COP26: contrastanti messaggi sulla lotta al riscaldamento globale

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Nel corso della COP26 a Glasgow l’India, pur promettendo un maggior uso di energia rinnovabile, ha fissato al 2070 l’anno in cui azzerare le emissioni. Già al G20 non era stato possibile fissare una data per le emissioni nette a zero di carbonio anche per l’indisponibilità anche della Cina, della Russia e dell’Arabia Saudita che si hanno indicato il 2060. In genere i paesi in via di sviluppo o che devono sostenere la crescita economica hanno più difficoltà perché la transizione ha dei costi non facili da sostenere dai loro bilanci e le promesse fatte con l’Accordo di Parigi (100 miliardi di dollari all’anno) sono state disattese. Infatti tra il 2020 e 2021 c’è traccia solo di 80 dei 200 miliardi di risorse da mettere a disposizione per gli obiettivi che ci si era dati.
Del resto l’impegno di Biden di arrivare, nel 2050, a zero emissioni nette non è una certezza perché dovrà essere approvata la legge che lo sostiene e che rischia di fermarsi al Senato dove i Democratici hanno un voto di maggioranza. Qui infatti due senatori, Joe Manchin (Dem-West Virginia) e Kirsten Sinema (Dem-Arizona) sembra non ne vogliano sapere.

La buona notizia giunge da più di 100 paesi – con l’85% di foreste sul Pianeta – inclusi la Cina, il Brasile e la Russia (è stato lo stesso Putin a confermarlo) che destineranno 19,2 miliardi di dollari, fra fondi pubblici e privati, per fermare la deforestazione entro il 2030.

Altro messaggio contraddittorio arriva dal fronte emissioni di metano per ridurre di un 30% le emissioni nel 2030 rispetto a quelle del 2020. Da una parte circa 90 i paesi che hanno sottoscritto questo accordo sul secondo gas serra dopo l’anidride carbonica. Dei cinque maggiori emettitori c’è il Brasile ma mancano Cina, Russia e India. Eppure ridurre l’emissione di metano è estremamente importante. Questo gas che fuoriesce dai processi di produzione di gas naturale e petrolio ma anche dalle discariche ed è un prodotto degli allevamenti, ha la proprietà di un intrappolamento del calore più elevato rispetto alla CO2 e può riscaldare l’atmosfera fino a 80 volte più velocemente dell’anidride carbonica a breve termine, avrebbe un impatto più immediato sulla riduzione del riscaldamento globale.

Alla COP26 sanno in tanti che non abbiamo molto tempo per evitare una catastrofe ambientale di dimensioni planetarie. Del resto l’ultimo rapporto della segreteria della Convezione Onu sul clima analizzando i programmi messi a punto a livello nazionale per questo obiettivo, e ammesso che siano portate a termine, le emissioni globali al 2030 saranno aumentate del 16%, invece di diminuire del 50%.
Pasquale Esposito

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