Cina e USA: interessi inconciliabili?

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Dopo l'incontro con il Presidente degli Stati Uniti , il suo omologo cinese ha incontrato in un lussuoso albergo di San Francisco più di 300 personalità e durante il suo discorso ha affermato che «la domanda numero uno per noi è: siamo avversari o partner? […]. La Cina è pronta per essere partner e amica degli Stati Uniti». Ma le belle parole e anche l'ottimismo di alcuni invitati a suon di migliaia di dollari «tra cui Tim Cook, amministratore delegato di Apple; Larry Fink di BlackRock; e Jerry Brown, l'ex governatore della California. […] dirigenti di Boeing, Pfizer, Nike e FedEx. Elon Musk […] sono in netto contrasto con gran parte del recente dibattito negli Stati Uniti sulla Cina, che si è concentrato sulle potenziali minacce economiche e alla sicurezza» [1].
Sui grandi temi a partire dalla questione di Taiwan nessun cambiamento, ma l'incontro tra Biden e Xi a margine del vertice della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC) è comunque risultato essere un passo avanti dopo i toni e gli affronti da Guerra Fredda che hanno improntato le relazioni tra le due superpotenze negli ultimi tempi. Del resto dialogo c'è stato e questo, dopo un anno dall'ultimo incontro tra i due nel novembre 2022 a Bali in Indonesia durante il vertice del G20 e dopo un'assenza di oltre sei anni di Xi Jinping negli da oltre sei anni, nelle relazioni qualcosa scongela.

Cina e USA hanno trovato dei punti in comune su questioni attinenti alla diffusione di droghe. In particolare è di primissimo piano la questione dell'oppioide sintetico fentanyl. Prodotto in Cina, è un farmaco, per umani e animali, utilizzato nella terapia del dolore ma che ha trovato un largo consumo come droga provocando la morte di decine di migliaia di persone negli Stati Uniti. Ana Swanson e Keith Bradsher scrivono sul NY Times che «la Cina ospita una fiorente industria chimica che produce composti trasformati in prodotti farmaceutici, profumi, coloranti tessili e fertilizzanti. Alcuni di questi stessi composti possono anche essere combinati per creare il fentanyl, un oppioide che può essere 100 volte più potente della morfina. Funzionari statunitensi sostengono che questa vasta industria chimica sta giocando un ruolo chiave nella crisi americana del fentanyl, fornendo la maggior parte dei materiali utilizzati nei laboratori illegali di droga, incluso il Messico, che ora è il più grande esportatore di fentanyl negli Stati Uniti. […] secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, il fentanyl e altri oppioidi sintetici potrebbero aver provocato più di 77.000 decessi per overdose negli Stati Uniti tra maggio 2022 e aprile 2023» [2]. La Cina non si ritiene responsabile per un paese dove non è difficile consumare droghe, ma sta di fatto che le parti hanno anche annunciato un accordo per costituire un gruppo che lavori per bloccare il contrabbando di fentanyl e limitare l'esportazione di componenti per la produzione dell'oppioide.

Un altro punto di incontro è stato quello del volontà di ripristinare la «comunicazione ad alto livello tra militari, nonché i colloqui di coordinamento sulla politica di difesa tra Stati Uniti e Cina e gli incontri sull'accordo consultivo marittimo militare tra Stati Uniti e Cina». I contatti militari erano stati interrotti nell'agosto 2022 dopo che l'allora portavoce della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi visitò Taiwan. Rapporti e colloqui che secondo la Cina dovranno svolgersi su una condizione di parità e rispetto reciproco e quindi, si legge tra le righe, in assenza potrebbero essere interrotti. Il segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin incontrerà il nuovo capo della difesa cinese non appena verrà nominato. A cascata avverranno contatti con i massimi comandanti militari e anche a livelli più bassi. Scrive Stephen Collinson su CNN: «la possibilità che le forze navali o aeree statunitensi e cinesi si imbattano in un incidente sopra o sui mari della Cina meridionale o orientale è uno degli scenari da incubo per la sicurezza nazionale che tiene svegli la notte funzionari e analisti di politica estera» [3].

Come annunciato alla vigilia le parti hanno anche intenzione di cooperare sul tema della lotta al cambiamento climatico e nella governance dell'intelligenza artificiale. Sul primo punto i due maggiori inquinatori al mondo Cina e USA, con il lavoro svolto dagli inviati speciali per il clima John Kerry e Xie Zhenhua, avevano già trovato un accordo, come riporta Lisa Friedman sul NY Times, per «affrontare congiuntamente il riscaldamento globale aumentando l'energia eolica, solare e altre energie rinnovabili con l'obiettivo di sostituire i combustibili fossili.[…]. di“proseguire gli sforzi per triplicare la capacità di energia rinnovabile a livello globale entro il 2030”. Tale crescita dovrebbe raggiungere livelli sufficientemente elevati “da accelerare la sostituzione della produzione di carbone, petrolio e gas”, afferma l'accordo. Entrambi i paesi prevedono “una significativa riduzione assoluta delle emissioni del settore energetico” entro questo decennio, si legge. Sembra essere la prima volta che la Cina accetta obiettivi specifici di emissioni in qualsiasi parte della sua economia» [4].Vedremo se concretamente produrrà risultati già dal primo banco di prova: la COP 28, la conferenza ONU sul clima nei prossimi giorni a Dubai.
Ancor più complicato valutare la portata delle dichiarazioni sull'intelligenza artificiale anche perché lo scontro aperto sul tema delle tecnologie resta in piedi con Biden ancora determinato ad andare avanti in una politica, iniziata da Trump, di blocco all'accesso alle tecnologie più avanzate nei settori appunto dell'intelligenza artificiale, dei semiconduttori e dell'informatica quantistica. Nel mentre Pechino tiene a freno le esportazioni delle terre rare e di altri minerali necessarie alla transizione energetica.

Più in generale c'è un tema caro a Xi Jinping, visto l'andamento rallentato dell'economia. e forse a molti del gotha del capitalismo americano ed è quello degli investimenti e degli scambi commerciali che nonostante i rallentamenti di questi tempi di tensioni geopolitiche – come ha detto Bi Jingquan capo del China Centre for International Economic Exchanges, tra i più influenti think tank governativi cinesi le cui parole sono riportate nell'analisi su Pagine Esteri da Michelangelo Cocco – hanno continuato a svilupparsi e «i legami economici e commerciali rappresentano tuttora l'àncora delle relazioni Cina-Usa. I capitali si spostano sempre verso luoghi con i costi più bassi e i profitti più alti, spero che i signori e le signore che hanno lasciato la Cina, soprattutto quelli che se ne sono andati durante la pandemia, tornino in Cina per dare un'occhiata. La Cina rimane un buon posto per opportunità di investimento e occupazione per tutti i paesi» [5].

Per tutto il resto le posizioni restano distanti, inconciliabili al momento su Taiwan. Nessun impegno sulle richieste di Biden per influenzare il ruolo di Russia e Iran nelle guerre in corso. Come difficile digerire l'attivismo diplomatico e militare di Washington nello scacchiere asiatico a cominciare dall'alleanza AUKUS tra Stati Uniti, Australia e Regno Unito per finire a relazioni più strette con Vietnam, Filippine, Singapore e Giappone. Michael Beckley su Foreign Affaris sostiene che «la relazione tra Stati Uniti e Cina ha tutte le caratteristiche di una rivalità duratura. Per cominciare, le principali questioni controverse sono essenzialmente questioni in cui si vince-si perde. Taiwan può essere governata da Taipei o da Pechino, ma non da entrambe. Il Mar Cinese Orientale e il Mar Cinese Meridionale possono essere acque internazionali o un lago controllato dalla Cina. La Russia può essere evitata o sostenuta. La democrazia può essere promossa o repressa. Internet può essere aperto o censurato dallo stato. Per gli Stati Uniti, la catena di alleanze nell'Asia orientale rappresenta un'assicurazione vitale e una forza di stabilità; per la Cina, sembra un accerchiamento ostile. Come dovrebbe essere gestito il cambiamento climatico? Da dove viene il COVID-19 ? Chiedete in giro a Pechino e Washington e probabilmente sentirete risposte inconciliabili» [6].
Comunque vale la pena di riflettere su quanto scrive su Responsable Statecraft Ethan Paul quando dice che «anche in assenza di tali accordi, il vertice rappresenta in generale un'affermazione dell'approccio dell'amministrazione Biden nei confronti della Cina: “un'intensa diplomazia” è possibile in un contesto di “intensa concorrenza”. Ma mette anche in luce il difetto fatale di questo approccio: gestire le tensioni attraverso il dialogo, a lungo termine, non sarà sufficiente. La pace e la stabilità sostenibili richiedono in definitiva di individuare le cause profonde di tali tensioni e devono essere costruite su basi di negoziati e compromessi autentici per rallentare la crescente competizione militare e la corsa agli armamenti tra i due paesi. Washington deve ancora svegliarsi» [7].
Pasquale Esposito

[1] Ana Swanson, Pandas, Ping-Pong and Profits: Chinese Leader Woos U.S. C.E.O.s , 16 novembre 2023
[2] Ana Swanson e Keith Bradsher, U.S. Presses China to Stop Flow of Fentanyl, 14 novembre 2023
[3] Stephen Collinson, Takeaways from the Biden-Xi summit, where low expectations were met, 16 novembre 2023
[4] Lisa Friedman, U.S. and China Agree to Displace Fossil Fuels by Ramping Up Renewables, 14 novembre 2023
[5] Michelangelo Cocco, CINA-USA. Cosa si diranno Xi e Biden a San Francisco, 13 novembre 2023
[6] Michael Beckley, Delusions of Détente, Settembre/ottobre 2023
[7] Ethan Paul, Why this Biden-Xi Summit won't be good enough, 14 novembre 2023

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