate

    Venerdì 27 gennaio in un attacco con armi da fuoco nei pressi di una sinagoga in un quartiere a Gerusalemme est sono stati uccisi sette israeliani e altri tre feriti. Un uomo armato è stato ucciso dalla polizia. Secondo il ministero degli Esteri israeliano è l’attacco con più morti dal 2008 quando furono uccise otto persone in un seminario ebraico. Giovedì 26 gennaio almeno 10 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano in un raid a Jenin, nella Cisgiordania occupata (dal 1967). Secondo Middle East Eye almeno 220 persone sono morte negli attacchi israeliani nei territori occupati nel 2022, tra cui 48 bambini. Del bilancio totale delle vittime, 167 provenivano dalla Cisgiordania e da Gerusalemme est, e 53 dalla Striscia di Gaza. Oltre a manifestazioni contro Israele per le uccisioni alcuni razzi sono stati lanciati da Gaza, abbattuti dalla difesa aerea, e rivendicati dalla Jihad islamica palestinese. Il cielo è sempre più grigio e il rischio di una deflagrazione in guerra totale è alto.

  • La versione avanzata dell’autonomia differenziata a scuola

    Dal 1969 al 1972 fu completata la riforma che aboliva le gabbie salariali, cioè gli stipendi divennero uguali in tutta Italia. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, afferma: «Io non credo che il contratto nazionale verrà toccato, semmai la richiesta delle Regioni è consentire maggiore equità dove il costo della vita è più alto. Bisogna capire come fare per quei docenti che nei fatti ricevono uno stipendio molto più basso». E cioè, detto in soldoni, al Nord stipendi più alti. L’architettura su cui si potrebbe fondare questo passo indietro di cinquant’anni è l’autonomia differenziata, su cui si continua a spingere soprattutto da parte della Lega ed in particolare del ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli. Come sostenuto da Laura Ronchetti, docente di Diritto Costituzionale, l’autonomia prevista dall’art. 5 della Costituzione non ha nulla a che vedere con quella portata avanti, «non c’è spazio nel nostro disegno costituzionale per un’autonomia come sinonimo di indipendenza o di autosufficienza che sono ideali che celano soltanto una logica che è tipicamente proprietaria dell’esclusione dell’altro dalla propria ricchezza e dal proprio benessere».

  • Carri armati all’Ucraina

    Gli Stati Uniti invieranno 31 carri armati M1 Abrams a Kiev. La decisione arriva dopo che la Germania ha acconsentito – dopo giorni di indecisione – di inviare 14 carri armati Leopard 2 A6 dalle proprie scorte. Il Regno Unito aveva preceduto gli altri con la fornitura di 14 tank Challager-2. È un susseguirsi di dettagli che gli esperti militari forniscono sulle caratteristiche di questi mezzi per fermare l’avanzata russa in Ucraina. Queste decisioni da Mosca sono sempre più considerate come un innalzamento del confronto tra la Russia e la NATO, sempre più a comando americano. In Italia, il Governo Meloni ottiene alla Camera il via libera per il dl Ucraina e potrà inviare armi, fino alla fine dell’anno, senza passare per il Parlamento. La sofferenza in Ucraina è irragionevole. Non assistiamo a tanto fervore e volontà nel cercare una via diplomatica per almeno un cessate il fuoco. Non assistiamo a riunioni per confrontarsi su quale strada incanalarsi compatti per una soluzione negoziale da proporre all’invasore. Prima i missili, ora i carri armati. Poi i caccia? E poi…

  • La catastrofe umanitaria degli Yanomami in Brasile

    In Brasile negli anni della presidenza di Bolsonaro popolazioni e ambiente hanno sofferto le conseguenze delle sue politiche basate sulla logica del profitto a tutti i costi. L’ONG Survival International denuncia, attraverso la sua responsabile del Brasile Sarah Shenker, come l’aver lasciato campo libero ai minatori abbia provocato una « crisi sanitaria senza precedenti» tra la popolazione degli Yanomami nel Brasile settentrionale. La Shenker spiega come «la causa chiara ed evidente di questo disastro sono i minatori: le malattie che hanno portato, il mercurio con cui hanno avvelenato i fiumi e le persone, le foreste che hanno distrutto e la violenza che hanno scatenato». Le conseguenze sono catastrofiche: «da quando Bolsonaro è salito al potere, sono morti per malattie evitabili 570 bambini yanomami sotto i 5 anni; i bambini yanomami muoiono di malnutrizione a un ritmo di 191 volte superiore alla media nazionale; nella regione di Auaris e Maturacá, 8 su 10 bambini yanomami soffrono di malnutrizione cronica; e così via». Il termine usato è: genocidio. L’inversione di rotta è nelle mani del nuovo presidente Lula Da Silva al quale Survival ha chiesto una serie di azioni.

  • Dimissioni. Tra fuga e cacciata dal lavoro

    Non è ancora chiaro in quale direzione andrà e cosa produrrà la crescita delle dimissioni, anche perché non ci sono i dati dei lavoratori che le hanno firmate. Sicuramente non è un fenomeno marginale perché sono state in crescita del 22% nel 2022 o meglio nei primi nove mesi se confrontati con lo stesso periodo del 2021. In totale, lo comunica il ministero del Lavoro, le dimissioni sono più di 1,6 milioni e, dopo la scadenza dei contratti a termine, sono la motivazione principale del uscita dall’impiego. Non sono evidentemente sempre volontarie e/o frutto di scelta completamente libera. Infatti i contratti interrotti per volontà del datore di lavoro sono circa 557mila, in aumento del 47% rispetto al 2021 anche se dobbiamo tener conto del blocco durante il periodo più acuto della pandemia. Sicuramente è aumentata la ricerca per stipendi migliori e maggiori opportunità di carriera, ma anche per condizioni ambientali diverse e per l’esigenza di conciliare meglio gli impegni personali con quelli lavorativi.

  • La radicalizzazione dei discorsi di odio e intolleranza

    Nelle comunità on line l’intolleranza e la discriminazione continuano a scorrere come un fiume in piena al secondo anno di pandemia da Covid-19. La Mappa dell’Intolleranza dell’Osservatorio Diritti, utilizzando parole chiave, ha preso in considerazione – da gennaio a ottobre 2021 – tweet che attaccano determinate categorie di persone sui social. Il 2021 se da una parte ha visto meno tweet presi in considerazione (629.151) rispetto al 2020 (797.326), dall’altra si è registrata una radicalizzazione dell’odio e dell’intolleranza in quanto i tweet negativi sono passati da 550.277 a 583.067 (il 93% circa). I gruppi considerati sono sei: donne, persone omosessuali, migranti, persone con disabilità, ebrei e musulmani. In 5 su 6 la percentuale di tweet negativi supera quella dei positivi. Persone con disabilità 76,1% negativi; persone omosessuali: 74,2% negativi; ebrei: 72,6% negativi; donne: 70,7% negativi; islamici: 65,2% negativi. Erano 3 nel 2020. Si tratta di una «radicalizzazione dei discorsi d’odio. Fenomeno, questo, già registrato nella rilevazione dello scorso anno, ma quest’anno decisamente esploso».

  • Perù: altre proteste, altri morti

    Dall’inizio della crisi politica, iniziata con la destituzione e l’arresto dell’ex presidente Pedro Castillo, sono 55 i morti per gli scontri con le forze di sicurezza in Perù. La presidente nominata dal Congresso, Dina Boluarte continua con il pugno di ferro e a considerare i manifestanti come persone volte a «generare il caos per prendere il potere». A Lima ieri 19 gennaio sono arrivati da molte parti del Cile, dal sud in particolare, donne e uomini rappresentanti delle comunità indigene, del mondo delle associazioni, contadini, operai e lavoratori, appartenenti al mondo del piccolo commercio, insegnati e studenti. Anche qui le forze dell’ordine ha represso la protesta e bloccato gli accessi ai palazzi delle istituzioni. Il movimento che non ha leader e non è governato da nessun partito anche se molti appartengo alla sinistra lotta perché vuole le dimissioni di Boluarte e un cambio delle politiche che da anni li tengono nella miseria. In Perù come da anni non sembra esserci una via d’uscita.

  • La Francia in sciopero contro la riforma delle pensioni

    Questa riforma delle pensioni non s’ha da fare sembra dire la marea di manifestazioni e gli scioperi di oggi 19 gennaio in Francia. Uno sciopero di 24 ore che ha riguardato i trasporti, la scuola, la sanità e con larghe adesioni e con proteste organizzate in un paio di centinaio di comuni. Si tratta di una sfida a viso aperto contro il progetto di riforma delle pensioni e una prova di forza politica contro il presidente Macron. Quest’ultimo e il suo governo insistono per una riforma che aumenti da una parte l’età pensionabile a 64 anni, dai 62 attuali, per la maggior parte delle persone e, dall’altra, gli anni di contributi richiesti per una pensione completa. Secondo Macron e il suo ministro del Lavoro Olivier Dussopt, la riforma è equa e necessaria per la sostenibilità del sistema. Le proposte dei sindacati vanno in altra direzione: aumento delle tasse ai ricchi, aumento dei contributi per le aziende e quelli dei pensionati benestanti. Intanto secondo il sindacato CGT a Parigi i manifestanti sono stati 400.000.

  • Ucraina. Fine guerra mai

    Di cessate il fuoco e, men che mai, di pace non c’è traccia nella guerra successiva alla devastante invasione dell’Ucraina decretata dal Presidente delle Federazione russa, Vladimir Putin. Ci certo si continua ad osservare un’escalation che ha portata a bombardamenti indiscriminati da parte dell’esercito russo e a una rincorsa al riarmo che vede partecipe, anche negli ultimi giorni, i governi occidentali che sostengo l’Ucraina. La Russia per iniziativa del suo ministro della Difesa, Sergei Shoigu, intende riformare l’organizzazione militare con altri distretti dell’esercito e portare stabilmente da un milione a un milione e mezzo gli effettivi dell’esercito. Gli USA stanno addestrando soldati ucraini ai nuovi sistemi anti missili, mentre l’invio di carri armati è stato annunciato da Francia, Usa e Germania. Il premier britannico Rishi Sunak ha annunciato sia l’invio di carri armati che di altri veicoli corazzati e artiglieria. Solo e soltanto sofferenze.

  • Ricchi e potenti a Davos

    Il Forum dei ricchi e dei potenti si è aperto e andrà avanti fino al 20 gennaio. È il World Economic Forum in programma a Davos, sulle Alpi svizzere. Quest’anno pur non essendoci nessun leader del G7 resta un appuntamento imponente per gli oltre 2700 i partecipanti inclusi 52 capi di stato.. Un luogo dove si discute, quasi sempre a porte chiuse, e si indirizzano politiche. Un luogo dove, si dice, dove andrà l’economia mondiale. E dove volete che vada? Sempre nella stessa direzione: disuguaglianza che produce soprusi e violenze, dirette e indirette. A ricordacelo come ad ogni inizio di World Economic Forum è la ong Oxfam con il suo rapporto ‘La Pandemia della disuguaglianza’ dove si legge che, a fine 2021, «il patrimonio netto dei 10 miliardari più ricchi sia più che raddoppiato (+119%), in termini reali, dall’inizio della pandemia, superando il valore aggregato di 1.500 miliardi di dollari, oltre 6 volte lo stock di ricchezza netta del 40% più povero».

  • Gli anziani abbandonati in ospedale

    Non solo la malattia ma anche la solitudine per gli anziani. Un gran numero di loro, dai settant’anni in su, potrebbe essere dimesso dall’ospedale in cui è stato ricoverato, ma vi restano per altri giorni inutilmente e in solitudine. Secondo un report della Federazione dei medici internisti ospedalieri, realizzato analizzando 98 strutture, risulterebbero più di due milioni di giornate di degenza improprie negli ospedali italiani. Questo perché risulta difficile dimettere gli anziani che non hanno parenti in grado di assisterli o che non possono permettersi una struttura alternativa. Oltre ai disagi, e non pochi, a cui sono costretti coloro che rimangono in ospedale, si allungano le attese per altri pazienti che devono entrare in reparto, in un Sistema Sanitario Nazionale in cui sono già stati chiusi decine di ospedali e pronto soccorso.

  • Il Governo Meloni, le accise e i personaggi storici

    La storia delle accise e i vari passaggi confusionali in sede di Bilancio danno la cifra dell’inadeguatezza dell’agire del Governo Meloni. E forse comincia a pensare che qualche puntello dalla storia – spesso utilizzata ad uso e consumo del presente – è il caso di avercelo. Ancor di più se il riferimento è a l’esecutivo  figure quasi mitiche della storia d’Italia. Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ricorre anche al Sommo Poeta e così dichiara «So di dire una cosa molto forte [ma va?, ndr], ma penso che il fondatore del pensiero di destra italiano sia Dante Alighieri». Inseriamolo subito nei libri scolastici. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo ad una manifestazione del suo partito – Fratelli d’Italia –  per la campagna elettorale per le elezioni regionali in Lombardia, cita invece Giuseppe Garibaldi con quel suo «Qui si fa l’Italia o si muore». Nel frattempo sembra che la questione delle accise venga risolta con una partita di giro: l’aumento delle entrate da IVA, grazie all’aumento del prezzo dei carburanti, verrà utilizzato per tagliare le accise. Chiameranno in causa un altro nume tutelare: Piero Sraffa?

  • Brasile. Altre prove sul tentato colpo di stato

    L’ex ministro della Giustizia Anderson Torres del Brasile aveva nella sua abitazione – così come riportano i quotidiani brasiliani – la bozza di un decreto che avrebbe consentito all’ex presidente Jair Bolsonaro di riprendersi il ruolo di Capo di Stato attraverso l’invalidazione della vittoria elettorale di Luiz Inácio Lula da Silva. Il documento è stato trovato dalla Polizia Federale durante la perquisizione seguita all’ordine di arresto. Il testo del decretot che avrebbe favorito Bolsonaro, secondo i giuristi, comunque non ha fondamento nelle leggi brasiliane, pur ricalcando le motivazioni e gli atteggiamenti che Bolsonaro ha avuto fin dalla campagna elettorale. Sono decine i magistrati che chiedono di indigare per il colpo di stato l’ex presidente. Il presidente Lula da Silva ha anche tirato in ballo direttamente «molte persone delle Forze Armate» che avrebbe favorito i rivoltosi per l’assalto in particolare al Palazzo della Presidenza.

  • Me Too: continuano le testimonianza di violenze e molestie sessuali

    È un fiume inarrestabile quello delle denunce di violenze e molestie sessuali del movimento MeToo. L’ultimo racconto nell’ambito del lavoro dello spettacolo è quello dell’attrice, regista e autrice Roberta Lena che in un’intervista concessa a Emanuela Giampaoli racconta delle tante pressioni e richieste di prestazioni sessuali fin dall’età di 18 anni. Alla domanda «Come è oggi la situazione?», la sua risposta è chiara «temo sia cambiata poco, se non peggiorata». Non è solo un fatto di una cultura machista che deve essere sradicata perché nel frattempo bisogna che i colpevoli ne paghino le conseguenze. Valeria Valente, senatrice del Partito Democratico e presidente della commissione femminicidio nella precedente legislatura, ha presentato un nuovo disegno di legge: “Disposizioni volte al contrasto delle molestie sessuali e delle molestie sessuali sui luoghi di lavoro”. La proposta servirebbe a introdurre nel codice penale il reato delle molestie sessuali prevedendo la reclusione da due a quattro anni «chiunque, con minacce, atti o comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, in forma verbale o gestuale, reca a taluno molestie o disturbo violando la dignità della persona».

  • 2022: un altro anno di clima fuori controllo

    Il Copernicus Climate Change Service(C3S) , l’osservatorio sul clima della Commissione europea, ha pubblicato i suoi risultati per il 2022 relativamente a temperature, concentrazioni di gas serra e eventi climatici e meteorologici. Il quadro continua a peggiorare con una serie di record negativi. Ennesima testimonianza che gli interventi fatti per combattere il cambiamento climatico e il conseguente riscaldamento globale sono pochi e male assortiti. Il rapporto ci dice che gli ultimi otto anni sono stati quelli più caldi mai registrati. Le temperature medie hanno raggiunto i 3°C sopra la media nella Siberia nord-occidentale e tra le altre aree con temperature nettamente superiori alla media troviamo l’Europa sudoccidentale e la Penisola Antartica. Le temperature sono state molto al di sotto della media nel Pacifico tropicale orientale, indicative del perdurare delle condizioni di La Niña che ha anche tenute basse le temperature e alte le precipitazioni nell’Australia orientale. La concentrazione media annua globale di CO2 e CH4 è stata superiore a quella dell’anno scorso e continua ad aumentare. Tra i disastri ricordiamo le inondazioni che hanno causato una catastrofe umanitaria in Pakistan: oltre 33 milioni di persone colpite.

  • Regno Unito: il governo di Rishi Sunak regolamenterà gli scioperi

    Nel Regno Unito, il governo del premier Rishi Sunak vuole far approvare al Parlamento una legge per regolamentare il diritto di sciopero, in particolare nel settore pubblico. Da molte settimane lavoratrici e lavoratori sono in lotta nel Regno Unito per migliorare le loro condizioni economiche e più in generale di lavoro. L’inflazione di questi ultimi mesi ha aggravato la situazione. Settori come la sanità pubblica e i trasporti avrebbero bisogno di risorse ma il governo conservatore di Rishi Sunak non intende trovarne. La legge dovrebbe, tra l’altro, presentare i livelli minimi di sicurezza durante gli scioperi ma per dirla con le parole del segretario generale del sindacato ferroviario RMT, Mick Lynch: «questo è un attacco ai diritti umani e alle libertà civili a cui ci opporremo nei tribunali, in parlamento e sul posto di lavoro». Il pensiero va agli anni della Thatcher e al suo attacco frontale ai minatori. Ancora una volta invece di risolvere i problemi, si usa la clava contro chi li subisce. Intanto i sindacati del servizio sanitario nazionale, delle ferrovie, dell’istruzione e della pubblica amministrazione si sono incontrati per esaminare l’eventualità di azioni e scioperi congiunti e di intensificarne la portata.

  • Chi paga per il tentato colpo di stato in Brasile?

    In Brasile va delineandosi con maggiore forza la risposta del presidente Luiz Inácio Lula da Silva e delle istituzioni democratiche al tentativo di colpo di stato.Un’ordinanza della Corte Suprema ha ordinato alla Polizia Militare del di Brasilia e alla Forza di Sicurezza Nazionale lo smantellamento dell’insediamento di estremisti di destra e seguaci dell’ex-presidente Jair Bolsonaro, allestito davanti al quartier generale dell’esercito a Brasilia e in altre città. Al momento gli arresti sarebbero oltre 1.200. Nel frattempo i presidenti che rappresentano i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario hanno firmato oggi 9 gennaio una dichiarazione congiunta che chiede di intraprendere «misure istituzionali, in conformità con la legge brasiliana» in merito all’assalto di ieri. Da settimane era in corso in Brasile una rivolta di esponenti di ogni livello dell’estrema destra seguace dell’ex presidente Jair Bolsonaro, da diversi giorni in Florida, che non ha mai riconosciuto l’elezione di Lula. Ieri dopo una passeggiata incontrastata dalle forze di polizia è stato consentito un tentativo di colpo di stato. Ieri ma anche nelle settimane precedenti gli estremisti si spostavano, venivano assistiti, rifocillati e alloggiavano in alberghi. A spese di chi?

  • “Vandali fascisti” assaltano le istituzioni in Brasile

    La sede del Congresso, della Presidenza e della Corte Suprema in Brasile sono stati assaltati da migliaia di estremisti di destra sostenitori dell’ex presidente brasiliano, Jair Bolsonaro. I “vandali fascisti”, come li ha definiti il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, avevano chiesto l’intervento dei militari per destituire con un colpo di stato il presidente legittimo, la cui elezione non è stata mai accettata da Bolsonaro e dai suoi sodali. La mente è corsa al 6 gennaio 2021, quando veniva assaltato il Campidoglio di Washington dai sostenitori di un altro presidente sconfitto alle elezioni, Donald Trump, che non ha mai riconosciuto la vittoria di Joe Biden. Migliaia di seguaci di Bolsonaro hanno sfilato a piedi per i viali di Brasilia accompagnati da pattuglie della polizia fino al loro arrivo agli edifici delle istituzioni. Per più di un paio d’ore è possibile che Lula da Silva – che è rimasto in silenzio – non avesse il pieno controllo della situazione e stesse cercando garanzie dentro e fuori il paese. Poi è arrivato il pieno appoggio di Biden al Brasile dopo «l’attacco alla democrazia e il trasferimento pacifico del potere». Le cancellerie, a quell’ora di Domenica, sembravano chiuse.

  • Haiti: una nazione e un popolo dimenticati

    Haiti è da decenni un paese povero, ma ora la metà della sua popolazione è alla fame. Uno stato fallito che non controlla più nemmeno la sua capitale, Port-au-Prince, dove bande armate decidono cosa e chi entra ed esce. La violenza, a cui si collega la corruzione, è parte della vita quotidiana degli haitiani. Una lunga scia di disastri, seguiti a colpi di stato, negli ultimi anni ha devastato Haiti. L’elenco è lungo: i terremoti del 2010  e del 2021, l’uragano Matthew nel 2016 e le epidemie di colera, l’ultima delle quali si registra ora. Secondo l’OMS, tra il 2 ottobre e il 6 dicembre, sono stati rilevati 13.672 casi di colera (tra confermati e sospetti) e 283 morti. I bambini che soffrono di grave malnutrizione, denuncia l’Unicef, sono più vulnerabili al colera e almeno tre volte più a rischio morte a causa della malattia. Il mondo dovrebbe farsi carico sia di bloccare la violenza e sia di far ripartire l’economia del paese ridando forza alle attività locali. Non bisogna dimenticare che, prima dei disastri, le politiche liberiste avevano distrutto buona parte del tessuto di piccoli agricoltori obbligando il paese a dipendere dalle importazioni.

  • USA: istituzioni in balia del trumpismo e dell’estrema destra

    Qualcosa vorrà pur dire se è dal 1856 – siamo prossimi alla guerra di secessione o guerra civile 1861-1865 – che non si riusciva ad eleggere lo speaker della Camera in così tanto tempo. Siamo nei giorni del secondo anniversario dell’assalto a Capitol Hill, il 6 gennaio 2021. Il repubblicano e californiano Kevin McCarthy solo nella notte di sabato 7 gennaio, è stato nominato speaker della Camera dopo feroci scontri politici, durati cinque giorni e quindici scrutini per essere eletto. Ha dovuto offrire importanti concessioni all’estrema destra del suo partito limitando i suoi poteri. Un’estrema destra e Trump che peseranno e non poco nelle scelte della politica americana. Vedremo nelle prossime settimane se deputati come Matt Gaetz e Lauren Boebert, che si sono opposti ferocemente, allargheranno o meno la loro influenza. Un fatto è certo: gli USA non sono ancora riusciti, nonostante i chiarissimi risultati dell’inchiesta della Commissione parlamentare sul 6 gennaio, a dar seguito alla raccomandazione della stessa Commissione affinché il ministero di Giustizia ufficializzi i reati penali di cui potrebbero essere accusato Trump e una serie di suoi collaboratori, alcuni dei quali figure istituzionali.