• Algeria blocca i rapporti commerciali con la Spagna

    Da tempo i rapporti tra Algeria e Spagna si erano deteriorati a causa delle diverse posizioni sulla questione del Sahara occidentale. Oggi l’Algeria ha di fatto interrotto i rapporti economici con la Spagna perché l’Associazione delle Banche e degli Enti Finanziari (Abef) dell’Algeria aveva inviato alle banche del suo Paese la notifica del blocco degli addebiti diretti delle operazioni di commercio estero di beni o servizi con la Spagna. Per ora non è messa a rischio la fornitura di gas a Madrid. Quest’ultima sta studiando la possibilità di denunciare la nazione nordafricana all’UE per violazione dell’Accordo del 2005, che ha stabilito un regime di associazione preferenziale tra Europa e Algeria. La ragione dell’interruzione dei rapporti tra i due paesi risale alla questione del Sahara occidentale, regione compresa tra Marocco, Mauritania e Algeria e che il Fronte Polisario – sostenuto da Algeri – vuole indipendente dal Marocco. A marzo, la Spagna riconosceva il piano del Marocco di concedere alla regione l’autonomia piuttosto che l’indipendenza.

  • UE: un’altra sconfitta per l’ambiente

    Come temevamo anche l’UE continua a non prendere misure in tempi brevi per provare a salvare il Pianeta dal riscaldamento globale. Il pacchetto Fit for 55, il cui obiettivo è la riduzione del 55% rispetto ai valori del 1990 delle emissioni di gas serra entro il 2030 non è passato nel Parlamento europeo ed è saltato uno degli snodi per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. L’agenzia Reuters aveva segnalato un aumento delle pressioni, attraverso le email ai legislatori europei, dell’industria contraria ai tempi di certe misure. E non c’è da essere soddisfatti dello stop totale alle auto diesel e benzina dal 2035 nell’UE. Il Pianeta sta soffocando e l’industria sono decenni che sarebbe dovuta andare verso la sostenibilità e la politica favorire un consumo responsabile. Nel 2021 le vendite di auto elettriche e veicoli ibridi plug-in costituivano solo il 18% delle nuove auto vendute nell’UE. Va ripensato l’uso dell’auto. Non è possibile che, per esempio, in Italia, soffocando uno dei paesi più belli al mondo, ci siano circa 39 milioni di auto.

  • Commissione d’inchiesta ONU: Israele vuole il controllo totale

    L’occupazione di Israele dei territori palestinesi e la discriminazione nei confronti della sua popolazione sono “le principali cause” di tensioni e instabilità. A questo è giunto il rapporto della commissione d’inchiesta indipendente incaricata dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU. Israele si è rifiutato di collaborare, ma la commissione  istituita dopo la guerra di Gaza del 2021 – durata 11 giorni con 250 palestinesi e 13 israeliani morti – è andata avanti. Il rapporto cita prove che portano alla conclusione che Israele “non ha intenzione di porre fine all’occupazione” e sta perseguendo il “controllo completo” sui territori occupati, inclusa Gerusalemme Est, con la guerra del 1967.Secondo il rapporto “la fine dell’occupazione dei territori da parte di Israele, nel pieno rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, rimane cruciale per porre fine al persistente ciclo di violenze “. Il rapporto chiede di mettere in campo azioni per garantire l’uguale godimento dei diritti umani anche perché “la fine dell’occupazione da sola non sarà sufficiente”. Il rapporto è stato contestato da Israele perché parziale e basato su informazioni parziali, sull’assenza delle vere ragioni che hanno spinto “Israele a difendere i suoi cittadini contro organizzazioni terroristiche”.

  • Ucraina: guerra sul campo e tensioni fuori

    Feroci combattimenti sono in corso tra le truppe ucraine e russe per il controllo della città industriale di Sievierdonetsk che rappresenta uno degli baluardi per la conquista russa dell’Ucraina orientale. Dal 5 giugno e per circa due settimane la NATO sta svolgendo nel Mar Baltico un’esercitazione navale a guida insieme ad altre nazioni tra cui Finlandia e Svezia che hanno fatto richiesta di adesione alla NATO. Il ministro degli Esteri russo, Lavrov non ha potuto arrivare con il suo aereo in Serbia per un incontro a causa della chiusura dello spazio aereo; la Russia ha accusato di “azione ostile” Bulgaria, Macedonia del Nord e Montenegro. Mosca ha ammonito per l’arrivo di armi a più lungo raggio anche le nazioni occidentali. Dall’inizio dell’invasione russa il 24 febbraio, secondo le Nazioni unite, sono quasi 14 milioni gli ucraini – per la maggior parte donne e bambini – che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Secondo l’agenzia Bloomberg Turchia e Russia hanno raggiunto un accordo preliminare per consentire la spedizione di prodotti agricoli ucraini ma a Kiev sono scettici sull’accordo.

  • Repubblica democratica del Congo. Crisi e guerre dimenticate.

    L’Africa è il continente che rischia di subire i danni maggiori per la crisi alimentare iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina. Ma l’Africa rischia anche di essere dimentica e abbandonata su tutte le altre crisi e guerre che la attraversano anche da anni. A ricordarcelo è il Norwegian Refugee Council (NRC) che ogni anno stila una graduatoria dei paesi con le crisi dei rifugiati “più trascurati” nel mondo. L’analisi si basa su tre criteri: mancanza di finanziamenti, mancanza di attenzione da parte dei media e mancanza di iniziative politiche e diplomatiche internazionali. Ebbene le prime dieci nazioni di sono tutte in Africa e in cima alla lista c’è la Repubblica Democratica del Congo (per il secondo anno consecutivo) seguita da Burkina Faso, Camerun e Sud Sudan. Provate a trovarne traccia in in qualche telegiornale, sulle prime pagine di questi mesi. Non si tratta di crisi marginali perché nella Repubblica Democratica del Congo l’anno scorso un terzo della popolazione ha sofferto la fame e cioè 27 milioni di persone.

  • Una storia di lobby che affossò la lotta al cambiamento climatico

    La storia di un’opposizione totale all’ambiente e contro le soluzioni che avrebbero potuto attenuare il cambiamento climatico parte da lontano e la racconta il sito di informazione investigativa Mediapart.fr partendo dalla fine degli anni ’80. In un racconto puntuale, dettagliato e con l’esibizione di documenti Mickaël Correia su Mediapart ci «svela documenti interni Total che dimostrano come il gruppo petrolifero abbia silurato un’importante misura climatica negli anni ’90: una tassa sul carbonio per porre fine gradualmente ai combustibili fossili e che doveva essere estesa al mondo dopo il vertice di Rio del giugno 1992. sabotaggio che, secondo gli esperti, è oggi sinonimo di 30 anni di ritardo di fronte all’emergenza climatica». Per evitare che si prendesse una tale decisione le lobby avviarono una lotta senza quartiere pur di fermare la carbon tax e ci riuscirono. «l’ Economist ha descritto , il 9 maggio 1992, questa lotta intorno alla tassa sulla CO 2 come “la più feroce lobbying mai vista a Bruxelles” ».

  • Ucraina: niente grano, niente cessate il fuoco la guerra continua

    Si tratta ma nessun progresso sostanziale sul via libera alle esportazioni di grano. Di cessate il fuoco nemmeno a parlarne nonostante l’attivismo turco che sembra più interessato ad avere il via libera sulle strategie anti curde. Secondo Il presidente ucraino Zelensky la Russia occupa attualmente circa il 20% del territorio dell’Ucraina. Il presidente degli Stati Uniti Biden ha annunciato mercoledì un nuovo pacchetto di armi da 700 milioni di dollari per l’Ucraina che includerà sistemi missilistici in grado di colpire con precisione bersagli fino a 80 km. Il Segretario di Stato Blinken ha detto che l’Ucraina ha promesso di non utilizzare i sistemi missilistici per colpire obiettivi all’interno della Russia. Anche la Germania – secondo quanto detto dal cancelliere – Scholz darà nuove armi a Kiev: altri missili e un sistema radar a protezione dagli attacchi russi. La ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock ha sostenuto che gli attacchi russi di questi giorni avrebbero come obiettivo quello di «spopolare i territori» e «estinguere la civiltà».

  • Ucraina: solo guerra e sanzioni e contro-sanzioni

    A quasi cento giorni di guerra il Donbas è sotto le bombe, Severodonetsk quasi rasa al suolo come Mariupol. Tra le innumerevoli vittime c’è un altro giornalista il 32nne francese, Frèdèric Leclerc Imhoff . Il presidente USA Biden ha detto, facendo marcia indietro, che non verranno inviati all’Ucraina «sistemi missilistici che possono colpire la Russia». L’UE ha deciso che l’embargo sulle importazioni di petrolio russo via mare scatterà tra otto mesi con le eccezioni concesse alla Repubblica Ceca (18 mesi) e alla Bulgaria (fino al 2024). La Russia estenderà i tagli al gas attraverso Gazprom a paesi “ostili” che si rifiutano di pagare in rubli. In particolare si tratta dell’olandese GasTerra, della danese Orsted e della Shell Energy per il suo contratto sulle forniture di gas alla Germania. Il presidente dell’Unione africana Macky Sall ha avvertito l’UE che le sanzioni bancarie possono danneggiare le forniture alimentari all’Africa. Nulla di fatto ancora sull’esportazione del grano fermo nei silos e nulla di fatto nelle due telefonate del presidente turco Erdogan a Putin e a Zelensky.  

  • Colombia: Gustavo Petro vince al primo turno delle elezioni

    Il leader della coalizione di sinistra Pacto Historico, Gustavo Petro, ex sindaco di Bogotà, ha vinto con oltre il 40% il primo turno delle elezioni presidenziali in Colombia. Si sperava in una sua vittoria diretta insieme all’ambientalista Francia Márquez che in caso di vittoria sarà la vice-presidente. Gustavo Petro al ballottaggio sfiderà il milionario populista presentato come indipendente dalla politica tradizionale, nonostante fosse sindaco di Bucaramanga, Rodolfo Hernández (77 anni) che ha totalizzato più del 28% dei consensi. Quella di Gustavo Petro potrebbe essere una vittoria storica: per la prima volta la sinistra al governo della Colombia. Parlamentare sessantaduenne, economista di formazione, negli anni ’80 membro del movimento M-19 – organizzazione di guerriglia urbana – e dopo l’accordo di pace con il governo di allora nel 1990 entrava nella politica istituzionale. Federico “Fico” Gutièrrez, della coalizione di destra Equipo por Colombia e dato come sfidante al secondo turno dai sondaggi è arrivato terzo e ha già detto che voterà per Rodolfo Hernandez.

  • Ucraina: nessuna speranza per un cessate il fuoco

    La guerra va avanti senza soste. Nell’est dell’Ucraina l’esercito russo attacca pesantemente per controllare le città principali del Donbas. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha detto che la “liberazione” del Donbas è una “priorità incondizionata” per la Russia e che gli altri territori dell’Ucraina dovrebbero decidere autonomamente il proprio futuro. Prove di forza fuori del teatro di guerra: missili ipersonici testati da Mosca e sistemi di arma sofisticati e a lunga gittata in arrivo per l’esercito ucraino. Nulla di fatto sulle esportazioni di grano. Nella telefonata con il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Scholz, Putin si è reso disponibile alla ripresa dei colloqui ma vuole la rimozione delle sanzioni per lascar partire grano e fertilizzanti. I diplomatici dell’UE intanto non sono riusciti a concordare un embargo sul petrolio russo parte del sesto pacchetto di sanzioni dell’UE alla Russia. Il presidente turco Erdogan sta bloccando l’entrata di Finlandia e Svezia nella NATO perché ospitano persone legate al gruppo militante del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e altri che ritiene terroristi ma anche perché hanno interrotto le esportazioni di armi ad Ankara dal 2019.

  • Delega fiscale: un compromesso a vantaggio del capitale

    Sempre pronti ai piagnistei quando arrivano, e sono continue, le rilevazioni sulle disuguaglianze diffuse, sull’impossibilità di avere servizi sociali per tutti. Poi quando si tratta di introdurre soluzioni ci si rende conto che la maggioranza politica è sempre dalla parte del capitale. E così l’intesa nel Governo Draghi sulla delega fiscale è arrivata con il solito compromesso che, come spiega la sottosegretaria al ministero dell’Economia e delle Finanze, Maria Cecilia Guerra: “a parità di reddito si deve pagare la stessa imposta, non importa se si tratti di reddito da lavoro dipendente, autonomo, di pensione o da capitali. Questo principio è tradito”. Con il compromesso raggiunto sulla delega fiscale tutto resta come ora e non si potrà più equiparare per esempio la cedolare del 21% sui canoni di affitto o l’aliquota agevolata al 12,5% sugli interessi da titoli di Stato all’aliquota del 26% in vigore per dividendi e interessi su azioni e obbligazioni aziendali.

  • Ucraina: guerra, morte e nessuna via diplomatica

    L’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite dichiara di aver registrato – dal giorno dell’invasione russa- le uccisioni di oltre 4.000 civili in Ucraina e che il numero effettivo è probabilmente molto più elevato. La rete televisiva CNN riferisce che più di 30 importanti studiosi di diritto ed esperti di genocidio hanno firmato un rapporto che accusa la Russia di aver violato diversi articoli della Convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite. Nessuna possibilità per un cessate il fuoco e nemmeno progressi per uno sblocco delle spedizioni di grano dall’Ucraina in tutto il mondo. Il presidente russo Vladimir Putin respinge al mittente le accuse di impedire le spedizioni che hanno nelle sanzioni occidentali l’ostacolo. Mentre l’esercito russo intensificando i bombardamenti continua ad avanzare nel Donbas per un controllo totale, da Washington arriveranno armi più potenti e a lunga gittata. Anche il primo ministro britannico Boris Johnson ha parlato di un ulteriore sostegno militare all’Ucraina. Del resto segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg ha detto che «nessuno può dire con certezza quando e come finirà questa guerra».

  • Ucraina: sempre più cannoni e sempre meno grano

    Niente di concretamente nuovo sul fronte diplomatico. È difficile che ciò accada senza un coinvolgimento diretto degli USA. Per l’Ucraina non ci sono margini e nessuna concessione territoriale immaginabile. La Russia avanza e bombarda senza sosta per poter controllare pienamente la regione industriale del Donbas. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha chiesto armi pesanti, inclusi sistemi di lancio di razzi. Secondo la Reuters l’amministrazione USA e i suoi alleati sono disposti a fornire all’Ucraina armi a lungo raggio. Dopo il piano di pace dell’Italia presentato all’ONU, il presidente del Consiglio Draghi ha avuto una telefonata con il Presidente Putin e non vede spiragli per la pace. Non ci sono stati passi in avanti per sbloccare milioni di tonnellate di grano e mais fermi: “Putin dice che i porti sono bloccati perché minati dagli ucraini, ma lo sono per impedire alle navi russe di attaccare”. Le mancate esportazioni di cereali pesano già nei paesi più poveri dove potrebbe, nel breve, esplodere una crisi umanitaria gigsntesca. La Casa Bianca sostiene che un potenziale default del debito russo avrà un impatto minimo sull’economia statunitense e globale.

  • USA: un’inarrestabile strage di innocenti

    A 11 giorni dalla strage razzista di Buffalo, dove un uomo spinto uccideva 10 persone, a Uvalde, Texas un diciottenne ha sparato prima in faccia a sua nonna e poi ha ucciso 19 bambini e 2 insegnanti. L’uomo armato è rimasto nella scuola per circa un’ora prima che venisse ucciso dalle forze dell’ordine. Sul New York Times si può leggere che negli USA – secondo il sondaggio Small Arms Survey 2018 – ci sono circa 400 milioni di armi da fuoco e 331 milioni di persone. La pandemia ha peggiorato le cose. I Centers for Disease Control and Prevention hanno segnalato che il tasso di morti per armi da fuoco di bambini di età pari o inferiore a 14 anni è aumentato di circa il 50% dalla fine del 2019 alla fine del 2020. Negli USA non si riesce a regolamentare la vendita e il possesso di armi. A questo punto ci riesce difficile pensare che sia solo una questione di lobby per quanto importante. Non può bastare a spiegare del perché con tale frequenza si lasci uccidere bambini e lasciare i genitori in una valle di lacrime.

  • Enrico Berlinguer a cento anni dalla nascita

    Ci sono vite, storie e personaggi per i quali, senza retorica, si può partire dalla fine per capirne l’importanza. Oggi ricorrono i cento anni dalla nascita di Enrico Berlinguer, nato a Sassari il 25 maggio 1922. Berlinguer è di sicuro uno di quei personaggi che possono essere compresi a partire dai loro funerali e dalla partecipazione di militanti e popolo vario. La partecipazione e l’omaggio, con il corredo di film, documentari e libri, valgono da soli a far comprendere, ancora oggi che Enrico Berlinguer, oltre ad essere il segretario del PCI negli anni del massimo consenso elettorale, è stato un modello, una guida, una figura politica che, quasi senza divisioni, ha saputo incarnare una visione alta della politica e della sua funzione di servizio democratico. Ecco, poche scarne parole, senza urlare e senza retorica, così come era il linguaggio e l’atteggiamento di un leader vero capace, anche nella drammatica stagione del terrorismo, di anteporre gli interessi generali a quelli di parte. (Inutile, in questa sede, fare commenti sul presente).

  • Ucraina: nessuna azione diplomatica concreta

    La guerra continua ad infuriare senza sosta, soprattutto nell’Est dell’Ucraina, nel Donbas. Armi e supporto militare continuano ad arrivare all’Ucraina. Secondo Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin una ventina di paesi avrebbero annunciato nuovi pacchetti di assistenza alla sicurezza a Kiev. Le accuse di crimini di guerra contro la Russia aumentano, Mosca nega, come nega quelle di prendere di mira i civili sotto occupazione. Uno dei motivi, quest’ultimo, per cui diventa complicato – secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – un incontro con il presidente russo Vladimir Putin, per porre fine alla guerra, essendo l’unico interlocutore che può prendere una tale decisione. Si lavora per uno scambio dei prigionieri tra le parti. Intanto il presidente USA, Joe Biden – nella riunione del Quadrilateral Security Dialogue (Quad) con i leader di Australia, India e Giappone – ha affermato che l’invasione russa accresce l’importanza del mantenimento dell’ordine internazionale, dell’integrità territoriale e della sovranità.

  • Le mafie a trent’anni dalla strage di Capaci

    Sono trascorsi trent’anni dal barbaro assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo a Capaci. Le mafie, le organizzazioni criminali dello stesso stampo non sono state sconfitte o nemmeno messe ai margini delle nostre esistenze. Continuare a ricordare il loro sacrificio non è solo un esercizio di memoria è l’essere dalla loro parte e pensare e “ripensare la lotta alle mafie e ripensare anche il concetto di legalità” – come ha scritto don Luigi Ciotti su il Manifesto – ed evitare che avvenga una “normalizzazione del pericolo mafioso. Un pericolo sempre più esteso, non solo in Italia. Come si legge in un articolo su Le Monde di Bertrand Monet, “dall’Italia al Giappone, dal Brasile alla Nigeria, la criminalità organizzata si sta affermando nei cinque continenti e tende a riprodurre il funzionamento giuridico di una multinazionale: modello economico, management, marketing, gerarchia… Pur mantenendo la sua impronta di manifattura : violenza e regolamento dei conti.”.

  • Amazzonia: nuove prove contro Bolsonaro

    In Brasile nel mentre la campagna elettorale per le presidenziali di ottobre è entrata nel vivo con la candidatura di Lula, sul presidente uscente Bolsonaro arrivano altre accuse sulla sua politica per l’Amazzonia. Qualche giorno fa la Ong austriaca ha depositato presso la Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia nuove prove sulla denuncia – presentata ad ottobre 2021, altre denunce c’erano stato nel 2019 – di crimini contro l’umanità per la distruzione dell’Amazzonia. Una distruzione legata alla deforestazione e all’aumento dello sfruttamento minerario delle terre amazzoniche e che – sostiene la nuova denuncia – sono continuate anche dopo ottobre 2021. In una lettera aperta al procuratore capo della CPI, Karim A.A. Khan si ricorda che la devastazione dell’Amazzonia arreca danni alle popolazioni indigene e all’umanità intera. Non solo ma si chiede di aprire l’inchiesta in tempi brevi pur comprendendo le difficoltà del momento per il dossier Ucraina. La distruzione di un tale ecosistema non meno urgente.

  • Ucraina: guerra, colloqui e il piano italiano

    Mentre Mosca afferma di essere vicina al controllo dell’intera regione separatista ucraina di Luhansk, la scia di morte, distruzioni e dolore non si arrestano. Migliaia i morti accertati al momento, mentre sono milioni gli ucraini sfollati interni e rifugiati all’estero. Una guerra che al momento non vede disponibilità e tentativi concreti per un cessate il fuoco. Registriamo che dopo il colloquio telefonico della scorsa settimana tra il segretari alla Difesa russa e statunitense, c’è stato un colloquio tra gli alti comandi militari degli USA e della Russia. Quello che si sa di concreto è che la comunicazione rimarrà aperta. Registriamo anche la presentazione all’ONU della proposta di pace dell’Italia che prevede oltra ad un cessate il fuoco dopo negoziati tra le parti con conseguente smilitarizzazione della linea del conflitto un’Ucraina neutrale ma dentro l’UE. Non è chiaro cosa ci sia in termini di questioni territoriali e quindi di confini.

  • Lo stato del clima globale: nel 2021 temperature e innalzamento dei mari record

    Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha dichiarato che “il nostro clima sta cambiando davanti ai nostri occhi. Il calore intrappolato dai gas serra indotti dall’uomo riscalderà il pianeta per molte generazioni a venire”. È chiaro leggendo il rapporto  sullo “Stato del clima globale” della OMM. Il livello medio dei mari ha raggiunto un nuovo record nel 2021. Nell’Antartide il buco dell’ozono è diventato per la prima volta di 24,8 milioni di kmq nel 2021. Eccezionali ondate di caldo hanno battuto i record nel Nord America e nel Mediterraneo: nella Valle della Morte (California) registrati 54,4 °C, a Siracusa in Sicilia siamo arrivati a 48,8 °C. Nel 2021 gli oceani si sono innalzati anche per lo scioglimento delle calotte polari e sono diventati più acidi. A livello globale, la temperatura media dell’anno scorso è stata di 1,11 gradi Celsius al di sopra della media preindustriale (1850-1900), siamo prossimi alla soglia di 1,5 gradi oltre la quale si prevede che gli effetti del riscaldamento diventino drastici. Funzionari delle Nazioni Unite hanno avvertito che la guerra in Ucraina minacciava gli impegni climatici globali.

  • La Turchia e l’adesione della Finlandia e della Svezia alla Nato

    Finlandia e Svezia hanno chiesto l’adesione alla Nato. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg durante una breve cerimonia presso il quartier generale dove sono state consegnate le lettere di candidatura, ha detto di accogliere “calorosamente le richieste […]. Siete i nostri partner più stretti e la vostra appartenenza alla Nato aumenterà la nostra sicurezza condivisa“. Il presidente russo Vladimir Putin ha già che l’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato non rappresentava una minaccia per la Russia, ma Mosca avrebbe risposto se l’alleanza avesse potenziato le infrastrutture militari nei due paesi. La mappa politico-militare cambia enormemente in Europa. Finlandia e Svezia erano rimaste neutrali durante la Guerra Fredda. La loro adesione però è sub iudice perché la Turchia mantiene una linea più vicina alla Russia sull’adesione e perché sostiene che le due nazioni da una parte diano rifugio a militanti delle organizzazioni curde che Ankara ritiene terroristiche e dall’altra danno sostegno alla regione autonoma curda di Rojava sotto costante attacco dell’esercito turco. Erdogan ha anche chiesto ai membri della Nato a sostenere le operazioni “legittime” e “morali” della Turchia in Siria, inclusa la zona sicura, o “almeno non cercare di farci inciampare”. Effetti collaterali.

  • Giornata contro l’omotransfobia. L’Italia non ha ancora una legge.

    Era il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione mondiale della Sanità eliminava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Il solo pensiero a quanto tempo è occorso per fare quel passo … Ma la strada da percorrere per eliminare la omotranfobia è ancora tanta e in tante parti del mondo affinché nessun* subisca più violenze o discriminazioni di genere. Basti pensare – all’Italia – alla mancata approvazione del DDL Zan nel 2021. Bastia pensare – all’Italia – dove una circolare del ministero dell’Istruzione che invita i docenti di tutte le scuole a “creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali” per questa giornata sia oggetto di polemiche da parte della destra. Secondo i dati del Gay Center, in Italia, si registrano 50 casi al giorno di discriminazione e violenza, un dato addirittura in crescita a causa della pandemia che ha esposto ancor di più alcune persone alla violenza di genitori o coinquilini omotransfobi.

  • La catastrofe per i palestinesi e la morte di Shireen Abu Akleh

    Il 15 Maggio in Cisgiordania le sirene hanno risuonato a lutto per 74 secondi. Il giorno della Nakba, la “catastrofe” per i palestinesi. Sono trascorsi 74 anni da quel 15 maggio 1948 quando Israele fu istituito come stato a maggioranza ebraica e vennero espulsi oltre 700.000 palestinesi. L’anniversario di quest’anno coincide con l’uccisione della famosa giornalista di Al Jazeera, Shireen Abu Akleh che ha raccontato per molti anni quanto accadeva con l’occupazione israeliana. Shireen, Abu Akleh è stata uccisa l’11 maggio scorso da un proiettile che l’ha colpita nei pressi del campo profughi di Jenin documentando un’incursione dell’esercito israeliano. Uccisa con addosso il giubbetto recante la scritta “PRESS”. Secondo la testimonianza di un giornalista palestinese presente, e rimasto ferito, a sparare sarebbero stati i militari israeliani. Al suo funerale i soldati israeliani hanno caricato la folla e colpito i palestinesi che sostenevano la bara. In tutta l’area da settimane la tensione e la violenza resta padrona nei rapporti tra le parti.

  • Ucraina: guerra continua e telefonate infruttuose

    La probabile entrata nella Nato della Finlandia e della Svezia potrebbe aver determinato l’accettazione di un colloquio telefonico del ministro della Difesa russo con il capo del Pentagono che avrebbe chiesto un immediato cessate il fuoco. Non accadeva dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Nessun progresso. In stallo la situazione e per colpa degli ucraini secondo Putin che ha parlato dopo tempo con il cancelliere tedesco, Olaf Scholz. Nel frattempo il presidente turco Erdogan non ha gradito la richiesta di adesione alla Nato della Finlandia e della Svezia; il motivo risiederebbe nell’ospitalità data a membri del PKK)ritenuti da Ankara terroristi. Dopo la telefonata tra il presidente finlandese Sauli Niinisto, l’ufficio stampa del Cremlino ha fatto sapere che Putin ha detto che l’abbandono da parte della Finlandia “della sua tradizionale politica di neutralità militare sarebbe un errore poiché non ci sono minacce alla sicurezza della Finlandia“. Oggi i ministri degli Esteri del G7 hanno promesso di rafforzare l’isolamento economico e politico della Russia e di continuare nell’invio di armamenti l’Ucraina. Intanto la guerra continua con feroci combattimenti e costanti bombardamenti in diverse parti dell’Ucraina, in particolare nell’est del paese.