Una serata suonando Coleman, Carla Bley…

musica concerti
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Stasera è soft, tromba e chitarra in duetto, note al vento, brezza di mare. È ancora chiuso quando arriviamo con un’amica, Anna Rita, sassofonista dai 6 ai 23, jazz band giovanile, poi arriva il lavoro in banca e la vita cambia.
Anna Rita vieni lunedì all’Alexander Platz?
Non so se ce la faccio, mi piacerebbe.
Suona Sandro Satta.
Sandro Satta?
Esterrefatta e sorpresa, infatti è qui stasera.
Tra il pubblico, in jeans, il Maestro Carla Marcotulli, di fronte alla band a occhi chiusi, con il sorriso della Gioconda, perenne addosso. Mi sento pensare “Spero ci faccia una sorpresa”.

Ora è pieno di gente, ci sono i saluti, i sorrisi e gli abbracci, è presto, musicisti sorridenti in relax, Bruce con il bicchiere di rosso in mano, sorsi, cultura, buon cibo, amici, jazz Italian Style.
Note jazzate grintose e delicate, l’espressione di un vivere spinto alla potenza dell’essere. Sembra un altalena, parte da un piano lieve, prende velocità, a farsi accarezzare dal vento. Anna Rita sussurra “Estasi dell’essere e dello starci, del qui e ora”.

Tun, tu_tun, tun, tu_tun, ora il mezzo tempo regna e vince, quasi ad aiutarci a trovare un ritmo ed un senso, uno squarcio che apre il cielo, una marcia ritmata che si avvolge, sale e si attorciglia. Ecco arriva la tromba d’aria, l’uragano.
Il ritmo del cuore non si sintonizza ora, cosa sta accadendo? La linfa corre, quasi impazzita, il sangue spinge a velocità stratosferica, i tintinnii sovrastano ogni cosa. Oggi pezzi corti, spiazzante. Abbiamo potuto tributare un applauso, ridendo. L’atmosfera si trasforma ancora una volta, diventa simil_western, trombettista da mezzogiorno di fuoco. È Lonely Woman, di Ornette Coleman, irriconoscibile, magicamente ricolorata. Il sax solo commuove, rincuora, incoraggia, a controtempo va, libero, volge in alto, scalda e scoppietta. Il ritmo si confonde e si distingue in un crescendo infinito che si armonizzerebbe con il nasale di un baritono.
Eccolo il suono si rifà dolce, Ida Lupino by Carla Bley. Una celebrazione anche picchiettata, morbida, elegante, sinuosa come una mousse al cioccolato, tintinnio, apertura di metallo e il Bemolle ha spazio adesso…. Forse no, mi risuona ancora il pezzo di prima, né inizio, né fine, tutto è circolare come sempre. Adesso il rock, sembra rockjazz. Un dialogo tra sortilegio e magia, una botta e risposta sena pretese, un andare e tornare senza soste, calmo e sereno, nulla è tralasciato, o regalato dal e al caso.
Round in the midnight, uno spettacolo. Da lontano tak tak, tak e tak, ancora ta_ta_tak, ta_ta_tak. Poi l’arzigogolo, il caos matematico: l’incommensurabile e incomprensibile batteria e sax che dialogano stretti stretti, gli altri a colorare di contorno, a riempire. Ora è lento, quasi gram low, con l’acustica della chitarra a isterizzare una quasi morbida melodia. E subito ridiventa ispida, pungente l’armonia attigua di “The Bruce Brothers” .
Ogni volta qualcuno entra e qualcuno esce dalla band, e gli stessi si chiamano diversamente. Guido Silipo, chiude una serata capolavoro, diversa dalle altre, morbida, più informale, come quando vai a casa di amici, e ti siedi in salotto e non vedi l’ora di chiacchierare. Esattamente così, a casa con musica meravigliosa dal vivo.
Stefania Ratini

Quel 10 dicembre all’Alexander Platz
Bruce Ditmas batteria e conduzione
Angelo Olivieri tromba
Sandro Satta e Carlo Conti sassofoni
Daniele Pozzovio e Lewis Saccocci tastiere
Antonio Jasevoli e Guido Silipo chitarre
Marco Siniscalco basso

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