Congresso PCC, Xi Jinping resta alla guida della Cina

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Xi Jinping vedrà confermata la sua guida al Paese di mezzo per altri cinque anni (2017-2022), ma il XIX Congresso del Partito comunista cinese non è solo questione di leadership, è sempre il passaggio più importante per la nazione e, soprattutto da un po’ di anni, per il resto del mondo al quale Pechino è fortemente collegato. Proveremo a mettere sulla bilancia le tematiche che potrebbero portare a molte decisioni politiche di rilievo per questo attore globale.
Ricordiamo che il 18 ottobre, quando comincerà il Congresso del Partito comunista cinese (PCC) e arriveranno a Pechino 2.300 delegati da tutte le province, anche le più lontane e meno note, per eleggere i 370 membri del Comitato Centrale. Una preparazione politica iniziata da molto tempo e i cui risultati è difficilissimo prevedere. E sulla quale non si dovrebbero usare le categorie “politiche” occidentali perché siamo di fronte ad un’organizzazione non confrontabile.

Pechino giocatori per strada
Pechino, giocatori di strada. Foto Bianca Tor 2016

Prima di qualche considerazione sui problemi e le opportunità del paese vale la pena tornare sulla leadership e la politica del partito, questioni che sicuramente aiuteranno ad indicare la direzione di sviluppo della Cina.
Simone Pieranni sembra vedere il Congresso come interlocutorio rispetto al futuro essendo scontata la rielezione di Xi Jinping, perché «si tratterà di sistemare le pedine per il vero e potenziale scontro del prossimo congresso, il ventesimo, nel 2022: 1) La leadership di Xi Jinping: ci sarà un successore o Xi arriverà al terzo mandato? […] 2) La teoria politica di Xi Jinping sarà inserita nella Carta costituzionale del Partito alla stregua di quella di Mao e Deng Xiaoping?», Non proprio questioni da lana caprina perché, nel primo caso, chi siederà negli organismi (Comitato centrale del Politburo e Politburo) determinerà la longevità del potere di Xi che potrebbe arrivare al terzo mandato. Mentre nel secondo caso questo inserimento fisserebbe «la sua opera nella storia del paese per sempre», raccogliendo «tanto potere quanto neanche Mao Zedong era stato in grado di fare»[1].

Sembrano tutti remare sulla stessa barca della prosperità attraverso la crescita economica, quest’ultima patto non scritto con il popolo cinese che in cambio di supporto al PCC ottiene un Pil che galoppa e soprattutto in grado  di migliorare i salari. La crescita in questo momento sembra attestarsi poco sotto il 7%, ma ha oramai ci sono controindicazioni che potrebbero in futuro far traballare la relazione popolo/partito. La prima, anche se al momento la meno rilevante dal punti di vista interno, è «l’effetto leva nel settore finanziario» che genera la sovrapproduzione industriale, «uno dei grattacapi più preoccupanti per i dirigenti politici nazionali e la cui importanza era stata sottolineata dallo stesso Xi» [2]. Una migliore struttura finanziaria non esporrebbe a rischi speculativi ed eviterebbe le reprimende con abbassamento di rating, come avvenuto di recente ad opera di Standard &Poor’s Global Ratings che ha rivisto il rating di lungo periodo della Cina facendolo scivolare a A+ da AA-, con la motivazione di una crescita eccessiva del debito corporate per i crediti facili. Un ristrutturazione necessaria e che potrebbe mettere a rischio le finanze di tutto il mondo.

La sviluppo economico con questi ritmi ha generato livelli di sperequazione che da diverse parti risultano insopportabili, così come quelli della corruzione che sembra endemica. Se è vero che la lotta alla corruzione è anche un mezzo di lotta politica per mettere a tacere i propri avversari politici, resta il fatto che nel 2016 sono state comminate pene a circa 300 mila funzionari e nella prima metà del 2017 ad altri 210.000.

piazza Tienanmen a Pechino
Pechino, piazza Tienanmen. Foto Bianca Tor 2016

L’altra conseguenza dello sviluppo sfrenato e spesso senza regole è stata l’esplosione dell’inquinamento che mette a rischio la salute di milioni di cinesi.
Le ispezioni fatte dal Ministero per l’ambiente, tra agosto e settembre 2017, nelle province di Jilin, Zhejiang, Shandong, Hainan, Sichuan, Qinghai e nelle regioni autonome dello Xinjiang e del Tibet hanno registrato «59.848 denunce pubbliche. Dopo il loro triage e il raggruppamento delle denunce simili, il numero dei casi è stato ridotto a 39.586. Queste denunce sono state affidate alle autorità locali per delle indagini approfondite» [3].
Il partito e il governo cinese sanno della drammaticità dell’inquinamento ambientale e alcune decisioni vengono prese come ad esempio quella per cui, entro il 2019, i costruttori di automobili dovranno passare dalla vendita di modelli a motore termico all’auto elettrica [4]. Nel frattempo si spinge l’acceleratore sulle energie rinnovabili non solo per ridurre i problemi ambientali ma anche per dare linfa allo sviluppo economico.
Pasquale Esposito

 

[1] Simone Pieranni, “La partita di Xi al Congresso per diventare più potente di Mao”, http://eastwest.eu/it/opinioni/sogno-cinese/nodi-politici-19-congresso-partito-comunista-cina, 5 Settembre 2017
[2] Alessandra Spalletta e Eugenio Buzzetti “La caccia ai corrotti cinesi ha fatto un’altra vittima eccellente”, https://www.agi.it/estero/la_caccia_ai_corrotti_cinesi_ha_fatto_unaltra_vittima_eccellente-1986855/news/2017-07-25/, 25 luglio 2017
[3] “Inquinamento in Cina, 5.763 amministratori locali colpevoli di insufficiente protezione dell’ambiente”, http://www.greenreport.it/news/inquinamenti/inquinamento-cina-5-763-amministratori-locali-colpevoli-insufficiente-protezione-dellambiente/, 18 settembre 2017
[4] Sebastiano Salvetti, http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/cina-auto-elettrica-per-legge, 5 ottobre 2017

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