Cavalli, quando le intenzioni dell’autore non si traducono in materia filmica

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Cosa succede ad un autore quando sostiene di sentire il film dentro? Succede che lui già vede sullo schermo quello che noi spettatori vedremo una volta realizzato il film. Non è vero che gli artisti preferiscono che un fruitore veda nella loro opera quello che gli pare. No, un regista, ad esempio, fa un film proprio per indurci a vedere quello che lui già vede, con la stessa tensione. Poi accade che il film contiene energie che vanno al di là delle intenzioni del loro autore e così, positivamente, l’opera sollecita negli spettatori reazioni emotive e intellettuali, cioè emozioni e riflessioni, che appunto potrebbero anche non corrispondere alle intenzioni dell’autore. Ma quando un autore sente dentro il film, significa che questo già c’è, bisogna solo tirarlo fuori. Proprio come Michelangelo estraeva dal marmo la statua che, a parer suo, era già contenuta nella materia. Questa è la magia di ogni arte, ed è anche quindi la magia del cinema.

A Cavalli tutto ciò manca. Se l’autore sentiva dentro di sé il film deve averlo smarrito strada facendo perché la sensazione che deriva vedendolo è che sullo schermo rimangono tante intenzioni che non sono generate dalla materia visiva ma che al contrario sono state impresse ad essa. Mentre si vede il film si capisce quel che l’autore voleva fare ma non lo si sente. Si capisce che era interessato ad un romanzo visivo di stampo ottocentesco (non è un caso che il film sia ambientato alla fine dell’ottocento), con una trama di ampio respiro che accompagna i protagonisti nella loro parabola di vita, dall’infanzia all’età adulta. E così nel film ci sono la durezza della vita rurale, la gavetta, la scoperta del sesso, il rapporto con la natura, la crescita, il successo, la sconfitta, il cielo stellato, la terra impraticabile per la neve. Ci sono due fratelli, come sempre, uno più intraprendente, l’altro più introverso. Ci sono tante cose inserite in una storia fatta di una serie di frammenti che non riescono a comporre un quadro ampio ma che con difficoltà reggono se stessi.


Il film appare come costruito dall’alto delle intenzioni dell’autore. Musica, parole, azioni sono messi lì sulla pellicola con il preciso scopo di dover suscitare una certa emozione o un certo pensiero. A volte l’operazione è così forzata che ci si ritrova ad ascoltare dialoghi o ad assistere a comportamenti imbarazzanti per la loro meccanicità.

Cavalli, tratto dall’omonimo romanzo di Pietro Grossi, è il film d’esordio del regista milanese Michele Rho. E’ stato presentato a Venezia nella sezione Controcampo, uscirà in sala venerdì 21.

Rocco Silano

Titolo originale: Cavalli – Genere: Drammatico – Origine/Anno: Italia – 2011 – Regia: Michele Rho Interpreti: Vinicio Marchioni, Michele Alhaique, Giulia Michelini, Duccio Camerini, Francesco Fedele, Luigi Fedele, Cesare Apolito, Fausto Maria Sciarappa – Sceneggiatura: Francesco Ghiaccio, Michele Rho – Montaggio: Luca Benedetti – Fotografia: Andrea Locatelli – Musiche: Nicola Tescari

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