Ciclopica 2017: Filosofia, classici e comunicazione

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Con Giacomo Petrarca, presidente di Amelia Ciclopica e direttore artistico del Festival, abbiamo discusso del successo della terza edizione che si svolge nella cittadina umbra e dei temi più rilevanti che sono emersi dagli incontri che anche quest’anno hanno riscosso un indubbio successo.

Ancora una volta i “giganti” sono saliti in collina per la loro “Ciclopica” impresa e il successo è stato pieno. Ci riferiamo con queste parole, all’apparenza criptiche, alla terza edizione di Ciclopica, il ciclo d’incontri di filosofia che si tiene nel mese di giugno in Umbria, ad Amelia.
Questa manifestazione ha saputo, in breve tempo, diventare un appuntamento di notevole rilevanza essendo in grado di tenere insieme la qualità della proposta culturale con un indicativo radicamento nella comunità locale: gli incontri con alcune delle voci più importanti della ricerca filosofica nazionale si sposano, infatti, con altre attività – teatro, musica, letteratura, enologia, arte – che portano la “parola” filosofica a misurarsi con campi affini e limitrofi della ricerca coinvolgendo così un pubblico sempre più vasto.
A Giacomo Petrarca (presidente di Amelia Ciclopica e direttore artistico del Festival) abbiamo rivolto alcune domande sul valore della manifestazione e, in base agli argomenti trattati nel corso dell’ultima edizione, sul complesso e tormentato rapporto fra la riflessione filosofia e l’agire politico.

Ciclopica 2017

Mi permetta di partire da una breve riflessione che, spero, lei possa condividere e, soprattutto, analizzare.
Dichiariamo apertamente e di continuo di vivere un’epoca di crisi e di passaggio. Si direbbe, in effetti, che le strutture portanti del nostro pensiero occidentale e della nostra idea di politica e di democrazia rappresentativa sembrano messe in discussione.
Uno dei compiti più “nobili” che la filosofia – come la letteratura e, forse, l’arte in generale – ha saputo svolgere nei secoli è stato quello di modificare e reinterpretare un linguaggio politico che sembrava, di volta in volta, non più in grado di afferrare e definire i mutamenti in atto.
Ci troviamo, infatti, costretti ad abbandonare paradigmi ed espressioni che andavano bene fino a ieri e che oggi sembrano fallire la presa su di una realtà in troppo veloce mutamento.
Ecco, scusandomi per la lunghezza della mia premessa, Ciclopica mi è sembrata una riuscita occasione per riflettere sul ruolo che la “parola” filosofica può assumere su di sé in un’epoca di passaggio. Mi riferisco, in particolare, a interventi come quelli di Marramao o Cacciari.

Lo si è detto molte volte, in alcune forse anche a sproposito, ma è innegabile che la filosofia abbia a che fare con il tempo della crisi. E questo in maniera costituiva. L’Atene di Platone e Aristotele non è certo l’Atene gloriosa di Pericle…Questo impone alla filosofia uno statuto, potremmo dire, d’eccezione: vivere nel crinale (stessa radice di krisis, krineo, divido, giudico), nel giudizio, ossia nel tempo in cui bisogna scegliere e non è più possibile attardarsi a ciò che è ‘sempre’ stato. Non so quanto quella crisi sia trasferibile nella nostra.
Credo, tuttavia, che la filosofia possa avere ancora un valore quantomeno dissacrante, decostruttivo avrebbe detto qualcuno. Soprattutto nei confronti dei venditori di certezze, delle anacronistiche, eppure sempre pericolose, mitologie sociali, politiche e culturali.
La filosofia dice che forse le cose stanno in maniera diversa. È un’incurabile amante della complessità: le cose si dicono in molti modi, non in una sola e unica maniera e bisogna che in qualche modo ci si faccia carico di questa complessità. Che tante persone partecipino ai nostri incontri, credo sia la conferma più forte di quanto detto finora.
Più che risposte, le persone cercano sollecitazioni, spunti che diano da pensare e che sappiano anche metterle in discussione. Altrimenti poi ci si accontenta di difendere fantomatiche purezze nazionali e patetiche idee di popoli autoctoni ormai in estinzione (come se queste entità fossero mai esistite).
Mi sto ovviamente riferendo alla sacrosanta legge sullo ius soli – verso la quale è altrettanto sacrosanto essere in dissenso. Il problema è che sarebbe auspicabile che lo si facesse con argomenti.

Nel quadro che abbiamo cercato di definire, la parola, l’inganno, la retorica e, in generale, la comunicazione sono chiamate a fare i conti anche con l’affermarsi di nuovi strumenti che sembrano fare dell’immediatezza e della velocità la loro forza e, contemporaneamente, il loro limite.
Forzando le nostre parole, “apocalittici e integrati” sembrano dividersi fra quelli che ipotizzano la politica come un continuo referendum popolare fatto di consultazioni in rete e quelli che temono un dissolvimento della democrazia, almeno nelle forme che abbiamo conosciuto nella storia degli ultimi due secoli. La tentazione è, comunque, quella di definire la scena sociale come un continuo presente e un continuo interagire.
Le sembra plausibile questa interpretazione e quali rischi si possono intuire in essa?

Ma guardi “apocalittici e integrati” non saprei… L’apocalittica è una cosa seria che ha a che fare con una determinata idea di storia e di finalità storica. Non so neppure se un termine come immediatezza sia utilizzabile per gli attuali mezzi di comunicazione. Poiché se immediato significa privo di mediazione, allora i nostri mezzi di comunicazione sono l’apoteosi di ciò che è mediazione.
Una mediazione rapidissima, quasi istantanea, ma non per questo meno mediata. Contro ciò si sgretola ogni pretesa di democrazia diretta, che è di per sé un controsenso.

In maniera molto più semplice e diretta, le posso chiedere, anche alla luce delle riflessioni che sono emerse negli incontri, quanto bisogno abbiamo dei “classici” soprattutto per orientare la ricerca sul nostro futuro in quel campo minato che sono i rapporti fra “potere” e “sapere”?

I classici sono l’essenziale a partire dai quali possiamo pensare. Non tanto per la loro attualità, modernità (tutte categorie che, quando vengono usate per Platone o Aristotele o che so, Kant, fanno solo arrossire…), ma il fatto che siano ancora conti aperti, opere dalle quali provengono problemi, questioni, opere che serbano nel profondo ancora la capacità di mettere in discussione il tempo in cui esse vengono ‘lette’, il presente che le legge e in cui dirompono con il loro carico interrogativo… che cosa è questo?

Per chiudere e tornare alla manifestazione da lei diretta, ci può tracciare un bilancio dell’edizione appena chiusa e darci già qualche indicazione sul futuro di Ciclopica?

Riteniamo che la vittoria più importante di Ciclopica, alla sua terza edizione, sia stata la percezione chiara che il pubblico abbia compreso e accolto il nostro progetto. Credo che a questo punto del percorso sia chiaro che cosa debba essere Ciclopica per le prossime edizioni.
Abbiamo trovato anche una dimensione, una misura che penso sia quella sostenibile per le forze di cui disponiamo. Ora si tratta di capire come consolidare il tutto, come trovare nuovi sostenitori e come far sì che l’iniziativa possa andare avanti ancora per molte edizioni.
Antonio Fresa

L’Associazione Amelia Ciclopica

Giacomo Petrarca, Maria Virginia Leonori, David Passerini, Costanza Saglio, Andrea Luchetta, i soci fondatori dell’Associazione Amelia Ciclopica, hanno messo a frutto un percorso che li ha portati, nella quasi generalità dei casi, a lasciare Amelia, per esigenze formative o lavorative, senza mai perdere però, il contatto con essa.
Le esperienze maturate nei diversi ambienti di formazione, la rete di rapporti costruiti nel tempo, il patrimonio personale e collettivo di competenze possono oggi essere spesi, come una sorta di ritorno consapevole, come un atto di amore per la propria origine, per rivitalizzare gli spazi del centro storico e lanciare un progetto culturale che contribuisca alla crescita della cittadina umbra.
La riscoperta degli spazi urbani è tra le finalità dell’associazione per cui ogni appuntamento o evento organizzato ha come location un luogo del centro storico, in modo da definire un itinerario pieno di suggestioni per visitatori e abitanti.
Le pietre della cinta muraria di Amelia, o almeno quattro di esse che formano una sorta di cerchio che rimanda all’occhio del Ciclope, sono state alla base della creazione del logo dell’Associazione.

Per saperne di più:

www.ameliaciclopica.it

https://www.facebook.com/AmeliaCiclopica

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