Fatti ed eventi del giorno con un breve commento

  • Libano: un’esplosione senza giustizia e un paese in crisi

    Ieri, il patriarca maronita Béchara Raï ha celebrato una messa al porto per commemorare le vittime dell’immane tragedia che il 4 Agosto 2020 ha devastato Beirut e il Libano. Il patriarca ha detto che “lo Stato deve la verità a tutto il Libano“. L’esplosione ha tolto la vita a centinaia di persone, ferito altre migliaia di individui, provocato 300.000 sfollati e distrutto quartieri con le relative infrastrutture. Non c’è nessun elemento certo, dopo un anno, che faccia capire cosa sia veramente successo. Anzi, secondo Amnesty International, le autorità libanesi continuano a frapporre ostacoli per impedire che la verità venga a galla e che venga fatta giustizia. Il Libano con questa tragedia ha visto aggravarsi la crisi sociale, economica e finanziaria che ha portato molti libanesi in questi mesi a protestare. La moneta si svalutata fino al punto che non vale quasi nulla e contemporaneamente i prezzi delle derrate alimentari sono quadruplicati secondo il World Food Program.

  • Morire di lavoro: Laila El Harim

    Laila El Harim, il 21 agosto avrebbe compiuto 41 anni, lascia la figlia di 5 anni e un compagno. Sarebbe stata inghiottita da un macchinario per la fustellatura delle scatole nella fabbrica dove lavorava, nella provincia di Modena. Era stata assunta da qualche mese. L’Inail aveva denunciato che nei primi tre mesi del 2021 c’è stato un aumento dell’11,4% e fino a maggio le morti sono state 434. Domenico Chiatto, componente della segreteria Cisl Emilia Centrale con delega alla salute e sicurezza sul lavoro, ha spiegato che nel Modenese gli ispettori del lavoro sono calati del 30%, aggiungendo che «ci sono 58 mila aziende [e] che esistono luoghi di lavoro dove un ispettore non si vede per anni. E sarebbe meglio che gli ispettori arrivassero prima delle tragedie».

  • Green Pass per i lavoratori?

    La Confindustria vorrebbe che si lavorasse solo con il Green Pass. Il premier Draghi e il suo governo pure. Se ne è discusso in un incontro con i sindacati. Non è possibile che questo avvenga con la leggerezza di un regolamento qualsiasi. Non possono esserci imposizioni. La strada è la legge come spiega il segretario della CISL Luigi Sbarra: «Se il governo sulla base di dati scientifici e sanitari ritiene ci sia una fondata preoccupazione sulla ripartenza del Covid, nella sua autonomia può adottare una norma legislativa che valga non solo per i lavoratori, ma per l’insieme delle persone e dei cittadini». Il segretario della CGIL, Maurizio Landini chiarisce che un’eventuale decisione per il Green Pass dei lavoratori non sia la scorciatoia per licenziare, discriminare, demansionare. L’idea della Confindustria sarebbe quella di certificato vaccinale obbligatorio pena lo spostamento ad altra mansione, sospensione con eventuale impatto sulla retribuzione.

  • Olimpiadi: nella storia Tamberi e Jacobs

    Anche i 40° si erano coalizzati a favore dell’evento. Tutti in casa dove si stava meglio che al mare ed anche ignari perché in 10 minuti si sarebbe compiuto tutto quanto la storia della regina degli sport, l’atletica leggera, non aveva mai concesso all’Italia. Anzi troppe umiliazioni patite che hanno contato anche uno zero sul medagliere. Improvvisamente il primo agosto 2021, intorno alle 14:30 ore italiane succede quanto non era mai accaduto e non si osava neanche sperare accadesse. Sarà perché le Olimpiadi si celebrano nel 2021 ma sono Tokio 2020 e quindi una rarità ed allora: prima l’oro del mitico Gimbo Tamberi nell’alto con 2,37, dieci minuti dopo l’ancora più insperabile oro nella finale dei 100 piani olimpici con un Marcell Jacobs con 9 secondi e 80 centesimi. Mai accaduto prima…è l’Italia in quei dieci minuti che viene celebrata nel mondo come più citius, altius, fortius! E ancora prima Alessandro Sibilio in finale nei 400 ostacoli.

  • Tigray è sempre più crisi alimentare, soprattutto per donne e bambini

    Da tempo denunciamo le sofferenze della popolazione del Tigray, la regione dell’Etiopia, dove da novembre è in corso una guerra. Sono circa 400.000 le persone che vivono in condizioni di carestia secondo l’ONU e di fatto la quasi totalità della popolazione del Tigray ha bisogno di aiuti alimentari. Sono oltre 100.000 i bambini che potrebbero essere afflitti da forme di grave malnutrizione. Marixie Mercado, portavoce dell’UNICEF, oggi ha dichiarato che la metà delle donne in gravidanza e allattamento osservate nel Tigray era gravemente malnutrita. CI sono testimonianze dirette e verificate di bambini morti per malnutrizione. Secondo Reuters, lo scorso giovedì il governo etiope ha accusato le forze locali del Tigray di “aver bloccato gli aiuti […] Il TPLF [Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, ndr] non era disponibile per un commento, ma in precedenza ha affermato di accogliere favorevolmente gli aiuti.”

  • Il paradosso della libertà difesa dalla destra

    È veramente paradossale che stiano passando, soprattutto sui social, come difensori della libertà elementi della destra, da quella populista a quella fascista, che si sono messi alla testa dei no-Vax, no-Green Pass e via discorrendo. E si fa pure strumentalmente uso della Costituzione italiana. Senza entrare nel dettaglio dei singoli articoli ai quali pure fanno riferimento alcuni, va detto come spiega Gaetano Azzariti, docente di diritto costituzionale, su il Manifesto che «basta poi scorrere l’intero catalogo delle libertà costituzionali per rilevare che ogni singolo articolo ribadisce questa regola aurea e di civiltà: le libertà non sono mai assolute, incontrano sempre dei limiti al fine di salvaguardare gli altrui diritti. […]. Come esplicita l’articolo 2, il quale richiede alla Repubblica un duplice impegno, quello di riconoscere e garantire i “diritti inviolabili dell’uomo”, ma anche di adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

  • Tunisia: è crisi totale dopo le decisioni del presidente Saied

    In Tunisia il presidente della repubblica Kais Saied ha destituito il primo ministro Hichem Mechichi, i ministri della Difesa e della Giustizia e sospeso i lavori del Parlamento per trenta giorni utilizzando come strumento un articolo della Costituzione. Una parte delle forze politiche ed in particolare il partito islamista moderato Ennahda ha parlato esplicitamente di colpo di stato. Dal Parlamento arriva una nota che considera nulle le azioni intraprese da Saied anche qui Costituzione alla mano; il presidente del parlamento Rachid Gannouchi si oppone alla sua destituzione voluta dal presidente. La capitale Tunisi ha registrato manifestazioni festanti e inneggianti alle decisioni prese da Saied, sembrava essere tornati a quelle del 2011 della cosiddetta primavera araba. La Tunisia ora è nel pieno di una crisi che oltre a quella economico-sociale, aggravata dalla pandemia gestita malissimo, è anche politica e istituzionale.

  • Francia. Pegasus: il cellulare di Macron sotto controllo?

    Continuare a tenere veglia l’attenzione su quanto svelato dal consorzio di 17 media attraverso il progetto Pegasus perché di una gravità assoluta avendo svelato che sono stati spiati e attaccati attivisti per i diritti umani, giornalisti e avvocati in diversi paesi del mondo. Si apprende che il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato con il primo ministro israeliano, Naftali Bennett per chiedergli che in Israele si indaghi sulla società produttrice del software di hackeraggio NSO Group. Il motivo di tanta attenzione è che lo stesso Macron e diversi altre personalità politiche compresi membri del governo potrebbe essere stato messo sotto controllo dai servizi di sicurezza del Marocco. Il database finito nelle disponibilità del centro del progetto Pegasus include il numero di cellulare di Macron.

  • Il solito G20: quale transizione ecologica?

    In Germania si è verificato uno dei peggiori disastri ambientali della sua storia con molte persone morte a causa dell’inondazione, ancora tanti dispersi e distruzione di strade, edifici e lasciando senza nulla molte famiglie. Stessa cosa sta accadendo in Cina, mentre negli Stati Uniti occidentali un’altra ondata di incendi sta bruciando foreste e obbligando molte comunità ad abbandonare le proprie abitazioni. La cenere è arrivata anche a New York. A Napoli sono riuniti i ministri ambientali del G20 per discutere e prendere decisioni sulla transizione ecologica. Si è parlato della solita sottoscrizione di una dichiarazione per proteggere gli ecosistemi ma alla fine non verrà fuori niente di veramente serio per impedire il surriscaldamento globale. Quello che non vogliono ammettere le leadership politiche ed economiche del Pianeta che è il sistema economico basato sullo sfruttamento a dover essere scardinato se vogliamo provare a vivere in condizioni ambientali e umane accettabili evitando il punto di non ritorno.

  • Pegasus, un cavallo di Troia contro attivisti, giornalisti e oppositori

    Pegasus, un cavallo di Troia nei nostri cellulari per spiare attraverso mail, messaggistica, social network, microfoni, telecamere. Una sorveglianza globale nei confronti di attivisti per i diritti umani, giornalisti e oppositori. Questo cavallo di Troia è un cosiddetto spyware, il nome commerciale è “Pegasus” dell’azienda israeliana NSO Group il cui motto è “cyber intelligence for global security and stability”: sicurezza e stabilità di chi? Una vera e propria arma che il governo israeliano deve autorizzare la vendita. La scoperta è stata fatta grazie al “Pegasus Project” al quale hanno partecipato decine di giornalisti e 17 mezzi d’informazione di 10 paesi, coordinati da Forbidden Stories e con l’assistenza tecnica di Amnesty International. Nel periodo 2016-2021 decine di migliaia di utenze sono state spiate in diversi paesi tra cui Arabia Saudita, Azerbaigian, India, Marocco, Messico e Ungheria con centinaia di giornalisti sotto controllo. L’azienda israeliana si difende dicendo che è un’arma contro terrorismo, criminalità e pedofilia ma di fatto è stata usata per scopi politici, contro gli oppositori di regimi, attivisti per i diritti umani e giornalisti a vario titolo.

  • G8 di Genova, Luglio 2001. Per non dimenticare.

    Dal G8 di Genova sono trascorsi vent’anni, si svolse con la presenza dei leader dei maggiori paesi industrializzati più la Russia tra il 20 e 22 Luglio del 2001. Il dolore per quanto accadde fuori dalla fortezza in cui si erano rinchiusi si avverte ancora. Il dolore delle vittime a cui è stata inflitta una crudeltà inaudita che, fisicamente e psicologicamente, ha segnato e segna profondamente. Un dolore perché in quei giorni lo stato di diritto venne sospeso, lo stato per mano dei suoi rappresentanti annichiliva dei cittadini che erano lì per manifestare. Non è un caso se i poliziotti nella caserma di Bolzaneto ritmarono “un due tre viva Pinochet” e altri cantavano “Faccetta nera”. Un dolore perché venne cancellata di fatto una generazione politica. Il presidente del Consiglio di allora era Silvio Berlusconi e il capo della Polizia era Gianni De Gennaro. La Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha da poco dichiarato ‘inammissibili’ i ricorsi presentati da alcuni poliziotti condannati per l’irruzione alla scuola Diaz.

  • Lavoro precario e salari ridotti

    L’ Istituto per l’analisi sulle politiche pubbliche (INAPP) ha pubblicato ieri il Rapporto 2021. Tra le tante informazioni nel Rapporto si legge che “la bassa produttività oraria del lavoro (produttività ‘grezza’ definita a livello aggregato) costituisce un problema complesso ed endemico del sistema produttivo italiano, ma a nulla giova, per mantenere competitivo il sistema, tentare di compensarla allungando gli orari di lavoro o schiacciando corrispondentemente il salario”. Si precisa anche che “contestualmente al rallentamento della dinamica della produttività, in Italia tra il 2006 e il 2020 anche le retribuzioni salariali hanno registrato una marcata contrazione, […]. Tale contrazione evidenzia un cronico ricorso a strategie competitive basate esclusivamente sul contenimento dei costi unitari del lavoro, assecondate e incoraggiate dalle politiche di cosiddetta flessibilizzazione del mercato del lavoro […]”. A proposito del lavoro precario, a termine si legge che nel 2019, “i contratti a tempo determinato risultano aumentati di oltre 800mila unità dal 2008 al 2019 (+36,3%), a fronte di una variazione dell’occupazione complessiva pari all’1,4%. L’incidenza del lavoro a termine sull’occupazione dipendente è passata dal 13,2% del 2008 al 16,9% del 2019”.

  • UE: procedura d’infrazione per Polonia e Ungheria sui diritti LGBT+

    Polonia e Ungheria erano stati da tempo, forse troppo, avvertiti dall’UE che si sarebbe potuti andare oltre le semplici rimostranze. Per le due nazioni ieri è stata formalmente avviata una procedura di infrazione per la violazione dei diritti fondamentali delle persone Lgbtiq. Come spiegato da Bruxelles, “L’uguaglianza e il rispetto della dignità e dei diritti umani sono valori fondamentali dell’UE, sanciti dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea“. Polonia e Ungheria hanno due mesi di tempo per rispondere con puntualità alle lettere di costituzione in mora a loro recapitate; in alternativa inviato un parere motivato potrà esserci il deferimento alla Corte di Giustizia dell’UE. A Budapest si contesta la legge che nega la possibilità di parlare di temi legati all’omosessualità in contesti pubblici frequentati da minori, inclusa la censura dei libri per adolescenti che parlano di omosessualità e incluso il blocco di campagne pubblicitarie in favore dell’inclusione. A Varsavia si contesta il mancato chiarimento richiesto dall’UE sulla natura e sull’impatto delle cosiddette “zone libere dall’ideologia LGBT”, istituite da diverse regioni e comuni in Polonia.

  • Cuba: il governo elimina i dazi, per i manifestanti non basta

    A Cuba il primo ministro Manuel Marrero ha annunciato che da lunedì prossimo i viaggiatori che arrivano potranno portare cibo, prodotti per l’igiene e medicinali senza limiti di peso e senza pagare dazi doganali fino al 31 dicembre. Lo stesso Marrero ha detto che “è una richiesta fatta da molti viaggiatori … ed è necessario prendere questa decisione“. È una risposta alle proteste che ci sono state in molte parti di Cuba e che hanno allarmato la leadership comunista. Una misura che non sappiamo quanto possa allentare la morsa in cui si trova la popolazione cubana che da anni è in una crisi economica profonda e che con la pandemia è diventata insostenibile. Di sicuro occorrerà qualche altro intervento e la mossa risolutiva resta comunque la fine del blocco USA che impedisce a Cuba scambi commerciali e non e che l’ONU ha più volte dichiarato che va abolito. I manifestanti non si accontentano dell’abolizione dei dazi decisa dal governo.

  • Georgia: morto un giornalista e la comunità LGBT+ sotto attacco

    La Georgia tramite il suo governo è intenzionata a chiedere l’adesione nel 2024 all’Unione europea. In Georgia lo scorso 5 luglio una violenza di destra e omofoba ha prima impedito l’organizzazione del Pride a Tbilisi vandalizzando le sedi delle organizzazioni LGBT+ e poi ha colpito decine di giornalisti che avrebbero seguito l’evento. Il giorno dopo c’è stata una manifestazione pro LGBT+ ma anche stavolta in piazza è scesa la violenza degli estremisti di destra. L’11 luglio sono scoppiate manifestazioni dopo che Aleksandre (Lekso) Lashkarava, giornalista e cameraman del canale TV Pirveli, già brutalmente malmenato il 5 luglio, è stato ritrovato morto nella propria abitazione. Secondo quanto riporta Laura Luciani su East Journal, “oltre 70 organizzazioni di categoria hanno firmato un appello alla comunità internazionale in cui si evidenzia il fallimento delle autorità nel proteggere i giornalisti durante le violenze del 5 luglio: “Decine di casi [di violenza] contro i media non sono ancora stati investigati. Le autorità non garantiscono la sicurezza dei giornalisti, mentre le dichiarazioni dei rappresentanti del partito di governo incoraggiano ulteriori violenze”.

  • Il Pianeta trattiene sempre più calore

    Un’altra analisi sull’emergenza climatica ci viene da uno studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letter ad opera di ricercatori della Nasa e della National Oceanic and Atmospheric Administration (Nooa). Il Pianeta assorbe sempre più energia e accumulandola il risultato, come effetto principale, un aumento delle temperature degli oceani e secondariamente quello dell’atmosfera. Questo accumulo è di fatto raddoppiato negli ultimi 15 anni favorendo ulteriormente lo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento dell’acidificazione delle acque, la quantità di anidride carbonica, con conseguenze sulla catena alimentare. Le causa di questo accumulo sono lo scioglimento dei ghiacciai, la diminuzione delle nuvole e l’effetto serra. Un combinato provocato dall’uomo. E intanto continuiamo ad agire poco e con tempi troppo lunghi per potervi porre rimedio.

  • G20: la tassa minima sui profitti delle multinazionali è ridicola

    Da più parti si è parlato di un accordo storico sulla tassa minima sui profitti delle multinazionali, ma di vero c’è sono la forma. È la prima volta che politicamente ci si accorda (130 paesi su 139 del tavolo Ocse) per evitare l’erosione della base fiscale con pratiche al ribasso. Detto questo non c’è niente di storico. Perché? 1. L’aliquota scelta, il 15%, è ridicolmente bassa e per ottenere risultati significativa diversi economisti la vorrebbero più vicina al doppio. 2. L’accordo vero partirà (forse) solo nel 2023. 3. La sua applicazione riguarda le multinazionali con più di 20 miliardi di euro di fatturato e con una redditività superiore al 10% quindi escluderà grandi colossi. 4. L’Irlanda e altri paesi non sono proprio d’accordo e Boris Johnson vuole tener fuori l’intera City di Londra da questo accordo. 5. Come ha spiegato Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International, «con questa riforma fiscale i paesi del G7 e dell’Unione Europea intascheranno più di due terzi del nuovo denaro prodotto dall’aliquota del 15%. I paesi più poveri del mondo recupereranno meno del 3%, nonostante ospitino oltre un terzo della popolazione mondiale».

  • Afghanistan: i Talebani sono tornati

    Dopo una guerra devastante che, come si sapeva da tempo, non ha portato ad una pacificazione ampia dell’Afghanistan, i Talebani sono tornati. Si apprestano a controllare il paese dopo il ritiro delle truppe occidentali, statunitensi prima di tutto che lasceranno il 31 agosto le basi. Una delegazione di Talebani, a Mosca, ha dichiarato di controllare più dell’85% del territorio in Afghanistan. Hanno rassicurato che terranno fuori lo Stato islamico e che non creeranno problemi nei paesi circostanti. In queste settimane centinaia di persone della sicurezza afghana si sono rifugiati nel confinante Tagikistan, uno sconfinamento che è un problema per Mosca. Il Presidente Biden ha chiarito che da ora in poi è una faccenda del popolo quello accade. Come scrive Battiston sul Manifesto «un’abdicazione di responsabilità. Perché le condizioni che gli afghani si trovano ad affrontare sono state create anche dagli Stati Uniti, con vent’anni di guerra. E se i Talebani oggi sono così forti è anche a causa del modo in cui Washington, prima con Trump, poi con Biden, ha gestito il negoziato bilaterale con i Talebani. Concedendogli troppo, se non tutto. E lasciando indietro, indebolito, il governo di Kabul».

  • Riforma della Giustizia: un orizzonte nebuloso

    Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma della giustizia preparata dalla ministra Marta Cartabia e sostenuta da Mario Draghi che vuole chiudere anche perché la riforma è voluta da Bruxelles ed è collegata ai finanziamenti. Un compromesso ha evitato una pericolosa frattura della maggioranza. Le pressioni erano soprattutto del M5S che alla fine sul tema della prescrizione ha votato sì dopo l’allungamento dei tempi per reati gravi come mafia, terrorismo, droga, corruzione e per procedimenti particolarmente complessi. Saranno fino a tre anni in appello e un anno e mezzo in Cassazione. Oggi la riforma della giustizia sembra in affanno prima ancora di arrivare nelle aule parlamentari. Infatti l’ex guardasigilli Alfonso Bonafede, Alessandro Di Battista e l’ex premier Giuseppe Conte con diversi toni e contenuti si scagliano contro la riforma e soprattutto i colleghi del M5S che hanno lasciato passare la prescrizione.

  • Giappone: stato d’emergenza e Olimpiade al chiuso per Covid-19

    In Giappone è stato proclamato lo stato di emergenza fino al 22 Agosto e una delle conseguenze della decisione annunciata dal premier Yoshihide Suga è quella della Olimpiade senza spettatori. La variante Delta ha avuto la meglio. Del resto la maggior parte della popolazione giapponese non è vaccinata. L’Olimpiade si svolgerà dal 23 luglio all’8 agosto dopo essere state rimandate lo scorso anno a causa dell’epidemia. Solo fuori dell’area metropolitana di Tokyo sarà ammessa qualche eccezione per il pubblico che è stato sconsigliato a partecipare agli eventi all’aperto. Fino a qualche giorno fa una certa presenza e con una serie di regole comportamentali si era assicurata una certa presenza di pubblico. Per il Giappone l’Olimpiade sarebbe stata un’occasione per rilanciare l’immagine del paese a dieci anni dal devastante disastro nucleare dopo lo tsunami e il terremoto che l’aveva colpito. Molto probabile invece brilleranno solo i costi esorbitanti che spesso caratterizzano le mega manifestazioni.

  • Haiti: assassinato il Presidente Moïse in un clima di violenza senza fine

    Il primo ministro di Haiti, Claude Joseph ha riferito che il presidente Jovenel Moïse, è stato assassinato da un gruppo armato nella sua residenza nella capitale Port-au-Prince. La moglie, Martine Moïse è stata ferita nell’assalto armato ed è ricoverata in ospedale, mentre uno dei figli presente durante l’attacco è rimasto illeso. Il premier ha invitato alla calma e ha assicurato che la polizia e l’esercito manterranno l’ordine e hanno la situazione sotto controllo. Ad Haiti da anni non c’è nulla sotto controllo. Violenza, criminalità, corruzione, povertà assoluta e una situazione politica incancrenita. Su tutto l’aggravarsi della pandemia e la furia devastatrice degli uragani che hanno colpito l’isola. Il quotidiano spagnolo El Pais riporta i dati del rapporto dell’ong CARDH che denuncia oltre 150 persone uccise e altre 200 rapite tra il 1 e il 30 giugno nell’area metropolitana di Port-au-Prince, precisando che “Il Paese è assediato da bande armate che diffondono terrore, assassini, rapimenti, stupri (…) Port-au-Prince è assediata a sud, nord e est. Assistiamo a una società sempre più passiva mentre il Paese è sotto assedio”.

  • Lavorare meno, lavorare tutti. Un esempio dall’Islanda.

    Lavorare meno, lavorare tutti non è uno slogan degli anni passati, un risvolto ideologico come spesso è stato considerato. Di ideologico in questi ultimi quarant’anni c’è stato solo il liberalismo e il mercato. Un articolo di Euronews riporta di come in Islanda un esperimento condotto dal 2015 al 2019 con 2500 dipendenti dimostri che “lavorare quattro giorni a settimana, senza riduzione di salario ma mantenendo la stessa produttività, è possibile. […]. Il test, che si è svolto riducendo gli orari da 40 a 35 ore settimanali,  […]. In Spagna da marzo scorso il governo sta lavorando all’ipotesi di una settimana lavorativa di quattro giorni, […], senza ridurre stipendi e salari”. Cambiando modelli di produzione e consumo, potremmo avere anche un risparmio energetico. Come dire che la transizione ecologica può passare anche da qui. Non solo ma poter occupare più persone significa aumentare l’inclusione sociale non lasciando indietro i lavoratori di settori poco sostenibili. E ancora avere più tempo a disposizione aiuterebbe tutti a muoverci con meno traumi verso comportamenti ambientalmente compatibili.

  • Ddl Zan: Renzi guarda a destra

    Il percorso per l’approvazione del Ddl Zan è diventato irto di ostacoli che appaiono insormontabili. Il pesante intervento della Chiesa cattolica ha avuto i suoi effetti ridando sostegno e spinta a chi è contrario in Parlamento e nel Paese. Italia Viva per quanto sostenga con il suo leader rottamatore Matteo Renzi di fatto può affossare il Ddl Zan così come approvato alla Camera lo scorso novembre e attualmente all’esame della commissione Giustizia del Senato. Il partito tra le altre cose ha già presentato degli emendamenti che cambierebbero il senso del disegno di legge contro l’omotransfobia. Nell’intervista a la Repubblica di oggi Matteo Renzi sostiene che si può adottare “la proposta di Scalfarotto, firmata anche da Zan, elimina i punti controversi su identità di genere e scuola”. Più o meno quello che chiede la destra Salvini in testa. Il pretesto sarebbe che i numeri al Senato non ci sono, ma se Italia Viva vota a favore la maggioranza c’è. Evidentemente c’è dell’altro che ha a che fare sul futuro politico di Italia Viva che guarda a destra con buona pace del Ddl Zan e dell’omotransfobia e dell’identità di genere.

  • Tigray: centinaia di migliaia le persone che affrontano la carestia

    Qualche settimana fa l’ONU sosteneva che erano almeno 350.000 gli individui a combattere la carestia nella regione del Tigray, mentre ora L’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale stima gli individui in 900.000 . Quelli a rischio carestia sarebbero molti di più. Di fatto non c’è nessun cessate il fuoco e con la riconquista della capitale regionale Mekelle da parte delle forze fedeli all’ex partito di governo regionale il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF), i rischi di un conflitto su vasta scala sono enormi. A sostenerlo sono le stesse Nazioni Unite nell’ambito di un Consiglio di Sicurezza. Il governo federale dell’Etiopia nega di ricattare la popolazione locale per il sostegno al TPLF, ma “Reuters ha visto un convoglio di 34 camion – ciascuno carico di 43 tonnellate di aiuti alimentari – fermato nella città nel Tigray di Mai Tsebri. […]. I camion avevano aspettato quattro giorni ad un posto di blocco controllato dalle forze regionali amhara alleate dal governo. Infine, hanno scaricato il cibo, senza aver raggiunto l’area in cui era necessario“.