Cinzia Conteduca, una donna dedicata alla ricerca sul cancro

Cinzia Conteduca
history 8 minuti di lettura

Una giovane bella donna, scura di capelli, con un sorriso accogliente, occhi vivaci e voglia di giocare, gentile e aperta al mondo. Mi incuriosisce il suo modo di camminare, incede sicura, si guarda intorno e mantiene un buonumore contagioso, si presenta come Cinzia, con una grazia quasi fuorimoda rispetto all’aggressività che tanto prevale nel nostro oggi routinario.
Quello con Cinzia Conteduca è un incontro fuori contesto, al mare, inciampiate in una vacanza in Sardegna, con perfetti sconosciuti, per fare un giro organizzato cui entrambe aderiamo inconsapevolmente.
Un giorno d’Agosto in cui fa talmente caldo che un piccolo ginepro è l’oasi verso cui andare.
Non prendo il sole da anni, nelle ore calde, troppo pericoloso, e mi avvio verso un chioschetto rosso, con sedie rosse, in un punto sotto uno sperone ombroso, per prendere un caffè freddo e le dico “Cinzia andiamo?”, dice immediatamente “Volentieri!”.
Avevo notato il giorno prima una certa sua serietà quando le vibrava il telefono e l’avevo sentita parlare con molta calma, lontano da noi, lenta nei gesti, come a spiegare al suo interlocutore qualcosa di importante da capire bene. Mi era arrivata una sensazione di grande importanza e solennità, non ho formulato ipotesi ma mi ero incuriosita.
Ci mettiamo a chiacchierare al chioschetto, sotto un ginepro, al fresco e, come fanno le donne, spontaneamente, con la voglia di passare un bel tempo con un gelato, poi un caffè, un altro gelato.
Magnifichiamo il posto, meraviglioso! e l’acqua verde smeraldo, il punto di degustazione del gelato e dei caffè è fresco, riparato dai raggi bollenti, luminoso e panoramico. Ci raccontiamo le nostre provenienze,

ESMO 2014 Giampaolo Tortora e Cinzia Conteduca

Roma con la Sardegna come Terra Prescelta
Barletta ma lavoro a Meldola in provincia di Forlì, adesso, e
Che lavoro fai?
L’oncologa.
Allora mi torna la serietà al telefono.
Non puoi staccare mai vero? Neanche in vacanza, cioè mi sa che tu il diritto alla vacanza non ce l’hai…
Dice sorridendo
È così, è una scelta di tanto tempo fa. Faccio la ricercatrice.
Ricercatrice di cosa?
Cancro alla prostata, collaboro con gruppi di ricerca fantastici in tutto il mondo, sono molto fortunata a lavorare con le mie persone, mi dispiace quasi essere tornata in Italia.
E dove sei stata?
Prima a Londra con una borsa europea di ricerca traslazionale e siamo riusciti ad identificare, grazie al sequenziamento del DNA in centinaia di campioni di sangue, un biomarcatore in grado di predire la risposta alle differenti terapie in modo da personalizzare il trattamento nei pazienti affetti da tumore della prostata, poi ho proseguito le mie ricerche a New York presso l’Istituto Weill Cornell Medicine e successivamente abbiamo continuato in questa direzione a Boston presso l’Università di Harvard.
Bellissima Harvard e Boston è una delle città più eleganti che ho visto in vita mia, quindi tu sei tra le mentinfuga?
Confesso, la ricerca fuori dal nostro paese gode di grandissimi finanziamenti, importanza di chi intraprende questa sfida, fiducia, accudimento dei giovani, soprattutto quando vengono dall’Italia, e riconoscimenti e incoraggiamenti in tutti i sensi. Prevale, nei paesi anglosassoni il risultato, l’impegno e la meritocrazia. Abbiamo da imparare… tanto.
Riesci a coniugare la ricerca con l’attività clinica di medico oncologo? Francamente ti ho visto al telefono con un’espressione molto seria e mi sono chiesta cosa stessi facendo.
Diventa molto seria e mi guarda intensamente…
La ricerca e la pratica medica sono indissolubili. È il riscontro sulle persone che attraversano la patologia che ci racconta moltissimo sulla direzione che la ricerca deve prendere. Ricerchiamo per migliorare le cure alle persone che incontrano la malattia, le aiutiamo nella battaglia, siamo al loro fianco, spieghiamo, personalizziamo l’approccio e le cure e le incoraggiamo, risultati alla mano, ad avere fiducia in noi, medici, ricercatori, scienziati. Diventa un’alleanza per la vittoria.

Un dialogo surreale, siamo in costume da bagno con una canottiera e un pareo di tessuto inesistente, tipo garza medica in effetti, per proteggerci dal caldo della sedia di plastica rossa dove siamo sedute e mi sta raccontando robe serissime.
Si parla di vita e di morte, in effetti, di speranza, di impegno e di desiderio di essere utili agli altri.
Senti ma come ci si sente a far parte di un team di ricerca negli Stati Uniti? Sei soddisfatta?
Un po’ sorride un po’ quasi si imbarazza e
Mi è capitato di vincere il Merit Award Conquer Cancer Foundation…. Mi sembrava una specie di sogno, mi ha incoraggiato a impegnarmi ancora di più, a sfidare gli ostacoli, a cercare ancor di più soluzioni, a studiare continuamente i progressi dei colleghi, a comprendere quali altre logiche potevamo usare per risultati più veloci e applicabili.
Con umiltà, senza nessun fronzolo in più, solo il lampo negli occhi, di orgoglio, per aver vinto il più importante riconoscimento mondiale rivolto ai giovani.
Che meraviglia! Un riconoscimento importante! E quando ti hanno premiato?
Rimane un po’ in silenzio poi scoppia a ridere.
L’ho vinto 4 volte!!
Ridiamo entrambe a quel punto e ordiniamo un altro gelato, proprio per continuare a chiacchierare.
Cremino
Cremino
Perché sei tornata in Italia?
Sono nata al mare, al caldo al sole e volevo portare qui il frutto delle mie ricerche e vivere qui dove ho le mie radici. La tecnologia oggi ci permette di lavorare con chiunque in qualunque punto del mondo. Mantengo le mie collaborazioni ai progetti di ricerca negli States, nel Regno Unito, in Spagna e in Italia e viaggio moltissimo per raccontare il nostro lavoro, così si condividono i risultati, scambiandoli nel mondo. Vivo qui ma riesco a continuare a lavorare oltremare.
Bello così, mantieni le ricerche e stai al sole. Hai viaggiato tantissimo dunque.
Si, mi piace molto viaggiare, ti fa venire le idee, culture diverse, persone che vivono a latitudini estreme e sembrano mondi ogni volta nuovi.
Ti è capitato di perdere un aereo? Con così tanti viaggi…
Scoppia a ridere di nuovo e quasi non riesce a smettere, una risata che esprime un’energia incredibile…
Ero all’aeroporto per andare a Boston ad incontrare il mio gruppo, ci vestiamo informali, abbiamo sempre il camice, con una valigia leggera e sportiva, avevo già programmato aperitivi in riva all’Oceano, parliamo di giugno 2019, mi squilla il telefono e vedo il numero della delegazione pugliese della LILT, ovvero l’associazione nazionale della lotta contro i tumori.
Sei stata scelta per l’incontro al Quirinale.
Cosa? Non ho capito, c’è rumore, puoi ripetere?
Dottoressa Cinzia… devi andare al Quirinale, dal Presidente Sergio Mattarella, desidera incontrarti per premiarti in qualità di Giovane Ricercatore Eccellente nel mondo!
Grazie, certo! Sono molto onorata di incontrare il Presidente quando?
Sabato
Sabato? Era giovedì e mi stavo imbarcando e… come mi vesto, e come faccio che sto partendo e non posso annullare il viaggio, vabbè in qualche modo risolverò.
E come hai risolto?
Sono arrivata a Boston, ho salutato, lavorato, comprato un tailleur scuro con camicia bianca, sono ripartita, ho viaggiato tutta la notte, sono arrivata la mattina e sono andata direttamente al Quirinale, dove mi sono seduta anche in prima fila insieme … al jet lag!
Un’avventura vera e propria!
È stato un momento incredibile, inaspettato.

Rimango colpita dalla sua semplicità, autenticità nel raccontarsi come persona che sceglie di dedicare la sua vita alla salute degli altri, senza esitazioni, trova il tempo di organizzare un Tedx, l’ingaggio continuo di giovani nelle sue antiche e nuove collaborazioni, che nel frattempo aumentano, negli States, nel Regno Unito, in Spagna, in Romagna, ora anche a Foggia, con le sue lezioni all’Università, la cura in Ospedale, le notti, l’ambulatorio, con i convegni ovunque e a seguire, quando possibile, weekend a salutare vecchi e nuovi amici, con una valigia sempre pronta, in cui abita, come un portafortuna o semplicemente un amico caro, un tailleur scuro con una camicia bianca: non si sa mai chi può telefonarti all’aeroporto.
Cinzia, una donna normale che sa fare cose straordinarie. Grazie dottoressa Cinzia Conteduca.

Stefania Ratini

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