Fatti ed eventi del giorno – ultime notizie

  • Ucraina: nessuna azione diplomatica concreta

    La guerra continua ad infuriare senza sosta, soprattutto nell’Est dell’Ucraina, nel Donbas. Armi e supporto militare continuano ad arrivare all’Ucraina. Secondo Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin una ventina di paesi avrebbero annunciato nuovi pacchetti di assistenza alla sicurezza a Kiev. Le accuse di crimini di guerra contro la Russia aumentano, Mosca nega, come nega quelle di prendere di mira i civili sotto occupazione. Uno dei motivi, quest’ultimo, per cui diventa complicato – secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – un incontro con il presidente russo Vladimir Putin, per porre fine alla guerra, essendo l’unico interlocutore che può prendere una tale decisione. Si lavora per uno scambio dei prigionieri tra le parti. Intanto il presidente USA, Joe Biden – nella riunione del Quadrilateral Security Dialogue (Quad) con i leader di Australia, India e Giappone – ha affermato che l’invasione russa accresce l’importanza del mantenimento dell’ordine internazionale, dell’integrità territoriale e della sovranità.

  • Le mafie a trent’anni dalla strage di Capaci

    Sono trascorsi trent’anni dal barbaro assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo a Capaci. Le mafie, le organizzazioni criminali dello stesso stampo non sono state sconfitte o nemmeno messe ai margini delle nostre esistenze. Continuare a ricordare il loro sacrificio non è solo un esercizio di memoria è l’essere dalla loro parte e pensare e “ripensare la lotta alle mafie e ripensare anche il concetto di legalità” – come ha scritto don Luigi Ciotti su il Manifesto – ed evitare che avvenga una “normalizzazione del pericolo mafioso. Un pericolo sempre più esteso, non solo in Italia. Come si legge in un articolo su Le Monde di Bertrand Monet, “dall’Italia al Giappone, dal Brasile alla Nigeria, la criminalità organizzata si sta affermando nei cinque continenti e tende a riprodurre il funzionamento giuridico di una multinazionale: modello economico, management, marketing, gerarchia… Pur mantenendo la sua impronta di manifattura : violenza e regolamento dei conti.”.

  • Amazzonia: nuove prove contro Bolsonaro

    In Brasile nel mentre la campagna elettorale per le presidenziali di ottobre è entrata nel vivo con la candidatura di Lula, sul presidente uscente Bolsonaro arrivano altre accuse sulla sua politica per l’Amazzonia. Qualche giorno fa la Ong austriaca ha depositato presso la Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia nuove prove sulla denuncia – presentata ad ottobre 2021, altre denunce c’erano stato nel 2019 – di crimini contro l’umanità per la distruzione dell’Amazzonia. Una distruzione legata alla deforestazione e all’aumento dello sfruttamento minerario delle terre amazzoniche e che – sostiene la nuova denuncia – sono continuate anche dopo ottobre 2021. In una lettera aperta al procuratore capo della CPI, Karim A.A. Khan si ricorda che la devastazione dell’Amazzonia arreca danni alle popolazioni indigene e all’umanità intera. Non solo ma si chiede di aprire l’inchiesta in tempi brevi pur comprendendo le difficoltà del momento per il dossier Ucraina. La distruzione di un tale ecosistema non meno urgente.

  • Ucraina: guerra, colloqui e il piano italiano

    Mentre Mosca afferma di essere vicina al controllo dell’intera regione separatista ucraina di Luhansk, la scia di morte, distruzioni e dolore non si arrestano. Migliaia i morti accertati al momento, mentre sono milioni gli ucraini sfollati interni e rifugiati all’estero. Una guerra che al momento non vede disponibilità e tentativi concreti per un cessate il fuoco. Registriamo che dopo il colloquio telefonico della scorsa settimana tra il segretari alla Difesa russa e statunitense, c’è stato un colloquio tra gli alti comandi militari degli USA e della Russia. Quello che si sa di concreto è che la comunicazione rimarrà aperta. Registriamo anche la presentazione all’ONU della proposta di pace dell’Italia che prevede oltra ad un cessate il fuoco dopo negoziati tra le parti con conseguente smilitarizzazione della linea del conflitto un’Ucraina neutrale ma dentro l’UE. Non è chiaro cosa ci sia in termini di questioni territoriali e quindi di confini.

  • Lo stato del clima globale: nel 2021 temperature e innalzamento dei mari record

    Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha dichiarato che “il nostro clima sta cambiando davanti ai nostri occhi. Il calore intrappolato dai gas serra indotti dall’uomo riscalderà il pianeta per molte generazioni a venire”. È chiaro leggendo il rapporto  sullo “Stato del clima globale” della OMM. Il livello medio dei mari ha raggiunto un nuovo record nel 2021. Nell’Antartide il buco dell’ozono è diventato per la prima volta di 24,8 milioni di kmq nel 2021. Eccezionali ondate di caldo hanno battuto i record nel Nord America e nel Mediterraneo: nella Valle della Morte (California) registrati 54,4 °C, a Siracusa in Sicilia siamo arrivati a 48,8 °C. Nel 2021 gli oceani si sono innalzati anche per lo scioglimento delle calotte polari e sono diventati più acidi. A livello globale, la temperatura media dell’anno scorso è stata di 1,11 gradi Celsius al di sopra della media preindustriale (1850-1900), siamo prossimi alla soglia di 1,5 gradi oltre la quale si prevede che gli effetti del riscaldamento diventino drastici. Funzionari delle Nazioni Unite hanno avvertito che la guerra in Ucraina minacciava gli impegni climatici globali.

  • La Turchia e l’adesione della Finlandia e della Svezia alla Nato

    Finlandia e Svezia hanno chiesto l’adesione alla Nato. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg durante una breve cerimonia presso il quartier generale dove sono state consegnate le lettere di candidatura, ha detto di accogliere “calorosamente le richieste […]. Siete i nostri partner più stretti e la vostra appartenenza alla Nato aumenterà la nostra sicurezza condivisa“. Il presidente russo Vladimir Putin ha già che l’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato non rappresentava una minaccia per la Russia, ma Mosca avrebbe risposto se l’alleanza avesse potenziato le infrastrutture militari nei due paesi. La mappa politico-militare cambia enormemente in Europa. Finlandia e Svezia erano rimaste neutrali durante la Guerra Fredda. La loro adesione però è sub iudice perché la Turchia mantiene una linea più vicina alla Russia sull’adesione e perché sostiene che le due nazioni da una parte diano rifugio a militanti delle organizzazioni curde che Ankara ritiene terroristiche e dall’altra danno sostegno alla regione autonoma curda di Rojava sotto costante attacco dell’esercito turco. Erdogan ha anche chiesto ai membri della Nato a sostenere le operazioni “legittime” e “morali” della Turchia in Siria, inclusa la zona sicura, o “almeno non cercare di farci inciampare”. Effetti collaterali.

  • Giornata contro l’omotransfobia. L’Italia non ha ancora una legge.

    Era il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione mondiale della Sanità eliminava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Il solo pensiero a quanto tempo è occorso per fare quel passo … Ma la strada da percorrere per eliminare la omotranfobia è ancora tanta e in tante parti del mondo affinché nessun* subisca più violenze o discriminazioni di genere. Basti pensare – all’Italia – alla mancata approvazione del DDL Zan nel 2021. Bastia pensare – all’Italia – dove una circolare del ministero dell’Istruzione che invita i docenti di tutte le scuole a “creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali” per questa giornata sia oggetto di polemiche da parte della destra. Secondo i dati del Gay Center, in Italia, si registrano 50 casi al giorno di discriminazione e violenza, un dato addirittura in crescita a causa della pandemia che ha esposto ancor di più alcune persone alla violenza di genitori o coinquilini omotransfobi.

  • La catastrofe per i palestinesi e la morte di Shireen Abu Akleh

    Il 15 Maggio in Cisgiordania le sirene hanno risuonato a lutto per 74 secondi. Il giorno della Nakba, la “catastrofe” per i palestinesi. Sono trascorsi 74 anni da quel 15 maggio 1948 quando Israele fu istituito come stato a maggioranza ebraica e vennero espulsi oltre 700.000 palestinesi. L’anniversario di quest’anno coincide con l’uccisione della famosa giornalista di Al Jazeera, Shireen Abu Akleh che ha raccontato per molti anni quanto accadeva con l’occupazione israeliana. Shireen, Abu Akleh è stata uccisa l’11 maggio scorso da un proiettile che l’ha colpita nei pressi del campo profughi di Jenin documentando un’incursione dell’esercito israeliano. Uccisa con addosso il giubbetto recante la scritta “PRESS”. Secondo la testimonianza di un giornalista palestinese presente, e rimasto ferito, a sparare sarebbero stati i militari israeliani. Al suo funerale i soldati israeliani hanno caricato la folla e colpito i palestinesi che sostenevano la bara. In tutta l’area da settimane la tensione e la violenza resta padrona nei rapporti tra le parti.

  • Ucraina: guerra continua e telefonate infruttuose

    La probabile entrata nella Nato della Finlandia e della Svezia potrebbe aver determinato l’accettazione di un colloquio telefonico del ministro della Difesa russo con il capo del Pentagono che avrebbe chiesto un immediato cessate il fuoco. Non accadeva dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Nessun progresso. In stallo la situazione e per colpa degli ucraini secondo Putin che ha parlato dopo tempo con il cancelliere tedesco, Olaf Scholz. Nel frattempo il presidente turco Erdogan non ha gradito la richiesta di adesione alla Nato della Finlandia e della Svezia; il motivo risiederebbe nell’ospitalità data a membri del PKK)ritenuti da Ankara terroristi. Dopo la telefonata tra il presidente finlandese Sauli Niinisto, l’ufficio stampa del Cremlino ha fatto sapere che Putin ha detto che l’abbandono da parte della Finlandia “della sua tradizionale politica di neutralità militare sarebbe un errore poiché non ci sono minacce alla sicurezza della Finlandia“. Oggi i ministri degli Esteri del G7 hanno promesso di rafforzare l’isolamento economico e politico della Russia e di continuare nell’invio di armamenti l’Ucraina. Intanto la guerra continua con feroci combattimenti e costanti bombardamenti in diverse parti dell’Ucraina, in particolare nell’est del paese.

  • Ucraina: guerra continua e diplomazia latitante

    A 78 giorni dall’invasione russa dell’Ucraina la guerra non sembra proprio destinata a cessare a breve. Una serie di eventi dentro e fuori l’Ucraina vanno in quella direzione, a torto o a ragione. Di segnali per colloqui concreti verso il cessate il fuoco non ce ne sono. La Finlandia tramite la Prima ministro Sanna Marin e il Presidente Sauli Niinisto chiederanno in tempi strettissimi l’adesione alla Nato. Potrebbe accadere lo stesso a breve anche per la Svezia. La reazione della Russia è stata pesante considerando l’adesione una minaccia e il portavoce del Cremlino Dmitry Pesko ha detto che “Le azioni della Federazione russa in risposta all’ingresso della Finlandia nella Nato dipenderanno dal grado di avanzamento delle infrastrutture militari dell’Alleanza ai confini del paese”. Le sofferenze provocate anche per crimini di guerra sono di dimensioni catastrofiche. Secondo uno studio dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono otto milioni le persone sfollate internamente, mentre l’Aagenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) sono più di sei milioni di rifugiati fuggiti dall’Ucraina.

  • Lula da Silva candidato alle presidenziali del Brasile

    Lo scorso 7 maggio l’ex presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva ha ufficialmente annunciato la sua candidatura alle presidenziali che si terranno il prossimo 2 ottobre. A sostenerlo sarà un alleanza di sette partiti di sinistra e di centro-sinistra; un’alleanza ampia tanto da includere Il come candidato alla vicepresidenza Geraldo Alckmin, ex governatore di centro-destra di San Paolo. Per accantonare definitivamente la nefasta esperienza – dalla tutela dei diritti alla gestione della pandemia a quella dell’ambiente e dell’Amazzonia in particolare – sotto la presidenza di Jair Bolsonaro Lula ha bisogno di vincere con ampi margini. Tutti i sondaggi al momento lo danno largamente in testa. Ma non sarà facile per le capacità dell’avversario ma anche perché su Lula e sul suo Partito dei lavoratori potrebbero pesare i collegamenti alla corruzione, ad alcune promesse mancate e forse ai suoi settantasei anni. Resta il fatto che i suoi due mandati furono straordinari per il Brasile e per i brasiliani.

  • Abu Akleh giornalista di Al Jazeera assassinata a Jenin

    La 51enne Abu Akleh giornalista palestinese-americana di Al Jazeera è stata barbaramente assassinata mentre faceva il suo dovere per informarci. Abu Akleh stava seguendo un’incursione dell’esercito israeliano nel campo profughi di Jenin dove cercavano per arrestarli terroristi. Da una prima ricostruzione sarebbe stata colpita in faccia da un proiettile al collo e uccisa. Indossava il giubbotto della stampa. In zona c’erano altri giornalisti tra cui Ali al-Samoudi, altro giornalista palestinese, rimasto ferito alla schiena e che ha accusato gli israeliani dell’omicidio. Secondo una prima indagine iniziale dell’esercito israeliano, come riporta il quotidiano Haaretz, non è chiaro se Abu Akleh sia stato ucciso dal fuoco israeliano o da uomini armati palestinesi. Da molte parti si chiede un’inchiesta indipendente per accertare le responsabilità dell’uccisione della giornalista. Del resto esercito e polizia israeliana hanno la responsabilità di diverse uccisioni di giornalisti palestinesi. Ad aprile scorso è stata presentata una formale denuncia alla Corte penale internazionale in cui si parla di “bersaglio sistematico” da parte di Israele nei confronto dei giornalisti palestinesi.

  • Draghi a Biden chiede anche una via diplomatica

    Tanti convenevoli, riconoscimenti da una parte e dall’altra all’incontro tra il presidente USA, Joe Biden e il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. La sostanza della posizione del governo italiano e forse dell’Europa è quella da una parte di continuare sulle sanzioni, sull’aiuto militare all’Ucraina e sulla fedeltà alla NATO e dall’altra di muoversi diplomaticamente sancendo in qualche maniera una linea diversa dall’alleato. Su quest’ultimo Draghi ha detto che «In Italia e in Europa le persone vogliono la fine di questa macelleria, ci chiedono come arrivare alla pace» e vorrebbe che si utilizzi «ogni canale per un cessate il fuoco e per avviare negoziati credibili». Una volontà di provare ad andare verso una direzione diversa da quella che domina a Washington in questo momento e che è stata però ribadita dalla portavoce della Casa Bianca Psaki: «Siamo aperti a una soluzione diplomatica ma non vediamo nessun segnale in questo senso dalla Russia». Si è anche parlato della carenza di cereali che è una questione che se non affrontata diventerà una catastrofe umanitaria per i paesi più poveri.

  • Filippine: il ritorno dei Marcos

    Dopo poltre trent’anni dalla fuga, aiutata dagli USA, del dittatore Ferdinand Marcos e della sua famiglia suo figlio, il sessantaquattrenne Ferdinand “Bongbong” Marcos junior ha stravinto le elezioni presidenziali in Filippine. La distanza dalla sua sfidante, l’avvocatessa per i diritti umani Leni Robredo, è abissale. Si sostituirà al presidente uscente Duterte che però darà continuità alla sua linea ideologica con la vicepresidenza di sua figlia Sara anche se di fatto le due famiglie vanno di pari passo. All’insegna di una rinascita delle Filippine, con un programma generico, Bongbong e con una costante negazione di quanto accaduto durante la dittatura del padre, governerà per sei anni il paese. Una larga parte della campagna elettorale è stata impiegata per riscrivere la storia della dittatura di Marcos e per cancellare le migliaia di morti, le decine di migliaia di torturati e la scomparsa di un patrimonio accumulato in quegli anni che oscillerebbe tra i 5 e i10 miliardi di dollari finiti nei paradisi fiscali.

  • 9 maggio: l’Europa, Moro, Impastato.

    Il 9 maggio 2022 corre il rischio di determinare davvero un ingorgo nella nostra percezione della storia e delle ricorrenze da celebrare: una giornata incredibilmente affollata di appuntamenti con la memoria e con le contraddizioni che la storia determina. Il 9 maggio è anche la Giornata d’Europa. Si celebra in questa occasione la pace e l’unità europea, facendo riferimento alla data del 9 maggio 1950 e alla Dichiarazione Schuman – redatta dal ministro francese Robert Schuman e dal suo consigliere Jean Monnet –  quale atto di partenza di un percorso di condivisione politica ed economica nel cuore del Vecchio Continente. Per restare in Italia, e alle molte pagine oscure della nostra storia legate al terrorismo e alla mafia, il 9 maggio del 1978 è il giorno dell’assassinio di Aldo Moro. e di quello di Peppino Impastato. Insomma, una giornata durante la quale sarà opportuno riflettere a proposito di pace, legalità e di tenuta della democrazia.

  • Ucraina: la diplomazia continua a tacere

    Settantaquattro giorni ininterrotti di morte e distruzione da quando è cominciata l’invasione russa dell’Ucraina. Non si registrano passi diplomatici di un qualche rilievo per poter pensare ad un cessate il fuoco. Intanto i combattimenti infuriano soprattutto nell’Ucraina orientale. Si teme che decine di civili ucraini siano morti dopo che un bombardamento aereo russo  ha distrutto una scuola che ospitava circa 90 persone nel suo seminterrato nel villaggio di Bilohorivka. L’Ucraina avrebbe iniziato una controffensiva in alcune aree orientali. Il vice primo ministro ucraino Iryna Vereshchuk ha spiegato che “tutte le donne, i bambini e gli anziani” sono stati messi in salvo fuori dai sotterranei dell’acciaieria di Mariupol. Continua ad aumentare la lista delle sanzioni. Al G7 i partecipanti si sono impegnati ad eliminare gradualmente o vietare l’importazione di petrolio russo e a provare a isolare economicamente la Russia.

  • Irlanda del Nord: lo Sinn Féin è il primo partito

    Lo Sinn Féin è il primo partito a Stormont, l’Assemblea dell’Irlanda del Nord dopo le elezioni del 5 maggio. Sono stati assegnati 27 seggi allo storico partito che vuole la ricongiunzione con la Repubblica d’Irlanda anche se in campagna elettorale si è abbastanza tenuto a distanza dal tema. Era dalla nascita dell’Irlanda del Nord (1921) che gli Unionisti esprimevano il primo ministro. Ora sarà invece la volta della quarantacinquenne Michelle O’Neill anche se le cose non saranno per nulla semplici come tutte quelle a Belfast e dintorni. Prima di tutto l’Assemblea dell’Irlanda del Nord dovrà riunirsi entro otto giorni dall’elezione e i 90 membri eletti dovranno firmare un registro e dichiarare se sono unionisti, nazionalisti o “altro” secondo il sistema attualmente in vigore. I partiti hanno sei settimane di tempo per nominare i ministri, ma il Partito Unionista Democratico (DUP) – protestante e di destra – ha fatto sapere già che non intende partecipare al governo come previsto dagli accordi del 1998. Pesa anche il post Brexit: il DUP ha sostenuto che non parteciperà ad un governo fino a che l’Irlanda del Nord non tornerà nel mercato interno del Regno Unito.

  • Regno Unito: Johnson e i Conservatori sconfitti alle elezioni locali

    La sconfitta alle elezioni locali del Partito conservatore del primo ministro britannico Boris Johnson assomiglia ad un tracollo. Vedremo se ci saranno conseguenze politiche estreme ma-  quelle di ieri 5 maggio – restano pur sempre elezioni per i 32 distretti di Londra e per 200 consigli in Inghilterra, Scozia e Galles (oltre per il governo dell’Irlanda del Nord) tra cui quelli di Birmingham, Leeds, Manchester. Johnson e i conservatori stanno perdendo centinaia di seggi, a vantaggio dei Laburisti, dei Verdi e dei Liberali nei consigli perdendo anche roccaforti tradizionali per i Tories. Per la prima volta, il partito laburista ha vinto il consiglio di Westminster. Il premier Johnson verrà difeso con la giustificazione che il paese ha bisogno di una guida in un momento di difficoltà anche per l’economia del Regno Unito. Hanno sicuramente pesato, oltre allo stato dell’economia, gli scandali in cui il governo e il premier sono stati coinvolti per aver infranto le regole sul lockdown per la pandemia.

  • Guerra: l’Ucraina sempre sotto le bombe

    Ennesima giornata di guerra che sta lastricando di morte e distruzione l’Ucraina. Sempre pochi i barlumi di notizie di gesti umanitari. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres ha riferito di 500 persone evacuate dall’acciaieria Azovstal a Mariupol e da altre aree mentre Putin chiede la resa dei soldati ucraini dentro Azovstal assaltata. Altri civili potrebbero essere evacuati da Mariupol, mentre infuriano i combattimenti nelle regioni orientali di Kharkiv e Donetsk. Putin ha chiamato il premier israeliano Bennett per scusarsi delle parole pronunciate dal ministro degli Esteri russo Lavrov su Hitler ebreo. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente USA, Joe Biden hanno concordato di non riconoscere nessuna delle conquiste territoriali russe in Ucraina. L’Unione europea fa ulteriori passi in avanti nelle sanzioni contro la Russia ed in particolare su un embargo petrolifero.

  • 6 maggio 1889: la torre Eiffel

    Ci sono simboli che cambiano il destino dei luoghi e, a volte, cambiano la storia. Il 6 maggio 1889  la Torre Eiffel venne aperta al pubblico nell’ambito dell’Esposizione Universale che doveva celebrare i  risultati del progresso scientifico e tecnologico di un’epoca convinta di essere il culmine di una civiltà. Progettata da Gustave Eiffel, è sicuramente da allora uno dei simboli più noti della città di Parigi. Politici, artisti, dittatori e così via ne sono passati tanti e lei, la Torre, che doveva essere un’opera provvisoria da smontare, sta ancora lì ad accogliere visitatori e sogni di gloria di tanti. Sembrava allora un grande meccano, un gioco di travi, viti e bulloni che sfidava il cielo e culminava in una immensa antenna per collegarsi con il resto del mondo. Non sono tutte belle, però, le storie legate alla Torre: anche suicidi e qualche drammatico incidente e ha conosciuto l’onta della ruggine. Nonostante tutto sta ancora lì e ci riporta a quella stagione di progresso, speranze e presunzione che aveva contraddistinto il passaggio fra il XIX e il XX secolo e che culminerà invece nel dramma della Grande Guerra.  

  • Una domanda per Karl Marx

    Karl Marx nasceva a Treviri il 5 maggio 1818. Ricordarlo oggi, più che celebrare una data e una ricorrenza, nasconde una curiosità e una domanda. L’impostazione del suo pensiero e la sua analisi della nascente società capitalistica hanno contribuito in maniera decisiva all’analisi economica e politica di oltre un secolo. Opere come il Manifesto del Partito comunista e Il Capitale, per fermarci alle opere più note, sono state punto di riferimento per comprendere i mutamenti di un’epoca anch’essa in veloce evoluzione. Che cosa intuirebbe oggi il pensatore tedesco nella nostra epoca legata alla globalizzazione e al ritorno della guerra? Quali stimoli karl marx saprebbe donarci per una nuova interpretazione degli eventi che spesso ci sembrano confusi o troppo velocemente trattati? E che giudizio saprebbe dare del rapporto fra capitale, politica, digitale e nuove forme di alienazione e sfruttamento?

  • Guerra e solo guerra in Ucraina

    La guerra continua in Ucraina tra morte e distruzioni quotidiane. La Russia continua con i suoi bombardamenti e attacchi anche ad Odessa. Il sindaco di Mariupol riferisce che oltre 200 civili rimangono intrappolati nelle acciaierie della città assediata. Dall’Occidente il sostegno finanziario e militare per l’Ucraina non ha soste. Il premier britannico Boris Johnson ha promesso altri 300 milioni di sterline (375 milioni di dollari) in aiuti militari all’Ucraina. Intanto dopo una fase di relativa equidistanza di Israele, l’accusa russa di sostenere i “neo-nazisti” in Ucraina e l’affermazione di Mosca secondo cui Adolf Hitler aveva origini ebraiche aumenta le tensioni tra i due paesi. A muoversi per tentare l’unica cosa da fare, un cessate il fuoco e l’avvio di nuove consultazioni diplomatiche il Vaticano ci fa sapere che Papa Francesco attende che Vladimir Putin risponda ad una richiesta di un incontro, anche a Mosca. A breve ci dovrebbe essere un colloquio telefonico tra Macron e Putin ma non ci si aspetta niente di concreto.

  • Guerra, solo guerra in Europa

    A oltre due mesi dall’invasione russa dell’Ucraina, non ci sono segnali, nemmeno flebili per poter sperare in un cessate il fuoco a breve termine in Ucraina. La Russia continua a ordinare bombardamenti nell’Est, anche raid missilistici a Odessa. Nessun corridoio è stato possibile aprire a Mariupol, oramai un ammasso di rovine, nonostante l’impegno e le dichiarazioni del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Secondo il ministero della Difesa russo diversi civili sono morte e ferite a causa di un bombardamento ucraino dei villaggi nella regione di Kherson. La presidente della Camera USA, Nancy Pelosi ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kiev che ha confermato il sostegno americano e ha detto che spera di far approvare il pacchetto di aiuti di 33 miliardi di dollari chiesto da Biden Congresso. Era il 29 marzo quando ci fu l’ultimo incontro faccia a faccia tra i negoziatori e da allora solo scambi in colloqui a distanza.

  • Gerusalemme est: ancora scontri e feriti sulla Spianata delle moschee

    Ieri altra giornata di violenza nel venerdì del Ramadan sulla Spianata delle moschee a Gerusalemme est. Secondo Skg TG24 la Mezzaluna Rossa ha dovuto costruire un ospedale da campo nella Spianata stessa viste le decine di feriti. A Gerusalemme est e quindi nella Moschea al-Aqsa un palestinese di età compresa tra 12 e 50 anni non può di fatto andare perché per il venerdì del Ramadan necessita di un permesso dell’esercito israeliano. A meno che non si scavalchiil muro di notte, ma anche questo non è per nulla semplice. Secondo il Middle Est Eye, la Palestine Red Crescent Society “ha dichiarato di aver affrontato 418 feriti a Gerusalemme e al-Aqsa mercoledì, con “alcuni di loro gravemente feriti dopo aver saltato il muro della segregazione razziale“. La polizia israeliana ha detto che sono entrati nell’area dopo che “rivoltosi” avevano scagliato pietre e fuochi d’artificio, anche verso il Muro Occidentale, il sito sacro agli ebrei sotto al-Aqsa. Tre agenti feriti. Al Jazeera riferisce di testimonianze per l’uso di lacrimogeni e proiettili di gomma da parte israeliana. I leader musulmani sono irritati dal recente aumento di coloni israeliani che entrano nel complesso della moschea.