Con la riforma energetica in Messico tornano le multinazionali del petrolio e del gas

history 5 minuti di lettura

Per la più importante riforma inizia ora il primo periodo di applicazione concreta dopo che  il presidente Enrique Peña Nieto, incensato da tutti i media dal New York Times, al Wall Street Journal a Le Figaro, ha iniziato a promulgare le leggi secondarie attuarla. Stiamo parlando della riforma del settore energetico (elettricità, idrocarburi e prodotti derivati) che, dopo oltre settanta anni, porrà fine al monopolio dell’azienda petrolifera di Stato Pemex promuovendo la libera concorrenza tra le aziende pubbliche e private. Aziende private che arrivano da tutto il mondo, Italia compresa con l’Eni. La riforma riguarda anche la compagnia statale dell’elettricità (Cfe).


Città del Messico, quartiere Roma. 2014. Foto Bianca Tor

Cade un caposaldo  dell’identità messicana contemporanea perché «il petrolio ha un potere simbolico in Messico che non ha in nessun paese produttore»  come ha spiegato Noel Maurer economista politico presso la Harvard Business School, è come se bruciasse la bandiera [1].

Insieme a questa riforma il presidente vuole intervenire sulla scuola, scardinare i monopoli delle telecomunicazioni e aumentare le tasse ma la popolazione non sembra seguirlo perché la crescita economica non è più brillante, la violenza che pervade la vita dei messicani non accenna a diminuire e le disuguaglianze non si attenuano visto il livello di povertà.
Entro il 2018, secondo il governo, con questa operazione le produzioni di petrolio e del gas dovrebbero aumentare del 20% e del 40% con conseguente crescita del Pil dell’1% e dell’occupazione con 500 mila nuovi posti di lavoro. Stime ottimistiche per buona parte dell’opinione pubblica che appare «frustrata da disoccupazione e diseguaglianza sociale, sfiduciata da un potere d’acquisto sempre al ribasso. Dopo due anni di riforme, per la classe media non ci sono ancora stati miglioramenti percettibili: le nuove leggi sembrano soltanto unirsi ad una serie (infruttuosa) di altre» [2].

Se osserviamo il quadro economico con le misure standard i passi avanti fatti dal Messico sono giganteschi. Quattordicesima potenza  mondiale con un  Pil cresciuto negli anni passati ad una media di circa il 4% il paese continua a stringere accordi di libero scambio che hanno aperto alle aziende di tutto il mondo per produrre in loco e così «oggi il Messico è il più grande produttore mondiale di televisori, il terzo di computer e il secondo produttore del continente americano (dopo gli Usa) di automobili»[3].
L’altra faccia della medaglia lo racconta uno studio dal titolo “Guadagni sociali in bilico: una sfida per la politica fiscale in America Latina e nei Caraibi” della Banca Mondiale. In tutto il Sudamerica i cittadini che vivono sotto la soglia di povertà (meno di 2,50 dollari al giorno) nel 2012 sono diventati la metà rispetto al 2003 attestandosi al 12,3% dei 600 milioni di popolazione latinoamericana e caraibica, «fattori che, apparentemente, hanno altre dinamiche in America Centrale e soprattutto in Messico, dove la quota di popolazione in stato di povertà è oggi pari al 41%, rispetto al 30% del 2000» [4].

Ma torniamo alla riforma energetica per capire cosa cambierà rispetto al passato. Anche se tutta l’opposizione di sinistra non ci crede, lo Stato manterrà la proprietà degli idrocarburi nel sottosuolo attraverso la Petroli Messicani (Pemex) e la Commissione Federale di Elettricità (CFE).
Il punto cruciale della legge comporterà la concorrenza tra le aziende di stato e quelle private, attraverso contratti di profit-sharing,  per l’esplorazione, l’estrazione, la raffinazione e la distribuzione di petrolio e gas del Messico.  È esclusa la vendita al dettaglio dei  carburanti.
Maggiori investimenti e tecnologie migliori per una produzione decisamente superiore a quella attuale  di petrolio e gas. Esplorazioni in acque profonde per le quali la Pemex non ha gli strumenti e estrazione di gas e petrolio dalle rocce di scisto. Non oso immaginare i danni ambientali che si provocheranno.
Aumenteranno i poteri delle Commissioni per il controllo su trasparenza, tutela ambientale e sviluppo delle energie pulite.
Con gli obiettivi di sviluppare il nuovo mercato dell’industria di gas naturali da una parte e di migliorare quello dell’energia elettrica nasce il Centro Nazionale di Controllo dell’Energia e del Centro Nazionale del Controllo dei Gas Naturali.
Tra le altre cose è previsto un Programma Strategico per la Formazione di Risorse Umane in Materia di Idrocarburi con borse di studio di livello post laurea e tecnico per formare specialisti di ogni livello e settore. Lo  stesso Istituto Messicano del Petrolio verrà riorganizzato per affrontare al meglio il suo compito di organo nazionale di ricerca e sviluppo dell’industria.
Secondo il governo dovrebbe esserci anche una drastica riduzione della corruzione (vero problema dell’azienda di Stato) che da decenni caratterizza le relazioni economiche e politiche della Pemex e che sicuramente non hanno favorito la sua crescita e maggiori vantaggi per i messicani. Ma il blocco unico ideologico e di poteri che ruota intorno all’economia del paese non lascia immaginare cambi di rotta.
Le compagnie petrolifere americane saranno in  prima fila come la politica estera USA che con un rapporto sempre più stretto con il Messico e il suo petrolio potrà aumentare la pressione per arginare l’onda di sinistra che viene dagli altri paesi dell’America latina.


Oaxaca de Juárez. 2014. Foto Bianca Tor

Tra tutte le  riforme ancora una volta non c’è traccia del patto rurale che deve affrontare i problemi delle popolazioni indigene che soffrono di condizioni decisamente peggiori che nel resto del paese. La povertà è molto più diffusa, l’accesso all’acqua potabile è limitato, scarseggia l’energia elettrica e è complicato curarsi per non parlare delle violenze e delle discriminazioni che subiscono nelle loro terre o a Città del Messico.
E questa apertura ulteriore ad esplorazioni ed estrazioni non farà che peggiorare le loro condizioni fino a quando non saranno padroni delle loro terre.
Pasquale Esposito

[1] Randal C. Archibold e Elisabeth Malkin, “Mexico’s Pride, Oil, May Be Opened to Outsiders”, www.nymes.com, 12 dicembre 2013
[2] Sara Gullace, “Il Messico dell’energia apre al capitale privato”, www.ghigliottina.it, 1 agosto 2014
[3] Giorgio Nicastro, “Messico, la grande promessa“, www.ehijournal.it, 13 marzo 2014
[4] Davide Barile, “Messico, una mappa della povertà”, www.lindro.it, 3 Marzo 2014

-----------------------------

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article