Colombia: elezioni contro gli accordi di pace?

history 3 minuti di lettura

Dopo il 10 gennaio sono ripresi i contatti tra il Governo colombiano e l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) dopo che quest’ultimo aveva sospeso le azioni militari in occasione delle elezioni e che il presidente Juan Manuel Santos aveva valutato positivamente.
Quanto potranno andare avanti, insieme all’implementazione degli accordi di pace con le Farc è difficile dirlo. Una pacificazione ardua, complicata come ha dimostrato la bocciatura al referendum e come dimostra il fatto che «dal dicembre 2016 – quando gli Accordi di L’Avana sono entrati in vigore – almeno 40 ex-combattenti sono stati assassinati da paramilitari o guerriglie antagoniste» [1]. E che il clima non era del tutto sereno lo dimostrano i molti comizi Farc sospesi per disordini.
Sta di fatto che lo scorso 11 marzo le elezioni legislative in Colombia sono state le prime “pacifiche” degli ultimi cinquant’anni.
Ma ha vinto la destra per buona parte contraria agli accordi che Santos ha sottoscritto. Non si possono dare giudizi sul senso di questa tornata se pensiamo che, come spesso accade in giro per il mondo, hanno votato meno del 50% degli aventi diritto, con l’aggravante di un’estrema frammentazione tra i partiti, tra i quali il Centro democratico dell’ex presidente Uribe, il maggior avversario del referendum sulla pace, ottiene la maggior percentuale di voti solo con un 16,5% circa. A seguire con più del 14% il Partito Cambio Radicale dell’ex vicepresidente Germán Vargas Lleras e il Partito conservatore colombiano con il 12,5% che insieme sarebbe vicinissimi alla maggioranza sia alla Camera che al Senato.
Con poco oltre del 12%, al quarto posto, troviamo il Partito sociale di unità nazionale dell’uomo che ha voluto gli accordi di pace con le Farc, Juan Manuel Santos, «impopolarissimo a dispetto dei suoi legami familiari con la proprietà e la gestione di alcuni giornali prestigiosi, come il quotidiano El Tiempo e la rivista Semana» [2].
La sinistra non presenta grandi risultati individuali, però tutte le forze progressiste insieme hanno raggiunto il miglior risultato della storia repubblicana della Colombia, con i Verdi che raddoppiano i seggi al Senato (10) e poi la Coalizione della decenza di Gustavo Petro che ottiene quattro senatori nonostante la campagna contro di lui accusato di posizioni tra il chavismo e il castrismo. Petro, ex-sindaco di Bogotá ed ex-guerrigliero, torturato nei due anni di carcere, ha sempre denunciato le connivenze tra paramilitari «finanziati dai narcos e i governanti al massimo livello ne hanno fatto il bersaglio di minacce. L’ex presidente Álvaro Uribe, […], in rapporti di antica conoscenza con la famiglia Ochoa del cartello di Medellín, lo detesta. Allarmato dai sondaggi, ha scatenato una campagna che identifica Petro come esponente del “castrochavismo”» [3].
Nessun riscontro elettorale per le Farc che hanno cambiato nome per l’occasione (ma non l’acronimo) in Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común, ma che comunque entreranno al Congresso con 5 deputati e 5 senatori. 

Domenica scorsa insieme alle legislative si sono svolte le primarie della destra e della sinistra per le Presidenziali del 27 maggio. Iván Duque, sospinto da Uribe, per la prima e Gustavo Petro per la seconda che si contenderanno la carica con il verde Sergio Fajardo, il liberale Humberto de La Calle negoziatore dell’accordo con le Farc e con Germán Vargas Lleras.
Mancano la maggioranza dei colombiani al voto e quindi non si possono fare previsioni per le presidenziali.
Pasquale Esposito

[1] Marco Dalla Stella e Simone Scaffidi “Colombia, gli ex-guerriglieri alla ricerca di un complicato ritorno alla normalità”, http://www.repubblica.it/, 13 marzo 2018
[2] Gianfrancesco Turano, “Un’altra Colombia è possibile: viaggio nel Paese dove può vincere la sinistra”, espresso.repubblica.it, 9 marzo 2018
[3] Gianfrancesco Turano, ibidem

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article