Come fare un cruciverba, un passatempo nato oltre un secolo fa

cruciverba
history 4 minuti di lettura

Sotto l’ombrellone, in riva al lago, in una baita di montagna: insomma, finalmente in vacanza, lontani (almeno per qualche giorno!) dai soliti problemi, ma sicuramente più consapevoli dei rischi cui si va incontro.
Dite la verità: chi di voi non ha impegnato il tempo a risolvere cruciverba almeno una volta nella sua vita?
Gli schemi delle parole che si incrociano tra di loro e sembrano messe su per miracolo; ma, come sa chi
legge le cose che scrivo, le spiegazioni miracolistiche non sono il mio forte (anche perché vengono pubblicati
settimanalmente centinaia di schemi di cruciverba, per cui i miracoli sarebbero decisamente troppi!).
Ovviamente scrivere dei consigli su come è meglio risolvere uno schema toglierebbe il divertimento
ai solutori, per cui provo a farvi una domanda: sapete come si crea un cruciverba?

Innanzitutto un po’ di storia: storicamente si pone l’inizio al 21 Dicembre 1913, quando su una rivista americana,
il New York World, venne pubblicato nel supplemento domenicale “Fun”, uno schema, denominato “word-cross puzzle“, (“Enigma di parole crociate“), ad opera di Arthur Wynne, un giornalista inglese di Liverpool.
Il primo cruciverba non aveva caselle nere. Il “word-cross” diventa in seguito “crossword” (che è
il nome attuale dei cruciverba nei paesi di lingua anglosassone).
In Italia la Domenica del Corriere pubblica l’8 Febbraio 1925 il primo “Indovinello delle parole crociate“. Qualche anno prima, il 14 Settembre 1890, la rivista “Il Secolo Illustrato della Domenica” pubblicò uno schema di Giuseppe Airoldi, senza caselle nere, dal titolo “Parole Incrociate“, ma non ebbe gran successo presso i lettori.
Maggior successo ebbero le pubblicazioni successive su varie riviste, per poi arrivare alla regina delle riviste
enigmistiche italiane: “La Settimana Enigmistica“, che dal 1932 pubblica ogni settimana schemi di “Parole crociate”
(N.B.: il termine “Parole crociate” è registrato da loro, per cui non può essere utilizzato da nessun altro).

Le parole che possono essere inserite sono: i sostantivi, gli aggettivi, gli avverbi, gli articoli, le preposizioni,
gli articoli, i pronomi, i numerali, le congiunzioni, i verbi (ma solo all’infinito).
Per creare uno schema valido occorre studiare un po’ di regole (lo so, è estate, ma tenere allenata la mente
non guasta mai!): esistono moltissimi tipi di cruciverba e per ognuno esistono varie tecniche per crearli.

Iniziamo ad interessarci agli schemi che conoscono tutti: gli schemi rettangolari con le parole che sono
separate da caselle nere (esistono schemi con i filetti separatori ma le idee generali sono applicabili anche per questi).
Questi schemi possono essere simmetrici o asimmetrici, dove per simmetria di uno schema si intende quella
delle caselle nere rispetto al centro dello schema. La regola principale è che nello stesso schema le parole devono essere tutte raggiungibili tra di loro e ogni lettera deve poter essere collegabile alle altre bianche, ovvero non deve essere possibile separare uno schema in due schemi indipendenti (altrimenti avremmo due cruciverba!).
Quando si crea uno schema simmetrico la disposizione delle caselle è obbligata, mentre negli schemi liberi
le parole possono essere posizionate anche spostando qualche casella nera.
Conviene iniziare a posizionare prima le parole più lunghe, per le quali è più difficile trovare posto, per poi
terminare con le parole da due. Un’altra regola è che non possono esserci nello stesso schema parole presenti più di una volta. Naturalmente le parole dovranno essere scritte correttamente in italiano (sembra banale ma una volta trovai su una rivista un cruciverba con una parola scritta con tre S consecutive, chiaro errore sfuggito ai correttori!).
Una cura particolare dovrà essere mantenuta nelle definizioni, cioè nelle frasi che definiscono le parole dello schema:
inizialmente erano costituite da indovinelli o da giochi enigmistici veri e propri, mentre oggi si tende
ad avere definizioni dirette senza ulteriori salti logici; naturalmente ci sono alcuni creatori di schemi che amano
creare definizioni fatte apposta per “ingannare” i solutori, ma lo dichiarano apertamente.

Si inizia dallo schema: si sceglie uno schema quadrato o rettangolare, si decide se farlo simmetrico oppure asimmetrico, si inseriscono le caselle nere (alcuni pensano, ma non è una prescrizione obbligatoria, che sia bene inserire una casella nera ogni cinque-sei bianche, per cui, ad esempio, su uno schema di 10 x 10 caselle si inseriscono
da 14 a 18 caselle nere), in maniera ordinata oppure a caso e, una volta stabilito lo schema completo di caselle nere,
si iniziano ad inserire le parole più lunghe, facendo attenzione agli incroci. Le parole successive da inserire sono quelle che hanno una consonante come lettera finale, anche quelle per semplificarsi il compito.
Via via si inseriscono le parole mancanti e, se si arriva ad un punto morto, si tolgono le ultime parole inserite e se ne provano altre.
Pensavo fosse un compito molto difficile, ma dopo una decina di tentativi sono riuscito a creare uno schema simmetrico valido, per cui penso che chiunque sia capace di fare lo stesso.
Provateci anche voi e non arrendetevi alle prime difficoltà, perché non è un compito così difficile!

Enrico Cirillo

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: