Fatti ed eventi del giorno – ultime notizie

  • 2 ottobre di elezioni: dal Brasile alla Bosnia alla Bulgaria

    Le elezioni più importanti si svolgono in Brasile dove non si decide solo il destino del paese ma anche una fetta importante della politica ambientale in una nazione chiave per il Pianeta. Gli analisti sono solo dubbiosi se il leader del Partito dei lavoratori Luiz Inácio Lula da Silva vincerà o meno al primo turno contro il presidente uscente di estrema destra Jair Bolsonaro. In Bulgaria siamo alla quarta elezione in due anni e non sembra esserci una via d’uscita anche questa volta per affrontare corruzione diffusa e crisi economica. La Bulgaria ha in corso un processo per l’entrata in area euro. In Bosnia Erzegovina si vota per scegliere la nuova presidenza collettiva e tutti i rappresentanti delle istituzioni legislative nazionali e locali. Votazione anche qui importante anche per l’Europa viste le forti divergenze etniche e le spinte separatiste che tengono lontana la Bosnia Erzegovina dall’integrazione europea.

  • Brasile: si vota il 2 ottobre. Bolsonaro riconoscerà la sconfitta?

    Alla Reuters l’analista Rafael Cortez della società di consulenza Tendencias ha dichiarato che in Brasile “se l’affluenza alle urne sarà buona in tutti i  gruppi di votanti, Lula vincerà al primo turno”. Tutte le società di sondaggi danno in vantaggio – e non di poco – il leader del Partito dei lavoratori Luiz Inácio Lula da Silva contro il presidente uscente di estrema destra Jair Bolsonaro per le elezioni presidenziali del 2 ottobre. L’incognita per una vittoria al primo turno di Lula sembrerebbe essere legata all’affluenza alle urne delle classi più povere e sostenitrici di Lula stesso. Ma la vera incognita di queste elezioni è cosa accadrà dopo. Bolsonaro parla di sondaggi sbagliati, di elezioni che potrebbero essere truccate e sembra prepararsi a non voler riconoscere la sconfitta. In Brasile sono in molti a pensare che il presidente uscente, che ha piazzato molti suoi uomini in posti chiave del paese, possa comportarsi come Trump il 6 gennaio del 2021.

  • Guerra: sette mesi e nessuna via diplomatica all’orizzonte

    Sono trascorsi sette mesi da quel 24 febbraio quando la Russia iniziava la brutale invasione dell’Ucraina. Sette mesi disseminati di morte, sofferenze e distruzione che anche quando finirà la guerra saranno un’eredità dura da cui allontanarsi. Dopo la controffensiva Ucraina, l’organizzazione dei referendum nelle regioni occupate e la prossima annessione da parte della Russia, la mobilitazione militare parziale ordinata da Putin e la minaccia di usare armi nucleari, la situazione è addirittura peggiorata. Il fatto che siano trascorsi così tanti giorni sembra indicare che le élites si stiano assuefacendosi alla guerra, forse a banalizzarla, come se non ci fosse nient’altro da tentare. La guerra è una follia, la pace è la normalità e non si può attendere altro tempo per le tragedie che aumentano e per i pericoli mai sopiti di escalation incontrollate.

  • Regno Unito: il taglio delle tasse e la stabilità finanziaria

    La Banca d’Inghilterra ha avvertito che se le turbolenze monetarie e finanziarie ” continuassero o peggiorassero, ci sarebbe un rischio materiale per la stabilità finanziaria del Regno Unito”. Nei giorni scorsi  non sono bastate le rassicurazioni della stessa banca centrale e quindi è dovuta intervenire sui mercati per sostenere i titoli di Stato con acquisti per 65 miliardi di sterline. Le turbolenze che oltre che a far salire i tassi di titoli e mutui hanno fatto svalutare la sterlina – avvicinatasi alla parità con il dollaro – sono cominciate quando la nuova Primo ministro e conservatrice Liz Truss – con l’appoggio del ministro delle finanze Kwasi Kwarteng – ha annunciato un mega taglio di tasse (45 miliardi di sterline) favorevole soprattutto ai percettori di redditi alti e altre misure in favore di imprese e famiglie che sarebbero finanziate a debito. I mercati non hanno credito perché di fatto non considerano sostenibile per le finanze del Regno Unito un tale approccio. La Banca d’Inghilterra ha dichiarato che acquisterà titoli “qualunque sia il livello necessario”. Basterà?

  • L’aborto in Liguria e Fratelli d’Italia

    Consiglio regionale della Liguria: si vota un ordine del giorno proposto dal Partito democratico che impegna la Giunta ad assicurare il pieno diritto all’aborto. Fratelli d’Italia non lo vota. L’ordine del giorno passa con 21 voti favorevoli incluso quello del presidente della Regione, Giovanni Toti. Oltre ai voti dei consiglieri di Fratelli d’Italia sono mancati quelli di un consigliere assente della Lega e del  capogruppo della lista Toti uscito dall’aula al momento della votazione. Nel 2020 in Liguria – nei reparti di ostetricia e di ginecologia – il 52% dei medici (64,6% in Italia), il 32,8% degli anestesisti  e il 21,8& del personale non medico sono obiettori di coscienza. Il diritto all’aborto in Italia continua a non essere assicurato come dovuto. Il documento approvato impegna l’esecutivo ligure a consolidare le garanzie previste dalla legge 194 alle donne e di “sostenere nelle sedi più opportune la richiesta del Parlamento europeo di inserire il diritto all’aborto legale e sicuro nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”.

  • Elezioni 25 settembre: tracollo dell’affluenza e una minoranza al comando

    L’affluenza alle urne alle elezioni è stato un tracollo: meno del 64% quando mancano i dati di alcune decine di comuni sui 7.904 dove si è votato. Un trend che va avanti da molti anni ma sul quale i partiti hanno fatto poco per invertirlo. La scarsa affluenza è il segno della distanza di molte cittadine e cittadini dalla politica, dalle istituzioni e da uno dei suoi principali strumenti di partecipazione democratica. Il combinato della scarsa affluenza alle urne, della scellerata legge elettorale e del taglio dei parlamentari comporterà una Camera e un Senato molto poco rappresentativi del Paese. Di conseguenza sarà una minoranza delle/degli aventi diritto al voto a governare l’Italia. E non ultimo i post fascisti di Fratelli d’Italia e i suoi soci minoritari potrebbero anche fare a pezzi la Costituzione magari con l’aiuto di una parte dei centristi. È notte fonda.

  • Elezioni 25 settembre: affluenza in forte calo alle 19

    Non sappiamo ancora se le dimensioni del calo dell’affluenza alle urne che si registra alle 19 verrà confermato fino alla fine, ma le previsioni della vigilia di questa nuova attestazione di disaffezione a politica e istituzioni sono già confermate. Alle 19 l’affluenza per le elezioni della Camera è stata del 51,25% contro il 59,34% del 2018. Un calo che in termini assoluti è dell’8% ma in termini relativi al 2018 è più del doppio. Sono presi in considerazione 6.276 su 7.904 comuni per l’affluenza e – sempre dal sito del Viminale – si può anche leggere come il calo riguardi tutte le regioni italiane. Gli elettori chiamati al voto sono 50.869.304, di cui 4.741.790 all’estero. In Italia il 51,74% sono donne e il restante 48.26% uomini. Due annotazioni sull’andamento del voto: la prima riguarda qualche ritardo e code addebitate al tagliando antifrode, il sistema di sicurezza per contrastare la possibilità di sostituzione della scheda elettorale al momento del voto; la seconda, ben più seria, è il mancato rispetto del silenzio elettorale da parte di esponenti della destra.

  • Elezioni 25 settembre: la rappresentanza popolare monca

    L’unica certezza delle elezioni odierne è quella che sarà un voto che non potrà dare espressione piena alla rappresentanza popolare e democratica. Insomma una democrazia non più largamente rappresentativa. Non se ne parlerà abbastanza dello scempio che è stato fatto con due dispositivi legislativi.  Il primo di natura costituzionale che ha comportato il taglio dei parlamentari ( i senatori passano da 315 a 200 e i deputati da 630 a 400) ampliando di molto i collegi e allontanando allargando il “senso di estraneità dalle istituzioni” dei cittadini; senza dimenticare l’estensione dei collegi comporterà un enorme aumento delle risorse per  essere eletti finendo con escludere le classi sociali più deboli. La seconda è una legge elettorale, il famigerato Rosatellum, in cui troviamo gli eletti già scelti al momento della presentazione delle liste, premi di maggioranza che possono consentire a minoranze di governare e un sistema che tende ad escludere minoranze e quindi il pluralismo.

  • Iran. Repressione brutale per le manifestazioni dopo la morte di Mahsa Amini

    Mahsa Amini avrebbe compiuto ventitré anni due giorni fa, ma venerdì 16 settembre è morta dopo tre giorni di coma e dopo il suo arresto da parte della polizia morale perché non indossava correttamente il velo. Secondo la legge sull’hijab le donne devono tenere coperti i capelli e indossare abiti larghi. È per lei, per le donne e per la libertà che in molte città iraniane sono in corso manifestazioni represse brutalmente. Secondo le autorità ci sarebbero almeno diciassette morti inclusi due agenti di sicurezza, mentre per l’ong Iran Human Rights sarebbero almeno trentuno; senza contare le persone ferite e le diverse centinaia di manifestanti arrestati. Le autorità continuano a sostenere che né durante il trasporto in caserma né durante la permanenza sia stata usata violenza e la morte è dovuta ad un attacco cardiaco. La famiglia continua a protestare e contestare le autorità perché Mahsa Amini era in perfetta salute ed era vestita correttamente. Le manifestazioni in Iran si sono allargate alle condizioni di vita aggravate dopo anni di sanzioni guidate dagli USA e dalla corruzione che è nei gangli di molte attività.

  • Guerra. L’ora è sempre più buia

    Era da giorni che da una parte e dall’altra si intensificano i riferimenti all’uso di armi nucleari come se non fossero parole e atti pesanti, di per sé distruttivi. In questi mesi evidentemente la guerra e la follia delle armi nucleari non sono state contrastate da attività diplomatiche volte ad un cessate il fuoco e a trovare una via d’uscita. Ieri, 21 settembre, con il discorso di Vladimir Putin – tutto incentrato sull’allargamento del conflitto che non sarebbe più un’operazione speciale ma una guerra a difesa della “madrepatria”, con la chiamata di trecentomila riservisti e con la possibilità che faccia ricorso ad armi nucleari – potremmo trovarci in un punto di non ritorno. Tra il 23 e il 27 settembre Putin farà tenere il referendum, sotto le bombe della controffensiva ucraina, sull’annessione alla Russia delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk e nei territori controllati dai russi delle regioni ucraine di Kherson e di Zaporizhzhia e dopo due giorni ratificherà l’annessione facendoli diventare territorio della “madrepatria” russa. Nella sede dell’ONU dovrebbe farsi largo una qualche iniziativa che faccia cambiare rotta alla guerra. La Cina?

  • Sofia Raffaeli: le sue vittorie e i giovani

    Splendida notizia sapere che Sofia Raffaeli ha vinto quattro ori e un  bronzo ai Mondiali di ginnastica ritmica. Sofia è una giovane donna di diciotto anni ed è un’eccellenza dello sport italiano. Per raggiungere risultati come i suoi bisogna avere una grande passione, una grande determinazione. Bisogna esser pronti ad affrontare dei sacrifici. Pensando a lei mi è tornata in mente Simone di Torre Maura. Ve lo ricordate? Un ragazzino appena quindicenne che a Casa Pound rispose “A me nun me sta bene che no”. Si riferiva al tentativo di criminalizzare i Rom di quel quartiere di Roma, addossando a loro la colpa di ogni miseria delle periferie. Da Simone sono rimbalzato al 23 settembre, quando si terrà la manifestazione Fridays for Future. Sono i giovani a mettere al centro del dibattito l’ambiente, al contrario di quanto ha fatto la nostra generazione e la politica anche in questa campagna elettorale. Una politica che ha persino dimenticato che in origine il Pnrr si chiamava Next generation EU. Bisognerebbe tornare ai giovani, alla loro passione, per restituire senso alla volgare campagna elettorale di questi giorni.

  • Guterres: “Il mondo è in grave pericolo”. C’è chi ne approfitta.

    “Il nostro mondo è in grave pericolo. Le divisioni stanno diventando più profonde. Le disuguaglianze si stanno allargando. Le sfide si stanno diffondendo ulteriormente. Sono le prime parole che il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha pronunciato introducendo i lavori dell’incontro tra i leader di tutto il mondo all’Assemblea Generale. Dalle guerre alla crisi climatica ci sarebbe bisogno della cooperazione di tutti. Un discorso che ha anche messo sul banco degli imputati l’industria dei combustibili fossili che “sta banchettando con centinaia di miliardi di dollari in sussidi e profitti inaspettati mentre i bilanci delle famiglie si riducono e il nostro pianeta brucia”, Guterres ha chiesto che vengano tassati gli extra profitti e che le risorse finanziarie ricavate siano reindirizzate verso le nazioni che pagano le conseguenze della crisi climatica e verso le persone che devono fronteggiare l’aumento dei prezzi dell’energia e del cibo.

  • Elezioni 25 settembre. La controrivoluzione strisciante

    Stéfanie Prezioso docente di storia contemporanea e parte della sinistra radicale in Svizzera parla sul sito di Mediapart di controrivoluzione strisciante. Designa la diffusione del fenomeno “nazionalista, razzista, reazionario e patriarcale che minaccia i regimi democratizzati, e l’Italia in primis”. Una storia lunga che parte dall’ascesa di Berlusconi che dalla sua antipolitica ha poi, via via, aiutato anime della destra, “costruì così un sodalizio politico con la Lega Nord di Umberto Bossi, che aveva il pregio di addentare sempre di più i vecchi baluardi della democrazia cristiana, ma il cui capo sosteneva di non avere  “niente a che fare con i fascisti” , e con il  Movimento Sociale Italiano (MSI) di Gianfranco Fini, chiaramente del movimento fascista”. Dopo trent’anni con gli stessi gruppi e poche azioni messe in atto per contrastarli, anzi a tratti un debordamento continuo sulle ragioni della destra anche postfascista,  ci troviamo alla vigilia di un’elezione che potrebbe portare uno spartiacque profondo soprattutto sul tema dei diritti civili e sociali. Senza dimenticare che questa destra postfascista resta ancorata alle ragioni del capitale con tutto quello che ne consegue per i più deboli.

  • Il disastro ambientale nelle Marche

    Sono undici le vittime accertate del disastro ambientale con l’esondazione dei fiumi Misa e Nevola. Sono poche le speranze di trovare in vita altri due dispersi:  Mattia, 8 anni, Brunella, 56 anni. Nel 2014 l’esondazione del Misa fece quattro morti. Negli anni precedenti ancora c’erano stati disastri ambientali e umani. Si indaga in due direzioni: le eventuali previsioni sbagliate e i mancati lavori che avrebbero potuto attenuare i danni. Non è solo una questione giudiziaria che dovrà fare il suo corso. Da anni ricerche report analisi di sc i ci dicono che affrontare la questione del riscaldamento globale è una priorità. Da anni colpevolmente dalla politica, agli ambienti industriali, alla finanza ma anche una parte di cittadini non ne fanno una questione centrale. Non si tratta solo di imparare ad adattarsi alle emergenze oramai normalità, non si tratta solo di adottare soluzioni che attenuino i danni sempre maggiori, tutte azioni che vanno intraprese e subito, ma si tratta di adottare sistemi di produzione e consumo che riducano subito il riscaldamento globale. Il futuro delle nuove generazioni dipende da cosa facciamo ora.

  • Elezioni 2022: la crisi climatica ai margini del dibattito

    Morti e distruzioni, qualità delle esistenze sempre peggiori a causa dei cambiamenti climatici sono ai margini degli interessi, al di là di chiacchiere e parole di circostanza nel dibattito politico italiano.  Alla crisi climatica e alla necessità di un cambio radicale di rotta, i partiti – salvo rare eccezioni – non sembrano granché interessati. Un’indagine – fatta tra il 21 agosto e il 4 settembre – di  Greenpeace insieme all’Osservatorio di Pavia  monitorando i leader dei partiti nei TG di Rai, Mediaset e La7 e negli account Facebook. “Dal nostro monitoraggio emerge che nei TG (non c’è De Magistris) e nei post Facebook l’ambiente è presente in poco più del 10% delle dichiarazioni analizzate. Nei talk show analizzati, invece, le tematiche ambientali sono affrontate nell’80% delle puntate, ma spesso vengono appena citate e in gran parte si declinano come politiche economiche per affrontare la crisi energetica. […]. La crisi climatica, infatti, è citata in meno dello 0,5% delle dichiarazioni riprese dai principali telegiornali”.

  • Svezia. La destra ha la maggioranza

    La socialdemocratica e primo ministro della Svezia, Magdalena Andersson si è dimessa alle 11 di questa mattina. Il centro destra ha oramai la maggioranza anche se è in corso, come per tradizione il riconteggio. Si chiude un’epoca per la Svezia. A dirla tutta la vittoria è soprattutto la vittoria del partito di estrema destra Democratici svedesi (SD) che ha sostato prima la politica  e poi la maggioranza parlamentare. Tutto il centro destra dovrebbe avere 176 seggi contro i 173 del centro sinistra nonostante la buona affermazione del partito della Andersson. La vittoria è per buona parte collegata all’aumento della violenza nel paese ad opera di bande criminali che soprattutto l’estrema destra ha sapuuto cavalcare. Quest’ultima ha avuto modo di dichiarare che è pronta a discutere con Ulf Kristersson , leader dei moderati, ed eventualmente con altri partiti che non siano i Democratici svedesi. Insomma lascia pa porta aperta se non dovesse esserci un accordo nel centro destra.

  • L’altro Re Carlo III

    A raccontarci di altri aspetti di Carlo III succeduto a sua madre Elisabetta II   deceduta lo scorso 8 settembre, sono  Jane Bradley e Euan Ward sul New York Times. Carlo III possiede un patrimonio notevole il cui valore e i profitti sono cresciuti di circa il 50% negli ultimi anni grazie anche all’aiuto di manager professionisti. La ricchezza ruota attorno al Ducato di Cornovaglia che è l’insieme di proprietà immobiliari e delle tenute possedute dal Principe di Galles. portafoglio, riferiscono nell’articolo, che si aggira intorno a 1,4 miliardi di dollari, una parte dei 28 miliardi della ricchezza stimata della famiglia reale. Il Ducato di Cornovaglia “possiede il famoso campo da cricket noto come The Oval, lussureggianti terreni agricoli nel sud dell’Inghilterra, case vacanze al mare, uffici a Londra e un deposito di supermercati suburbani. (Un ducato è un territorio tradizionalmente governato da un duca o una duchessa.) Il portafoglio immobiliare di 130.000 acri è grande quasi quanto Chicago e genera milioni di dollari all’anno di reddito da locazione”. Mentre i cittadini britannici normalmente pagano circa il 40% di tasse di successione, Re Carlo III non pagherà nulla.

  • Nagorno-Karabakh: pesante conflitto a fuoco tra Armenia e Azerbaigian

    Sarebbero decine le vittime dello scontro a fuoco tra le truppe dell’Armenia e dell’Azerbaigian di oggi 13 settembre. Con le sue truppe di pace nell’area, la Russia – garante dell’accordo successivo alla guerra del 2020 – evidentemente non riesce a fermare le parti. Nessun media ha potuto verificare come si siano svolti gli eventi. Come accade sempre in queste situazioni, Armenia e Azerbaigian si sono accusati a vicenda di aver acceso le polveri. La Reuters riporta che “Yerevan ha detto che l’Azerbaigian ha bombardato le città vicino al confine tra cui Jermuk, Goris e Kapan, costringendolo a rispondere. Baku ha detto che le unità di sabotaggio armene avevano cercato di minare le posizioni azere e hanno iniziato le riprese. Ha inoltre accusato le truppe armene di aver sparato armi pesanti in violazione di un cessate il fuoco raggiunto martedì”. Al Jazeera riporta che “il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha collegato gli incidenti con la disputa ribollente e decennale sullo status del Nagorno-Karabakh, dicendo che il governo azero non voleva negoziare sull’enclave, che si trova all’interno dell’Azerbaigian ma è principalmente popolata da etnia armena”.

  • Niente di nuovo sul fronte orientale: solo guerra

    A oltre duecento giorni dall’invasione russa dell’Ucraina nessun segnale che possa far pensare ad un percorso per un cessate il fuoco e successivamente alla pace. Anzi ci sono concreti rischi per una «guerra atomica» come ha detto anche Papa Francesco. E le guerre in giro per il mondo sono tante, troppe. In Ucraina l’esercito di Kiev riconquista posizioni nel nord-est fino ad arrivare a qualche decina di chilometri da confine con la Russia. L’esercito di Mosca in parte in ritirata da quelle aree ha replicato con missili contro le centrali elettriche provocando un blackout a Kharkiv e in altre aree. La strada dello scontro si è estesa a quella dei rifornimenti di idrocarburi vs sanzioni sempre più stringenti. Mentre si chiudevano esercitazioni militari tra la Russia e altri paesi asiatici, con contingenti anche cinesi e indiani, altro sostegno militare veniva promesso dalla Nato all’Ucraina. L’ultimo reattore operativo della centrale nucleare russa di Zaporizhzhia in Ucraina è stato completamente fermato ma la certezza che si riesca a tener fuori le radiazione e trovare una soluzione definitiva non nell’ordine delle cose.

  • Volley: l’Italia batte la Polonia ed è campione del mondo

    A Katowice in Polonia l’Italia dopo 24 anni si laureata campione del mondo battendo i padroni per 3 set a 1 dopo aver perso il primo e chiudendo il terzo set con un 25 a 20. Gli azzurri aggiungo ora il titolo mondiale a quello di campioni d’Europa vinto un anno fa. La Polonia è una squadra fortissima e che aveva già vinto i due precedenti titoli mondiali nel 2014 e nel 2018 disputando la finale con il Brasile, quest’anno terza. Il Brasile insieme all’Italia sono le uniche nazionali ad essersi aggiudicate il titolo iridato per tre volte consecutive. Nel 1998 De Giorgi era in campo da giocatore, ieri sera da allenatore. Il sestetto è quello vincente con la Slovenia: Simone Giannelli capitano e Yuri Romanò in diagonale palleggiatore-opposto, Alessandro Michieletto e Daniele Lavia schiacciatori, Gianluca Galassi e Simone Anzani al centro, Fabio Balaso libero. A loro si sono aggiunti in questa impresa sportiva Sbertoli, Russo, Recine, Bottolo, Mosca, Pinali, Scanferla. L’Italia ha dovuto inseguire a cominciare dal primo set e nel secondo set, ma è riuscita sempre a tirarsi fuori crescendo in tutti i fondamentali.

  • “Oggi è il Pakistan, domani potrebbe essere il tuo paese”.

    Un terzo del Pakistan è stato sommerso dalle inondazioni. Quasi un terzo dei suoi 783 940 km² sono finiti sott’acqua, un’area quasi quanto l’Italia. Piogge monsoniche record e lo scioglimento dei ghiacciai nelle montagne hanno provocato inondazioni con le drammatiche conseguenze: circa 1.400 persone morte, oltre 1 milione di persone senza casa, infrastrutture distrutte, raccolti persi e bestiame morto. Le inondazioni hanno anche causato danni al sito archeologico di 4.500 anni Mohenjo Daro Patrimonio dell’Umanità. Visitando il Pakistan, oggi 10 settembre,  il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha detto di “non aver mai visto una carneficina per il clima” di tale portata addossando le colpe anche ai paesi più ricchi per questa tragedia. Sempre secondo Guterres il costo provvisorio della catastrofe è di oltre 30 miliardi di dollari e ha chiesto che tutte le nazioni si prodighino negli aiuti. Ricordo il testo di una canzone dei Manic Street Preachers: And if you tolerate this then your children will be next. E Gueterres nella conferenza stampa ci ha ricordato “Oggi è il Pakistan, domani potrebbe essere il tuo paese ovunque tu viva. Questa è una crisi globale… richiede una risposta globale”.

  • Adolescenza tra speranze (poche) e timori (tanti)

    Adolescenza tra speranze e timori è il titolo assegnato quest’anno all’indagine – su un campione rappresentativo composta da 5.600 studenti della fascia di età 13-19 anni – dai suoi autori: l’associazione no-profit Laboratorio Adolescenza e l’Istituto di ricerca IARD. I timori restano molti per gli adolescenti in un’età che dovrebbe essere caratterizzata dalla spensieratezza e dall’ottimismo per il futuro, il 52,7% di loro si dice “incerto” o “preoccupato” per il proprio futuro. Dopo i due anni di pandemia e una guerra in Europa gli ottimisti per il futuro rappresentano il 14% del totale. E non aiutano le relazioni sociali diminuite durante la pandemia, mentre crescevano le presenze e interazioni con i social. Sembra esser diffusa l’insoddisfazione verso se stessi: mediamente il 58% degli adolescenti e nel caso delle ragazze siam al 69,4% affermano di aver mangiato in maniera errata e così il 37% denuncia di essere aumentato di peso. L’insoddisfazione per l’aspetto fisico sembra essere ora un tratto più distintivo che in passato, prima della pandemia quando il 31% dei ragazzi erano insoddisfatti ora sono diventai il 39%, le ragazze lo erano nel 55,4% dei casi e oggi siamo al 60,7%.

  • 8 settembre 1943

    L’8 settembre 1943 è una data fondamentale nella nostra storia e non andrebbe, quindi, dimenticata. Con l’annuncio dell’armistizio fra l’Italia e gli angloamericani firmato il 3, si apre una pagina drammatica. La fuga da Roma del re, di una parte del governo e del Comando supremo dell’esercito – che si spostano a Brindisi dove si sono già stanziati gli Alleati – apre una crisi istituzionale che ha portato poi a parlare di “morte della patria” (titolo di un libro di Galli della Loggia da più parti criticato). Le ambigue parole del proclama che Pietro Badoglio – capo del governo dopo la caduta di Mussolini – aveva diffuso alla radio furono le uniche istruzioni per gli italiani. Il nostro esercito si trovò senza ordini e pagò un prezzo altissimo con eccidi e deportazioni: circa 800.000 militari vennero internati in Germania. Gli effetti furono terribili per un paese diviso tra controllo tedesco e avanzata degli Alleati. L’Italia, per venti mesi, con l’occupazione tedesca seguita alla sfiducia del Gran consiglio del fascismo a Mussolini del 25 luglio, si trasformò in un tragico campo di battaglia, che rese la Resistenza il fondamento della Repubblica democratica e della Costituzione.

  • La guerra dei prezzi del gas e del petrolio

    La guerra  si allarga sia sul terreno strettamente militare in Ucraina che su tutti gli altri fronti. Lo scontro energetico diventa rovente rimbalzando sui prezzi di molti bene e servizi anche di prima necessità. Il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin ha minacciato, oggi 7 settembre, di sospendere tutte le forniture di gas e petrolio nel caso in cui fosse concordato un tetto massimo ai prezzi. Poi ha anche affermato che la mancata apertura di Nord Stream è dovuta al fatto che le sanzioni impediscono l’arrivo di pezzi di ricambio. Nella stessa occasione, un Forum economico internazionale, ha precisato che “Non importa quanto alcuni vorrebbero isolare la Russia, è impossibile farlo”. Sarebbe un’altra delle risposte ai paesi occidentali che la settimana scorsa al G7 hanno dichiarato l’urgenza di stabilire un limite massimo al prezzo del petrolio russo. Uno dei modi per ridurre le entrate della Russia. Oggi la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha chiesto di introdurre un limite  massimo al prezzo del gas russo.