Ciclismo 2016: da Sagan nel deserto, al solito Froome del Tour, a Nibali vs Aru

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Come possiamo definire la stagione ciclistica conclusasi ad inizio dicembre? Sicuramente originale. È la prima volta che un mondiale si disputa in una data così tarda, in un luogo davvero esotico per il ciclismo e la sua storia. Quest’anno abbiamo assistito ad una competizione iridata tenutasi a Doha a metà 2016. Si è dovuto aspettare una temperatura più abbordabile, ma neanche tanto, per correre la gara mondiale. Ha rivinto il fuoriclasse assoluto di questo momento delle gare in linea: il grandissimo Peter Sagan. Si è corso per metà gara nel deserto, uno scenario davvero assurdo ed estremo per il ciclismo. È vero che lo è anche la Parigi Roubaix o la splendida eroica di inizio stagione che è già diventato un appuntamento unico ed imperdibile della stagione ciclistica.La cosa orribile di questo mondiale, di tutta la settimana iridata, è stata l’assenza di pubblico.

Prima di entrare nei temi tecnici, sono molto colpito da due tendenze dicotomiche dell’attuale circus ciclistico: da un lato la stagione si allunga nei tempi e si globalizza nei luoghi, si corre in Cina, nella penisola arabica, in Australia etc., dall’altro i grandissimi campioni proseguono nella scelta di partecipare a pochissime competizione, modello Armstrong. Colui che oggi è ritento il numero uno del ciclismo mondiale Chris Froome, partecipa sostanzialmente al Tour de France ed alle corse di preparazione allo stesso. Abbiamo, quindi, un gruppo foltissimo con campioni sempre più specializzati. Anche Fabio Aru ha seguito il modello Froome, perdendo, nei fatti, una stagione che avrebbe dovuto costituire una consacrazione al vertice. Fa eccezione, in questo senso, Vincenzo Nibali (così come Alejandro Valverde) che prova a disputare al massimo corse in linea ed a tappe. Senza un pizzico di sfortuna, Nibali avrebbe concluso la stagione vincendo Giro d’Italia ed Olimpiade.
A me non piace il modello di ciclismo alla Froome. Esiste solo il Tour, costruisco una corazzata e strutturo tutta la stagione su quella vittoria. La corsa diventa scontata e monotona. Il Giro d’Italia è stato super emozionante ed in continua evoluzione, si è risolto alla penultima giornata di gara; il Tour è stata una corsa monotona: O Froome aveva un incidente di qualche tipo oppure vinceva a mani basse. Sembrava davvero di essere tornati agli anni di Lance Armstrong. Peraltro, per chi è appassionato di un certo tipo di ciclismo, le asperità che si affrontano al Giro sono molto più “avventurose” rispetto a quelle del Tour. Un Giro disegnato bene è davvero godibile e bellissimo dall’inizio alla fine. Forse un po’ influenzato dalla visione del film “The Program” che racconta in maniera spietata la vicenda di Armstrong, raccontando dell’attacco mafioso a Simeoni, ma tacendo la storia di Pantani. Armstrong è stato scoperto, il programma è finito, l’Italia è il paese leader nella lotta al doping. Ha vinto, invece, l’idea di impostazione della stagione di Armstrong, costruita sulla base delle ragioni di budget, esclusivamente su questo aspetto. Il Tour ha un budget monstre rispetto alle altre gare, anche in ragione della stagione in cui si corre che assicura una audience superiore a qualsiasi altro periodo.
In sostanza, che stagione è stata? Si è capito che come è organizzata, tra Doha e Froome, non mi piace. Per fortuna alcuni grandi campioni l’hanno illuminata: Sagan e Nibali già nominati, la vittoria scontata di Froome al Tour. L’Italia perde l’ultima squadra nel worldtour, per chi come me era abituato alla presenza prevalente di squadre con sponsor italiani nel mondo ciclistico è a definitiva fine di un’epoca.
Cosa mi auguro per l’anno prossimo: che Froome faccia entrambe le grandi corse a tappe!! Che senso ha vincere otto Tour di seguito? Molto più accattivante ripetere le gesta di Marco Pantani, vincendo di seguito le due principali corse a tappe del mondo. Mi auguro che sbocci definitivamente Diego Rosa, corridore che fa intravvedere le capacità di essere un futuro vincitore di grandi classiche. Mi auguro che la separazione Nibali-Aru consenta a quest’ultimo di divenire assoluto protagonista della stagione 2017. Infine, il 2017 è la stagione del centesimo Giro d’Italia, corso interamente sul territorio nazionale, a partire dalle isole. Spero sia un’edizione memorabile, dovrebbero essere presenti al via sia  Nibali che Aru, da rivali, a sfidarsi per la vittoria.
Vittorio Fresa

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