Cile: all’estrema destra la maggioranza all’Assemblea Costituente

Santiago del Cile La Moneda
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L'estrema destra in , a cinquant'anni dal colpo di stato di Augusto Pinochet, entra in maggioranza nell'Assemblea Costituente dopo le elezioni dello scorso 7 maggio. Dopo la vittoria del candidato di destra, Santiago Peña (Partito colorado) alle elezioni presidenziali in Paraguay, dello scorso 30 aprile, le forze progressiste subiscono un altro pesante arresto in America Latina.

Alla fine dopo un riconteggio del voto nella regione di Tarapacá, l'estrema destra del Partito Repubblicano ha ottenuto un ulteriore seggio, il 23esimo su 51 nell'Assemblea Costituente. I popoli indigeni hanno ottenuto un solo seggio ben lontani dai 17 seggi a loro riservati, nel 2021, per l'elezione della costituente.

A votare ci sono andate (il voto era obbligatorio) più 12,4 milioni di persone e cioè l'82,7% degli aventi diritto. L'opposizione con varie motivazioni è stata anche espressa dall'incredibile numero di schede annullate e bianche, oltre il 21% del totale. Al voto nullo erano stati invitati anche da una campagna che vedeva il sostegno di diversi collettivi, accademici e qualche deputato.

I risultati, pressoché definitivi, vedono assegnare al blocco di destra il 56,5%,di il 35,5% all'estrema destra del Partito Repubblicano e il 21% a  Cile Seguro (RN, UDI e Evópoli ) che ha ottenuto 11 seggi. La sinistra e il centro raccolgono il 37,5% dei voti, di cu il 28,5% Unidad para Chile (Appruebo Dignidad, PS e Partito Liberale) del presidente   e il 9% di Todo por Chile; il populista Partido de la Gente ha ottenuto il 5,5%.

Il grande vincitore è il leader del Partito repubblicano, José Antonio Kast spesso paragonato e non a torto a Jair Bolsonaro, deputato dal 2001, figlio di immigrati tedeschi, avvocato, di religione cristiana; suo padre era membro del Partito nazista e ufficiale della Wehrmacht nella Seconda guerra mondiale; il fratello è stato presidente della Banca centrale cilena e ministro durante la dittatura di Pinochet.

In Cile, il superamento della Costituzione di Pinochet era stato approvato da quasi l'80% dei cittadini nel 2020, dopo le vaste e continue proteste di piazza e i disordini dell'anno precedente. Ma nel settembre del 2022 la nuova Costituzione, licenziata dopo un anno di lavori da parte dei  155 rappresentati eletti, fu sorprendentemente bocciata forse per la sua carica di innovazione e giustizia perché «rompeva lo status quo, molto attenta al ruolo delle donne, ai diritti degli indigeni e all'ambiente» e innervava al suo interno principi come democrazia solidale e il diritto alla cura [1].

Il nuovo voto mette a rischio la possibilità che si possa superare la Costituzione di Pinochet anche perché  la procedura presenta enormi limiti che, come spiega, Claudia Fanti hanno poco a che vedere con la democrazia. Infatti, gli eletti nell'Assemblea costituente non potranno incidere sulle norme potendo semplicemente «discutere e approvare la bozza a cui sta lavorando dal 6 marzo la commissione di 24 “esperti” designati da un Congresso privo di qualsiasi credibilità, sotto la guida dell'avvocata del centro-sinistra Verónica Undurraga, affiancata da un costituzionalista vicino all'ex presidente Piñera, Sebastián Soto. E se per introdurre un qualsiasi cambiamento nel testo elaborato dagli “esperti” il Consiglio avrà bisogno di un quorum addirittura del 60%, sarà una Commissione mista costituita da sei consiglieri e sei esperti a decidere il destino delle norme in conflitto: quelle non approvate dai 3/5 dei consiglieri, né respinte dai 2/3. Ma perché nulla – ma proprio nulla – sfugga al controllo dell'oligarchia, c'è anche un Comitato tecnico di ammissibilità, […] che, con una maggioranza di 4/7, individuerà, articolo per articolo, eventuali contraddizioni con i dodici principi concordati dalle forze politiche nel quadro del cosiddetto Accordo per il Cile, firmato il 12 dicembre scorso da 14 partiti, dall'Udi fino al Frente Amplio e al Partido Comunista. Dodici paletti che mantengono l'essenziale della Costituzione di Pinochet, riguardo sia al modello economico che al sistema politico» [2].

Ieri, 9 maggio, il presidente Boric ha promulgato la nuova legge sul narcotraffico e commentando l'operato dell'esecutivo ha ribadito che «non è modificato dalle circostanze», le priorità restano le esigenze della cittadinanza. Di fatto però il voto non può non essere un colpo politico per Boric e il suo governo di sinistra che già non ha la maggioranza alla Camera e al Senato dove siedono 21 partiti. Inoltre, come spiega Rocío Montes ci potrebbe essere «un irrigidimento delle posizioni della destra tradizionale al Congresso, organo molto sensibile ai nuovi scenari. Il presidente del Senato, Juan Antonio Coloma, uno dei volti storici dell'Udi, della destra classica, ha assicurato ieri che “gli effetti politici sono inevitabili”. […]. Interlocutore chiave de La Moneda in Parlamento, il senatore non ha fatto il nome della riforma fiscale o delle pensioni, che hanno avuto un dibattito lungo e complesso» [3].
Del futuro delle riforme (tasse e pensioni) se ne parlerà oggi all'interno della maggioranza mentre ancora non è stata fatta un'analisi pubblica della sconfitta anche se «in privato ammettono la mescolanza di un voto per punire il governo per la sua gestione della crisi dell'immigrazione e della sicurezza e anche la disaffezione di una parte dei suoi sostenitori verso il nuovo processo costituente» [4].

Del resto la sinistra al governo nel tempo, come succede anche da queste parti, ha finito con l'inseguire soprattutto i temi cari alla destra, dal tema della sicurezza a quello dei migranti, magari tralasciando quelli di una precarietà diffusa e un'inflazione che mangia i redditi. E la sconfitta a queste elezioni è anche figlia di queste scelte.

Pasquale Esposito

[1] Pasquale Esposito, Cile: no alla nuova Costituzione. Si attende un nuovo iter costituzionale, 5 settembre 2022
[2] Claudia Fanti, Costituente, in Cile si rivota ma è insulto alla democrazia, 7 maggio 2023
[3] Rocío Montes, El Gobierno de Boric intenta asegurar el timón pese al contundente triunfo de la derecha, 9 maggio 2023
[4] Isabel Caro e Miguel Wilson,  La Moneda decanta la derrota del 7Ma la espera del primer balance oficialista en Cerro Castillo, 9 maggio 2023

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