Cobalto per telefonini e auto elettriche: violati i diritti umani

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Da anni la crescita della diffusione dei telefoninie ha necessitato un aumento della produzione di cobalto necessario per le batterie dei nostri strumenti di comunicazione lavoro e divertimento.
La domanda di cobalto sta esplodendo con la sempre maggiore richiesta che arriva dalle fabbriche di auto elettriche.

Il paese più importante al mondo per la produzione di questo metallo (oltre il 50%) è la Repubblica popolare del Congo dove secondo uno studio di Amnesty il 20% viene estratto a mano in condizioni disumane e come spiega l’Unicef nella produzione vengono utilizzati 40 mila bambini (Sanderson, Hume, 2017) che di fatto sono ridotti in schiavitù. Spesso queste miniere illegali sono controllate da bande armate.

Peter Whoriskey raccontava in un suo servizio sul Washington Post:
«Le gallerie vengono scavate a mano in profondità e sono illuminate soltanto da lampade di plastica che sembrano giocattoli sistemate sulla testa dei minatori. A giugno, durante una visita del Washington Post, sembrava di trovarsi su un sito dell’era preindustriale. […] Gli scavatori non hanno mappe delle miniere e non hanno ricevuto un addestramento da esploratori: si affidano all’intuito. «Viaggiamo con la fede, nella convinzione che un giorno si possa trovare un buon giacimento», ha raccontato Andre Kabwita, un minatore di 49 anni. […]. Dal momento che i siti ufficiali in cui possono lavorare sono pochi, i minatori artigianali scavano dove possono: lungo le strade, sotto i binari ferroviari e nei cortili. Quando qualche anno fa nell’affollato quartiere di Kasulo fu scoperto un grosso giacimento di cobalto, per raggiungerlo i minatori scavarono delle gallerie direttamente dai pavimenti in terra delle loro case, creando un labirinto di caverne sotterranee. Altri minatori aspettano che faccia buio per entrare nei terreni di proprietà di società minerarie private, causando scontri con le guardie di sicurezza e la polizia in cui spesso ci sono morti.
I minatori sono disperati, ha detto Papy Nsenga, minatore e presidente di un sindacato di minatori appena nato. La retribuzione varia a seconda di quello che trovano: niente minerali, niente soldi. La paga è comunque bassa, l’equivalente di 2 o 3 dollari per una giornata buona, ha raccontato Nsenga. «Non dovremmo vivere così», ha detto. Quando ci sono incidenti, i minatori sono lasciati a loro stessi». [1]

Il rapporto di Amnesty International dimostra come non viene fatto quasi nulla da parte delle aziende che producono i beni finali per controllare la filiera con l’obiettivo di acquistare materiale estratto e lavorato in condizioni di lavoro illegali e con continue violazioni dei diritti umani. Come sempre la sofferenza e la morte delle persone non fermano i profitti.
Mentre solo Apple e Samsung hanno intrapreso delle azioni adeguate in merito al controllo, quelli che non hanno fatto nulla, secondo Amnesty, sono la stragrande maggioranza di quelli analizzati. Nessuna azione intrapresa da Microsoft, Lenovo, Vodafone, Renault, Huawei, ZTE, Coslight, Shenzhan BAK, BYD, B&M,Tianjin, L&F.
Comunque nessuna ha fatto tutto il possibile affinché la filiera fosse “pulita”. Con il ruolo sempre maggiore delle multinazionali dell’auto per l’esplosione del mercato delle auto elettriche il rischio di un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro dei minatori grandi e piccoli è altissimo.

In questa filiera va spiegato che un ruolo importante è svolto da alcune aziende cinesi ed in particolare dalla Huayou Cobalt che lavora il cobalto prima che possa essere utilizzato nelle batterie al litio. Sempre secondo Amnesty hanno fatto qualche progresso ma troppi punti oscuri restano.
Questo rapporto riguarda la Repubblica democratica del Congo, non sappiamo molto di quello che accade in altri paesi africani come lo Zambia, il Sudafrica o in Brasile e temiamo che le violazioni delle regole del lavoro e dei diritti umani siano le stesse.
Pasquale Esposito

 

[1] Peter Whoriskey, “La batteria del tuo telefono comincia qui”, The Washington Post, http://www.ilpost.it/2016/10/22/cobalto-congo/, 22 ottobre 2016

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/11/industry-giants-fail-to-tackle-child-labour-allegations-in-cobalt-battery-supply-chains/
https://youtu.be/WCFKWgu4u1g

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