Corcos e i “Sogni” della donna Fin de Siècle

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Sguardo lontano eppure intenso, labbra serrate in una espressione risoluta, capelli in disordine, il mento sulla mano e il gomito sul ginocchio di una gamba accavallata all’altra. Libri dalla copertina stropicciata, un cappello di paglia posato con noncuranza sulla panchina.
Potrebbe essere la descrizione di una qualsiasi donna di questo XXI secolo: moderna, emancipata, intellettualmente coinvolta, indipendente. Invece stiamo parlando del soggetto di “Sogni”, famoso dipinto del 1896 di Vittorio Corcos, oggi pezzo importante della collezione della Galleria di Arte Moderna di Roma che per nostra gioia ha appena riaperto.

Corcos Vittorio
Sogni, 1896
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

La giovane ritratta è Elena Vecchi, figlia di Augusto Vecchi, celebre scrittore di libri marinari e di fumetti conosciuto con lo pseudonimo Jack La Bolina. Già nel 1888 Corcos aveva dipinto la primogenita dello scrittore, Lucia; neppure trentenne e da poco tornato da un soggiorno di sei anni a Parigi, il pittore livornese si era sposato e stabilito a Firenze a coltivare una fama e un prestigio crescenti. Come altri pittori italiani che prima di lui si erano ben sistemati nella capitale francese, anche Corcos riesce nell’impresa di entrare in quel mercato così dinamico e internazionale, facendosi interprete perfetto dello spirito fin de siècle e di una città che lo influenzerà per tutto il resto della sua carriera d’artista.

Alle rappresentazioni di costume dei suoi compagni Boldini e De Nittis, Corcos preferisce soggetti di vita moderna, attraverso una ritrattistica che non nasconde le influenze di entrambi i sodali ma si fa anche interprete non meno innovativo del linguaggio audace delle atmosfere impressioniste. Le sue composizioni non nascondono la ricerca e l’ascendente degli artisti che incontra e frequenta: dai letterati quali Flaubert o Zola, ai pittori del calibro di James Tissot, Degas, Manet oltre ai già citati. La comunità artistica italiana è ben insediata in quella parigina e il suo fermento è in ogni pennellata dei suoi rappresentanti migliori.

Anche Corcos si impone subito come portavoce della femminilità moderna, il cui modello riconosciuto è la parigina, donna spregiudicata, autonoma e affascinante. Dalle malìe di questa donna “magnifica”, il pittore non smetterà mai di lasciarsi incantare, ritraendone posa e avvenenza senza però dimenticare che l’arte è anche influsso, analisi e narrazione.

L’audacia nella sua pittura si manifesta immediatamente fino ad eternarsi in quadri emblematici come “Le istitutrici ai Champs-Elysées”, notevole istantanea di vita in cui brillano innovazioni ed influenze del già citato mondo artistico ma in cui si dispiegano anche le nuovissime tecniche della fotografia, ai cui tagli di inquadratura avevano lasciato spazio sulle tele gli impressionisti prima di lui.

La posa non convenzionale della bella Elena dei sogni di Corcos che, pare fu anche la sua amante, ebbe grande successo di pubblico e di critica sin dalla sua prima esposizione, alla mostra di Firenze allestita in occasione della Festa dell’arte e dei fiori del 1896. Quello sguardo così segnato, leggermente cerchiato di scuro, dalle palpebre pesanti, “sognante” appunto e tuttavia profondo e vivo, vinceva l’ideale sfida artistica che il pittore aveva in qualche modo avviato tempo addietro con Boldini, nel rappresentare quegli occhi di donna che, per stessa ammissione di Corcos, solo il ferrarese era in grado di dipingere in quel modo straordinariamente eloquente.

Magnetica però è l’intera composizione, non solamente lo sguardo della giovane; l’osservatore si avvicina alla donna ammaliato principalmente da quegli occhi, ma poi subito catturato dal silenzioso racconto che il dipinto espone, ovvero quello di una donna già moderna e che intellettualmente pronta guarda con energia e vitalità all’arrivo di un nuovo secolo pieno di promesse per la sua emancipazione. Una donna dalla personalità in tumulto, consapevole di sé, che legge romanzi sentimentali, che si lascia osservare anche con i capelli in disordine; che guarda dritto davanti a sé senza nessuna ritrosia, che resta femminile appoggiando il mento sulla mano ma che accavalla sconvenientemente le gambe e allunga con virile disinvoltura un braccio sullo schienale della panchina. La donna per i cui diritti combattevano con voce stentorea e coraggiosa Flora Tristan, George Sand, le suffragette inglesi, per citarne solo alcune.

Una testimonianza, quella di Corcos, di una donna luminosa e illuminata, emblema ed esempio di cui dobbiamo tenere sempre memoria.

V. Ch

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