Chiusa la biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la vera crisi è culturale

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Il nichilismo è alle porte? La crisi dei valori di cui parlava Nietzsche è un rischio che in questi giorni si sta toccando con mano. La notizia è ufficiale da un po’, eppure, a farsene una ragione si fa ancora fatica: in Via Monte di Dio, a Napoli, la biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha chiuso i battenti e i ben 300.000 volumi di cui è costituita sono stati trasferiti in un magazzino a Casoria. Un patrimonio culturale di valore inestimabile, messo insieme nell’arco di circa quarant’anni,  abbandonato a se stesso, lasciato ad ammuffire come la coscienza civile di questo paese.


I libri dell’IISF inscatolati e accatastati. Napoli, agosto 2012. Foto Angelica Falcone

La biblioteca chiude perché il Governo le ha tagliato il 100% dei fondi (a differenza di altri istituti, ai quali sono stati tagliati solo in minima parte) e Gerardo Marotta, tra i fondatori dell’Istituto e presidente dello stesso, non è più in grado di sostenere i 200mila euro di fitto l’anno per gli appartamenti che ospitano questa montagna di libri. Si tratta di testi originali e rarissimi, che racchiudono il pensiero di grandi autori europei ed italiani, soprattutto del Mezzogiorno: Giordano Bruno, Benedetto Croce, Antonio Genovesi e tanti altri.

L’avvocato 85enne, che per mantenere in vita l’Istituto ha sacrificato il proprio patrimonio e venduto la sua stessa casa, sembra aver perso la battaglia per la conservazione dell’eredità storica e filosofica di Palazzo Serra di Cassano – sede della fondazione dal 1983 – che, come afferma l’Unesco, non ha mai avuto pari al mondo. Una battaglia che dura da anni contro i tagli sempre più consistenti imposti dai vari ministri dell’economia che si sono succeduti al governo e che Marotta, fino ad oggi, è riuscito, con determinazione e non poche avversità, a gestire. Ma adesso?
Napoli non può proprio permettersi di perdere un simile primato; difenderlo è un dovere prima di tutto locale, fondamentale per infondere nuova luce ad una città troppo spesso oscurata dalle sue stesse mancanze. Ma, allo stesso tempo, il bagaglio culturale che porta con sé ha una portata nazionale ed internazionale, in quanto costituisce un luogo d’incontro e di dibattito culturale per professori e studiosi provenienti da tutto il mondo.
Eppure, proprio alcuni tra gli “uomini di cultura” partenopei hanno contribuito a bloccare la legge per prorogare i fondi destinati alla biblioteca. ‹‹Esistono gruppi di studiosi e docenti universitari che da sempre guardano all’Istituto come a una minaccia per la propria carriera accademica e non hanno fatto altro che avversarlo›› sentenzia indignato Marotta. ‹‹Ce ne sono altri che, invece, hanno sempre aiutato la fondazione e continuano a farlo. Ma ad oggi sono completamente sfiduciato nei confronti delle istituzioni; l’Europa è governata dai banchieri e per la cultura si è spalancato il buio. È troppo tardi››.
Parole amare – quelle dell’avvocato – pronunciate con la legittimità di chi ha dovuto affrontare tutto da solo, facendo i conti con un governo da sempre troppo cieco ed ottuso.
Come è possibile, soprattutto oggi – in un momento in cui il futuro viene bloccato per rincorrere leggi mediatiche e interessi commerciali – ignorare la funzione fondamentale svolta dalle biblioteche? La politica ha da sempre mutilato la nostra conoscenza storica ed è in questo, infatti, che consiste il suo totale fallimento: l’incapacità di appropriarsi in maniera critica del proprio passato per volgere al futuro uno sguardo più lucido e consapevole. Questi luoghi sono le dimore della storia, le uniche direttrici democratiche rimaste, la chiave d’accesso alla conoscenza e all’informazione e ignorarne l’immenso valore ha condotto inevitabilmente all’ ”amnesia culturale” di cui il nostro tempo È afflitto, poiché il linguaggio odierno e ciò che esso trasmette sono lo specchio di chi detiene il potere, non della realtà.
È assolutamente necessario, dunque, resuscitare quella che Derrida chiamerebbe l’‹‹etica della memoria››, perché essa ha una funzione storica ed interpretativa, perciò etica; e nel bieco tentativo di sotterrare la storia, c’è ben poca moralità.
E Derrida stesso, riferendosi all’Istituto, afferma: ‹‹Non conosco al mondo, oggi, un progetto analogo e altrettanto esemplare, attuato con tanta dolce ostinazione, con un tal genio dell’ospitalità. In nessun altro posto, in nessun’altra istituzione, ho trovato maggiore apertura e maggiore tolleranza, una così vigile attenzione nel tener presente contemporaneamente la tradizione culturale e le occasioni dell’avvenire››.


Napoli. Panorama da casa Marotta. Agosto 2012. Foto Angelica Falcone

Napoli è la città che meglio rappresenta la sintesi tra il nostro coinvolgimento in un divenire in fieri, sempre in movimento, e contemporaneamente, lo stretto legame con una «logica della conservazione». Nel corso dei secoli, questa, più di qualsiasi altra città, ha ospitato nel suo ventre, popoli provenienti da tutto il mondo, “rubandone” le culture e le tradizioni migliori e restituendone in quantità ancora maggiori.
Ecco perché l’Istituto e la sua biblioteca devono restare qui e la superficialità con cui le istituzioni locali rispondono a questa grave emergenza non è più tollerabile. Sono state fatte diverse proposte di ripiego all’avvocato Marotta, che ovviamente non ci sta a tenere relegati i suoi volumi in luoghi di fortuna o inadeguati a contenerli tutti. ‹‹Esiste una struttura finalizzata a risolvere il problema, l’ex Coni in Piazza Santa Maria degli Angeli, acquistata qualche anno fa; ma il progetto è stato fermato poiché la regione ha disposto che il palazzo avrebbe dovuto ospitare anche tutti i testi e le edizioni omaggio offerte dalle case editrici›› spiega Marotta. ‹‹Spero che il trambusto mediatico possa servire concretamente e che venga emanata una legge speciale a tutela dell’Istituto›› continua l’avvocato, il quale, nonostante la disfatta e consapevole dei tempi lunghi, è deciso ad andare avanti e non perde la speranza.

È un appello al quale tutti, studenti e non, devono rispondere, perché la cultura, così come la storia, è l’unico modo per uscire dalla crisi economica che attanaglia il nostro paese. Essa è bene comune e costituisce l’unico cammino attraverso cui l’uomo può realizzare i propri propositi e la propria esistenza. Di ciò era convinto Benedetto Croce, fautore dello ‹‹storicismo assoluto›› e fervente promotore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Ci si interessa di storia e si scrive di storia solo per un bisogno di conoscenza rivolto al presente; è un bisogno di risposta a certe domande teoriche e culturali del nostro tempo. Ed è solo attraverso la storia, intesa come attuazione della ragione, che l’uomo fa esperienza della libertà, che è comprensione e soprattutto partecipazione del presente.

Angelica Falcone

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