Chotto Xenos della Akram Khan Dance Company: una metafora della Guerra

Guilhem Chatir in Chotto Xenos
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Chotto Xenos è uno spettacolo particolare quanto semplice, pensato per un pubblico fatto di adulti e di bambini, in sintesi estremamente efficace nel rappresentare un tema delicato come quello della guerra. Fondendo la danza dal vivo con la tecnica performativa dell’installazione video, Chotto Xenos della Akram Khan Dance Company racconta la storia di un semplice soldato coloniale, della cui categoria di militi spesso non ci si ricorda a favore delle grandi “élite” militari occidentali.

L’unico performer ballerino, inizialmente, è seduto sopra una piattaforma rialzata mentre gioca con le proporzioni video che gli si muovono intorno: delle mani enormi lo sollevano, lo spostano, ne indirizzano i movimenti. Le mani della guerra, forse, o della Terra, a cui i soldati affidano tutta la loro fiducia e forza e a cui, in ogni caso, infine fanno ritorno. Queste mani indirizzano verso il performer una luce luminosa, un fiammifero di speranza nel buio delle future notti di guerra. Il performer gioca con questa luce e con l’installazione, si lascia condurre e la conduce, al punto da disorientare lo spettatore insospettendolo circa la realtà della sua figura. Questa fusione è estremamente interessante e conduce in un certo senso lo spettacolo, animato sia dalla ritmica danza del performer, sia dal video che parla di guerra, e per la guerra, portando l’audience ad immergersi in questa cupa atmosfera tanto virtuale quanto reale.

Reale, in realtà, non è solo il danzatore, ma un grande grammofono che, comparso sulla scena, disorienta il performer. Forse metafora della chiamata alla guerra, questo imponente strumento di scena indica al performer, grazie a suoni e movimenti sconnessi, tre funi che, sollevandosi da terra, rivelano una divisa militare. Il futuro soldato, incuriosito, infila un braccio nella manica ma, come per magia, vi perde il controllo. Il braccio nella divisa smette di essere il “suo” braccio, e diventa metafora universale del braccio della guerra: di tutti, e di nessuno. E impossibile da controllare. Questo dialogo tra il sè autentico e il sè soldato, rappresentato dalla divisa senza volto, è forse uno dei momenti più interessanti della performance, in quanto ben evidenzia come la guerra possa promettere gloria, ma sempre nascondendo alienazione e sofferenza.

Kennedy Junior Muntanga in Chotto Xenos
Kennedy Junior Muntanga in Chotto ®Jean Louis Fernandez

E infatti il soldato, ormai partito per la guerra, si ritrova ad affrontare le sofferenze dei bombardamenti e delle trincee. Accompagnato da una musica molto ritmica ma sempre dalle velature cupe e sorde, il danzatore si muove tra le bombe e le sparatorie con una rude eleganza. Volteggiando, cadendo a terra e rialzandosi subito dopo, egli è metafora universale del disorientamento della guerra, a cui si accompagnano sempre la paura e la speranza dei soldati che, come foglie al vento, danzano sotto il rumore delle mitragliatrici.

Al termine della performance, tuttavia, sono le mitragliatrici a danzare in eterno: il danzatore, infatti, muore sotto la loro forza bruta, e la terra artificiale dell’installazione video lo ricopre insieme alle macerie della sua vita nella trincea. Le sue speranze svaniscono e, come la sua vita si spegne, così ricompare quella luce portata dalle mani virtuali all’inizio della performance, questa volta più fioca. Non trovando risposta da parte del soldato, anche la luce scompare dalla scena.

Quello messo in scena dalla Akram Khan Dance Company è uno spettacolo avvincente, una metafora della guerra che con il sorriso del performer tanta di mostrare le speranze giovanili dei soldati e le tristi dinamiche di guerra. Al contempo, la pièce vuole ricordare questi soldati, masse informi cadute sotto il peso dei conflitti, e mettere in guardia i più giovani su quanto la guerra nasconda, oltre le sue luccicanti promesse, solo dolore e morte.
Carola Diligenti

Teatro Franco Parenti – Milano
9 ottobre 2021 | Sala Grande | h.16.30

Chotto Xenos
Akram Khan Dance Company
direzione artistica e coreografia originale Akram Khan
regia e adattamento Sue Buckmaster (Theatre-Rites)
danzatori Guilhem Chatir o Kennedy Junior Muntanga
set design Ingrid Hu
lighting design Guy Hoare
musiche originali Domenico Angarano, ispirate alle musiche di Vincenzo Lamagna per XENOS
sound design Domenico Angarano & Phil Wood
costume design Kimie Nakano
film & projection design Lucy Cash

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