La collezione MAST. Un alfabeto visivo dell’industria, del lavoro e della tecnologia

SEBASTIÃO SALGADO Pozzo petrolifero, Burhan, Kuwait
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Penso a queste 500 immagini esposte alla Collezione MAST e mi domando quali e quante storie ci siano dietro ciascuna di esse e perché siano nate. Così ho “indagato” su due di esse che mi incuriosivano particolarmente.

La foto scattata da Henri Cartier-Bresson, impeccabile e curiosa è del 23 dicembre 1948. Siamo in Cina a Shanghai. Sembra un tiro alla fune….invece è gente pressata in coda alla fine della giornata che spera ancora di poter acquistare oro mentre i mercati finanziari stanno crollando. La rivista “Life” aveva commissionato al grande fotografo un reportage sugli “ultimi giorni di Pechino”. Il Kuomintang, partito nazionalista cinese che nel 1911 aveva rovesciato la dinastia Qing e imposto la repubblica, aveva ormai le ore contate Incalzato dall’esercito di Mao che marciava sulla antica capitale. Il soggiorno di Cartier-Bresson in Cina doveva essere di due settimane. Sarebbe durato dieci mesi.

HENRI CARTIER-BRESSON Gli ultimi giorni del Kuomintang (crollo del mercato)
HENRI CARTIER-BRESSON Gli ultimi giorni del Kuomintang (crollo del mercato)

L’altra foto di Paolo Woods e Gabriele Galimberti nasce, come spesso accade, mossa da curiosità. Gli autori della foto hanno speso due anni a indagare un mondo di evasioni fiscali. La storia ha inizio nel 2012 quando i due amici parlando di paradisi fiscali realizzano di non saperne nulla ma soprattutto si rendono conto che a fronte di una cospicua letteratura sull’argomento non esistono vere immagini, a parte spiagge tropicali ornate di palme e grandi alberghi, perché in un paradiso fiscale tutto è virtuale. Passano due anni viaggiando da un “paradiso all’altro” cercando di tradurre in immagini concrete un soggetto cosi immateriale. Alla fine hanno raccolto in un libro di 218 pagine “The Heavens” appunto (da leggere), oltre 80 fotografie commentate , sperando che questo loro lavoro possa mostrare non tanto e non solo l’aspetto estetico di luoghi e situazioni quanto il vero significato concreto al di là della foto.

PAOLO WOODS, GABRIELE GALIMBERTI Singapore uomo in piscina
PAOLO WOODS, GABRIELE GALIMBERTI The Heavens. Annual Report.
Un uomo galleggia nella piscina al 57° piano del Marina Bay Sands Hotel, con lo skyline di “Central”, il distretto finanziario di Singapore, alle sue spalle. Singapore

Quella al MAST è la prima esposizione di opere selezionate dalla Collezione della Fondazione con oltre 500 immagini tra fotografie, album, video di 200 grandi fotografi italiani e internazionali e artisti anonimi che occupano tutte le aree espositive del MAST. Questa esposizione condensa gli ultimi 200 anni di storia, lavoro, industria, società e quotidianità. Anni ricchi, intensi, esplosivi.
Nei primi anni 2000 la Fondazione MAST – Manifattura di Arte, Sperimentazione e Tecnologia nata nel 2013 – ha creato questo centro polifunzionale ed espositivo, uno spazio appositamente dedicato alla fotografia dell’industria e del lavoro con l’acquisizione di immagini da case d’asta, collezioni private, gallerie d’arte, fotografi ed artisti.

Oggi la Collezione della Fondazione MAST, unico centro di riferimento al mondo di fotografia dell’industria e del lavoro, conta più di 6.000 immagini e video di celebri artisti oltre ad una vasta selezione di album fotografici di autori sconosciuti.
Il patrimonio della Fondazione, che già conteneva un fondo che raccoglieva filmati, negativi su vetro e su pellicola, fotografie, album, cataloghi che negli stabilimenti di Coesia venivano prodotti fin dai primi del ‘900, si è così arricchito ed andato al di là dei parametri di materiale promozionale e documentaristico delle imprese del Gruppo industriale. In realtà un dipartimento di fotografia all’interno di una Fondazione può sembrare insolito ma ha contribuito alla sua missione di welfare sociale e aziendale.

All’inizio questo spazio è stato pensato per rendere la Fondazione una istituzione distintiva dove si incontrassero un laboratorio dedicato all’arte, un luogo di scoperta, conoscenza e riflessione e di educazione. L’idea di rappresentare visivamente il processo di industrializzazione della società, la sua storia e documentarne l’evoluzione ha aggiunto slancio e creatività alla iniziativa con l’intento di celebrare il lavoro e la cultura del lavoro come strumento di dignità e progresso e trasmetterne il messaggio sociale.

MAST COLLECTION
MAST COLLECTION

Il lavoro, quindi, è il grande protagonista di questa collezione, il lavoro che abita le nostre vite e che corrisponde almeno a un terzo della vita di ciascun essere umano. Il lavoro e il lavorare con reali raffigurazioni quali impegno, fatica, sfruttamento. La fotografia sociale ha la funzione di documentarlo, ma anche di rendergli omaggio e riconoscimento con immagini -testimonianza potenti e insolite, straordinariamente belle.

La raccolta abbraccia opere del XIX e inizio XX secolo, nonché fotografia contemporanea con un processo di selezione valoriale e un accurato approccio metodologico sotto la cura e la direzione di Urs Stahel.
La complessità degli argomenti che la mostra oggi propone sollecita domande sulle immagini. La fotografia ha fama di possedere un linguaggio universale ma, in realtà, non possiede sintassi né grammatica e quindi la nostra percezione e valutazione della immagine stessa è solo una nostra proiezione. C’è un committente? Qual è l’origine della fotografia? Distante decenni o contemporanea? Il luogo? Quale è il messaggio che l’immagine vuole trasmettere?
Tutte queste domande creano una rete, un contesto all’interno del quale l’opera fotografica viene decifrata e compresa. L’artista e teorico della fotografia, Allan Sekula, ha affermato che una collezione comincia a parlare solo quando noi spettatori poniamo domande alla collezione stessa e alle immagini. Altrimenti l’archivio resta chiuso in un doloroso mutismo.

Per rendere il contenuto delle opere il più eloquente possibile sono stati scelti una serie di termini, tematiche, professioni e funzioni, ripresi dal mondo della industria e del lavoro, per identificare il corpus delle 500 immagini presenti in mostra. Quindi l’esposizione è stata strutturata in 53 capitoli dedicati ad altrettanti concetti illustrati dalle opere rappresentate. Tuttavia, la portata del mondo del lavoro visto attraverso l’obiettivo della macchina fotografica è talmente vasta che per trattare dei vari argomenti presenti, il numero di vocaboli è almeno il doppio rispetto ai 53 capitoli.

La forma espositiva è quella di un alfabeto che si snoda sulle pareti dei tre spazi espositivi e che permette di mettere in rilievo un sistema concettuale che dalla A di Abandoned e Architecture arriva fino alla W di Waste, Water, Wealth.
L’alfabeto nasce per mettere insieme incroci tra lo sguardo lontano e quello vicino, testi e momenti dello scatto, portando l’attenzione all’interno delle opere” – spiega il curatore, Urs Stahel. Questo lungo elenco di parole evoca connessioni e riferimenti che incoraggiano la riflessione e la curiosità muovendosi in modo trasversale tra analogie e differenze.

HANS PETER KLAUSER, Bagnanti felici sulla Sihl, 1936
HANS PETER KLAUSER, Bagnanti felici sulla Sihl, 1936 © Hans Peter Klauser / Fotostiftung Schweiz

Questi 53 capitoli rappresentano altrettante isole tematiche nelle quali convivono vecchi e giovani, ricchi e poveri, sani e malati, aree industriali o villaggi operai. La fotografia documentaria incontra l’arte concettuale, gli antichi processi di sviluppo e di stampa si confrontano con le stampe digitali e inkjet; le immagini dominate dal bianco e nero più profondo si affiancano a rappresentazioni visive dai colori vivaci. I paesaggi cupi caratteristici dell’industria pesante contrastano con gli scintillanti impianti high-tech, il duro lavoro manuale e la maestria artigianale trovano il loro contrappunto negli universi digitali, Alle manifestazioni di protesta contro il mercato e il crac finanziario si affiancano le testimonianze visive del fenomeno migratorio e del lavoro d ’ufficio”.

Il filo conduttore del percorso è spesso costellato dai numerosi ritratti di lavoratori, dirigenti, disoccupati, persone in cerca di lavoro e migranti. “Il parallelismo tra industria, mezzo fotografico e modernità – prosegue Urs Stahel – produce a tratti un effetto che può disorientare. La fotografia è figlia dell’industrializzazione e al tempo stesso ne rappresenta il documento visivo più incisivo, fondendo in sé memoria e commento”.

La mostra documenta inoltre il progresso tecnologico e lo sforzo analogico sia del settore industriale sia della fotografia, rappresentato oggi dai dispositivi digitali ultraleggeri, in perenne connessione, capaci di documentare, stampare e condividere il mondo in immagini digitali e stampe 3D.
Dall’industria, dalla fotografia e dalla modernità si passa all’alta tecnologia, alle reti generative delle immagini e alla postpost-modernità, ovvero a una sorta di contemporaneità 4.0. Dalla semplice copia della realtà si arriva alle immagini generate dall’intelligenza artificiale.
La Fondazione MAST tra acquisizioni, prestiti, progetti monografici, ha costruito e continua a ricostruire nei suoi spazi espositivi un immenso archivio di memorie visive di mondi storicamente importanti che documentano l’evoluzione del processo dello sviluppo industriale nella società e si pone come un tramite tra impresa e società, tra passato e presente.

Daniela di Monaco

Fondazione MAST. – Bologna
La collezione MAST.
Un alfabeto visivo dell’industria, del lavoro e della tecnologia
Fino al 22 maggio 2022
Curatore Urs Stahel
Tra gli artisti in mostra: Paola Agosti, Richard Avedon, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Margaret Bourke-White, Henri Cartier-Bresson, Thomas Demand, Robert Doisneau, Walker Evans, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Mimmo Jodice, André Kertesz, Josef Koudelka, Dorotohea Lange, Erich Lessing, Herbert List, David Lynch, Don McCullin, Nino Migliori, Tina Modotti, Ugo Mulas, Vik Muniz, Walter Niedermayr, Helga Paris, Thomas Ruff, Sebastião Salgado, August Sanders, W. Eugene Smith, Edward Steichen, Thomas Struth, Carlo Valsecchi, Edward Weston.
Ingresso gratuito

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