Coppa Italia di basket: Olimpia Milano dopo 20 anni

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Si è tenuta nel “palazzetto buono”  di Milano, ad Assago, da venerdì 19 a domenica 21, la finale di pallacanestro per l’edizione 2016 della Coppa Italia e se la è aggiudicata dopo 20 anni  l’Olimpia Milano. Stesse otto partecipanti dello scorso anno con la sola eccezione di Pistoia di coach Vincenzo Esposito al posto di Brindisi. Le altre sette squadre le ricordiamo: Reggio Emilia, Milano, Trento, Sassari, Cremona, Venezia, Avellino.
Si giunge a questa finale con Sassari che, dopo le vittorie nelle ultime due edizioni, tenta di agguantare il tris che vorrebbe significare un buon risultato dopo l’avvicendamento sofferto di coach Sacchetti con Marco Calvani. Milano, che gioca in casa ed è accreditata come la squadra più forte di questo campionato, dovrà rinunciare a capitan Gentile, assenza pesantissima, ma ha un coach, Repesa, in grado sicuramente di portare a casa il primo trofeo utile a disposizione. Ha incontrato, a conclusione della prima giornata, Venezia con coach De Raffaele al suo esordio in panchina dopo l’allontanamento di Recalcati dalla guida della Reyer.

L’inizio è affidato a Pistoia, di Vincenzo Esposito ed al suo grande interesse cittadino, contro Trento. Uno spot per il basket come non se ne sentiva parlare da tempo immemorabile. La partita si gioca a mezzogiorno ed il provveditorato scolastico di Pistoia concede l’uscita anticipata delle scolaresche per consentire loro di assistere alla partita. Una vera collaborazione nel connubio Scuola-Sport come non si è abituati ad assistere e come invece dovrebbe essere se gli insegnamenti fossero sempre sani. Chiaramente ricca rappresentanza sugli spalti dei tifosi  toscani, ma squadra senza i due play titolari che tiene botta in fase iniziale con Martino Mastellari ma alla fine deve arrendersi ad un Trento di Wright, Pascolo ed un ritrovato Poeta, bravo nella gestione degli ultimi minuti e dell’ultimo possesso come nei tempi migliori.

La seconda gara vede impegnate Sassari del duo Sardara e Calvani con la Cremona di Pancotto che, pur dovendo rinunciare a Vitali, viene accreditata come la probabile sorpresa della competizione e viaggia a vele spiegate in questa parte del campionato. A qualche secondo dalla fine sembra però che Sassari si debba avviare a difendere il titolo conquistato negli ultimi due anni ma accade che, quando si deve giocare ancora per 8″, avanti di tre punti e con palla a Cremona, Sassari  non commette fallo. Si lascia  praticamente smarcato Cazzolato che da distanza pur ragguardevole, ma non impossibile, segna da tre e porta le squadre all’over time. Sassari incassa di brutto e non segna più per buona parte del supplementare e Cremona si ritrova con un passaggio insperabile a pochi secondi dalla fine del tempo regolamentare. È probabile che gli dei del basket, impietositi dallo scarso interesse che ormai attanaglia questa disciplina, abbiano voluto risvegliare gli animi arricchendo di pathos una onesta partita giocata da Sassari più sulle individualità e con corrente alternata dai suoi stranieri, Mitchell, e dal suo leader indiscusso Logan. Sarebbe però necessario sapere veramente cosa sia accaduto perché davvero grossolano, come neanche nei campionati giovanili, è l’errore che ha portato a perdere il passaggio di un turno prezioso per Sassari e praticamente già conquistato. Gli isolani sono passati in un anno da un triplete (vittoria di Supercoppa, Coppa Italia e Scudetto), all’esonero del suo nocchiero più vincente Meo Sacchetti, a questo errore a cui Sardara dovrà trovare un significato tralasciando l’ipotesi di ingenuità che a questi livelli non può essere evocata!

Terzo incontro una Reggio Emilia che guida il campionato a pari merito con l’Olimpia Milano che arriva in questo momento senza i favori del pronostico dovendo rinunciare a Lavrinovic,  con Aradori, Gentile, Veremeenko in sofferenza che ne pregiudica appieno l’utilizzo ed un Kaukenas appena ristabilito da un lungo stop. Ha incontrato l’ultima qualificata Avellino che però viene da una gran serie positiva e con Cremona gode di gran fiducia specie per il tipo di competizione che è la Coppa Italia. Alla fine sarà Avellino a passare il turno, anche se ha avuto Green a mezzo utilizzo per problemi muscolari ma un gran Ragland a non far rimpiangere il compagno. È stata una bella partita che nel terzo e ultimo quarto è anche salita ulteriormente di tono. Ha messo in luce delle gran belle giocate fra De Nicolao e Polonara, chiari segnali all’indirizzo di Ettore Messina o dei suoi collaboratori vista la sua funzione di coach della nazionale…per procura. L’ultimo incontro della giornata era Milano vs Venezia, la prima  in odore di conquista della coppa malgrado l’assenza di Gentile, l’altra intenta a valutare la prima volta di coach De Raffaele alla guida della squadra dopo l’esonero di Recalcati. Vince molto facilmente Milano di fronte al suo pubblico con largo margine. Mette in mostra tutta la determinazione delle squadre di Repesa che non hanno cedimenti o piccoli rilassamenti neanche sul più 30 e lasciano a Venezia e a De Raffaele tutte le riflessioni e considerazioni per risolvere la crisi in cui versa la squadra. Il cartellone della seconda giornata vede quindi Trento opposta ad un Avellino dell’ottimo Sacripanti che inanella 8 vittorie consecutive e Milano vs Cremona cioè la squadra con il roster più imponente contro una compagine tra le più in forma fino a questo momento, abilmente guidata da un coach di grande esperienza ed affidabilità come Pancotto. Per la prima delle due semifinali scendono sul parquet del Forum di Assago  Avellino e Trento in quella che si confermerà una bella gara condotta su un persistente equilibrio e giocata da Trento secondo i suoi abituali caratteri e Avellino di Sacripanti che ha tenuto benissimo in equilibrio l’incontro dominato sotto i tabelloni dai due Lunghi Cervi e Buva autori di 19 punti ciascuno. Il passaggio di Avellino è stato sancito dalla gestione dell’ultimo pallone da parte di Trento con 4 sec a disposizione che non porta nessun punto alle Aquile trentine e chiude l’incontro sul più due della Sidigas 71-69 .

Ultima semifinale la gara Olimpia Milano vs Cremona. Tanto equilibrata in una bella partita la prima semifinale, tanto scontata prevedibile e dal largo risultato con Milano sempre irraggiungibile da Cremona l’altra.

La Coppa Italia 2016 sarà quindi appannaggio della vincente tra Olimpia e Avellino.
Milano scende in campo  con una sorpresa importante dopo l’annunciata defezione di capitan Gentile. Bruno Cerella, infortunanto al ginocchio durante il primo incontro con Venezia e che ha subito un intervento in artroscopia da poco più di 24 ore, viene schierato in campo da Repesa con il chiaro intento di giocare facendo largo ricorso ai suoi fortissimi esterni.  Sacripanti non rinuncia a Green malgrado i fastidi muscolari lamentati.  La gara rispecchia le attese con la corazzata Milano che tenta la rincorsa ad un break che non arriva ed Avellino sempre attaccata alla gara pur lamentando sempre un ritardo costante di circa 7 punti. Evidentemente gli Irpini vorrebbero raggiungere i minuti finali rimanendo a tiro di vittoria nel tentativo di fare ricorso all’esperienza dei suoi giocatori più rappresentativi e del suo esperto coach per mettere in difficoltà ed in pressione psicologica gli avversari. Resta questo il tema fino a metà dell’ultimo quarto. E’ allora che Sanders, Jenkis e Cinciarini piazzano quel piccolo break risolutivo che non permette più di essere colmato e Milano dopo 20 anni, con un 82 a 76 torna a festeggiare la conquista della Coppa Italia.
In conclusione delle gare di questa Coppa Italia 2016, ad eccezione di Trento vs Avellino, e per alcuni versi nell’esordio di Reggio Emilia,  si è avuta ampia conferma che il movimento cestistico è anch’esso in recessione. Come l’economia, il lavoro ed il paese. Il livello qualitativo della pallacanestro che si propone è sceso molto, di parecchi gradini come confermerebbe chiunque abbia un minimo ricordo del passato. Del resto abbiamo una nostra Nazionale che non ha più conoscenza dei Giochi Olimpici da troppo tempo (dodici anni)  ed anche le sue prospettive future, con un allenatore nuovo molto bravo ma che è stabilmente negli States,  sono preoccupanti. Siamo chiamati ad una qualificazione da impresa impossibile nel preolimpico di Torino nel prossimo Luglio e con una preparazione da completare in tempi ristretti e legati alla conclusione del campionato NBA. La pallacanestro però è uno sport bellissimo dove è possibile perdere anche delle partite già vinte come hanno dimostrato Sassari e Cremona proprio in questa Coppa Italia. Con un onesto lavoro pro-basket e non pro-poteri, voglia e fortuna, partendo dalla federazione e abbracciando tutto il movimento, magari si riuscirà a risollevare questa condizione.
Emidio Maria Di Loreto

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