Clôture de l’amour di Pascal Rambert

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Pascal Rambert è drammaturgo, commediografo, regista e autore di “Cloture de l’amour” il cui debutto avvenuto nel 2011 ad Avignone ha collezionato numerosi premi da parte della critica.

Clôture de l’amour di Pascal Rambert con Anna Della Rosa e Luca Lazzareschi. Foto Futura Tittaferrante

In “Cloture del’amour” viene portata sul palco la fine di una relazione di una coppia che ha generato tre figli e che ha vissuto tutte le fasi dell’innamoramento e dell’amore; dal primo nascere di un sentimento, all’emozione, alla progettualità di una vita in comune.

L’architettura post-industriale del Teatro Franco Parenti di Milano, dove mercoledì 16 ottobre è andata in scena la prima di questo lavoro, si presta molto bene alla scelta di una scenografia vuota dove solo risaltano due corpi e sui corpi risaltano unicamente le parole.

Parole taglienti come lame che aprono le carni, parole pesanti come pietre che sfondano le ossa.
Lui e lei sono inseriti in una stanza spoglia ed essenziale, tutta l’attenzione è concentrata sui due protagonisti, sui loro corpi, sulle loro voci, l’abbigliamento è volutamente minimalista al fine di non distogliere l’attenzione dalle parole.

Clôture de l’amour, Anna Della Rosa. Foto Futura Tittaferrante

Luca e Anna posti ai due angoli opposti della stanza si confrontano con due monologhi senza mai incrociare le parole in uno scambio dialogante. Un duello mortale dove a ciascuno è concesso un solo colpo.
Anna Della Rosa e Luca Lazzareschi interpretano e danno parole e corpo in maniera convincente alla coppia di Rambert fino anche a conservare nella rappresentazione i loro veri nomi: Anna e Luca.

Il monologo di Luca è un concatenarsi ininterrotto di parole che analizzano il senso e che scandagliano il rapporto.
Luca è recriminatorio, vuole colpire e ferire Anna con parole che affondano nella carne, quella carne, quel sangue e quella pelle che Luca rifiuta, prefigurandosi di poter un domani conoscere un’altra pelle, un altro corpo.

La parabola della loro storia per Luca è terminata e lo dice ad Anna subito, direttamente, senza preamboli, non la ama più e sostiene questa che è la sua di realtà con un susseguirsi di teorie che lo portano fino a rifiutarsi di terminare la sua vita con lei accanto.
La morte di entrambi, che pure avevano immaginato nelle loro fantasie da innamorati, in una scena dove lei giace leggera come un uccellino tra le sue braccia prima di chiudere gli occhi per sempre anche questa immagine viene rifiutata, cancellata dal loro futuro.
La vita che insieme hanno costruito sul “noi” sul “tutti insieme” è diventata un peso, la loro relazione un “mausoleo” dove Luca si sente imprigionato, spento, morto.

Clôture de l’amour, Luca Lazzareschi. Foto Futura Tittaferrante

Anna, è stata ferita è colpita, sanguinante nella sua interiorità, ma non si spezza sotto i colpi di lui, in rari momenti le sue spalle si piegano, ma sempre recupera al cospetto dello sfidante la sua dignità.
I tre figli quasi non vengono considerati in questa rottura da parte di Luca, di questi frutti dell’amore sappiamo pochissimo perché per Luca non costituiscono un importante elemento nella loro rottura, il “cuore” della questione è la sua mancanza di amore per Anna, il suo rifiuto di lei come compagna.
Molto conosciamo invece della sedia con i ricami rosa, un oggetto che Luca pretende di avere perché a quell’oggetto più che a qualunque altro elemento del loro rapporto lui si sente legato.
Luca nel rapporto con Anna ha soprattutto preso e adesso non vuole più prendere ciò che più non ama.
Anna sostiene lo sguardo di Luca, lui ha terminato le cartucce, adesso tocca a lei parlare.
Anna inizia il suo monologo rispondendo a Luca con orgoglio, insultandolo in maniera liberatoria, Anna non tenta di recuperare il rapporto, non si umilia, ma attacca le parole di Luca definendole inopportune, crude, che feriscono, nell’equiparare il loro rapporto ad un programma di informatica da riparametrare lui l’ha colpita e Anna risponde colpo su colpo.
Nelle parole di lei la derisione sottile per un uomo che del loro rapporto vuole conservare un oggetto: una sedia, lei invece di quella sedia terrà molto di più.
Anna terrà in se il ricordo del volo Parigi-Firenze sul quale lui è salito portando quell’oggetto che avevano trovano insieme, in grembo, come un bambino.
Lei conserva il ricordo dell’eccitazione su quel volo e della scoperta dell’amore per lui.
Anna porterà con lei i fremiti di un sentimento che nasce, un momento della vita in cui l’altro ci appare un essere splendido in cui la nostra disponibilità nell’andare incontro all’altro è grande perché nulla quando sboccia l’amore costituisce un ostacolo ed un peso.
Anna porta via il ricordo di un momento in cui due vite che si uniscono ed in questa unione si sentono onnipotenti, un momento della vita in cui saliva, sperma, umori dei corpi di scambiano profusamente in cui le parole quasi non bastano a raccontarsi il desiderio di unione, in cui si accoglie la vita dei figli che ci giunge come espressione dell’amore stesso senza razionalità e senza calcolo.
Tanto Luca è stato feroce tanto Anna appare invulnerabile e forte, la loro è una danza di morte, la morte del loro amore.
Adelaide Cacace

Teatro Franco Parenti – Milano
16 – 30 Ottobre 2019
durata 1h e 30min

Clôture de l’amour
uno spettacolo di Pascal Rambert
traduzione Bruna Filippi
con Anna Della Rosa, Luca Lazzareschi
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Associazione Call me Ishmael

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