Fatti ed eventi del giorno con un breve commento

  • Giappone: la Corea del Sud protesta per versamento dell’acqua contaminata

    La decisione del Giappone di scaricare l’acqua contaminata della centrale Fukushima Daiichi ha provocato proteste nel mondo ambientalista, tra i pescatori giapponesi e all’estero. La Cina ha definito “estremamente irresponsabile” la decisione di sversare acqua inquinata nel Pacifico. La Corea del Sud è andata oltre convocando l’ambasciatore di Tokyo e il presidente Moon Jae-in vorrebbe che i propri esperti trovassero il modo di portare il Giappone davanti al Tribunale internazionale per il diritto del mare, secondo quanto riferito da Reuters. Quell’1,25 milioni di tonnellate di acqua che finiranno nel Pacifico, operazione per la quale gli USA hanno dato parere positivo, sono servite a raffreddare il combustibile nucleare fuso nel reattore 1 di Fukushima dopo lo tsunami del 2011. Questa soluzione che prevede una preventiva decontaminazione dell’acqua, è stata approvata dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica e da diversi scienziati, ma non tutti. Si poteva usare un’altra strada come quella di continuare ad immagazzinare acqua in altri serbatoi e poi si teme che alcune sostanze radioattive pericolose per l’uomo, gli animali e l’ambiente finiscano in mare. Quando si metterà al bando il nucleare civile e militare?

  • Ucraina. Il conflitto in Donbass e le tensioni tra USA e Russia

    I rischi che il conflitto in Donbass si allarghi diventano sempre maggiori a causa di un pericoloso intreccio: continue violazioni del cessate il fuoco,  spostamenti di truppe e retorica tra Ucraina e USA da una parte e Russia dall’altra.  L’arrivo di due navi militari USA nel Mar Nero ha provocato una dura reazione da parte del vice ministro degli Esteri Sergei Ryabkov che ha detto: «avvertiamo gli Stati Uniti che sarà meglio per loro stare lontano dalla Crimea e dalla nostra costa del Mar Nero. Sarà per il loro bene». Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, ricevendo a Bruxelles il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha detto alla Russia che il «il considerevole ammasso militare della Russia è ingiustificato, inspiegabile e profondamente preoccupante. La Russia deve porvi fine, fermare le sue provocazioni e ridurre immediatamente l’escalation». Anche tra Ucraina e Russia, in queste ultime settimane, lo scontro diplomatico con i conseguenti stop nelle trattative è salito a livelli elevati. E poi politica estera con Biden è cambiata, in particolare nei confronti di Mosca.

  • Alessandra Galloni: una donna al comando dell’agenzia di stampa Reuters

    La giornalista italiana Alessandra Galloni da maggio sarà la nuova direttrice dell’agenzia di stampa Reuters. Nei suoi 170 anni di vita la Reuters non aveva mai avuto a capo una donna. Alessandra Galloni guiderà uno staff a livello mondiale di circa 2.450 giornalisti e sarà a capo di una realtà molto complessa che serve diverse tipologie di clienti. Oltre ad allargare i servizi venduti a clienti di tutto il mondo, una delle sue sfide ci sarà anche quella di convincere i lettori a pagare i contenuti. La quarantasettenne giornalista è nata a Roma, lavora alla Reuters dal 2013 e precedentemente al Wall Street Journal. Si è laureata all’università di Harvard e ha conseguito anche un master alla London School of Economics. Nel 2004 ha vinto il premio come “Business journalist of the year” per la copertura del crac Parmalat.

  • Iran: accuse a Israele per l’incidente al sito nucleare di Natanz

    La guerra sotterranea, e non solo, tra Iran e Israele sembra non doversi arrestare. Il ministro degli Esteri dell’Iran Mohammad Javad Zarif ha incolpato Israele e ha detto che l’affronto verrà vendicato anche se poi avrebbe affermato, secondo la TV pubblica, che “non permetteremo che questo atto di sabotaggio influenzi i colloqui sul nucleare“. Sabato scorso, da Natanz, il presidente iraniano Hassan Rohani confermava l’impegno dell’Iran per la non proliferazione nucleare. Il New York Times smentendo la versione iraniana di un attacco informatico e citando fonti di intelligence, ha riportato che si sarebbe trattata di una esplosione che domenica ha messo fuori uso, forse per diversi mesi, il sito nucleare di Natanz. Non ci sarebbero feriti o perdite contaminanti. Da Israele nessuna conferma o smentita. Il giorno dell’incidente il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin incontrava il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz e si ribadiva che un accorso sul nucleare con Teheran non minerà in nessun modo la sicurezza di Israele.

  • Turchia, UE e Italia: caos e nulla di nuovo a Bruxelles

    Le relazioni tra Turchia da una parte UE e l’Italia dall’altra sono in fibrillazione. Erdoğan va dritto sulla sua strada dalla negazione dei diritti fondamentali agli interventi egemonici all’estero. L’UE continua ad andare in confusione. Errori che vengono da scelte errate in passato, dalla natura stessa dell’Unione e anche da una leadership non all’altezza (vedi il caso dell’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell a Mosca). Adesso la von der Leyen, complice un protocollo accettato dai diplomatici UE e un presidente del Consiglio europeo, Michel a dir poco imbarazzante, lasciata in un angolo durante l’incontro tra le parti. Nel frattempo Draghi definisce «dittatore» Erdoğan, creando ulteriore confusione a Bruxelles e alzando il livello conflittuale con Ankara che chiede scuse ufficiali e, nel frattempo, blocca la chiusura di un contratto con la società Leonardo. Il fatto è che come ha detto lo stesso Draghi bisognerà parlarci e vedrete che invece di impostare la politica estera europea su altri binari provvederemo a rinnovare l’accordo da 6 miliardi di euro sottoscritto con la Turchia nel 2016 per contenere i flussi di migranti provenienti dalla Siria. Invece di iniziare a risolvere i problemi all’origine continuiamo con soluzioni che hanno gambe corte e lasciano...

  • Myanmar: i militari continuano ad uccidere

    In Myanmar le manifestazioni, anche violente, contro i militari dopo il colpo di Stato del 1° febbraio scorso continuano senza sosta. La risposta delle forze di sicurezza continua a fare stragi. Venerdì, secondo il gruppo di monitoraggio dell’Associazione di assistenza per i prigionieri politici (AAPP), le f forze di sicurezza avrebbero ucciso 82 persone sparando granate sui manifestanti a Bago una città a 90km da Yangon. Dall’inizio del colpo di Stato, sempre secondo la stessa AAPP, sono oltre 600 le vittime accertate e 2.857 gli arresti finora. Nella giornata di oggi appartenenti ad eserciti di gruppi etnici, dopo l’ulteriore inasprimento delle azioni dei militari, hanno attaccato una stazione di polizia uccidendo una decina di poliziotti, riferisce la Reuters. Poco incisive le pressioni diplomatiche sulla giunta militare. Non si vedono molti spiragli da qui a fine aprile quando ci sarà la riunione dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) con la presenza della Cina che è l’unica nazione che può ottenere dei risultati concreti.

  • India: troppi i contagiati e i morti nella settimana

    In India, si è superata la soglia dei 13 milioni di contagi. Anche il numero dei morti e l’occupazione degli ospedali sono drammaticamente elevati. Il governo Modi, per ragioni economiche, non ha adottato misure di confinamento sociale drastico a livello nazionale. Sono i vari stati a muoversi in base alle condizioni locali, come a Mumbai dove il fine settimana è di quelli duri. Nel Bengala invece si votava e un episodio di violenza ha fatto registrare quattro morti sotto i colpi della Central Industrial Security Force nei pressi di un seggio, sembrerebbe a causa di un tentativo di malviventi di sottrarre le armi agli uomini della CISF. Si tornano a vedere scene di poveri lavoratori che abbandonano le città, era già successo lo scorso anno, per evitare il contagio ma rischiando per gli assembramenti nei luoghi di partenza e sui mezzi di trasporto. Il governo spesso continua ad accusare la popolazione di comportamenti, poco distanziamento e mancato uso di mascherine, non congrui alla gravità del contagio. Sul fronte vaccini, in India, sono state somministrate 97,5 milioni di dosi, utilizzando AstraZeneca e il Bharat Biotech, prodotto in loco. Ma evidentemente non bastano per 1,35 miliardi di abitanti.

  • Brasile: gli indigeni della comunità guarani di Guyra Roka

    Dal Brasile dove le comunità indigene sono costantemente oppresse nelle loro esistenze e nei loro diritti arriva un mezza buona notizia da Survival International. Si perché la Corte suprema del Brasile ha ammesso il ricorso di una piccola comunità guaranì di Guyra Roka. I giudici hanno riconosciuto che gli indigeni non erano stati ascoltati in udienza, come la Costituzione e la legge internazionale prevedono, obbligando ad un nuovo processo. Il processo riguarda la difesa delle terre ancestrali dalle quali gli indigeni sono stati cacciati e di cui, per legge, dovrebbero tornare in possesso. Cosa che accade raramente anche grazie ad un espediente adottato dai potentati economici. Il ‘trucco del Limite Temporale’ secondo il quale i popoli indigeni che al 5 ottobre 1988 – giorno in cui fu promulgata la Costituzione brasiliana – non abitavano fisicamente nelle loro terre ancestrali, non hanno più alcun diritto di viverci. Se è vero che la Corte ha obbligato ad ascoltare i guaranì di Guyra Roka le speranze di riappropriazione delle terre sono scarse. In questo processo che li oppone al potente imprenditore agricolo e politico, José Teixeira.

  • Irlanda del Nord. La Brexit e le violenze di questi giorni

    È da venerdì scorso che la tensione è salita in Irlanda del Nord. Tensione diventata violenza a Belfast a Derry e in altre parti con bombe incendiarie, lanci di mattoni, il dirottamento di un autobus e scontri con alcune decine di feriti tra i poliziotti. Alle violente manifestazioni da parte di giovani lealisti hanno partecipato anche ragazzi ben al di sotto dei diciotto anni. Oggi il ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney, invitando i politici e le comunità a lavorare insieme per allentare le tensioni, ha detto che bisogna fermare le violenze prima che ci scappi il morto. La mobilitazione era in atto da settimane in particolare per le nuove regole, stabilite all’interno dell’accordo per la Brexit, che stabilisce il confine doganale tra Irlanda e Inghilterra in mare e questo anche a difesa degli Accordi di Pace per l’Irlanda del Nord. Le manifestazioni lealiste sarebbero anche una risposta alla decisione di non procedere con le accuse contro diversi membri di Sinn Féin che assistendo al funerale di uno storico leader del repubblicanesimo e dell’Ira, Bobby Storey avrebbero infranto le regole anti Covid-19.  

  • Italia: un milione di posti di lavoro in meno

    È drammatica la prima fotografia ad un anno dall’inizio della pandemia: 945 mila posti di lavoro in meno. Secondo l’Istat, l’occupazione, guardando i mesi di febbraio 2020 e febbraio 2021, è scesa da qualunque parti la si guardi: dipendenti (590mila) e autonomi (355mila), donne (412mila) e uomini (533mila) e tutte le classi d’età. Ma il danno maggiore, per una minore occupazione i inoccupazione, lo subiscono comunque le donne. Come maggiore è l’incidenza nel mondo del lavoro precario che in questi anni è stesso in ogni direzioni grazie a legislazioni che hanno sempre più tagliato i diritti dei lavoratori. La conseguenza è che sono i giovani quelli più colpiti: una perdita del 14,7% tra la fascia d’età 15-24 anni e del 6,4% in quella tra 25 e 34 anni. E c’è chi ancora si oppone al prolungamento degli ammortizzatori sociali. In generale il tasso di occupazione, già basso di suo, scende di un ulteriore 2,2%, mentre crescono di uno 0,9% coloro i quali sono in cerca di occupazione.

  • Libia: Draghi alla sua prima missione

    Il presidente del Consiglio Mario Draghi, accompagnato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, è arrivato in Libia per la sua prima visita di stato fuori dai confini. Abdul Hamid Dbeibah è il nuovo premiercapo del Governo di unità nazionale (Gnu) in Libia e che al momento gode dell’appoggio politico sia in Tripolitania che in Cirenaica. Vedremo se riuscirà a condurre il Paese alle elezioni del 24 dicembre. Draghi proverà a dare qualche spazio in più all’Italia dopo esser stati messi da parte con la guerra al regime Gheddafi del 2011 voluta da Francia, Gran Bretagna e USA. Gli attori esterni, leggi Turchia e Russia, sono cresciuti e bisognerà allinearsi all’impostazione che sembra arrivare da Washington. Nel frattempo si spera in qualche accordo commerciale (petrolio, gas, costruzioni,…) in più per le aziende italiane anche in vista di una ricostruzione. L’altro dossier è quello dei migranti e dei profughi ma qui temiamo che quanto visto finora non cambi molto: tenerli lontano dall’Italia senza troppi scrupoli.  

  • Giordania: a rischio la stabilità del paese e non solo

    Le notizie dalla Giordania non sono definite, ma un qualcosa simile ad un tentativo di colpo di Stato c’è stato. Il Washington Post riferisce di una ventina di persone arrestate nella capitale per aver attentato alla sicurezza dello Stato e del regno di Abdallah II. I militari hanno imposto al fratellastro del re, il principe Hamza bin Hussein di rimanere a casa senza contattare nessuno. Lo stesso Hanza, nel 2004 non era più erede al trono, dalla line di ha inviato un video alla BBC dove conferma la sua condizione e afferma di non essere “responsabile della crisi della governance, della corruzione e della incompetenza prevalsa nella struttura del nostro governo negli ultimi 15-20 anni“. Quello di possibili sostegni alle proteste potrebbe essere una via di questo tentato colpo di Stato. In Giordania la pandemia ha ulteriormente indebolito fasce di popolazione con disoccupazione e povertà diffuse. A questo ci sono accuse per una pratica di corruzione diventata prassi. E di proteste nel paese ce ne sono state. È evidente che la situazione in Giordania diventa un altro problema dell’intricato mosaico in Medio Oriente.

  • Iran e USA: un timido approccio sul nucleare

    La prossima settimana Iran e USA, sia pur a distanza, e non per problemi di pandemia, saranno a Vienna per provare a riannodare le fila dell’Accordo sul nucleare del 2015. Nel 2018 Trump ne era uscito ed aveva imposto sanzioni a Teheran e costringendo altri paesi a fare altrettanto. Da allora la tensione è enormemente cresciuta in tutta l’area. Ieri il vice ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, uno dei negoziatori, ha detto chiaramente che al momento l’Iran non siederà allo stesso tavolo degli USA nei colloqui di Vienna. Gli scambi potrebbero avvenire con un andirivieni di navette tra una stanza e l’altra dei colloqui. Sempre ieri Cina, Iran, Francia, Germania, Gran Bretagna e Russia (firmatari dell’Accordo sul nucleare del 2015) hanno affrontato il tema del ritorno degli Stati Uniti in seno all’Accordo e di come garantire un adeguato sistema di attuazione di quanto sottoscritto. È evidente che un tema centrale restano le sanzioni all’Iran.

  • No alle grandi navi a Venezia

    Dopo anni di mobilitazioni e proteste ed anche processi subiti dagli attivisti è arrivato il divieto delle grandi navi del turismo, per nulla sostenibile, a transitare nella laguna di Venezia. Il Governo Draghi ha licenziato il decreto che prevede il divieto di traffico delle grandi navi da crociera (oltre 40.000 tonnellate) nel bacino di San Marco. Inoltre entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale dovrà indire un concorso di idee articolato in due fasi: “per l’elaborazione di proposte ideative e di progetti di fattibilità tecnica ed economica” per la realizzazione e la gestione di luoghi di attracco fuori dalle acque protette. Vengono stanziati per il 2021 2,2 milioni di euro. Bisognerà continuare a vigilare, vista l’idea di un momentaneo spostamento a Porto Marghera perché come spiega il Comitato Nograndinavi perché “Non vi è ad oggi alcun margine legislativo e procedurale che sancisca la fattibilità e legittimità di un nuovo terminal a Porto Marghera, ultima possibilità per gli appetiti speculativi di chi pensa di poter trovare in questa soluzione una nuova opportunità di profitto sulle spalle della città.”.

  • Francia: molto difficile la situazione nelle terapie intensive

    In Francia la situazione del controllo della pandemia non è quella che si attendeva. Qualcuno e qualcosa è stato sbagliato. Secondo il ministero della Salute sono oltre cinquemila le persone in terapia intensiva e continuano ad aumentare. Il tasso di occupazione dei letti in terapia intensiva ha superato drammaticamente la sogli del 90%. Qualcuno si è dimenticato di aprirne a sufficienza? Mi sembra un film già visto tra altre parti. Il confinamento deciso un po’ di giorni fa in 19, dipartimenti incluso quello di Parigi non sembra abbia ottenuto risultati. Confinamento adatto? La sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, ha chiesto la chiusura delle scuole nella capitale, scuole sempre aperte in Francia. Vedremo cosa dirà il presidente Emmanuel Macron che parlerà oggi alle 20. Ma il cielo sopra Parigi è cupo. I decessi per COvid-19 sono più di 95.000 in Francia e da due settimane i contagi viaggiano mediamente a più di 30.000 casi al giorno.

  • USA: la questione razziale e il diritto di voto

    Mentre davanti al giudice Peter Cahill continua il processo a Derek Chauvin, che bloccò con il ginocchio sul collo di George Floyd per oltre otto minuti ammazzandolo, il razzismo istituzionale non sembra fermarsi. La vittoria di Biden grazie anche ad un’affluenza alle urne eccezionale per il gran numero di iscritti alle liste elettorali (molti afroamenricani) sta provocando risposte legislative da parte dei repubblicani. La repubblicana Georgia ha approvato leggi restrittive che influenzeranno sul diritto di voto, a cominciare dall’istituire un reato per chi porta acqua o cibo agli elettori in coda e, negli USA, si può stare per ore. E non è la sola restrizione. Come spiega Zanini su il Manifesto « Il Brennan Center for Justice, un istituto della New York University, ha censito 250 leggi in 43 stati che limitano l’esercizio del voto. È una articolata aggressione del partito repubblicano, che a fine febbraio ha varato il “Comitato per l’integrità delle elezioni” e stanziato milioni per finanziare la difesa legale delle nuove leggi»

  • Myanmar: gli scontri si allargano alle minoranze etniche

    Militari e forze di sicurezza del Myanmar continuano a fare strage di civili. Anche oggi dopo il sanguinoso fine settimana appena trascorso si parla di un altro morto e diversi feriti a Yangon. Mentre ci sono state proteste in altre città del paese. Sabato c’è stato un massacro con 114 civili ammazzati, tra cui almeno sei bambini, e domenica i militari avrebbero anche aperto il fuoco durante un funerale. La situazione diventa ancora più incandescente con la ripresa degli scontri con le minoranze etniche che si oppongono al governo centrale. Le agenzie riferiscono anche di bombardamenti al confine con la Thailandia. Più di un gruppo armato che aveva accettato il cessate il fuoco hanno ripreso ad attaccare i militari. L’opposizione tenta d coagulare tutte le forze contro i militari. Il General Strike Committee of Nationalities (GSCN) uno dei più importanti gruppi di protesta ha chiesto via Facebook alle forze delle minoranze etniche di sostenere chi si sta opponendo al golpe.

  • Cuba e la riconoscenza dell’Italia

    E’ passato un anno da quando, in piena emergenza Covid, l’Italia, trovatasi improvvisamente proiettata nel terzo mondo sanitario, senza ovvero la possibilità di sopperire all’emergenza, ricevette il supporto di una brigata di medici inviata da Cuba. Ne arrivarono cinquantatre, prendendo il loro posto e mettendosi a disposizione principalmente tra le unità sanitarie della Lombardia, sfinite dal riversarsi continuo degli ammalati presso le unità ospedaliere. Per tutto l’anno inoltre personale medico cubano, considerato all’avanguardia grazie a un sistema sanitario nazionale d’eccellenza, in grado di sviluppare anche il vaccino anti-covid, ha continuato nel nostro Paese ad essere invocato da più parti nella lotta contro la pandemia. Oggi, per tutta risposta e come segno di infinita gratitudine per quanto fatto da Cuba verso i nostri connazionali, l’Italia all’ONU vota contro la risoluzione sulle ripercussioni negative dell’embargo presentata dalla Cina. Il nostro si dimostra ancora una volta proprio un bel Paese, soprattutto ricco di memoria storica. Anche a breve termine.

  • Elezioni Israele: Netanyahu vince ma non ha la maggioranza

    Anche se i risultati definitivi saranno annunciati domani, le elezioni in Israele non hanno prodotto una maggioranza definita. E siamo alle quarte elezioni in due anni nella stessa situazione. Un dato è certo: il Likud, il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu ha stravinto come meglio no aveva fatto nella altre tre tornate. Il Likud conquista alla Knesset, il Parlamento israeliano, 30 seggi ma insieme alla sua coalizione arriva a 52 dei 61 seggi che occorrono per la maggioranza. Forse sperava più voti dai risultati della campagna vaccinale. Di fronte un coacervo di partiti (7) che vanno dalla destra alla sinistra e che si oppongono al blocco di Netanyahu (4) ne hanno 57 di seggi. In mezzo tra gli altri c’è la novità di queste elezioni: il partito della Lista Araba Unita, guidato da Mansour Abbas, è riuscito a superare lo sbarramento al 3,25% entrando alla Knesset. E Abbas non ha pregiudiziali contro Netanyahu che da tempo ha avviato contatti. Altri membri del Likud non sarebbero contrari ma c’è sempre l’opposizione all’interno della coalizione della lista di estrema destra, Sionismo Religioso. Comunque Netanyahu ha fatto capire che o con lui al governo o si va al voto nuovamente. E se...

  • Non sono una puttana sono una giornalista

    Non dobbiamo ricordarcelo solo l’8 marzo: il sessismo e la violenza contro le donne è una costante nel comportamento degli uomini in ogni ambiente e ad ogni latitudine. In Australia è stato segnalato anonimamente che almeno quattro consulenti della coalizione al governo si sarebbero scambiati, per due anni, immagini e video di atti sessuali tramite Facebook Messenger. Le immagini sia pur parzialmente oscurate sono state trasmesse dalla televisione australiana. In Francia invece è il documentario della giornalista Marie Portolano ha denunciare cosa è accaduto. Marie Portolano, fino a qualche tempo fa presentatrice della trasmissione Canal Sports Club, nel documentario racconta le testimonianze  di molte giornaliste che subiscono una cultura sessista e molestie fisiche a lavoro. In particolare i comportamenti di Pierre Ménès, noto commentatore di Canal Football Club, che ad esempio, durante un fuori onda, sollevava il vestito della Portolano per palpeggiarla. Canal + ha prima mandato in onda una versione edulcorata e poi ha ritrasmesso il doc per intero. Il titolo del documentario, commentando il quale il conduttore ha finito con peggiorare la situazione, è: Non sono una puttana, sono una giornalista.

  • Cina: sanzioni reciproche con UE e USA

    Dopo che UE, Regno Unito, Canada e USA hanno imposto sanzioni alla Cina, quest’ultima ha fatto altrettanto ampliandone il raggio. UE, USA, Canada e Regno Unito le hanno imposte a funzionari cinesi, mentre Pechino ha rivolto le sanzioni contro l’UE anche contro istituti e famiglie europee impedendo alle loro attività di commerciare con la Cina. Alla base ci sono le accuse al governo cinese per la sistematica violazione dei diritti umani ai danni degli uiguri musulmani nello Xinjiang (Cina nord-occidentale). Il segretario di Stato USA, Blinken è andato oltre dichiarando che la Cina “continua a commettere genocidi e crimini contro l’umanità nello Xinjiang“. Pechino nega ogni accusa e spiega che i campi a cui si fa riferimento servono per la formazione professionale e sono necessari per combattere l’estremismo. È evidente che il livello di scontro si è alzato e potrebbe essere l’avvio di una politica estera UE più ferma nei confronti della Cina, seguendo la traccia statunitense.

  • Acqua: bene comune da salvaguardare ad ogni costo

    L’acqua è un bene comune. Deve appartenere a tutti evitando, in qualsiasi parte del mondo, che grandi e piccole società ne detengano il controllo. È un bene comune anche nelle relazioni tra gli stati che in più di un’occasione ne fanno arma di ricatto, in pace e in guerra, a detrimento delle popolazioni locali. È un bene che non va sprecato come accade da decenni in Italia e nessuno investe, anche dopo aver scontato periodi di siccità. Una regione su due ha perdite idriche totali in distribuzione superiori al 45%. È un bene prezioso perché 4 persone su 10 in tutto il mondo non hanno abbastanza acqua potabile, perché 1 bambino su 5 in tutto il mondo non ha abbastanza acqua, 2 persone su 5 in tutto il mondo non hanno in casa un impianto per lavarsi con acqua e sapone . Il 22 marzo è la giornata mondiale dell’acqua.

  • Regno Unito: il governo Johnson accresce l’arsenale nucleare

    Il Regno Unito ha deciso di accrescere il suo arsenale nucleare fino ad un 40%. In un processo di aggiornamento della politica di difesa e di quella estera uno, strumento è quello di aumentare il numero degli ordigni nucleari. Il premier Boris Johnson ha approvato una relazione in tal senso lo scorso martedì. Il Regno Unito vuole essere più presente nello scacchiere mondiale e in particolare nell’area indo-pacifica. Russia e Cina i maggiori avversari. Reuters riporta che l’ambasciatore russo a Londra, Andrei Kelin in un’intervista radiofonica a LBC, e parzialmente trascritta sul sito della radio, ha detto che si tratta di “una violazione del trattato di non proliferazione”. Londra  nega. Non bastano le tensioni in aumento tra le superpotenze. L’incubo della distruzione del Pianeta attraverso una guerra nucleare su vasta scale è un rischio che corriamo tutti i giorni vista la diffusione e la potenza degli arsenali nucleari.

  • Il movimento Fridays For Future si rimette in marcia

    Ieri il movimento Fridays For Future ha ripreso a manifestare per chiedere azioni concrete per l’ambiente. In 63 nazioni e 892 città si è manifestato, in pieno rispetto delle disposizioni contro la pandemia, per chiedere azioni con la consapevolezza che l’emergenza ambientale sia dichiarata e trattata come tale. E cioè un’emergenza da affrontare ora e con azioni dirompenti. A Napoli hanno colpito le parole di Padre Alex Zanotelli che ha ricordato con lucida drammaticità che «questa è l’ultima generazione che abbiamo, la mia ha tolto il futuro a questi ragazzi che sono l’unico presente che abbiamo e toccherà a loro ripensare il futuro anche perché non vedo alcun cambiamento su questo punto nemmeno con il governo Draghi». L’urgenza è dettata dal fatto che se oltrepasseremo il punto di non ritorno, e non siamo distanti decenni, non esisterà un “vaccino” in grado di salvare il Pianeta e chi ci abita.