Cile. Dietro le rivolte non c’è solo il prezzo della metro

Cile bandiera
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Le manifestazioni a Santiago del Cile hanno avuto come causa scatenante l’aumento del prezzo dei biglietti per la metropolitana che aveva già visto un incremento lo scorso gennaio. Dalla prima volta dai tempi del dittatore Pinochet si sono rivisti i militari in massa per le strade con i blindati per fronteggiare le proteste e le dimostrazioni che sono finite nel sangue con dieci morti segnalati fino ad oggi. Misure sono state prese anche in altre città del paese come Valparaíso, Coquimbo e Biobío.

Si sono riviste le stesse scene delle principali città dell’Ecuador dopo che il presidente Lenín Moreno aveva annunciato un programma economico di austerità.

Infatti le cronache e le immagini di tutte le tv mostrano scontri durissimi con la polizia, saccheggi e incendi nelle stazioni della metropolitana, delle pompe di benzina e nei supermercati dove sono morte delle persone. Al momento il bilancio totale secondo le agenzie e le fonti del governo parlano di dieci morti, centinaia di feriti compresi poliziotti e centinaia di arresti. Nella capitale è stato anche proclamato lo stato di emergenza con il coprifuoco che impedisce a tutti di circolare senza autorizzazione dalle 21 alle 7 del mattino.

Domenica il presidente Sebastián Piñera in un discorso presso il quartier generale dei militari è arrivato a dire che “siamo in guerra con un nemico potente e implacabile che non rispetta nulla o nessuno ed è disposto a usare la violenza e il crimine senza limiti” [1].

Ma forse sono gli ultimi governi ad aver “provocato” questa guerra?
Il Cile nonostante venga visto come uno dei meglio organizzati e tranquilli dell’America Latina da anni vede continue «proteste per i costi esagerati dei farmaci e delle assicurazioni sanitarie, l’aumento delle bollette della luce e un sistema educativo dai costi proibitivi che costringe migliaia di famiglie a indebitarsi. […] Ad aumentare lo scontento sociale ci sono poi le cosiddette Amministrazioni dei fondi pensione (Afp) che accumulano guadagni milionari ogni anno. […] Poi c’è il sistema di salute privato, le cui tariffe vengono aumentate ogni anno, che copre solo il 60% delle prestazioni, lasciando fuori gli anziani, ed è tre volte più caro per le donne». E la conseguenza è che il Cile, come spiega Adele Lapertosa, «secondo i dati della Banca Mondiale, insieme a Honduras, Colombia, Brasile, Guatemala, e Panama, è tra i cinque Paesi più diseguali al mondo dopo quelli africani» [2].
Non è difficile immaginare perché nonostante la marcia indietro del governo sull’aumento dei prezzi della metropolitana le proteste non si siano fermate. E poi forse avrebbe potuto di evitare immediatamente la militarizzazione nella gestione delle proteste, cosa per la quale è stato anche criticato.
Pasquale Esposito

[1] “Chile: protests rage as president extends state of emergency”, https://www.theguardian.com/world/2019/oct/20/chiles-president-reverses-fare-increase-as-unrest-continues, 20 ottobre 2019
[2] Adele Lapertosa, “Proteste Cile, dal caroprezzi alla corruzione fino ai salari bassi: ecco perché il Paese è diventato il nuovo fronte caldo del Sudamerica”, https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/21/proteste-cile-dal-caroprezzi-alla-corruzione-fino-ai-salari-bassi-ecco-perche-il-paese-e-diventato-il-nuovo-fronte-caldo-del-sudamerica/5524433/, 21 ottobre 2019

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