Commercio internazionale in crescita, ma per quale futuro?

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Il commercio internazionale si muove. Gli annunci si intensificano forse per contrastare i dati della pandemia che restano critici non solo quei paesi come USA e Brasile che non hanno mai adottato misure sufficienti ma anche per l’apertura di nuovi focolai.

Ieri dalla Cina sono giunti i dati di luglio delle esportazioni che registrano numeri molto al di sopra delle previsioni degli analisti generando un surplus di 62,3 miliardi di dollari rispetto ai 46,4 miliardi precedenti. Le esportazioni sono cresciute del 7,2% mentre le importazioni sono scese dell’1,4% dopo il +2,7% precedente.

Anche l’altro paese storicamente esportatore, la Germania ha fatto meglio delle previsioni. Infatti a giugno consolidava il suo avanzo commerciale di 14,5 miliardi di euro rispetto ai 7,5 miliardi di maggio, grazie ad una crescita delle esportazioni del 14,9% su base mensile contro una crescita del solo 7% (era +3,6% a maggio).

Anche l’Italia mette a segno risultati positivi su questo fronte. L’Istat registra dati in crescita su base mensile significativi sia per l’export (+14,4%) che per l’import (+16,1). Le nostre esportazioni sono cresciute sia sui mercati UE (+13,3%) che su quelli fuori dall’Unione (+15,6%). Ma i dati annui restano pesanti come specifica l’Istat: «a giugno 2020 l’export registra ancora un’ampia flessione su base annua (-12,1%), ma in netta e progressiva attenuazione rispetto a maggio (-30,4%) e aprile (-41,5%); la contrazione è più marcata verso l’area extra Ue (-15,1%) rispetto a quella Ue (-9,2%). La flessione dell’import è più ampia (-15,6%) ma anch’essa in evidente ridimensionamento (era -35,2% a maggio), ed è sintesi del calo degli acquisti da entrambi i mercati, più marcato dall’area extra Ue (-17,9%) rispetto all’area UE (-13,8%)». Sempre su base annua il calo maggiore delle esportazioni si registra verso gli USA (-22,4%) e Spagna (-21,7%).

Un trend, quello della crescita del commercio mondiale, che dovrebbe consolidarsi se non arriverà una seconda ondata della pandemia e se la guerra geopolitica ed economica tra Cina ed USA non subirà degli ulteriori e pesanti contraccolpi.

Uno studio di Prometeia e Area Studi Legacoop che analizza l’andamento dell’’economia e dei mercati rispetto alla pandemia da Covid-19 stima che, in assenza di pesanti ritorni pandemici, nel 2021, dovremmo crescere di un +11,2% nel 2021 e di un 3% negli anni successivi frutto accentuati rapporti con la Cina e i paesi emergenti.
Un’altra voce dell’economia italiana che affronta lo studio è quella del turismo che rappresenta una quota rilevante del nostro PIL. La crisi sanitaria mondiale ha azzerato il movimento di persone per turismo e in Italia la previsione per il 2020 sarà di un tracollo: -54,4% della spesa degli stranieri presenti in Italia per svago o lavoro. Anche nel turismo le previsioni per il 2021, in assenza di una seconda crisi epidemica, sono molto positive tanto che si immagina livelli simili a quelli precedenti alla pandemia.

Tutti questi numeri non dicono nulla del fatto che le economie devono riprendere a crescere in maniera diversa e che il turismo (1,4 miliardi di persone) andrebbe rivisto nelle sue modalità di spostamento e di consumo perché questo modello economico è parte in causa dell’esplosione della pandemia e dell’inarrestabile inquinamento ambientale e riscaldamento globale.

Ciro Ardiglione

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