Cile. La corruzione oscura Michelle Bachelet

Cile bandiera
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La Presidente Michelle Bachelet insistendo sulla volontà di «onorare la trasparenza e l’onestà» richiesta al suo governo e sul fatto  che «questa nuova stimolante e difficile fase richiede nuove energie e nuovi volti», ha provveduto a sostituire cinque ministri e a cambiare ministero ad altri quattro. Il passaggio di Jorge Burgos dalla Difesa agli Interni , la sostituzione di Alberto Arenas con l’economista Rodrigo Valdes alle Finanze e l’allontanamento del Ministro degli interni, Rodrigo Peñailillo, uno dei diversi politici accusati di un eventuale coinvolgimento nella corruzione.

Cile PatagoniaCile, Patagonia. Foto Pasquale Esposito

Come ha scritto Palidda, parlando in particolare della corruzione italiana ma è condivisibile per qualunque paese capitalista, «è ovvio che l’azione repressiva e sanzionatoria è indispensabile e dovrebbe essere il più possibile efficace; ma da sola e per giunta sempre episodica non ha mai la portata di prevenire la riproduzione del fenomeno; le pene anche le più severe o estreme non hanno mai impedito la riproduzione dei crimini più efferati (e non perché l'”animo” umano è “per natura cattivo”, ma perché l’assetto economico, sociale, culturale e politico conducono a riprodurre comportamenti e fenomeni devianti e criminali, cioè perché la riproduzione del potere si avvale sempre anche delle attività criminali» [1].

Secondo Marta Lagos direttrice della società di sondaggi  Latinobarometro «oltre il 70 per cento della popolazione ritiene che il sistema politico non funzioni» e che «il sistema deve cambiare» [2]. Come ha scritto qualcuno si tratta della più grave crisi politica del Cile dopo il colpo di stato militare del 1973.

Questo larghissimo rimpasto è anche figlio della scarsissima popolarità a cui è giunta la Presidente che non arriva oramai al 30% del consenso, la peggiore percentuale tenendo conto anche il suo primo mandato. Del resto non poteva essere altrimenti vista l’estensione del sistema corruttivo e della totale inazione della Bachelet fino al rimpasto del suo governo.

Sono 120 personalità imprenditoriali e politiche insieme ai rispettivi familiari che sono state coinvolte a partire dal caso Penta, uno dei principali gruppi di imprese cilene coinvolto in una presunta rete finanziamenti irregolari a politici e di frode fiscale usando fatture false. A seguire lo scandalo SQM (Soquimich), azienda che oltre a sospetti finanziamenti irregolari si è parlato anche di corruzione. E poi ancora lo scandalo Caval per il quale sono indagati il primogenito della presidente, Sebastián Dávalos, e l’impresa Caval della nuora. Dávalos avrebbe aiutato la Caval ad ottenere un credito dal Banco de Chile per più di 10 milioni di dollari per comprare un terreno che era ad uso agricolo, e che sarebbe poi stato rivenduto per attività immobiliari.
E se a questo aggiungiamo che i parlamentari cileni hanno lo stipendio più alto di tutti i paesi dell’Ocse con oltre 10.000 dollari di media, mentre il salario minimo si ferma a 394 dollari (ma solo da luglio prossimo) si comprende quanto l’immagine e le fortune della Bachelet e del suo governo siano in ribasso.

Va detto però detto che su questi eventi hanno soffiato i grandi media, come ha spiegato in un suo articolo la Colotti, «pronosticando la fine per i presidenti progressisti o socialisti dell’America latina […]. La destra difende strenuamente i privilegi mantenuti, e accusa Bachelet di aver “ceduto a sinistra”: verso quella sini­stra di movi­mento che l’ha appoggiata a patto che s’impegnasse per vere riforme, e che qualcosa ha già ottenuto: dai diritti civili, al ritiro delle truppe dalla Minustah, ad Haiti (dopo la morte di un soldato), al dialogo con la popolazione mapuche, in lotta per il recupero delle proprie terre ancestrali» [3]. Senza dimenticare altre riforme che dovrebbero scardinare un’altra serie di leggi nate durante la dittatura di Pinochet come la cancellazione del Fondo de Utilidades Tributables che permetteva alle aziende di pagare le tasse solo sugli utili netti o la riforma tributaria entrata in vigore a settembre scorso e che porta le imposte per le imprese dal 20% al 27%.
Pasquale Esposito

[1] Salvatore Palidda, “Lottare contro la corruzione?”,  AlfaDomenica 28 dicembre 2014
[2] Pascale Bonnefoy “President of Chile Removes Five From Cabinet in a Shake-Up”, www.nytimes.com, 11 maggio 2015
[3] Geraldina Colotti, “Michelle Bachelet tra destra e piazza”, www.ilmanifesto.info, 18 aprile 2015

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