Colombia. Tra manifestazioni studentesche e rischi per la pace

favela a Medellin
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Ieri sera Iván Duque, presidente della Repubblica aveva detto in televisione che non accetterà “la violenza come meccanismo di pressione” riferendosi alla manifestazione di protesta che si è svolta oggi e che ha visto partecipare «studenti, professori, agricoltori, funzionari della sezione giudiziaria e persino simpatizzanti del senatore Gustavo Petro » per protestare, tra gli altri motivi, per la riforma fiscale o per la prossima finanziaria del governo [1].

Colombia. Autous pubblico a Manizales.
Colombia. Autous pubblico a Manizales. Foto Ludovica Palmieri 2018 .jpg

In Colombia l’idillio con il presidente, espressione della destra del paese, è già terminato dopo i primi cento giorni. La sua popolarità è scesa di molto essendo arrivata ad uno striminzito 33% di consensi.
Le manifestazioni nascono nell’ambito dell’istruzione superiore ed in particolare tra gli studenti delle università pubbliche che hanno dato vita, dall’11 ottobre scorso, ad una serie di scioperi e manifestazioni in tutte le maggiori città da Bogotà, a Cali, Medellin, Barranquilla. Quello che si chiede è una significativa quantità di risorse per l’istruzione superiore in quanto quello previsto in un primo momento e nemmeno il successivo aumento dei fondi non possono garantire infrastrutture e servizi. Il presidente Duque «ha espresso la propria disponibilità a trattare, ma solo a patto che sospendano lo sciopero.

Colombia, Bogotà. Foto Ludovica Palmieri

«“Siamo al governo da appena 100 giorni e in 100 giorni non è possibile saldare il debito storico esistente in tanti settori», ha spiegato assicurando di condividere la loro causa, ma ribadendo l’impossibilità di mettere a disposizione i fondi necessari (più di 4 miliardi e mezzo di dollari solo per investimenti nelle infrastrutture)» [2].

Queste manifestazioni si sono allargate anche ad altre questioni come l’aumento dell’IVA sul paniere dei beni delle famiglie e in generale rispetto alla legge finanziaria del Governo. Il Dipartimento amministrativo nazionale di statistica (Dane) ha registrato ad ottobre 2018 un tasso di disoccupazione del 9,1%, in aumento rispetto all’8,6% allo stesso mese del 2017 e cioè 143.000 in più disoccupati in più che in totale arrivano a 2,3 milioni. Questo nonostante una crescita del Pil attesa del 2,8% per il 2018 e ben al di sopra del 3%.

Ci sono altri due temi che restano in cima alle preoccupazioni in Colombia: i migranti dal Venezuela per le aree di confine e lo stato degli accordi di pace con le FARC e delle negoziazioni con l’Eln.
La grave crisi del Venezuela che, secondo le Nazioni Unite, ha provocato quasi 2,3 milioni di profughi e di questi oltre un milione sono arrivati in Colombia anche se tra loro ci sono anche colombiani che erano in Venezuela e centinaia di migliaia sono stati regolarizzati.
Due anni fa, il 24 novembre 2016, l’ex presidente Juan Manuel Santos e il leader del gruppo ribelle, Rodrigo Londoño Timochenko firmarono un accordo di pace che un referendum aveva poi sminuito per un voto contrario e il Parlamento ratificato. Le prospettive di una pacificazione definitiva ci sono ma i rischi di un ritorno alla violenza sono alti. Del resto Iván Duque ha vinto le elezioni anche facendo leva sul rifiuto dell’accordo e della reintegrazione dei guerriglieri. Ma se «circa 13.000 combattenti hanno smobilitato, consegnato i loro fucili e si sono uniti a un partito politico. Ma il significato ultimo degli accordi era di promuovere una transizione profonda e una nuova fase di convivenza che, almeno nella campagna colombiana, rimane in sospeso» [3]. Una mancata attuazione sottolineata anche dall’ONU e dall’Ue, fautori di quella pace.

Valle della Cocora in Colombia
Colombia. Valle della Cocora. Foto Ludovica Palmieri 2018

La posizione contraria a trovare soluzioni con la guerriglia del presidente lo si vede anche nello stop dei negoziati con l’Ejército de Liberación Nacional (Eln) perché la condizione prioritaria imposta dal presidente per riprendere i colloqui è quella di interrompere ogni attività da parte della guerriglia.
Nel frattempo non si arresta il numero le uccisioni di «leader sociali difensori dei diritti umani è cresciuto molto, circa 200 persone soprattutto uomini ma anche donne: si tratta di esponenti della lotta per la vita contro il meccanismo messo in piedi dall’estrema destra volto a dominare non solo gli interessi economici del paese, ma anche la terra di quelli che una volta erano i guerriglieri delle FARC – EP. In Colombia infatti c’è un alto numero di acquisti di terreni da parte di ricchi, ma si tratta di terre dei contadini acquisite attraverso un modo legale finalizzato a far diventare più ricchi i ricchi e i poveri più poveri» [4].
Pasquale Esposito

[1] ““No aceptaremos la violencia como mecanismo de presión”: Duque sobre las marchas de este miércoles”, https://www.elespectador.com/noticias/politica/no-aceptaremos-la-violencia-como-mecanismo-de-presion-duque-sobre-las-marchas-de-este-miercoles-articulo-826057, 27 novembre 2018
[2] Claudia Fanti, “In Colombia studenti in piazza da 40 giorni, Duque trema già”, https://ilmanifesto.it/in-colombia-studenti-in-piazza-da-40-giorni-duque-trema-gia/, 22 novembre 2018
[3] Francesco Manetto, “La violencia azota Colombia dos años después de la paz con las FARC”, https://elpais.com/internacional/2018/11/24/colombia/1543077039_920051.html, 24 novembre 2018
[4] Marco Fidel Medina Rodriguez, “COLOMBIA. TORNA IL CONFLITTO ARMATO CON LE FARC-EP?”, https://www.notiziegeopolitiche.net/colombia-torna-il-conflitto-armato-con-le-farc-ep/, 6 novembre 2018

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