Cile. Il movimento per la Regiòn de Aysén protesta per una Patagonia migliore

Cile Patagonia Parco nazionale Torres del Paine
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Non sarà facile portare avanti le ragioni che ci sono dietro il Movimiento Social por la Regiòn de Aysén della Patagonia cilena. Infatti secondo il più diffuso quotidiano in lingua inglese The Santiago Times, il Cile sta perdendo la battaglia per l’indipendenza e la libertà dei media. La concentrazione della proprietà è tra le più ampie del continente con due editori a detenere il 95% dei giornali e con altri due che ricevono ingenti sussidi dal governo. Un gigantesco conflitto di interessi che impedisce spesso la trasparenza nell’informazione e l’impossibilità di raccontare storie poco gradite al capitale e al potere esecutivo.
E passare alla criminalizzazione della protesta e dei protestanti diventa più semplice in questo “contesto mediatico”.

Ma torniamo alle proteste. Il Movimiento Social por la Regiòn de Aysén composto da una ventina di organizzazioni locali e di cui fanno parte studenti, contadini, pescatori, sindacalisti, tassisti, autotrasportatori, da alcune settimane ha organizzato e messo in atto, sotto lo slogan “Aysén, il mio problema è il tuo problema”, diverse manifestazioni fermando le principali attività locali ma anche allestendo blocchi stradali. La mobilitazione si è poi estesa anche ad altre zone del Cile, Arica, Calama fino a Santiago. La risposta delle forze dell’ordine è stata dura e oramai si contano molte decine di feriti.
La Regione di Aysén (migliaia di isole, costa molto frastagliata, lunghi fiordi) si trova nella Patagonia cilena a 1.600 km. a sud di Santiago e subisce un isolamento geografico e politico che mantiene ai margini dello sviluppo la sua popolazione composta da poco più di centomila abitanti. Il vicario apostolico di Aysén Mons. Luigi Infanti della Mora <<ha sottolineato che sono molti anni che le richieste sono state avanzate, sono stati anche firmati documenti ma nulla è stato risolto. La situazione attuale crea malessere tra la popolazione e infatti nei giorni scorsi si sono verificati scontri tra la polizia ed i manifestanti che hanno bloccato alcune strade. A scatenare la tensione la mancata risposta alle loro richieste articolate in 10 punti e mai considerate>> [1].

Cile Patagonia Foto Pasquale EspositoCile, Patagonia. Parco nazionale Torres del Paine. Foto Pasquale Esposito

Le popolazioni della regione a causa del loro isolamento si ritrovano un welfare di fatto inesistente con scarsi servizi sanitari ed educativi, un sistema di trasporto completamento inadeguato e il tutto aggravato da prezzi dei beni di prima necessità e dei combustibili mediamente più alti di un 50% circa  rispetto al resto del paese.
Le richieste al governo del presidente Sebastián Piñera riguardano sussidi per l’acquisto del legname e dei combustibili per i pescatori e per la piccola media impresa, l’aumento dei salari minimi (350 dollari) e delle pensioni, il miglioramento del sistema educativo anche costruendo un’università pubblica efficiente e il miglioramento del sistema sanitario con un nuovo ospedale. Inoltre si richiede che si convochi un plebiscito affinché sia la popolazione locale a decidere di progetti che possano mettere a rischio il patrimonio naturale della Patagonia cilena.
E qui si innesta l’opposizione dell’80% della popolazione al progetto idroelettrico HydroAysén e cioè la costruzione di cinque mega dighe sui fiumi Pascua e Baker, affidato al consorzio HidroAysén guidato dall’Enel (tramite la sua controllata Endesa) e che minaccia l’ambiente e il turismo, una delle principali fonti di sostentamento nella regione.
Al di là di un tentativo di mediazione del ministro dell’Energia, Rodrigo Alvarez, la risposta più immediata da parte del governo è stato l’uso della forza e la minaccia più che concreta, per impedire l’opposizione,  di applicare la legge di sicurezza dello Stato, normativa sull’ordine pubblico e che punisce severamente chi lo viola. Una legge del 1975, nata sotto la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990) e già utilizzata dal governo, sia per mobilitazioni studentesche dei mesi scorsi sia per le proteste nate per l’aumento del prezzo del gas nella regione australe di Punta Arenas.
L’ex difensora pubblica nazionale l’avvocata Paula Vial <<ha commentato alcune settimane fa che la ripetuta invocazione a questa normativa pretende spaventare non soltanto quelli che commettono eccessi ma gli organizzatori delle manifestazioni, cioè coloro che le convocano>> [2].
Pasquale Esposito

[1] “Cile: la popolazione dell’Aysén chiede giustizia e aiuti allo Stato”, www.radiovaticana.org, 24 febbraio 2012
[2] “Governo cileno invoca la Legge di Sicurezza dello Stato per fermare le proteste”, www.prensalatina.it, 16 marzo 2012

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