Congo: a rischio il nuovo polmone verde del mondo

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A causa della massiccia deforestazione e del riscaldamento globale, cioè all’effetto che il surriscaldamento ha sugli equilibri degli ecosistemi delle foreste che non riesco più a rigenerarsi, la capacità dell’Amazzonia di catturare e trasformare l’anidride carbonica è diminuita di oltre un terzo negli ultimi venti anni. Continuando così, entro il 2040 la foresta Amazzonica potrebbe addirittura risputare più CO2 di quanta ne assorba.

In Africa centrale, invece, soprattutto nelle aree poste ad un’altitudine di circa 200 m sul livello sul mare e con una temperatura media di 1 grado in meno rispetto a quella amazzonica, gli alberi hanno resistito meglio continuando a crescere e svilupparsi. La Cuvette Centrale del bacino del Congo è la seconda foresta tropicale più grande del pianeta, un’area incontaminata e sommersa dall’acqua per la maggior parte dell’anno. Le sue torbiere, scoperte solo nel 2017, immagazzinano oggi la fetta più importante delle emissioni mondiali di carbonio aiutando così anche a controllare i cambiamenti climatici.

La torba è una risorsa naturale dall’importanza sottovalutata. Si forma in assenza di ossigeno e si accumula in condizioni di estrema umidità. È ricca di materiale organico, come carcasse di insetti e animali, e rappresenta lo stadio iniziale della formazione del carbone anche se, non essendo appunto il processo ancora completo, non è considerata ufficialmente un fossile. Le torbiere rappresentano il più grande deposito naturale terrestre di carbonio, elemento che è in grado di contenere 0,37 gigatonnellate di anidride carbonica all’anno, e riescono ad immagazzinare una quantità di gas serra superiore a quella di qualunque altro tipo di vegetazione.

A minacciare le torbiere congolesi però, dopo l’esplorazione petrolifera svolta, è la Petroleum Exploration and Production Africa (PEPA) che ha stimato di poter ricavare dalla loro trivellazione un quantitativo di 359 milioni di barili di petrolio, pari cioè a quattro volte la produzione petrolifera del Congo, che sarebbero di grande aiuto nel risollevare i gravi problemi finanziari del paese.

A fronte di un beneficio economico locale si avrebbe però una duplice catastrofe a livello globale. Non solo perderemmo il nuovo principale polmone verde del mondo il cui ecosistema verrebbe distrutto mettendo a rischio anche le biodiversità di cui questa area è ricca, ma, a causa delle perforazioni, lo stesso emetterebbe 1,34 gigatonnellate di carbonio pari cioè alla quantità di gas serra prodotto annualmente dal Giappone.

Purtroppo, la Repubblica democratica del Congo non è tra i paesi più virtuosi in tema ambientale e nell’educazione al rispetto dell’ambiente stesso. Da anni deve fare fronte ad un elevato tasso di inquinamento che ha trasformato alcuni fiumi, primi fra tutti il Mososo che attraversa la capitale Kinshasa, in vere e proprie strade di plastica.

Nonostante l’entrata in vigore nel 2018 di una legge che vieta la produzione, l’importazione, la commercializzazione e l’utilizzo degli imballaggi in plastica, il fenomeno non si è ridotto. Colpa in primis della legge stessa che, non dando alternative alla plastica, detta di fatto regole inapplicabili ed inutili. Ma anche della popolazione che andrebbe sensibilizzata e educata a vivere in un’ottica più ecologica.

A tale scopo è nata una nuova stazione radio, Gorilla FM, emittente “green” che inizierà a trasmettere ufficialmente il 20 marzo dalla sua sede sita nel cuore del Parco nazionale Kahuzi-Biega, patrimonio Unesco dal 1980, e che cercherà di portare a conoscenza di tutti i problemi relativi alla deforestazione e all’inquinamento.

Il nome stesso dell’emittente è un chiaro richiamo ad una specie in via di estinzione, i gorilla della foresta, che insieme agli elefanti trovano nelle torbiere il loro habitat naturale.
Se questa zona incontaminata fosse interessata dalle estrazioni petrolifere si genererebbe un pericoloso afflusso di persone che comporterebbe la costruzione di strade ed istallazioni e un ulteriore sfruttamento delle risorse dell’area anche attraverso la caccia. Al contrario dovrebbe invece essere una delle regioni in cui attuare progetti di sviluppo che non portino alla distruzione del suo ambiente naturale ma che lo valorizzino e lo salvaguardino.

Preservare le torbiere è fondamentale anche in base agli impegni presi con gli Accordi di Parigi ratificati anche dal Congo, ma che purtroppo non sono vincolanti e non prevedono sanzioni. La reale applicazione dei termini degli accordi resta di fatto legata alla volontà politica di ciascun paese. Sta quindi a noi, alla cosiddetta società civile, fare pressione sui governi affinché agiscano e si impegnino per il rispetto delle regole fondamentali alla salvaguardia del pianeta.

Federica Crociani

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