Cina: economia e commercio mondiale

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L'economia in è un nodo complicato da sciogliere e non è solo un fatto di numeri della crescita ma è anche un tema di relazioni commerciali e politiche in particolare con l'Occidente.

Se è vero che l'economia del Paese di Mezzo ha un peso inferiore sulla crescita dell'economia mondiale – nel periodo 2013-2022 il 40% circa della crescita economica mondiale avveniva in Cina, nei cinque anni successiva si attesterà a meno del 20% secondo il Fondo Monetario internazionale (FMI) – resta pur sempre uno degli elementi chiave.

Il FMI il 16 aprile inseriva tra le motivazioni della crescita lenta dell'economia globale (3,2% per il 2024 e il 2025) oltre all'inflazione e alle guerre in corso, la debolezza della domanda in Cina (e in Europa). Lentezza che sarebbe decisamente maggiore se l'economia americana non corresse nel 2024: +2,7% vs +2,1% stimato a gennaio.
La Cina, sempre secondo il FMI, vedrà il suo PIL in aumento del 4,6% per il 2024 (è stato il 5,2% nel 2023) e un +4,1% nel 2025. Secondo quanto riportato da David Lawder su Reuters, la Cina dovrebbe ristrutturare il settore immobiliare per evitare ulteriori cali della domanda interna facendo abbassare i prezzi e quindi poi «intensificare le pressioni deflazionistiche nell'economia cinese, portando a un'impennata delle esportazioni a basso costo di manufatti che potrebbero alimentare ritorsioni commerciali da parte di altri paesi – uno scenario da cui il segretario al Tesoro americano Janet Yellen aveva messo in guardia durante un viaggio in Cina all'inizio di questo mese. Il Fondo monetario internazionale ha raccomandato alla Cina di accelerare l'uscita degli sviluppatori non redditizi e di promuovere il completamento dei progetti abitativi non completati, sostenendo al contempo le famiglie vulnerabili per contribuire a ripristinare la domanda dei consumatori» [1].
In effetti le autorità cinesi hanno di fronte una situazione, quella dei prezzi bassi problematica visto che va avanti da luglio 2023. La causa è una domanda asfittica, che indebolisce il sistema economico. Dopo un rimbalzo a febbraio (+0,7%), a marzo i prezzi si sono fermati ad un +0,1% e con un dato mensile addirittura a -1%; il dato sui prezzi alla produzione è ancora peggiore attestandosi ad un -2,8%.

Tra gli obiettivi fissati e dichiarati lo scorso mese nella Plenaria del Parlamento dal premier Li Qiang c'era l'inflazione al 3%. Per quanto riguarda il PIL l'obiettivo viene dato al 5% di crescita (contro il 4,6 del FMI), un disoccupazione all'incirca al 5,5% e 12 milioni di nuovi posti di lavoro urbani.

Amy Hawkins sul Guardian spiega che i consumatori cinesi continuano ad essere restii a fare acquisti di beni di consumo e investimenti, in particolare nel settore trainante degli immobili; si aggiungono al freno alla spesa anche i salari bassi a causa di una disoccupazione più elevata. Il risulta è che «alcuni economisti temono che la domanda persistentemente bassa in Cina possa avere effetti a catena in tutto il mondo poiché potrebbe iniziare a fare affidamento sulla domanda di altri paesi per rilanciare la propria economia. Questa preoccupazione è particolarmente acuta in quanto i politici di Pechino hanno cercato di compensare la spirale discendente del settore immobiliare scommettendo molto sulla produzione industriale, in particolare sulle tecnologie verdi come i veicoli elettrici e i pannelli solari. Le banche sono state incoraggiate ad aumentare i prestiti ai produttori, mentre i prestiti al settore immobiliare sono diminuiti. Un'impennata delle esportazioni potrebbe esacerbare le tensioni sui dazi commerciali e sul dumping. Il Regno Unito sta già indagando se gli escavatori cinesi vengono venduti a prezzi ingiustamente bassi, mentre l'Unione Europea ha avviato un'indagine anti-sovvenzioni sui veicoli elettrici cinesi, una mossa che ha causato costernazione a Pechino» [2].
Dietro a queste esportazioni a prezzi molto concorrenziali vi è una massiccia dose di sussidi che creano pesanti attriti, sommati  ad altre questioni, con i governi occidentali con la conseguenza di rallentare il commercio globale e l'economia stessa. La segretaria al Tesoro americana Janet Yellen nel suo recente viaggio in Cina ha avuto modo di sottolineare la contrarietà americana agli alti livelli di sussidi.

Lorenzo Lamperti su China Files riporta la posizione della Yellen secondo la quale i sussidi «rischiano di creare un eccesso di beni che poi si riversano sui mercati globali» nuocendo a imprese e famiglie del suo paese. Continuando con le parole della Yellen: «l'eccesso di capacità può portare a grandi volumi di esportazioni a prezzi depressi […]. E può portare a un'eccessiva concentrazione delle catene di approvvigionamento, mettendo a rischio la tenuta dell'economia globale». Ci si rinferisce alla siderurgia ma in particolare alla tecnologia verde (batterie per auto elettriche, pannelli solari, …) per la quale secondo Lamperti «si potrebbe assistere al prossimo capitolo della » e nella quale anche l'Europa sarebbe coinvolta. La tesi per cui la Cina userebbe l'export per sopperire alla domanda interna sorreggendo l'economia è contestata a Pechino. L'agenzia statale Xinhua scrive che «ciò che la Cina esporta è una capacità produttiva avanzata che soddisfa le esigenze dei clienti stranieri». E sempre Lamperti ricorda come «gli Stati uniti stanno spendendo 369 miliardi di dollari in sussidi per le tecnologie verdi nell'ambito dell'Inflation Reduction Act introdotta dall'amministrazione Biden nel 2022» [3].

Almeno fino alla fine dell'anno tra elezioni europee a giugno americane a novembre il braccio di ferro tra Cina e i suoi concorrenti non potrà attenuarsi. Va detto sempre però che non si andrà oltre il dovuto per gli intrecci di interessi capitalistici delle parti. Del resto, scrivono  Anna Brunetti e Thomas Moller-Nielsen un «rapporto della Commissione pubblicato a febbraio afferma che “troncare i legami con i partner “più rischiosi” [come Russia e Cina] è costoso”, con costi eterogenei tra settori e paesi. In particolare, lo studio ha rilevato che questi costi sarebbero “solo una frazione dei guadagni” che potrebbero essere ottenuti dall'approfondimento del mercato unico dell'» [4].
Pasquale Esposito

[1] David Lawder, IMF sees slow, steady 2024 global growth; China, inflation pose risks, 16 aprile 2024
[2] Amy Hawkins, In the year of the dragon, will China breathe fire into its deflating economy?, 8 febbraio 2024
[3] Lorenzo Lamperti, Yellen in Cina, sulle tracce di Deng Xiaoping, 6 Aprile 2024
[4] Anna Brunetti e Thomas Moller-Nielsen, Le tensioni commerciali potrebbero ostacolare i piani di competitività dell'UE, traduzione Simone Cantarini, 11 aprile 2024

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