Chávez. L’ultimo comandante. Di Oliver Stone

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L’epopea delle popolazioni dell’America Latina narra di secoli di genocidi, violenze, depauperamento da parte delle potenze imperialiste, di volta in volta succedutesi nel ruolo autoritario di sanguinario sfruttatore. Prima l’Impero Spagnolo, con i suoi hidalgos e suoi governatori intenti a raschiare fino al fondo di una quasi inesauribile fonte di risorse naturali. Poi gli Usa e i loro alleati, attraverso il controllo militare e dittatoriale praticato da caudillos e funzionari addestrati dalla CIA e piazzati a capo dei vari governi per garantire l’ordine sociale e spegnere sul nascere ogni tentativo di rivolta al sistema imposto nel proprio “giardino di casa

Il film di Oliver Stone, “Chávez, l’ultimo comandante”, girato nel 2009 e in uscita in Italia il 16 aprile 2013, in concomitanza con le elezioni presidenziali in Venezuela, per la distribuzione di Flavia Parnasi e Andrea De Liberato con la Movimento Film, ha la pretesa, riuscita, di raccontare la storia di una grande rivalsa, di un periodo di enormi cambiamenti, della rinascita di una nazione, di un popolo e di un continente intero.

È il gennaio 2009 quando Oliver Stone, affascinato dalla granitica statura morale e dalla personalità di Hugo Chávez, incontrato brevemente anni prima in Colombia, in occasione di una missione umanitaria per liberare degli ostaggi in mano alle FARC, e dalla sua Rivoluzione Bolivariana, decide di seguirne per qualche giorno la vita, gli impegni, il lavoro. Con l’aiuto dello sceneggiatore Tariq Ali, storico romanziere e regista, autore del libro “Pirati dei Caraibi” e grazie alla fotografia dei grandi documentaristi Albert Maysles, Carlos Marcovich e Lucas Fuica, punta la cinepresa su un uomo ma anche su un popolo nelle ore, nei mesi della rinascita, nel nome di un ritrovato slancio rivoluzionario ma allo stesso tempo pacifico. Grazie finalmente ad una equa distribuzione delle ricchezze, al controllo nazionale del petrolio, sottratto al giogo delle multinazionali, alla creazione di comuni e cooperative agricole, viene mostrato un Venezuela nuovo, un paese che cerca di uscire da secoli di oscurantismo politico e di disordine sociale.
La troupe accompagna il Presidente nelle sue uscite tra la gente, nei suoi continui “fuori” protocollo, che divengono alla fine la routine di un uomo amato dal suo popolo, nei luoghi delle sua infanzia povera e nel ricordo umano e tenero dell’amata nonna.  A supporto ci sono le immagini “storiche”: le interviste e i discorsi, nelle piazze di Caracas, così come all’ONU. Si ripercorre la vicenda di un soldato, sempre fedele alla sua Patria, fino ai suoi trionfi politici; e non si nascondono i suoi “scontri”. Epici e ideologici sono quelli con il dispotismo della finanza globale, rappresentata dalle scellerate imposizioni del FMI, di denuncia nei confronti delle continue intromissioni degli Stati Uniti e dei tentativi di questi ultimi, assetati di “oro nero”, di interferire nelle vicende e nell’economia del Venezuela, attraverso il finanziamento elettorale agli oppositori del governo. Fino ad arrivare al rozzo e fallito golpe del 2002 quando, per poche ore, il legittimo presidente eletto dal popolo venne allontanato dal palazzo che occupava in qualità di capo dello stato. Il film-documentario intende anche denunciare il vergognoso e pacchiano comportamento dei media: quelli venezuelani, che ebbero gravi responsabilità in occasione del colpo di stato, ma anche quelli degli Stati Uniti, colpevoli di aver creato e alimentato il mito negativo di una grossolana caricatura di dittatore.
Per far comprendere il fermento sociale e politico in corso in America Latina, negli ultimi 10 anni, Oliver Stone trasforma la sua pellicola in un affascinante road movie: si allontana da Caracas, e va’ ad incontrare uno ad uno gli altri leader “bolivariani” e di sinistra del Continente che, proprio sulla scia aurea del precursore Chávez, sono stati eletti alla guida dei rispettivi paesi. Cristina e Nestor Kirchner in Argentina, Lula da Silva in Brasile, Fernando Lugo in Paraguay, Evo Morales in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador. Sono loro, insieme a Raul Castro, presidente di Cuba, gli altri protagonisti del film. Dalle interviste di queste grandi  personalità emerge la passionale volontà di risollevare dopo secoli le sorti dei popoli che rappresentano e che li hanno eletti.
A dispetto dei due film realizzati in passato sulla figura di Fidel Castro, il film su Chávez è un documento sicuramente meno introspettivo e intimista, meno malinconico. Il regista ci regala un personaggio storico “attivo”, l’iniziatore di una rinnovata, epica lotta per le sorti dei popoli oppressi in tutto il Latino America del XXI secolo. È un uomo che esce dal palazzo e va’ nelle strade, nelle aziende agricole, ai comizi. È il narratore di una storia in divenire e anche se da qualche settimana un terribile e prolungato male lo ha portato via quest’Ultimo Comandante, ha tracciato, attraverso le orme del suo cammino rivoluzionario, brandendo la spada di Simon Bolivar e il fucile del “Che”, i solchi di una strada lunga ma alla fine della quale si intravede il sogno di un’America Latina grande e unita nell’emancipazione dei popoli.

Cristiano Roccheggiani

Scheda Film
Titolo: Chavez. L’ultimo comandante – Produzione: Dogwoof film distributors– Genere: documentario – Durata: 78′– Regia: Oliver Stone – Sceneggiatura: Tariq Ali, Oliver Stone– Attori Principali: Oliver Stone, Hugo Chavez, Evo Morales, Lula da Silva, Fernando Lugo, Rafael Correa, Cristina Kirchner, Nestor Kirchner – Fotografia: Albert Maysles, Carlos Marcovich, Lucas Fuica –  Distribuzione: Flavia Parnasi, Andrea De Liberato con la Movimento Film

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