Consapevolezza critica: Media e nuovo immaginario collettivo

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La XIV edizione del Rapporto sulla comunicazione (CENSIS-UCSI) prosegue il monitoraggio dei consumi dei media, misurati nella loro evoluzione dall’inizio degli anni 2000, e l’analisi dei cambiamenti avvenuti nelle diete mediatiche degli italiani. Il Rapporto interpreta gli effetti di questa evoluzione sull’immaginario collettivo, esplorando l’influenza esercitata dai media digitali sui nuovi miti d’oggi. Mentre si superano soglie sempre nuove nei processi di disintermediazione digitale, e l’informazione appare avvitata tra fake news e post-truth in una transizione ancora incompiuta, i social network si affermano sempre più come piattaforme di distribuzione dei contenuti in rete.

Pubblichiamo alcune informazioni e di dati dal 14° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione per una riflessione più ampia sulle mutazioni in atto, nel consumo dei media digitali o su carta, in Italia.

Ancora numeri record per Internet: il 75,2% degli italiani sul web, grazie a smartphone e social network. Nel 2017 la crescita degli utenti di Internet in Italia segna l’1,5% in più rispetto al 2016. Il telefono cellulare è usato dal’86,9% degli italiani e lo smartphone dal 69,6%. Gli utenti di WhatsApp coincidono con le persone che usano lo smartphone: il 65,7% degli italiani. Facebook registra il 56,2%, YouTube il 49,6%, Instagram in due anni ha raddoppiato la sua utenza ed è oggi al 21% e Twitter resta attestato al 13,6%.

La spesa per smartphone, servizi di telefonia e traffico dati è di 22,8 miliardi. La spesa delle famiglie per gli smartphone ha segnato anno dopo anno un vero e proprio boom: +190% nel periodo 2007-2016, per un valore di poco meno di 6 miliardi di euro nell’ultimo anno. Gli acquisti di computer hanno registrato un rialzo del +45,8% nel periodo. I servizi di telefonia si sono assestati verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario: -14,3%, per un valore però di oltre 16,8 miliardi di Euro nell’ultimo anno. Raddoppia l’utenza della mobile tv. La tv tradizionale (digitale terrestre) conferma un seguito elevato (il 92,2% di utenza complessiva) con una leggera riduzione rispetto al 2016 (-3,3%). La tv satellitare raggiunge il 43,5% nel 2017. Cresce la web tv e la smart tv che raggiungono il 26,8% di utenza. La mobile tv ha raddoppiato in un anno i suoi utilizzatori, passati dall’11,2% al 22,1%. La radio tradizionale scende al 59,1% (-4%) di radioascoltatori. Considerati tutti i vettori dei programmi radiofonici, complessivamente, la radio si conferma ai vertici delle preferenze con un utenza complessiva dell’82,6%.

Dal multimediale alle piattaforme multicanale. La grande novità dell’ultimo anno è rappresentata dalle piattaforme on line che diffondono servizi digitali video e audio, come ad esempio Netflix o Spotify. Oggi l’11,1% degli italiani guarda programmi dalle piattaforme video e il 10,4% ascolta musica da quelle audio.

Quotidiani e libri ancora in flessione. Oggi i lettori di giornali quotidiani sono il 35,8%. Nell’ultimo anno si è registrata però una ripresa dei settimanali (+1,8%) e dei mensili +2,1%. I lettori di libri (a stampe ed e-book) si attestano al 45,7% della popolazione.

Forever young: il processo di “giovanilizzazione” degli adulti. I comportamenti mediatici dei giovani e degli adulti sono sempre più omogenei. Nel 2017 viene praticamente colmato il gap sia nell’accesso a Internet che per i Social network, gli smartphone, la tv via Internet e gli e-book.

Come ci si informa oggi. Tra fake news e post-truth
I tg sono ancora la prima fonte d’informazione degli italiani (per il 60,6%), al secondo posto c’è Facebook (35%). A più della metà degli utenti di Internet è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete (spesso per il 7,4%, qualche volta per il 45,3% degli italiani). Lo rivela il 14° Rapporto Censis sulla comunicazione “I media e il nuovo immaginario collettivo“. I giudizi espressi sul tema vogliono tre quarti degli italiani (77,8%) affermare che si tratta di un fenomeno pericoloso (80,8/% di diplomati e laureati). Proprio costoro ritengono, con valori superiori alla media della popolazione, che le bufale sul web vengono create ad arte per inquinare il dibattito pubblico (74,1%) e che favoriscono il populismo (69,4%). I giovani invece danno meno peso a queste valutazioni. Il 44,6% ritiene che l’allarme sulle fake news sia sollevato dalle vecchie élite, come i giornalisti, che a causa del web hanno perso potere. Nell’epoca della disintermediazione digitale, app e startup stanno rimodellando abitudini e comportamenti quotidiani. Il 39,7% degli utenti di Internet controlla il proprio conto corrente tramite l’home banking (circa 15 milioni di persone), il 37,7 % fa shoppping in rete. Non decollano, invece, le prenotazioni sul web delle visite mediche (8%), né i rapporti on line con le Pubbliche Amministrazioni (14,9%). Cresce invece il fenomeno del self-tracking: oggi il 13,2% degli italiani si avvale di dispositivi digitali per monitorare e archiviare informazioni sul proprio stile di vita (attività fisica e sportiva, dieta alimentare e altro). I servizi delle aziende del capitalismo digitale (da Uber a Airbnb, da Deliveroo a Foodora) sono state utilizzate nell’ultimo anno dal 6,9% degli italiani, con un coinvolgimento maggiore dei giovanissimi under 30 (10,4%) e delle persone più istruite (9,3%). Questi servizi vengono promossi per il loro carattere innovativo (il 59,1% degli italiani riconosce loro il merito di aprire continuamente nuove strade all’innovazione) e perché fanno risparmiare tempo e denaro (54,1%). La preoccupazione maggiore resta l’impatto reale dell’app economy sui posti di lavoro: per il 44,7% degli italiani non si crea nuova e vera occupazione.
Giovanni Dursi

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