Con la nuova costituzione l’Ungheria diventa una “democratura”

Ungheria Budapest Palazzo del Parlamento
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Sta per terminare la guida ungherese al semestre e, complice un quadro internazionale complesso a cominciare dai debiti pubblici incontrollati nei paesi dell’Unione, gli obbiettivi che la presidenza di Viktor Orbán si era prefisso sono lontani dall’essere raggiunti. Il programma era molto ambizioso: 1) veloce adesione della Croazia e maggiori aperture per quelli come la Serbia ancora distanti; 2) rafforzare le relazioni con paesi orientali (partnership orientale); 3) sviluppo e difesa ambientale del bacino fluviale del Danubio; 4) l’ingresso di Bulgaria e Romania nello spazio Schengen; 5) adottare una soluzione concreta per l’integrazione dei dieci milioni di rom del continente.

 


Ungheria. Budapest, Palazzo del Parlamento, 2010. Foto Gaetano Paparesta

Qualche risultato c’è stato solo relativamente alla questione rom con una presa di coscienza della drammaticità della situazione. Grazie ad un lavoro documentale eccellente, secondo molti, sotto la guida dell’unica deputata europea di etnia rom Lívia Jároka <<l’Ungheria può legittimamente candidarsi ad assumere la guida di un’azione europea per la quale Bruxelles dovrebbe stanziare cospicui fondi nel prossimo bilancio comunitario 2014-2020>> [1]. Per il resto tutti i paesi più forti Germania intesta non hanno mai condiviso troppo questo tentativo di rivolgere lo sguardo a est.

In questi mesi, però, l’attenzione sull’Ungheria più che dettata dalla sua politica europea ha visto rivolgere lo sguardo a quanto accadeva al suo interno. La sua svolta nazionalista e per certi versi autoritaria come la vedono i media tedeschi, sempre molto attenti al loro vicino anche per enormi interessi commerciali come quelli della Deutsche Telekom o Lidl, provoca preoccupazione in Europa.
Con le elezioni dell’aprile 2010 il partito Fidesz (centrodestra) conquista i due terzi dei seggi in parlamento e Viktor Orbán inizia la sua politica di conquista assoluta delle istituzioni e, soprattutto, come vedremo con la nuova costituzione ipoteca le scelte future del paese. La deriva a destra fu completata da un quasi 17% (era il 2,5%) assegnato al partito neonazista Jobbik che ha una folta rappresentanza in Parlamento.

 

Ungheria. Budapest, Palazzo del Parlamento interno, 2010. Foto Gaetano Paparesta

In questo anno, grazie alla maggioranza compatta, il governo ha forzato il legislatore ad una pressante attività portando all’approvazione leggi che allargano a dismisura il potere esecutivo. Alla Banca centrale sono state tolte alcune funzioni e i provvedimenti sono tanto più quanto si pensi alla necessaria e incisiva autonomia che dovrebbe avere l’ente visto che la moneta non è l’euro e non lo sarà probabilmente fino al 2020. E’ stata abolita la Commissione bilancio, mentre la Corte costituzionale ha subito delle limitazioni  sulle questioni finanziarie e sulle pensioni e da ora in poi si può diventare giudici della Corte senza la necessaria competenza.
Molte istituzioni sono state occupate dagli uomini di partiti completamente devoti al premier anche se sono dei dilettanti come il capo della Corte dei conti [2].

 

Ungheria. Budapest, Piazza degli Eroi, 2010. Foto Gaetano Paparesta 

A  dicembre dello scorso anno è stata approvata una legge sulla stampa che pone sotto stretto controllo del governo giornali, televisioni, radio e siti Internet con la possibilità di comminare multe fino a 700 mila euro ai media non allineati. Obbliga i giornalisti a rivelare le proprie fonti e a tenere un punto di vista <<equilibrato>>. Una legge talmente liberticida che ha generato le proteste a livello comunitario tanto da obbligare il governo ad intervenire, a marzo scorso, per degli aggiustamenti. Sono stati ridotti gli importi per le multe, non c’è più l’obbligo di accreditarsi presso le autorità e comunque le restrizioni non riguarderanno più i siti internet né i blog.

Ma è stata l’approvazione della nuova Costituzione il capolavoro di  Viktor Orbán dando dei connotati populisti e autoritari alla legge fondamentale dello Stato e di cui molti ungheresi sono preoccupati così come in molti ambienti europei.
La costituzione aveva già avuto diversi emendamenti soprattutto dopo il 1989 vista la stretta derivanza sovietica della legge. Il nuovo governo e il suo partito hanno voluto ripartire riscrivendola. Un questionario inviato a otto milioni di famiglie e restituito da 920.000 ha aiuto alla sua stesura. A gennaio del prossimo anno dovrebbe entrare in vigore, se non la si sottoponga a referendum come sembra.

 

Ungheria. Szentendre, 2010. Foto Gaetano Paparesta

In parlamento al momento delle votazioni il centro-sinistra è uscito dall’aula e il partito Jobbik ha votato contro.
Secondo molti osservatori la nuova Costituzione mette seriamente a repentaglio il necessario equilibrio dei poteri tra gli organi dello Stato a vantaggio dell’esecutivo e soprattutto un controllo che può rimanere inalterato nel tempo con il meccanismo di nomine lunghe e maggioranze qualificate. Infatti su diversi temi come l’introduzione di nuove tasse sarà necessaria una maggioranza di due terzi.
Il Consiglio di bilancio, simile ad una Corte dei Conti, possono porre veti sulla legge finanziaria. I suoi membri durano  in carica sette anni e saranno nominati dal governo. Lo stesso Consiglio  può chiedere lo scioglimento del Parlamento se il debito pubblico eccede il 50% del Prodotto interno lordo. Il Presidente della Repubblica attualmente Pál Schmitt, membro del partito  Fidesz potrà sciogliere il Parlamento e convocare nuove elezioni se la finanziaria non viene approvata entro il 31 marzo.
La Nmhh, l’autorità di controllo dei media istituita con la legge di cui sopra, ha il suo ruolo iscritto nella carta fondamentale e i suoi capi sono scelti dal governo per 9 o 12 anni.
Del diritto di sciopero non c’è traccia nella Costituzione approvata. Il fiorino è la moneta nazionale.
Ma la nuova Carta va anche oltre perché identifica la nazione politica con quella etnica e affonda le radici nella cristianità senza nessun rispetto di altre religioni, atei, laici, rom, ebrei. Nessun diritto per le minoranze. Alla base della società magiara c’è la famiglia, dove la famiglia è intesa a partire dall’unione tra uomo e donna. Le radici cristiano-cattoliche pongono l’accento sulla sacralità della vita a partire dal suo concepimento.
Forse il termine migliore per definire l’Ungheria di oggi è democratura, un ibrido tra democrazia e dittatura, definizione resa celebre dallo scrittore Györgyi Konrád.
Pasquale Esposito

[1] Stefano Bottoni, “Più ombre che luci per l’Ungheria presidente”, in east giugno 2011, pag. 30
[2] Alex ruhle, “Populismo di governo a Budapest”, Suddeutsche Zeitung, nella traduzione di Internazionale, 2 giugno 2011, pag. 39; l’articolo tra l’altro racconta di molti episodi di intimidazione e controllo dell’espressione del proprio pensiero.

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