Fatti ed eventi del giorno con un breve commento

  • Taiwan: Cina manda i caccia e gli USA le portaerei

    Da Taiwan arrivano segnali di tensione in crescita per le attività dell’aviazione della Cina. Il fatto è che secondo il governo di Taiwan si è passati, nel fine settimana, dagli aerei da ricognizione che sorvolano l’isola si è passati ai caccia e ai bombardieri. Sono diversi gli aerei entrati nello spazio aereo di Taiwan. Reuters riporta che il Ministero della Difesa di Taiwan ha precisato che la Cina ha inviato sei caccia J-10, quattro J-16, due SU-30, un aereo da ricognizione Y-8 e due aerei antisommergibile Y-8. La nuova amministrazione USA ha precisato che il suo impegno in difesa di Taiwan e che un alcune portaerei statunitensi sono arrivate nel Mar Cinese Meridionale. Un problema che Biden deve affrontare subito e iniziare a chiarire quale sarà, oltre la difesa dell’isola, la sua politica in Asia e in particolare la relazione con la Cina che non si muoverà dal considerare l’isola parte della sua nazione.

  • Russia. Manifestazioni e scontri in difesa Alexei Navalny

    In Russia i riflettori sono ancora sull’oppositore di Putin, Alexei Navalny. I sostenitori del controverso ex-avvocato, nonostante i divieti dell’autorità hanno indetto manifestazioni in 60 città, da Mosca a Vladivostok. La risposta della polizia è stata immediata e, a quanto riportano le agenzie di tutto il mondo, sono in corso scontri e sono già state arrestate centinaia di persone. La polizia ha anche interrotto a singhiozzo i servizi di telefonia mobile e internet per non far crescere la protesta nel paese. Alexei Navalny arrestato al suo arrivo a Mosca dalla Germania, dove era stato ricoverato per l’avvelenamento, aveva sollecitato i suoi sostenitori a manifestare per il suo rilascio. Con Navalny in carcere il suo gruppo a pubblicato nei giorni scorsi un’estesa indagine sulla ricchezza di Vladimir Putin. Sono molti i russi che dal web hanno potuto vedere un palazzo faraonico su un terreno sul Mar Nero di 7500 ettari e per un valore di più di un miliardo di dollari. Naturalmente il Cremlino ha smentito che il palazzo appartenga al Presidente.

  • Il Governo giallo-rosso in un angolo

    Il Governo giallo-rosso ha margini di manovra e sopravvivenza sempre più stretti. Il Presidente della Re pubblica ha chiarito la sua posizione e vuole tempi brevi e certezze politiche. Ieri l’inchiesta su Cesa che avrebbe portato in dote, in cambio di non sappiamo cosa, tre senatori e un simbolo per costituire un gruppo al Senato, ha complicato e di molto le cose. Il presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis ha da giorni auspicato che la crisi politica non infici il lavoro sul Recovery Plan. La presidente della BCE, Christine Lagarde pur non citando l’Italia ha chiesto ai governi europei di “rendere operativo, senza ritardi” il Recovery Plan. Il ministro dell’Economia Gualtieri assicura che “sul Recovery Plan non esiste un caso Italia” e che si faranno le riforme. Sarà. Di progetti e investimenti se parla poco e quando lo si fa non si vede un cambio di direzione verso l’abbattimento delle disuguaglianze, il rendere effettivi i diritti delle persone, dalla salute all’istruzione, e una riconversione produttiva realmente rispettosa dell’ambiente.

  • Il centenario del PCI

    Il 21 gennaio del 1921 a Livorno veniva fondato il Partito Comunista d’Italia, futuro PCI. Oltre al fatto storico, resta oggi una immensa eredità culturale. Il movimento comunista in Italia, così come in gran parte del Mondo, è quasi relegato in un contesto politico “ideale”, inteso per lo più esclusivamente come il seme che ha generato, nei decenni, svariati e multicolori arbusti. La riflessione, essenziale ma anche impietosa, è che oggi questa eredità viene a dir poco tradita, quando non rinnegata, da coloro che avrebbero dovuto costituire la guida di quelle stessa classe lavoratrice di cui il PCI fu a lungo simbolo e faro. Bisogna interrogarsi sulle origini di uno scollamento drammatico che ha via via privato i lavoratori della loro organizzazione politica di riferimento. Eppure, il Partito comunista italiano è stato una aggregazione immensa di donne e uomini; seppe amalgamare in modo naturalmente “storico” operai e intellettuali. Con un apparato dirigente risoluto, fermo ma sempre dalla grande propensione umanitaria. Ma quello stesso partito è stato anche capace di perdere importanti treni, transitati per le stazioni della storia; a cominciare dalle incomprensioni sulle spinte della “nuova sinistra” palesatesi alla fine degli anni ’60 e proseguite sino alla soglia degli ’80....

  • USA: giura il 46mo Presidente, Joe Biden

    Joe Biden, il nuovo presidente USA ha giurato, la vicepresidente Kamala Harris ha giurato. Fiumi di parole per analizzare l’andamento della cerimonia, i gesti e il detto e non detto delle protagoniste e dei protagonisti a inquadrare e celebrare una giornata storica come poche altre ce ne sono state nella storia americana. Anche oggi ci sono stati segnali per un’inversione di rotta rispetto ai disastri di Trump, dalle donne alle comunità rappresentate e se volete perfino alla poesia. Di belle parole e di coinvolgenti cerimonie ce ne sono state nel passato a cominciare da quella di Obama ma poi nel tempo ci si è persi per strada, con lo stesso Biden al suo fianco. Noi aspettiamo da Biden una concreta un’inversione sia in politica interna che in quella estera per allontanare gli spettri del passato. Nella prima dando priorità ai diritti e alla lotta alle disuguaglianze e nella seconda a fare più uso della diplomazia invece che delle cannoniere. E in tutte e due spingere verso una politica ambientale che dia una chance al Pianeta.

  • Il Governo resta in piedi ma continua a barcollare

    La maggioranza al Senato era di 149 voti e il Governo ne ha incassati 156, inclusi tre senatori a vita e due transfughi da Forza Italia: Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin. I senatori di Italia Viva si sono astenuti come preannunciato. Come era prevedibile resta in carica e non si va al voto. Del resto a parte Meloni che è sicura di fare un notevole salto in avanti, tutti gli altri sarebbero danneggiati dalle elezioni anticipati. Alcuni di essi rischierebbero la marginalità visto che il nuovo Parlamento avrà meno deputati e senatori e la soglia di sbarramento farebbe il resto. Nel corso degli interventi prima del voto Matteo Renzi ha parlato di “mercato indecoroso di poltrone” e Conte ha risposto che è stato disponibile ma “IV ha scelto la via dell’arroganza“. Mentre Meloni e Salvini chiederanno udienza a Mattarella, Conte si prepara ad allargare il campo: “Serve un esecutivo più forte“. Altri costruttori con altri incarichi? Per ora c’è solo un Governo di minoranza.

  • USA: un universale tributo a Martin Luther King

    Mai come quest’anno il tributo a Martin Luther King e alla sua eccezionale eredità hanno una valenza per gli americani. Ma dovrebbe essere una data da onorare in tutto il Pianeta perché il razzismo e l’odio verso gli altri è sempre più un comportamento diffuso e tollerato. Il terzo lunedì del mese di gennaio, dal 1983, è festa nazionale per ricordarci di Martin Luther King. Quest’anno cade a due giorni dalla proclamazione di Biden e dopo un periodo di violento aggravamento della discriminazione razziale. Il leader dei diritti civili assassinato a Menphis nel 1968, come ha detto suo figlio, ha ci ha lasciato non solo un messaggio di lotta al razzismo ma anche alla povertà e sui diritti dei lavoratori. E, come scrive Alicia Garza, co-fondatrice del Black Lives Matter Global Network, Quando dichiariamo che il nostro futuro è nero, ciò che intendiamo è che affrontare i bisogni, le preoccupazioni, le speranze e le aspirazioni dei neri porterà un futuro migliore per tutti noi.

  • Crisi di Governo. La contabilità dei parlamentari

    Il Governo giallo-rosso probabilmente non cadrà. Forse perché Renzi farà un passo di lato. Forse perché Conte troverà un modo per evitare lo scontro definitivo come accadde con Salvini. Forse non cadrà perché l’appello da più parti ai “costruttori” non finirà nel vuoto e nonostante si sia sfilato l’UDC che rimane nel centro-destra. Forse si percorrerà la strada di un governo con meno dei 161 voti per avere la maggioranza. È già accaduto in passato. Si tiene la contabilità. Sono giornate di calcolo e giornate di campagna acquisti come dimostra la scambio di accuse tra Mastella e Calenda. Lo spettacolo è indecoroso e non tanto per la ricerca di una maggioranza parlamentare ma per il metodo e soprattutto per il contesto. Quello di una crisi senza precedenti dal Secondo dopoguerra e per la quale non c’è un cambio di passo che ci indirizzi verso un futuro migliore. Che non è quello dei cantieri per il Ponte sullo Stretto.

  • Repubblica democratica del Congo. 17/1/1961: l’assassinio di Patrice Lumumba

    Patrice Lumumba, leader e padre dell’indipendenza del Congo, fu assassinato, a soli 35 anni, il 17 gennaio 1961. Il suo corpo non fu mai ritrovato perché sciolto nell’acido. L’assassinio fu perpetrato da mercenari belgi e dai separatisti congolesi del Katanga. Dalle documentazioni e dal processo ancora in corso in Belgio è chiara la complicità dei belgi. A loro va aggiunto il lavoro svolto direttamente dalla CIA che considerava, in piena guerra fredda, il leader un pericolo per gli interessi occidentali in quanto sicuro ostaggio dell’Unione sovietica. Patrice Lumumba era stato eletto democraticamente Primo ministro del paese subito dopo l’indipendenza, il 30 giugno del 1960. Ma dopo qualche settimana fu destituito e incarcerato mentre nel Congo iniziarono disordini e violenze. La ricca provincia del Katanga, di fatto controllata dalla compagnia mineraria belga Union Minière du Haut Katanga, si separa con a capo Moïse Tshombe. “Con l’aiuto di agitatori assunti per l’occasione – aveva un budget di $ 100.000, una somma considerevole all’epoca – il capo della stazione della CIA organizzò dimostrazioni anti-Lumumba che spesso degeneravano in violenza.”

  • Olanda. Crisi politica: il Primo ministro Rutte si dimette

    Dopo Estonia e Italia anche l’Olanda è in crisi dopo l’annuncio delle dimissioni del Primo ministro Mark Rutte. La crisi politica è stata la conseguenza di uno scandalo dovuto ad una pessima gestione dei sussidi alle famiglie per la crescita dei figli. Un rapporto parlamentare attesta la durezza con cui circa 20.000 famiglie sono state trattate, dal 2012, nel richiedere la restituzione dei sussidi ricevuti accusandoli ingiustamente di frode. Circa la metà di queste famiglie avevano la doppia cittadinanza. Il Governo ha chiesto scusa e ha stanziato mezzo miliardi di euro per far fronte all’errore. Rutte ha dichiarato che sono state “criminalizzate persone innocenti“. Per lo stesso motivo giovedì l’ex-ministro laburista per gli Affari sociali e vice primo-ministro di Rutte dal 2012 al 2017 si era dimesso da capo del partito. In Olanda si vota a Marzo e Rutte (primo ministro dal 2010) guiderà la sua formazione di centro-destra, il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia.

  • Francia: Stato condannato per inerzia nel contrasto al cambiamento climatico

    Potrebbe essere veramente il “caso del secolo” la condanna, in Francia, per inazione dello Stato contro il cambiamento climatico. Il magistrato relatore al Tribunale amministrativo di Parigi ha chiesto, e di prassi accade, di condannare lo Stato al pagamento simbolico di un euro alle associazioni ricorrenti. Motivazione: “il danno morale derivante dalla sua colpevole incapacità di non aver preso tutte le misure necessarie per rispettare l’andamento della riduzione dei gas serra nella misura da esso stesso stabilito”. Le argomentazioni a difesa del Governo non sono state ritenute sufficienti. Oltre 2 milioni di firme portarono al ricorso nel 2019 da parte delle Ong Greenpeace, Nicolas Hulot Foundation, Our Everyone Affair e Oxfam. «Se l’Affare del secolo vincerà la sua battaglia, sarà una decisione storica per la giustizia climatica in Francia. Il mondo politico verrebbe posto dinanzi alle sue contraddizioni ecologiche: molti discorsi e pochissimi atti», dice la coordinatrice di Notre affaire à tous, Cécilia Rinaudo, citata da France Presse.

  • Governo giallo-rosso. Renzi apre la crisi ma apre alla stessa maggioranza

    Mattarella ha chiesto di uscire subito dall’incertezza e Matteo Renzi ha deciso di dare qualche certezza. Forse. Il leader di Italia Viva ha deciso di ritirare le ministre Bellanova e Bonetti e il sottosegretario Scalfarotto dal Governo. Ne ha fatto una questione di democrazia messa da parte con una gestione accentrata fatta di decreti e senza possibilità di discutere. Ne ha fatto una questione di mancato utilizzo del Mes per la Sanità. Con le risposte ai giornalisti ha ributtato la palla nel campo avverso perché «tocca a Conte trovare lo sbocco alla crisi» e si è dimostrato disponibile a sostenere l’attuale maggioranza in caso di programma di fine legislatura. Renzi non vede elezioni anticipate. È vero che una crisi avviata rischia di precipitare ma non sembra questo il caso. È probabile invece che continui la negoziazione e la revisione fino all’ultimo secondo sul metodo, sulle voci e sulle risorse ad esse destinate del Recovery Plan. Italia Viva otterrà un po’ di visibilità in più. Il Governo giallo-rosso barcollando andrà avanti.

  • Uganda. Elezioni presidenziali, social media e Trump

    In Uganda si vota il 14 gennaio per eleggere il presidente che governa il paese da 25 anni. A sfidare il presidente uscente, Yoweri Museveni ci sono diversi candidati ma chi ha maggiore popolarità, soprattutto tra i giovani, è Robert Kyagulanyi, cantante alias Bobi Wine. La campagna elettorale in Uganda è stata affatto pacifica e organizzazioni non governative internazionali hanno denunciato violenze con uccisioni durante le proteste seguite all’arresto, a novembre, di Wine. È di oggi la notizia che le autorità regolatorie delle comunicazioni hanno ordinato il blocco delle piattaforme di social media e le app di messaggistica. Quindi niente Facebook, Instagram, Snapchat, Twitter, … Lo strapotere delle piattaforme dei social è noto e la decisione di chiudere gli account del Presidente Trump l’ha reso ancora più evidente. Una questione che andava rigidamente regolamentata per evitare che ci siano in futuro i vari Trump ad usarli come una clava e altri, all’opposto come il presidente dell’Uganda che li chiude per bloccare l’opposizione e togliere voce al dissenso.

  • USA. Impeachment Trump: una minaccia per la sicurezza nazionale

    L’impeachment di Trump è un percorso avviato. Fallito il tentativo di sfruttare il 25mo emendamento per esautorare il presidente uscente, alla Camera i democratici hanno presentato un articolo per il suo impeachment perché ha incitato i cittadini ad attaccare il Campidoglio. La votazione alla Camera, forse addirittura mercoledì, questa volta potrebbe passare con un certo numero di repubblicani che voterebbero l’articolo. Quattro pagine in cui si ripercorrono i comportamenti tenuti il 6 gennaio e si scrive che Trump è una “minaccia per la sicurezza nazionale, la democrazia e la Costituzione”. Nel frattempo Washinton si va riempendo di militari perché non è scontato che in occasione della cerimonia di insediamento di Biden non accadano dell’altro.

  • Cisgiordani e Gaza. Quando arriverà il vaccino per i palestinesi?

    Mentre in Israele da sabato è iniziata la seconda somministrazione del vaccino Pfizer-BioNTech, dove vivono i palestinesi se ne parlerebbe a Marzo. Il 20% dei cittadini israeliani, con un grande sforzo tecnico-organizzativo, hanno già ricevuto la prima dose. Le vaccinazioni in Israele al momento sono previste per i cittadini arabi del paese e i residenti palestinesi a Gerusalemme est. L’Autorità Palestinese ha dichiarato che le prime dosi del vaccino arriveranno a Marzo e ha accusato, secondo quanto riportato da Reuters, il governo israeliano di sottrarsi al dovere di garantire che i vaccini siano disponibili a Gaza e in Cisgiordania. La Reuters scrive inoltre che «i gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International, affermano che Israele ha l’obbligo legale di fornire vaccini ai palestinesi sotto occupazione. Funzionari israeliani dicono che potrebbero condividere i vaccini con i palestinesi una volta soddisfatte le esigenze di Israele».

  • Una crisi politica e di governo senza cambiamento

    La crisi politica può portare, come dice Zingaretti, ad “un’evoluzione incontrollabile” che ci infili dritti alle elezioni anticipate. Ancor più incomprensibile del continuo balletto di rimandi che ha generato la crisi stessa. L’inarrestabile ascesa delle richieste (alcune legittime) e dei pretesti di Matteo Renzi nei confronti del Governo giallo-rosso e di Conte vanno in quella direzione. Non è più nemmeno una questione di rimpasto, né  di rielaborazione del Recovery plan già avvenuta, né di ricorso all’inaccettabile Mes per buona parte del Governo. Vuole un nuovo governo con una nuova maggioranza, magari usando Draghi che comunque difficilmente accetterebbe se non sulla base di larghissime intese. Il Paese avrebbe bisogno di ben altro e nemmeno di Renzi che ha già dato pessime prove. Il Paese ha bisogno di un piano che metta al centro la drastica diminuzione delle disuguaglianze, una vera conversione produttiva rispettosa dell’ambiente con uno sforzo straordinario in ricerca e l’attuazione sostanziale dei diritti universali dalla salute, all’istruzione ad una vita dignitosa per tutti.

  • USA. Assalto al Campidoglio: impeachment o rimozione per Trump?

    Il Washington Post chiede esplicitamente la rimozione di Trump in quanto è sua la responsabilità dell’insurrezione. The Nations con un articolo in prima pagina chiede che sia avviata immediatamente una procedura di impeachment contro Trump “per istigazione all’insurrezione e il Senato dovrebbe agire altrettanto rapidamente per rimuovere il presidente sconfitto dall’incarico”. Di impeachment parla sul NYTimes il vincitore del Premio Pulitzer, Bret Stephens che spiega come sia un “dovere della Camera dei rappresentanti e del Senato, una volta certificata l’elezione di Joe Biden, … per mettere sotto accusa il presidente e poi rimuoverlo dall’incarico e impedirgli di ricoprire nuovamente la carica”. Ma né l’impeachment e né la rimozione sono semplici da mettere in atto. Nel frattempo la certificazione dell’elezione di Joe Biden è stata portata a termine. Trump continua con le sue minacce perché dopo aver comunicato che “ci sarà una transizione ordinata” ha aggiunto che “è solo l’inizio della nostra lotta per fare l’America di nuovo grande … continueremo la nostra lotta per assicurare che solo i voti legali contino“.

  • USA. Assalto al Campidoglio: non è una protesta è un’insurrezione

    I sostenitori chiamati a Washington dal Presidente hanno assaltato il Campidoglio. I gruppi di milizie, incitati dallo stesso Trump in un discorso poco prima, sono entrati con le armi nel palazzo delle istituzioni. Un golpe lo si chiama normalmente. È accaduto mentre avrebbe dovuta essere certificata la vittoria di Joe Biden. Una cerimonia formale che sarebbe durata poco ma che comunque vedeva una dozzina di repubblicani  organizzati per opporsi al normale svolgimento. E questo la dice lunga di quanta responsabilità abbiano anche ambienti repubblicani. Trump ha chiesto via social di andare a casa ma ha ribadito che la sua vittoria è stata rubata. Alle 18 ora locale inizia il coprifuoco a Washington mentre ci sono ancora molte persone davanti al Campidoglio. Intanto ci sono proteste anche in altre capitali di stati federali. Quello che in tanti temevano da tempo è diventata realtà. Quando si lascia spazio a idee reazionarie e fasciste supportate da uno sciame di notizie e analisi false, soprattutto sui social, il passaggio alle armi non impossibile.

  • USA. Elezioni Georgia. Due democratici per la maggioranza al Senato

    I democratici, in Georgia, vincendo i due seggi oggi avrebbero la maggioranza al Senato. Avendo già conquistato la Camera, il nuovo presidente, Joe Biden potrebbe rivoltare le politiche di Trump. Ma sappiamo bene che ciò non accadrà se non molto parzialmente. In Georgia, pur senza esserci l’ufficialità e senza il conteggio dei voti dei militari che risulterebbero superflui, il pastore battista Raphael Warnock ha sconfitto la senatrice Kelly Loeffler e diventerà il primo senatore nero nella storia della Georgia e il primo democratico nero del Sud a sedere su un seggio del Senato. Per l’altro seggio, il democratico Jon Ossoff è in vantaggio, sia pur di poco, su David Perdue mentre manca anche lo scrutinio di aree storicamente più democratiche. Trump ancora oggi nel corso di un comizio davanti ai suoi sostenitori non solo continuava con il mantra delle elezioni truccate ma anche con la richiesta al vicepresidente Pence di bloccare la proclamazione ufficiale al Congresso della vittoria del presidente eletto Biden. Pence gli ha già detto che non è nei suoi poteri.

  • Regno Unito: i numeri del coronavirus allungano il lockdown

    Quello che accade in questo giorni in Europa e nel Regno Unito in particolare è l’ennesima constatazione della difficoltà delle leadership di contrastare il coronavirus. Le decisioni vengono prese, cambiate, capovolte o cancellate. Il Regno Unito è partito prima degli altri in Europa ad autorizzare i vaccini e ad inocularli. In Inghilterra siamo al terzo e particolarmente rigido lockdown, rimovibile solo dopo la metà di febbraio. Boris Johnson ha detto che le prossime settimane saranno le “più difficili di sempre“. Tutti a casa e tutto chiuso salvo le attività necessarie, Le scuole appena riaperte repentinamente richiuse. Ieri si contavano circa 59.000 contagiati (quasi 54.000 in Inghilterra), le morti 407 che fanno arrivare a oltre 75.000 quelle totali. Sono quasi 24.000 i ricoverati negli ospedali. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’ OMS, nell’ultima settimana del 2020, il Regno Unito registrava un tasso di notifica di nuovi casi in 14 giorni pari a 720 per ogni 100.000 persone, più del doppio rispetto a Francia, Germania, Italia e Spagna.

  • USA: Trump e i suoi alla ricerca del voto perduto

    “Voglio solo trovare 11.780 voti, uno in più di quello che abbiamo”, è quanto preteso da Trump dal segretario di Stato repubblicano della Georgia, Brad Raffensperger. Avveniva in una telefonata tra i due e la cui registrazione è stata pubblicata per prima dal Washington Post. Trovare quei voti avrebbe significato capovolgere il risultato elettorale in Georgia, con tutto quello che avrebbe significato su quelle per la Casa Bianca. La richiesta è stata accompagnata da nemmeno tante velate minacce di un’eventuale azione penale nei confronti sia dello stesso Raffensperger che dell’avvocato capo dell’ufficio del segretario di Stato. Il vice presidente Mike Pence dà pieno sostegno ai tentativi di cambiare la realtà da parte di 11 senatori e senatori eletti repubblicani che vogliono opporsi alla vittoria del presidente eletto Biden il giorno della proclamazione a camere riunite. Tentativi inutili che forse stanno avvantaggiando i democratici nel voto del 5 gennaio in Georgia. In caso di vittoria i democratici otterrebbero la maggioranza anche al Senato.

  • Yemen: la guerra non si ferma

    La guerra in Yemen, secondo l’ONU, dal 2014 ha causato finora oltre 230.000 morti. La popolazione soffre indicibilmente e l’80% di essa dipende dagli aiuti umanitari. Papa Francesco ha espresso “dolore e preoccupazione per l’ulteriore inasprimento delle violenze” e ha chiesto ai fedeli di pensare “ai bambini, senza educazione, senza medicine, affamati”. Il 30 dicembre una serie di esplosioni nell’aeroporto di Aden ha provocato la morte di una trentina circa di persone e ferito un altro centinaio. Questo accadeva poco prima dell’arrivo dei ministri del nuovo governo unitario nato dopo l’accordo in Arabia Saudita, attore principale di questa guerra insieme all’Iran che sostiene i ribelli sciiti Houti dal 2014. La risposta della coalizione contro i ribelli, guidata dall’Arabia Saudita, non si è fatta attendere. L’attentato lo si colloca in un Medio Oriente sull’orlo della deflagrazione dopo l’asfissiante accerchiamento dell’Iran messo in atto da americani, sauditi e israeliani. Trump potrebbe tentare, secondo quanto scritto su The Atlantic, un’uscita dalla Casa Bianca drammaticamente incendiaria.

  • UE e Cina: un accordo benefico?

    Nella UE e in Cina l’accordo politico sugli investimenti è stato accolto con grande ottimismo dalle due parti. Da Ursula von der Leyen a Charles Michel a Xi Jinping è un coro di fiducia per la crescita delle relazioni euro-cinesi. Non se ne conoscono i dettagli e comunque dovrà essere ratificato dal Parlamento europeo. L’UE dovrebbe ottenere “un riequilibrio del commercio e delle opportunità di affari” attraverso un maggiore accesso al mercato cinese come quelli automobilistico, immobiliare, finanziario e telecomunicazioni. La Cina ottengono un’indubbia vittoria diplomatica, a maggior ragione dopo i dubbi espressi da Biden, e l’accesso ad alcuni mercati come quello energetico anche se limitato alle rinnovabili. Un accordo che dovrebbe anche supportare le attività sostenibili, consolidare gli obiettivi dell’accordo di Parigi, ma anche portare all’adozione delle regole dell’Organizzazione internazionale del Lavoro sul lavoro forzato da parte della Cina Per ora siamo ai condizionali, ma quello che resta è che stiamo sempre parlando di accordi di libero scambio fondamentalmente all’interno di un sistema di produzione e consumo che non cambierà il nostro futuro nella direzione che vorremmo.

  • Il 2021: l’ottimismo del cuore e il pessimismo della ragione

    Il 2020 termina ma ci lascia un’eredità pesante. È forte la speranza che la medicina tra vaccini e farmaci allenti, e non di poco, la pandemia e il suo carico di dolore e morte. Non credo che questo 2020 ci abbia insegnato molto a cominciare dal fatto che la pandemia è figlia anche del nostro sistema di vita che consuma e distrugge il Pianeta. Il Presidente Sergio Mattarella nel suo discorso di oggi, quindici minuti appena e in piedi davanti alla telecamera quasi a fronteggiare la sfida anche contro i negazionisti, ha chiesto al governo di impiegare le risorse del piano di ricostruzione europea in maniera “concreta, efficace e rigorosa, senza disperdere le risorse. Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco“. Ecco appunto dovremmo rimetterci in gioco per migliorare la qualità della vita attraverso la cancellazione delle disuguaglianze attraverso l’eliminazione anche del precariato, il totale rispetto dell’ambiente, l’investimento nella sanità realmente per tutti, nella scuola nella cultura umanistica e scientifica per accompagnarci nelle sfide del futuro.