Chiacchiere da balcone

milano durante il lockdown
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Inizio 12 marzo. Oggi 28 marzo. Diciassettesimo giorno dall’inizio.
Quando tutto è iniziato la primavera era alle porte. A poco a poco le gemme si sono aperte lasciando spazio ai fiori. Il pesco che vedo dalla finestra si è riempito di colori, rosa, viola, bianco, nelle sfumature più dense.
Col passare dei giorni i petali sono caduti sul terreno, qualche fiore ancora resiste appeso ai rami.

Stefano, che abita all’ultimo piano ha suonato con il suo basso tuba O mia bela madunina e l’Inno d’Italia. I vicini hanno applaudito, presi dal desiderio di poter ancora condividere qualcosa con i propri simili. La paura della solitudine, l’incertezza per i tempi che verranno, ha preso il sopravvento su altre paure. Avevamo appena acceso i cellulari puntandoli verso il cielo, in un rito collettivo di appartenenza.
Col passare del tempo i balconi i sono svuotati. Rimangono ancora il centro di quel po’ di vita sociale che ancor possiamo concederci. Ma è passato il momento dei flash mob.

I bollettini si susseguono.
In Lombardia siamo a cinquanta medici morti.
È difficile fare la spesa on line. Io in carrozzina cerco di evitare di andarci. Ho delle insufficienze respiratorie già di mio, se dovessi entrare in ospedale non ne uscirei.
Ebbene sì. Sono attaccato alla vita come una cozza. Non ho intenzione di mettermi a rischio, di mettere in pericolo i miei cari.
Ogni tanto capto qualche rara conversazione provenire da oltre le ringhiere.
Ma tu hai fatto la spesa?
Quando ti arriva?
Sono preoccupata per mia suocera.

Sono brandelli di affetti e preoccupazioni. Sono gli affetti a cui ci appelliamo nei momenti difficili.
La scrittura come al solito mi aiuta a non sprofondare.
Quando non scrivo telefono.

Qualche giorno fa ho sentito Irene, la mia amica infermiera. Lei mi aiutò a rimanere attaccato alla vita, quando cinque anni fa fui in rianimazione per otto mesi attaccato al respiratore, con una vaga coscienza di me. Sta decidendo se porre fine al suo anno sabbatico. Si è appena trasferita nelle Marche, realizzando il suo sogno di una vita più legata ai ritmi dalla Terra. Ma come si fa a rimanere con le mani in amo mentre gli infermieri sono in trincea. Questo me l’ha detto lei e mi ha raccontato che sono saltati i turni di lavoro. I colleghi lavorano anche dodici ore al giorno, e se sono in grado anche di più, chiedendo di essere sostituiti solo quando sono allo stremo.
Una cara amica mi ha detto che il San Luca di Milano con i suoi cento letti è diventato un ospedale Covid. Ad un piano ci sono i positivi, su un altro la terapia intensiva.
A Treviglio la situazione è tragica. Quello che raccontano i giornali sembra essere solo una briciola di quello che medici, infermieri, operatori socio sanitari, e il personale tutto vive quotidianamente.

Annalisa vive ad Oslo. Si è messa in quraantena. Mi ha scritto che lo scorso fine settimana i parchi cittadini e dei dintorni erano pieni.
Gabriella è a Londra da decenni. All’inizio era impaurita per la superficialità con cui gli inglesi vivevano la situazione. Ora hanno dichiarato il lockdown. Anche se i treni della metropolitana, ridotti del trenta per cento, risultano ancora stipati di gente che va al lavoro.
Christos è a Berlino. Mi raccontato dell’aria di sufficienza con cui i berlinesi guardano ai tentativi di quarantena degli italiani in Germania. Quasi che il problema non li riguardi o li riguardi di meno.
Insomma mutata mutandis l’Europa reagisce come fanno gli umani. Applica il meccanismo difensivo della negazione.
Brutta cosa negare la realtà.
Boris è un ingegnere che ha scelto di dedicarsi al corpo. Ha abbandonato un lavoro ben remunerato per dedicarsi al Tai Chi, alla fisioterapia, all’osteopatia, alla riflessologia. Insomma ne ha studiate di cotte di crude. Prima lo si poteva trovare Milano presso la sede del Pensiero Alternativo. Adesso ha deciso di mettere gratuitamente on line i suoi servizi. Basta mandargli foto della pianta del collo, del lato del piede per ricevere diagnosi e indicazioni di auto terapia.
Insomma là fuori c’è un mondo che cerca di conservare la propria umanità.
Francesco compone bei pezzi per chitarra.
Milena ascolta chi ha bisogno.
Cocò continua ad abbaiare ai gatti.

Gianfranco Falcone

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