La memoria non è nostalgia. Una conversazione con Amedeo Fago

Puglie Le ceneri di Taranto
history 9 minuti di lettura

Sono un’antropologa e una teatrante. Mi trovo a Calvi dell’Umbria da alcuni mesi per inventariare lo smisurato archivio di Amedeo Fago. Più di cinquant’anni di carriera: dai film realizzati come scenografo a quelli realizzati e prodotti come regista, i bozzetti, gli appunti, le sceneggiature, le fotografie e le diapositive,
Amedeo Fago è architetto, scenografo regista sceneggiatore cinematografico ma anche autore e attore dei suoi spettacoli teatrali.
Un vero e proprio edificio di memorie.
Gli archivi si trovano in uno spazio ampio, dai soffitti alti, che si trova accanto all’ex chiesa cinquecentesca di Santa Lucia oggi diventata Teatro degli Occhi. Una sala accogliente ed elegante di 70 posti alle porte del paese.

Da qualche mese Amedeo sta preparando il riallestimento del suo ultimo lavoro Puglie. Le ceneri di Taranto, prodotto dalla MC93 di Bobigny, Parigi, e andato in scena per la prima volta al teatro Gérard Philippe nel marzo del 2015.
Come a volte accade, lo spettacolo ha replicato relativamente poche volte, tra cui al Teatro India e al Teatro Vascello di Roma e fra pochi giorni verrà riallestito e presentato in tre teatri del sud dell’Umbria.

Amedeo Fago
foto Hans Vissel

Gli chiedo di intervistarlo a ridosso di queste prossime date. Ho preparato alcune domande abbastanza precise, ma so che è meglio lasciare che sia lui a srotolare il filo del discorso. Ed infatti.
Amedeo Fago pesa le parole, le misura e, da buon architetto, traccia spedito il perimetro del discorso.

A breve presenterai in Umbria il tuo ultimo lavoro teatrale, Puglie. Le ceneri di Taranto. A proposito di ceneri, hai scritto : “Pouilles. Le ceneri di Taranto è uno spettacolo che è nato tante volte nella mia mente, senza che lo sapessi; covava come la brace sotto la cenere in attesa che qualcuno ci soffiasse sopra per accendere il fuoco.” Qual è stato il processo creativo all’origine di questo spettacolo?
È stato tutto molto casuale…. Il racconto che io faccio nello spettacolo, (come succede anche in altri miei spettacoli), è metateatrale, nel senso che racconto in scena la genesi dello spettacolo.
La “casualità” è legata ad una visita al cimitero alla cappella di famiglia nel 2012, a Taranto. Dove è sepolto mio padre.. E l’ho trovata in condizioni disastrose, a brandelli, le inferriate divelte. E c’era attaccato questo cartello: “I parenti delle salme sono invitati a presentarsi alla direzione del cimitero per comunicazioni urgenti”. Tutto questo è il prologo dello spettacolo.
Loro (i dirigenti del cimitero), volevano che la cappella fosse restaurata, altrimenti avrebbero buttato via tutte le ossa dei defunti e la cosa sarebbe finita così… A me questa cosa turbava, di non sapere più dove fossero le spoglie dei miei antenati, e allora mi sono impegnato per restaurare questa cappella coinvolgendo i pochi parenti che conoscevo.
Questo è un dato di realtà.
Allora pensavo di farne un documentario. Senonché, il funzionario del cimitero mi dice: “Noi dobbiamo sapere chi sono gli eredi di chi ha fondato la cappella”, che poi era il mio bisnonno, (nato all’epoca in cui Taranto era stata ceduta a Napoleone dai Borbone per la campagna d’Egitto).

Tu, e ancora cito, hai detto:
Tutto è iniziato dalla pubblicazione di una fotografia su Facebook, o forse no, tutto è cominciato da un viaggio a Taranto, città d’origine della mia famiglia, nel 2011… O forse no, tutto è cominciato quando è nata la mia terza figlia, trent’anni fa, ed ho voluto comunicare l’evento a tutti i miei parenti, scoprendo che erano tantissimi… O forse no, tutto è cominciato il giorno della mia nascita in una condizione non consueta, con un padre anziano ed una madre relativamente giovane.

Come se tutto questo non abbia avuto origine in un momento preciso?
Questo lavoro ha un origine precisa – casuale – legata a questa richiesta di restauro, ma è qualcosa che io avevo dentro, sicuramente.
Ho sempre avuto una grande curiosità per questa mia famiglia, per questa storia che mi ha preceduto, per questo mio padre anziano, per i suoi racconti di Taranto. A me piaceva tantissimo andare a Taranto, aveva un grande impatto su di me. L’atmosfera di questo palazzo abitato da parenti, palazzo costruito da mio nonno per dare un appartamento ad ogni figlio.
Tutto questo non l’avevo mai approfondito. Questo viaggio a Taranto ha fatto sì che cominciassi questa ricerca.

Che si accendessero queste braci
Poi, casualmente, in quel periodo, avevo fatto delle repliche di Risotto a Perpignan, nel sud della Francia, e c’era anche Lia [Morandini, sua moglie, costumista, ndr], mi aveva regalato un cappello afghano che indossavo, lei mi fece una fotografia, la pubblicai su Facebook.
Patrick Sommier scrisse: “che bella questa fotografia”, dopodiché mi telefonò e mi disse: “Perché non pensi a uno spettacolo in cui appari in scena con quel cappello?”
Rimasi un po’ interdetto, stavo già lavorando alla ricostruzione dell’albero genealogico che mi era stato chiesto da quelli del cimitero per dimostrare quali fossero gli eredi della cappella, ma si trattava di una questione privata. E Patrick mi dice: “Mi farebbe piacere fare un altro lavoro con te”, e io gli rispondo: guarda sto facendo questa ricerca che non c’entra niente con il teatro, è una questione personale, però può venir fuori qualcosa… A quel punto, ho cominciato a spostare il discorso sul teatro, e mano a mano che scrivevo è venuto fuori un lavoro di drammaturgia, ho pensato alla possibilità di usare anche delle tecniche cinematografiche degli effetti speciali… visivi che poi sono confluiti nello spettacolo.
E poi ho debuttato a Parigi. Prodotto da Bobigny MC93 e presentato al théatre Germain Philippe.

Amedeo Fago e Giulio Pampiglione
Amedeo Fago e Giulio Pampiglione in Puglie. Le ceneri di Taranto.
Foto Francesca Fago

Dunque una questione privata, e tuttavia scatta qualcosa nella misura in cui c’è la necessità di riparare la cappella di famiglia e di dimostrare la genealogia … Per tornare a Puglie, per gran parte dello spettacolo tu ripari una zuppiera. Nei tuoi lavori, da Risotto ad Autoritratt-azione a Politekniade, c’è costante la centralità di un’azione molto concreta che tu compi per gran parte del tempo.
È una costante del mio teatro. Nella mia idea drammaturgica questa concretezza dell’azione scenica sottolinea l’unicità e l’irripetibilità di quello che sta succedendo in quel momento.
Autoritratt-azione era irripetibile, se non dopo 6 mesi .
La caratteristica del teatro, a differenza del cinema, è questa, la compresenza viva dei corpi degli attori e del pubblico fa sì che quel tempo, quella durata che sia mezz’ora che sia un’ora che siano quattro ore, è un tempo vissuto insieme che così come si configura sera per sera, è ogni volta diverso, irripetibile.
Quelle persone che ci sono quella sera non sono le stesse che ci saranno un’altra sera. I differenti pubblici influenzano il risultato della pièce.
.. Ho sempre cercato un gesto che fosse irripetibile.

La presenza della voce invece non è irripetibile, ma registrata…
Le cose che ho fatto sono degli esperimenti di linguaggi diversi che possono alimentarsi, confrontarsi, tuttavia c’è la presenza fisica. Non solo c’è la presenza fisica ma anche un’azione concreta. La voce (off) è una narrazione (come in altri miei lavori), che rimanda ad un altro tempo.
Per cui c’è una coesistenza di un tempo presente, sottolineato dalla concretezza dell’azione, un tempo narrativo sottolineato dalla voce fuori campo.

E in tutto questo il video che ruolo ha?
È il cinema, il supporto narrativo per immagini fotografiche, lì c’è tutta la tecnologia dall’invenzione della fotografia fino a quello che si può realizzare oggi con gli effetti speciali.
La fotografia della famiglia del mio bisnonno risale forse al 1860.

Prospettive per il Teatro degli Occhi?
Intanto abbiamo vinto questo bando della Fondazione Carit, insieme ai Magazzini Artistici. con il progetto “Teatro. Memorie di ieri e di oggi”, che ci ha permesso di riallestire Puglie, mentre i Magazzini presenteranno Le Allegre Comari di Windsor in aprile a Terni, Lugnano e Calvi.
Tutto questo fa parte di un progetto più ampio, dal nome Palcoscenici diversi_ Per una Drammaturgia del Presente per cui abbiamo presentato una richiesta al MIC insieme a più di sei teatri e spazi dell’Umbria meridionale.
L’obiettivo principale, oltre a far girare spettacoli prodotti da questi teatri e creare dunque un circuito che nel sud dell’Umbria non esiste, è quello di proporre opere di teatro di narrazione che si muovono tra storia intima e storia con la s maiuscola. Penso, ad esempio, allo spettacolo di Luigi Diberti, E.T. L’incredibile storia di Elio Trenta, che ha debuttato al festival di Todi l’estate scorsa.

Cos’è per te la nostalgia?
Una cosa da rifuggire. Ne ho sofferto, è una malattia, il termine “algia” viene usato in genere per definire delle patologie : “la mialgia”, “la sciatalgia”…
La nostalgia è un rimpianto, un sentimento un po’ doloroso la nostalgia.

Quando sei andato a Taranto non si trattava di nostalgia?
No si trattava di affetti, non di rimpianti. La memoria non è nostalgia, è un’altra cosa.

Liuba Scudieri

PUGLIE. Le ceneri di Taranto
testo, ideazione e regia Amedeo Fago
con Amedeo Fago e Giulio Pampiglione
e in ordine di apparizione nel video: Malvina Missio, Gisella Burinato, Serena D’andria, Jacopo Maria Bicocchi, Gabriele Geri, Giuseppe Sillitto, Eugenio Durante, Greta Agresti, Simone Formicola, Luca Scapparone, Valentina Fago.
musica Franco Piersanti
costumi Lia Francesca Morandini
montaggio video Daniele Carlevaro
effetti speciali Davide Ippolito, Luca Di Cecca
assistente alla regia Alberto Battocchi
riprese video in Puglia Nicola Spagna, Valerio Cappelluti
fotografie Francesca Fago

Teatro Comunale Manini – Narni, 26 febbraio h 21:00
Teatro Spazio Fabbrica – Lugnano in Teverina, 5 marzo h 21:00
Teatro degli Occhi – Calvi dell’Umbria, 12 marzo h 21:00 e 13 marzo h 17:00

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